1protest_03La seconda grande corrente del primo protestantesimo ha le sue origini in Svizzera. Qui dapprima Ulrich Zwingli (1484-1531) convince nel 1523 i magistrati di Zurigo ad adottare sessantasette tesi che superano in radicalismo Lutero, negando in particolare qualunque forma di presenza reale nell’eucarestia e promuovendo un culto più spoglio e austero. Altre città svizzere – fra cui Berna e Basilea – seguono Zurigo nella Riforma, ma la reazione cattolica si traduce in una guerra in cui Zwingli trova la morte nel 1531. Zurigo rimane protestante sotto la guida di Heinrich Bullinger (1504-1575), e la Riforma si estende ai cantoni di lingua francese grazie a Guillaume Farel (1489-1565) e Giovanni Calvino (Jean Calvin, 1509-1564), entrambi di origine francese. A Ginevra, riformata dal 1535, Calvino esercita dal 1541 all’anno della sua morte, il 1564, un’autorità – almeno morale – senza precedenti. L’espansione in Francia è arrestata da una violenta e talora sanguinosa reazione cattolica, ma nel Paese si radica comunque una minoranza riformata – detta “ugonotta” –, presente ancora oggi.

Calvino e Bullinger si accordano su una dottrina della presenza spirituale del Signore nella Cena eucaristica, un consenso – peraltro – che li mantiene separati dai luterani. L’enfasi sulla dottrina della predestinazione conferisce anche alle comunità riformate una caratteristica distintiva. In Svizzera i riformati elaborano un modello di Chiesa dove l’autorità non risiede nei vescovi ma in un collegio misto di pastori e laici sul modello del “Concistoire” di Ginevra. In Gran Bretagna la corrente riformata si divide in un’ala “presbiteriana” e in una “congregazionalista” – dove l’autorità ultima risiede nella congregazione locale, in una situazione di uguaglianza radicale fra pastori e laici –, e questa distinzione si trasferisce negli Stati Uniti. John Knox (1505-1572), che era stato allievo di Calvino a Ginevra, conquista al calvinismo la Scozia.

In Inghilterra – di fronte alla riforma anglicana – i calvinisti propugnano una Chiesa ulteriormente “purificata” dai residui cattolici, e sono perciò chiamati – originariamente in senso dispregiativo – “puritani”. Perseguitati in patria, i puritani emigrano nelle colonie americane, a partire dai famosi “Padri pellegrini” che nel 1620 partono a bordo del Mayflower. Non tutti, peraltro, erano partiti. La minoranza riformata rimasta in Inghilterra costituirà la spina dorsale di un movimento di opposizione all’assolutismo reale sanzionato dalla Chiesa anglicana. Questo movimento porta nel 1643 all’abolizione dell’episcopato in Inghilterra e nel 1645 – in seguito alla vittoria di Oliver Cromwell (1599-1658), alla testa di una coalizione composta da diversi gruppi di dissidenti religiosi – alla costituzione del Commonwealth che, giustiziato nel 1649 il re Carlo I (1600-1649), abolisce la monarchia. Dopo la morte di Cromwell, nel 1658, i presbiteriani, più moderati dei congregazionalisti, favoriscono il ritorno della monarchia, nel 1660. Presbiteriani e congregazionalisti sono “tollerati” in Inghilterra a partire dal 1689 (Act of Toleration), ma la Chiesa anglicana rimane la Chiesa nazionale.

Oltre che in Scozia e in alcuni cantoni svizzeri, le comunità riformate costituivano nel secolo XVII la religione di Stato in Olanda, cioè nelle Province Unite protestanti che nel 1579 si erano separate dalle province meridionali cattoliche fedeli alla Spagna, che corrispondono in gran parte all’odierno Belgio. Nel 1618, in Olanda, il Sinodo di Dort aveva condannato il professore di Leida Jacob Arminius per le sue idee revisioniste in tema di predestinazione. La condanna di Arminius – le cui idee sarebbero state parzialmente riprese dai metodisti – sottolineava come la dottrina della predestinazione rimanesse centrale per le comunità riformate.

