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L’Associazione Musulmani Italiani (AMI) è costituita a Napoli nel 1982 da Ali Mo’allim Hussen (1948-2004), cittadino italiano di origine somala e ufficiale della Guardia di Finanza in pensione; nel 1985 trasferisce la sede a Roma. Ha come caratteristica quella di avere come fondatori cittadini italiani, in gran parte convertiti alla religione islamica di marca sunnita, sostenitori dichiarati della pacifica quanto armonica convivenza fra le tradizioni della cultura occidentale e quelle dell’Islam. Di qui la critica al mondo del fondamentalismo, e – in particolare – ad altre organizzazioni islamiche presenti anche in Italia. L’AMI ha tra gli obiettivi principali il dialogo interreligioso con ebrei, cattolici e protestanti, e in questo senso ha promosso un buon numero di iniziative. Indipendentemente dall’AMI operava a Roma intorno ad Abdul Hadi Massimo Palazzi un gruppo di analogo orientamento filo-occidentale e anti-fondamentalista, tanto che Palazzi anima anche una associazione per l’amicizia islamo-israeliana. Nel 1991 questo gruppo aveva fondato l’Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana. Nel 1993 le due organizzazioni si fondono sulla base dello statuto originario dell’AMI, di cui l’Istituto diventa la branca culturale; Hussen diventa presidente onorario dell’Istituto e Palazzi segretario generale dell’AMI, di cui Hussen rimane presidente.

Nell’agosto 2003 Hussen si dimette dalla presidenza dell’AMI per ragioni di salute; al suo posto si proclama presidente (non senza contestazioni) Omar Danilo Speranza, il quale tuttavia in seguito lascia l’AMI per continuare a perseguire interessi esoterici – che lo porteranno anche a qualche disavventura giudiziaria – insieme alla propaganda di controverse macchine per il migliore sfruttamento delle risorse alimentari attraverso la trasformazione delle biomasse e degli scarti dell’industria agro-alimentare, che i suoi seguaci proseguono sotto la sigla dell’associazione Scienza per Amore, erede della precedente R.E. Maya. L’associazione adotta una linea diversa, meno interessata alla politica e cauta nei confronti del precedente orientamento filo-americano e filo-israeliano di Palazzi, che si allontana dall’associazione e fonda l’Associazione Musulmana Italiana come realtà del tutto separata dall’AMI. Quest’ultima ha accusato Palazzi di violare i suoi diritti di marchio, ottenendo dal Tribunale di Roma in data 15 novembre 2004 un provvedimento d’urgenza che inibisce di utilizzare le denominazioni “Associazione Musulmana Italiana” e AMI, e promuovendo quindi il relativo giudizio di merito. Palazzi e gli ex-membri dell’AMI a lui leali hanno quindi continuato la loro attività con il nome Assemblea Musulmana d’Italia e con sigla A.M.d’I. (non AMI), nome cui hanno affiancato quello di Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana. L’attività dell’Assemblea Musulmana d’Italia si concentra su un’azione rivolta a confutare le tesi dell’ultra-fondamentalismo islamico. Palazzi, utilizzando il nome di Satya  Prakash (o Satyaprakashnath) Shankar, ha pure fondato nell’aprile 2011 una branca italiana del movimento riformista e inter-religioso indiano Arya Samaj, di cui anima anche un blog. L’attività svolta sembra tuttavia essere di dimensioni piuttosto ridotte.

B.: Il sito dell’AMI, non sempre accessibile, contiene diverse pubblicazioni informative distribuite dall’Associazione.

 

 

 

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