massoneriaDa questo quadro, si ricavano già sufficienti elementi per inquadrare l’intreccio complesso fra religione e massoneria, realtà distinte ma non sempre distanti. È difficile ricavare dalle Costituzioni di Anderson una vera e propria dottrina. Gli unici riferimenti precisi sono quelli alla legge morale (naturale) e alla “religione su cui tutti gli uomini sono d’accordo”. Nelle Costituzioni della Gran Loggia Unita, del 1815, il deismo di Anderson si orienta verso un teismo personale: si parla di un Dio capace di “vedere i cuori” degli uomini e del dovere di credere in un “glorioso architetto del Cielo e della Terra”, “qualunque sia la religione di un uomo e il suo modo di adorare”. La massoneria come emerge dalle sue carte di fondazione anglosassoni non è una dottrina, ma un metodo che propone la libera discussione dei problemi e la loro soluzione secondo quanto sembra vero e giusto alla maggioranza dei fratelli. La discussione ha un limite positivo: non è permesso mettere in discussione l’esistenza di Dio; ma Dio può essere concepito in una grande varietà di modi, anche lontani da quanto propongono le religioni tradizionali. Gli stessi tentativi di restringere la nozione di Dio ammessa in massoneria al solo “monoteismo” sono sempre stati respinti anche dalla massoneria anglo-americana “regolare”. E, in realtà, la discussione ha anche un limite negativo: tutto può essere messo in questione, tranne il metodo stesso.

Questa problematica, naturalmente, deve essere considerata in relazione alle esigenze sociologiche da cui nasce storicamente e psicologicamente la massoneria, che risolve il dramma del pluralismo ideologico moderno offrendo come sua chiave di comprensione il relativismo. Spesso autori massonici non accettano l’espressione “relativismo”, considerandola ingiusta e riferita a una sorta di disinteresse per la verità che non sembra loro di professare. Essi osservano che, al contrario, vi sono stati nella storia numerosi massoni così convinti di una loro idea – nazionale, politica o sociale – da dare per questa idea la vita. Naturalmente questo è vero, ma vi è qui una confusione fra due categorie storico-filosofiche diverse: lo scetticismo e il relativismo. Mentre lo scettico teorico pensa che non esista la verità, e lo scettico pratico che non sia importante, il relativista talora è sinceramente affezionato a una verità relativa ma, nonostante questo, considera la verità come qualche cosa di dipendente da una variabile indipendente che, come tale, la determina. Questa variabile indipendente può essere la ragione umana, per cui il razionalismo e l’avversione per i dogmi non riducibili ai limiti della sola ragione non escludono il relativismo.

Affermare – come fanno numerosi osservatori esterni – che il metodo massonico si situa nell’orizzonte del relativismo non significa accusare i massoni nel loro insieme – o singoli massoni – di negare la conoscibilità filosofica o la rilevanza esistenziale della verità. Significa solo constatare che si tratta di un metodo che promuove una visione della verità come relativa e condizionata da variabili indipendenti che la determinano: e questa, precisamente, è la definizione più corrente del relativismo. È in questo senso, appunto, che il metodo massonico è collegato all’origine sociologica della massoneria e del suo successo.

In una delle più serie indagini sul significato storico-sociologico della massoneria negli Stati Uniti, Lynn Dumenil ha scritto che “per gli uomini disturbati dalle grandi controversie sulla Bibbia e sulla validità del cristianesimo la massoneria offriva un’esperienza religiosa che era confortevole e che non arrecava disturbo. [Una Convenzione massonica dichiarava che] ‘l’anima perplessa per le divergenze fra le religioni può rifugiarsi nella sala della loggia e lì trovare riposo’… [Una rivista massonica scriveva che] ‘mentre la guerra promossa dalla scienza costringe il rigido dogmatismo dei credi ecclesiastici ad arretrare, questa guerra non ha potere sulla religione soggettiva del cuore, sulla quale sola gli uomini possono essere condotti a convenire, e che è quindi la religione della massoneria’. La massoneria esercitava una speciale forza di attrazione sugli uomini che continuavano a credere, ma che erano incerti su che cosa realmente credevano” (Freemasonry and American Culture 1880-1930, Princeton University Press, Princeton 1984, p. 70).

Naturalmente – come le osservazioni di Lynn Dumenil si riferiscono solo alla massoneria negli Stati Uniti in una certa epoca storica – così non tutte le massonerie si attengono alle Costituzioni di Anderson. A partire dal XIX secolo (ma con prodromi già nel Settecento) soprattutto le massonerie latine hanno talora ripudiato l’obbligo di non prendere posizione in materia religiosa, sociale e politica e hanno elaborato una serie di posizioni dottrinali più precise promuovendo l’anticlericalismo e il laicismo in tutti i settori. Battaglie come quella per la laicità della scuola, per il divorzio e più tardi in alcuni paesi anche per l’aborto sono state promosse apertamente da alcune obbedienze massoniche latine, il cui anticlericalismo ha assunto in varie epoche storiche toni accesi, cui ha fatto da pendant un non meno acceso antimassonismo cattolico (le vicende ottocentesche del famoso mistificatore Léo Taxil (1854-1907) sono da questo punto di vista esemplari). La massoneria “regolare”, naturalmente, tiene a precisare che si tratta di posizioni tipiche di obbedienze separate da Londra, che hanno violato il divieto di prendere posizioni religiose o politiche.