Nel Settecento – troppo spesso identificato con un protestantesimo di Stato freddo e formalista – il mondo riformato è scosso da fenomeni di risveglio, a partire da quello guidato negli anni 1730 nei futuri Stati Uniti da Jonathan Edwards (1703-1758). Nel secolo XIX il risveglio si estende a tutte le comunità riformate europee e penetra come si è accennato anche nella Chiesa valdese.

Il mondo riformato ha vissuto dal secolo XIX un processo di riunificazione confessionale; la prima tappa è stata l’Alleanza mondiale delle Chiese riformate, inizialmente composta da soli presbiteriani, e che dal 1975 ha accolto anche congregazionalisti. Nel 2010 questo organismo si è fuso con Consiglio Ecumenico Riformato (REC) dando vita alla Comunione Mondiale delle Chiese Riformate (WCRC). Negli Stati Uniti d’America, a seguito di una serie di fusioni – che hanno superato anche le divisioni che si erano prodotte all’epoca della Guerra civile – nel 1983 si è formata la Presbyterian Church (U.S.A.), che con oltre due milioni e mezzo di membri è la maggiore comunità riformata americana, seguita dalla United Church of Christ, che conta un milione e mezzo di membri, anch’essa risultato di una serie di fusioni alle cui origini si trovano una serie di gruppi congregazionalisti.

Molto forti le Chiese “di missione”, particolarmente in Corea, Indonesia, Sudafrica, Malawi, Congo e Camerun. Nel mondo i riformati sono circa settanta milioni, ma – come per i luterani – si tratta, particolarmente in Europa, di credenti spesso solo “nominali”. Proseguendo – tuttavia – nella tradizione di Calvino, le comunità riformate hanno offerto anche nel secolo XX al mondo protestante alcuni dei suoi più influenti intellettuali e teologi, fra cui lo svizzero Karl Barth (1886-1968) e l’americano Reinhold Niebuhr (1892-1971).

B.: Su Calvino cfr. William J. Bouwsma, Calvin. A Sixteenth-Century Portrait, Oxford University Press, New York 1988; Bernard Cottret,Calvin. Biographie, J.-C. Lattés, Parigi 1995; Alister E. McGrath, Giovanni Calvino. Il riformatore e la sua influenza sulla cultura occidentale, trad. it., Claudiana, Torino 1991. Sul mondo riformato in genere: Donald K. McKim (a cura di), Encyclopedia of the Reformed Faith, Westminster/John Knox Press, Louisville (Kentucky) e Saint Andrew Press, Edimburgo, 1992.

 

La Comunità Evangelica di Confessione Elvetica di Trieste

Chiesa Evangelica Riformata Svizzera di Trieste
Piazza San Silvestro, 1
34121 Trieste
Tel. e fax: 040-632770

La Comunità evangelica di confessione elvetica di Trieste fa parte di un gruppo di Chiese riformate italiane autonome nate allo scopo di accogliere i fedeli riformati stranieri in Italia, insieme con le piccole Chiesa Evangelica Riformata Svizzera di Genova (Via Peschiera 31) e Chiesa Evangelica Riformata di Firenze (Viale Poggio Imperiale 25). La Comunità triestina, che conta circa duecentocinquanta fedeli, si riconosce nella Confessio Helvetica Posterior di Bullinger. Si costituisce nel 1782 a opera di un gruppo di immigrati svizzeri provenienti prevalentemente dai Grigioni, dopo l’emanazione dell’Editto di Tolleranza del 1781 da parte del governo austriaco, che rende possibile la costituzione di comunità religiose non cattoliche e segna profondamente la vita e la storia di Trieste.

Con provvedimento imperiale del 7 gennaio 1782 la Chiesa di Trieste si vede riconosciuta la personalità giuridica, che mantiene dopo la Prima guerra mondiale e l’annessione del territorio di Trieste all’Italia, come ente di culto italiano. Nel frattempo, credenti riformati provenienti da varie regioni italiane, dall’Ungheria, dalla Slovacchia e dalla Francia si sono raccolti intorno alla Comunità Elvetica, e un accordo con la Chiesa valdese è stato sottoscritto nel 1926. Tra la Comunità Evangelica di Confessione Elvetica e la Chiesa valdese di Trieste vi è oggi una piena unità di azione, pur nell’autonomia giuridica di ciascuna comunità.

La Comunità è dotata di uno statuto che disciplina le sue modalità di vita, indica gli organi legali, attribuisce le specifiche funzioni al parroco in virtù della sua ordinazione in nome e per incarico della Chiesa, al presbiterio come capo della comunità presieduto dal parroco e alla “radunanza” della comunità nel suo insieme. Tale statuto, di antica origine, si basava sull’Ordinamento delle Chiese evangeliche di confessione augustana ed elvetica pubblicato dal governo austriaco il 15 dicembre 1891, ma è stato modificato nel 1947, nel 1962 e nel 2007 per adeguarsi alla mutata situazione territoriale e politica di Trieste. Le modifiche sono state approvate dallo Stato italiano nel 2009 con decreto.

La Comunità professa i principi essenziali della Riforma secondo l’insegnamento di Calvino. Al centro della vita ecclesiastica vi è il culto domenicale, imperniato sulla predicazione della Parola. Il calendario ecclesiastico è comune alle altre Chiese cristiane, ma le ricorrenze non assumono un significato preminente: si ricorda volentieri la parola di Calvino secondo cui “ogni domenica è Natale, Pasqua, Venerdì Santo e Pentecoste assieme”. Molte sono le attività dirette, in particolare, ai bambini, ai giovani e alle donne, con scuole domenicali, catechismo e gruppi di giovani e ragazze. Particolare interesse è dedicato alla diaconia, con servizi di aiuto ai poveri e con azioni umanitarie rivolte alle vittime delle guerre (oggi soprattutto nella ex Jugoslavia), e alla cultura, con il Centro culturale Albert Schweitzer che organizza conferenze, tavole rotonde e concerti.

Al centro dell’organizzazione della Chiesa c’è l’assemblea o radunanza dei membri, che nomina un presbiterio nonché un “curatore” (presidente) che amministra la vita della comunità per conto dell’assemblea, cui deve riferire e rendere conto del proprio operato. Il locale di culto è la basilica di San Silvestro, il più antico luogo di culto della città (sec. XI-XII) ribattezzato al momento dell’acquisto nel 1785 basilica di Cristo Salvatore e oggi nota come Chiesa evangelica riformata, elvetica e valdese di Trieste. I locali comunitari sono adiacenti alla basilica.

B.: Umberto Bert, Il protestantesimo a Trieste, Società di Studi Valdesi, Torre Pellice (Torino) 1979; sulla basilica: Alessandra Fazzini Giorgi, La Basilica di San Silvestro in Trieste: vicende storiche, architettoniche e artistiche nel corso dei secoli, Edizioni Lint, Trieste 1990.

La Chiesa di Scozia

Chiesa di Scozia
Via XX Settembre, 7
00181 Roma
Tel.: 06-4827627
Fax: 06-4874370
E-mail: revwbmcculloch@hotmail.com
URL: www.presbyterianchurchrome.org
URL (internazionale:) www.churchofscotland.org.uk

La Chiesa di Scozia, che conta oggi circa un milione è mezzo di fedeli, è la Chiesa nazionale scozzese e la Chiesa madre del mondo riformato presbiteriano (ampiamente presente anche negli Stati Uniti, in Canada e Australia). Anche dopo l’Atto di Unione con l’Inghilterra del 1707 la Chiesa di Scozia riesce a mantenere la sua specificità riformata e presbiteriana, anche se i re d’Inghilterra ne diventano formalmente i capi (così come lo sono della Chiesa anglicana). La Chiesa di Scozia ha subito varie scissioni nel 1690, 1733, 1761 e 1843 con la nascita della Chiesa Riformata Presbiteriana di Scozia, della Chiesa Separatista di Scozia, della Relief Church of Scotland e della Chiesa Libera di Scozia.

Nel 1843 la Chiesa Separatista i Scozia si riunisce con la Relief Church of Scotland per formare la Chiesa Unita Presbiteriana di Scozia, nella quale confluisce nel 1876 anche la Chiesa Libera di Scozia. Da questa unione nasce nel 1900 la Chiesa Unita Libera di Scozia, che nel 1909 dà inizio a un cammino comune con la Chiesa di Scozia che porta nel 1926 alla firma del Barrier Act e alla loro fusione. Il 2 ottobre 1929 le Assemblee Generali delle citate Chiese, riunite a Edimburgo, “credendo che è volere del Signore per i suoi discepoli che tutti siano uno (…) statuiscono e dichiarano che queste Chiese, rimasti rami storici della Chiesa riformata di Scozia, costituiscono e costituiranno d’ora in poi un’unica Chiesa e che il nome della Chiesa unita sarà Chiesa di Scozia”.

La neo-costituita Chiesa di Scozia unita è dotata di personalità giuridica nel Regno Unito e aderisce all’Alleanza mondiale delle Chiese riformate. Organizza anche un Consiglio estero, con funzione di rappresentanza presso le autorità straniere e di responsabilità per quanto riguarda la vita della comunità presbiteriana scozzese negli altri Stati.

In Italia la Chiesa di Scozia è ammessa nel XX secolo a più riprese a esplicare la propria attività religiosa, già in corso dal secolo precedente sotto forma di appoggio missionario a diverse realtà evangeliche italiane nonché di assistenza spirituale agli scozzesi d’Italia. Con R.D. n. 731 del 9 maggio 1932 è autorizzato il trasferimento alla Chiesa di Scozia di immobili prima intestati alla Chiesa Unita Libera di Scozia. Fra questi è la Chiesa di Sant’Andrea in Roma, attuale sede legale dell’ente. I fedeli in Italia sono esclusivamente anglofoni, e la lingua usata negli uffici è solo l’inglese. Il capo della Chiesa in Italia ha il titolo di “moderatore” ed è nominato dall’Assemblea generale della sede di Edimburgo. La confessione di fede è quella riformata presbiteriana. Gli edifici di culto sono caratteristicamente disadorni, con il pulpito posto al centro dell’attenzione, mentre i riti sono improntati a una estrema sobrietà.

B.: Sulla Chiesa di Scozia e le origini della sua presenza in Italia, cfr. Albert G. Mackinnon, Beyond the Alps. The Story of the Scottish Church in Italy and Malta, Oliphants, Londra-Edimburgo 1937. Per la storia giuridica della Chiesa di Scozia in Italia si veda pure il fascicolo 9 dell’Archivio della Divisione Affari dei Culti Diversi dal Cattolico, Direzione Generale Affari di Culto, Ministero dell’Interno, Roma.

La Chiesa Riformata Filadelfia

Chiesa Riformata Filadelfia
Via della Polveriera, 56/58
20026 Novate Milanese (Milano)
Tel.: 02-3502233
URL: www.chiesariformatafiladelfia.org

La storia della Chiesa Riformata Filadelfia inizia nel 2001, quando alcuni credenti delle province di Milano e di Napoli – questi ultimi in seguito trasferiti a Piacenza – entrano in contatto con la casa editrice Alfa & Omega e con la Chiesa Cristiana Evangelica “Sola Grazia” di Caltanissetta, di orientamento battista riformato. Nel dicembre 2001 è preso in affitto un locale di culto a Novate Milanese. Benché la comunità sia visitata anche da pastori provenienti dagli Stati Uniti, principalmente segue il gruppo uno dei pastori della Chiesa diCaltanissetta, Andrea Ferrari. Quest’ultimo, proveniente dalle Assemblee di Dio, aveva già da tempo maturato una spiritualità spiccatamente riformata, nutrita dall’assidua lettura degli autori puritani. Dopo una permanenza presso la Chiesa Cristiana Evangelica di Mantova e una collaborazione con le Edizioni Passaggio, Ferrari si stabilisce nel Lazio, dove serve come pastore – assieme a Renato Giuliani, con il qualeha collaborato alla fondazione della casa editrice Sentieri antichi, oggi non più esistente – la Chiesa Evangelica Riformata di Roma – “La Storta”. Infine, Ferrari si trasferisce a Caltanissetta, dov’è accolto nella Chiesa Cristiana Evangelica “Sola Grazia”, già condotta da Nazzareno Ulfo, assieme al quale Ferrari dà vita, nel 1998, alla casa editrice Alfa & Omega.

Nel luglio 2002 il pastore Ferrari – all’epoca direttore editoriale della casa editrice Alfa & Omega e della Rivista di Pratica Pastorale, e che nel frattempo ha ottenuto un master in teologia storica presso la Wales Evangelical School of Theology con una ricerca sul riformatore italiano Giovanni Diodati (1576-1649) – si trasferisce in Lombardia per seguire con continuità il gruppo di fedeli di Novate Milanese, e nel dicembre 2003 è formalmente costituita la Chiesa Battista Riformata Filadelfia.

Nel 2009 il pastore Ferrari, il quale ha aggiunto alla licenza in teologia una laurea in filosofia presso l’Università degli Studi di Milano grazie a una tesi sull’etica in Giovanni Calvino, svolge una riflessione ecclesiologica che lo induce a ripudiare i princìpi del congregazionalismo battista e ad accettare la pratica del battesimo degli infanti. In seguito a tali sviluppi, lo stesso pastore Ferrari, una volta condotta la propria Chiesa nell’area del presbiterianesimo, viene ordinato ministro per le United Reformed Churches in North America, una denominazione di orientamento calvinista classico e antiliberale, nata nel 1996 a Lynwood (Illinois) da uno scisma della Christian Reformed Church.

La congregazione milanese, che conta una trentina di aderenti, si ritrova settimanalmente per l’incontro domenicale di lode e predicazione, il quale è condotto sobriamente secondo il “principio regolatore” del calvinismo storico. Il pastore indossa la toga durante il culto, mentre la Santa Cena si tiene una volta al mese. Dal punto di vista dottrinale, la Chiesa si riconosce nelle “tre forme di unità”: la Confessione belga del 1561, il Catechismo di Heidelberg del 1563 e i Canoni di Dortrecht del 1619.

B.: Di Andrea Ferrari, cfr. La Trinità e i genitori. Le relazioni intertrinitarie come modello per i genitori, Alfa & Omega, Caltanissetta 2004.

La Chiesa Presbiteriana di Verona

Chiesa Presbiteriana di Verona
Via Marconi, 11/2
37068 Vigasio (Verona)
Tel.: 045-6685507
E-mail: chiesapresbiteriana@fastwebnet.it
URL: www.chiesapresbiteriana.eu

Il ministro presbiteriano statunitense Francis A. Schaeffer (1912-1984), già allievo del noto teologo e apologeta riformato Cornelius Van Til (1895-1987), è stato una delle figure più eminenti nel mondo riformato europeo contemporaneo, e ha influenzato la spiritualità e l’approccio missionario di numerose Chiese non solo in ambito strettamente presbiteriano. In polemica con il liberalismo teologico che già negli anni 1930 caratterizza le Chiese protestanti “storiche” americane, Schaeffer aderisce successivamente a diverse denominazioni presbiteriane conservatrici, finché nel 1954, dopo essersi trasferito in Svizzera, fonda la International Presbyterian Church (IPC), al fine di aiutare le Chiese protestanti europee che avevano sofferto durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1955, desideroso di lavorare con i giovani e di rispondere evangelicamente alle esigenze di rinnovamento sociale che in quell’epoca sorgono da più parti, Schaeffer, insieme alla moglie Edith, dà vita a un centro di ospitalità e dialogo, che egli chiama L’Abri, “Il riparo”; quest’ultimo negli anni 1960 diventa un punto di riferimento per numerosi adolescenti “ribelli”, che la comunità accoglie per confrontarsi con le istanze e i fermenti del mondo giovanile, fornendo loro al contempo una chiave di lettura cristiana della morale e della filosofia.

Nel frattempo la IPC cresce e dà vita a due congregazioni, rispettivamente a Milano e a Londra, che vanno ad aggiungersi all’originaria Chiesa elvetica. È proprio a Londra che, nel 1969, viene spostata la sede legale della denominazione, dopo la chiusura della comunità italiana e il passaggio della Chiesa svizzera alla Presbyterian Church in America. Il presbiterio europeo della IPC, che si riunisce a Londra, comprende cinque congregazioni autonome in Inghilterra e Romania, e Chiese missionarie in Francia, Belgio e Azerbaigian. Un secondo presbiterio è stato formato nel Regno Unito per la pastorale dei fedeli di origine coreana. È prevista a breve la creazione di un terzo presbiterio europeo, da cui dipenderanno esclusivamente le comunità continentali.

Il pastore Joel Rinn, nato a Dexter (Michigan) nel 1968, dopo avere studiato al Moody Bible Institute di Chicago e presso il Covenant Seminary di St. Louis (Missouri), giunge in Italia nel 2003, dove svolge per tre anni la funzione di pastore associato presso la Chiesa Evangelica di Ferrara, già parte delle Assemblee dei Fratelli e ora aderente alle Chiese Evangeliche Riformate Battiste in Italia (C.E.R.B.I.). Nel 2006 il pastore Rinn aderisce all’International Presbyterian Church e si trasferisce con la propria famiglia a Verona, dove fonda una Chiesa riformata in dipendenza dal presbiterio europeo dell’IPC.

Dal punto di vista dottrinale, la Chiesa Presbiteriana di Verona si riconosce nella Confessione di fede di Westminster (1647) e parimenti nelle “tre forme di unità”: la Confessione belga del 1561, il Catechismo di Heidelberg del 1563 e i Canoni di Dortrecht del 1619. Molto evidente, nella spiritualità della Chiesa, rimane tuttora l’influenza del pensiero di Francis Schaeffer. La congregazione si riunisce la domenica per il culto e la santa Cena, che sono condotti in modo sobrio e ordinato secondo il “principio regolatore” del calvinismo storico, e in un giorno infrasettimanale per lo studio biblico.

La comunità, che intende essere “una presenza evangelica attiva sul territorio”, è anche impegnata nella pastorale degli studenti universitari veronesi, molti dei quali provenienti dall’estero, e intrattiene rapporti di collaborazione e amicizia con numerose Chiese riformate, sia presbiteriane sia battiste, sparse in tutta Italia.

B.: Sulla figura di Francis Schaeffer, si veda il sito Internet www.rationalpi.com/theshelter/index.html. Numerose opere di Schaeffer sono state tradotte in italiano già dagli anni 1970. Tra di esse cfr. Il Dio che è là, Guanda, Parma 1970; Spiritualità vera, Edizioni Voce della Bibbia, Modena 1974.

La Chiesa Evangelica Presbiteriana di Viterbo

Chiesa Evangelica Presbiteriana di Viterbo
Via Santa Maria in Gradi, 86
01100 Viterbo
Tel.: 0761-307277
URL: www.chiesaevangelicapresbiteriana.it

La Chiesa Evangelica Presbiteriana di Viterbo sorge nel 2008 come missione della Calvary Presbyterian Church di Greenville (South Carolina), una congregazione aderente alla Presbyterian Church in America (PCA). Quest’ultima nasce nel dicembre 1973, quando circa 41.000 fedeli conservatori della Presbyterian Church in the United States – oggi confluita nella Presbyterian Church (U.S.A.) – s’incontrano a Birmingham (Alabama), per protestare contro il liberalismo teologico e la pastorale progressista che ormai da tempo investono la Chiesa americana: in particolare gli obiettivi della protesta sono il sempre maggiore coinvolgimento della Chiesa in diversi organismi ecumenici, quali il Consiglio Ecumenico delle Chiese, e l’ordinazione di pastori donna. I fedeli dissenzianti, in rappresentanza di circa 260 congregazioni, abbandonano dunque la Chiesa madre per fondare una denominazione autonoma, che assume il titolo attuale nel 1974. La dottrina della Presbyterian Church in America è definita da una scrupolosa osservanza della Confessione di Fede (1646) e del Catechismo (1648) di Westminster, mentre il governo ecclesiale è strettamente presbiteriano. I membri sono oltre 310.000, suddivisi in circa 1.500 congregazioni.

La Chiesa Evangelica Presbiteriana di Viterbo, attualmente guidata dal pastore americano Michael Cuneo, conta attualmente una ventina di membri ed è impegnata in un’opera di evangelizzazione e diffusione della dottrina riformata nella zona dell’Italia centrale. In quest’ottica missionaria è in fase di organizzazione una seconda comunità in provincia di Lucca. La congregazione mantiene rapporti di amicizia e collaborazione con la Chiesa Presbiteriana di Verona e con la Chiesa Riformata Filadelfia di Novate Milanese.

La Chiesa Evangelica Presbiteriana di Legnano

Chiesa Evangelica Presbiteriana
Via Pietro Verri, 11
20200 Legnano (Milano)
Tel.: 333-7884058
E-mail: revdohumberto@hotmail.com
URL: www.chiesapresbiteriana.com

La Chiesa Evangelica Presbiteriana è presente in Italia come missione della Igreja Presbiteriana do Brasil (IPB). Quest’ultima, fondata nel 1859 a Rio de Janeiro dal missionario statunitense Ashbel Green Simonton (1833-1867), costituisce oggi una delle maggiori denominazioni presbiteriane del mondo, con circa un milione di membri e 4.000 congregazioni sparse in 27 Paesi, per quanto gran parte dei fedeli provenga dal Brasile, dove la IPB gestisce inoltre scuole, ospedali, seminari e una nota università, la Universitade Presbiteriana Mackenzie.

La congregazione italiana, attualmente guidata dal pastore Humberto Arisa de Oliveira, nato nel 1967 e già missionario in Venezuela, sorge nel 2004 a Torino laddove sin dal 1996 era già presente una comunità di evangelici brasiliani fondata dal pastore Nilton Freitas. Il pastore de Oliveira, pur prefiggendosi di proseguire l’opera di quest’ultimo, tuttavia si propone sin dalle origini l’obiettivo di non costituire una Chiesa etnica ma di rappresentare un segno cristiano per la cittadinanza locale: per tale ragione il culto e le predicazioni si svolgono in lingua italiana, e italiana è anche la quasi totalità dei membri.

Dal 2009 il pastore De Oliveira si trasferisce temporaneamente a Milano, per poi trovare una dimora stabile a Legnano (Milano) l’anno successivo, dove è trasferita anche la sede della congregazione. Essa si autodefinisce una “Chiesa riformata dedita allo studio della Bibbia” e intende rappresentare “una comunità aperta per tutta la gente che cerca lo sviluppo spirituale e vuole fare parte di una comunità di amici”, al fine di annunciare l’evangelo “nella città di Legnano e in Lombardia”.

Sebbene la dottrina della Chiesa si basi su una rigorosa applicazione della Confessione di Westminster e dell’omonimo catechismo, la comunità è gestita con uno stile aperto e contemporaneo, e si rifuggono le attuali tendenze neo-puritane diffuse in molte denominazioni riformate conservatrici. Anche il culto è condotto in maniera informale, con larga partecipazione dell’assemblea e canti moderni; il pastore non indossa abiti particolari per la liturgia. Oltre al servizio domenicale, le sei famiglie che compongono la congregazione si riuniscono settimanalmente per lo studio biblico; altri momenti di preghiera si svolgono in case private.