Il metodo massonico, del resto, non è una semplice tecnologia. La sua pratica implica un orizzonte etico-filosofico che deve essere condiviso da chi partecipa ai lavori di loggia; diversamente, il metodo rischierebbe da una parte di non essere compreso, dall’altra di portare non a risultati variabili all’interno dei limiti che abbiamo esaminato, ma a un’assenza di risultati che impedirebbe il suo stesso funzionamento. Il volume più influente sulla mentalità dei massoni americani nel nostro secolo è probabilmente The Builders del reverendo Joseph Fort Newton (1876-1950), un pastore che è al servizio di diverse Chiese protestanti e che pubblica per la prima volta negli Stati Uniti quest’opera fondamentale nel 1914. Newton ammette la centralità del metodo, ma lo fonda su quella che definisce “la filosofia massonica” (masonic philosophy) il cui principio centrale sarebbe il seguente: “Poiché l’anima umana è affine a Dio, ed è dotata di poteri cui nessuno può fissare un limite, è in fatto, e deve essere in diritto, libera. Pertanto, secondo la logica della sua filosofia non meno che secondo l’ispirazione della sua fede, la massoneria è stata spinta a presentare le sue storiche domande per la libertà di coscienza, per la libertà dell’intelletto e per il diritto di tutti gli uomini di ergersi senza timore e senza paura, uguali tutti di fronte a Dio e alla legge, ognuno pronto a rispettare i diritti dei suoi simili” (The Builders. A Story and Study of Freemasonry, 2a ed. accresciuta, Macoy Publishing and Masonic Supply Co., Richmond [Virginia] 1951, p. 263).

Il riferimento a Dio e alla fede certamente non si ritroverà negli stessi termini nelle massonerie che si ispirano al Grande Oriente di Francia: ma neppure in queste ultime mancherà il riferimento a un orizzonte etico e filosofico che fonda e regge il metodo. Dal punto di vista etico il metodo si fonda sul primato della tolleranza e della libertà di coscienza (che si espande in una prospettiva più generale – variamente intesa da diversi autori massonici – sulla libertà e la solidarietà). Dal punto di vista filosofico l’orizzonte del metodo massonico – senza il quale il metodo stesso diventerebbe inintelligibile o impraticabile – comprende:

a. un principio epistemologico di tipo realista, secondo cui il mondo e l’uomo hanno un’esistenza indipendente su cui è possibile enunciare affermazioni che, se non sono definitive e “dogmatiche”, sono però ragionevoli; benché esponenti importanti dell’idealismo filosofico siano stati massoni, tutti i tentativi più autorevoli di costruire una masonic philosophy – e gli stessi documenti di fondazione – sembrano dare per scontato un orizzonte epistemologico di tipo realista;

b. un principio antropologico di tipo antropocentrista, secondo cui l’uomo è libero ed è al centro del suo mondo: se così non fosse, vi sarebbero elementi per mettere in dubbio la validità di qualunque risultato del metodo massonico;

c. un principio filosofico di tipo spiritualista, secondo cui nel mondo e nell’uomo vi è qualcosa di più di quanto cade sotto il dominio dei sensi e delle scienze, sia questo “di più” immanente o trascendente; una prospettiva puramente materialista – che escluderebbe dagli argomenti cui può essere applicato il metodo massonico quelli che attengono al “di più” dichiarandoli semplicemente privi di senso – sarebbe in contrasto con i documenti di fondazione della massoneria ed è stata coltivata solo in ambienti del Grande Oriente di Francia (con paralleli in alcuni paesi di lingua spagnola) in un periodo storico specifico, a proposito del quale si è parlato di un influsso “patologico” e onnipervadente dell’anticlericalismo che ha indotto a una (temporanea) limitazione dell’ambito di applicazione del metodo sostanzialmente estranea all’essenza della massoneria.

In questa chiave molto generale – che fa riferimento a un orizzonte piuttosto che a una dottrina – è legittimo parlare non solo, al plurale, di diverse filosofie massoniche (proposte da singole obbedienze o singoli autori a sostegno della loro prospettiva particolare) ma anche di quella che Newton (preceduto e seguito da numerosi autori massonici) chiama “la filosofia massonica”, dal momento che proporre un metodo significa già proporre – in modo esplicito o implicito – l’orizzonte filosofico su cui il metodo si fonda e in assenza del quale non esisterebbero argomenti per suggerire che un metodo è preferibile a un altro. Nello stesso senso si ritrova l’espressione “filosofia massonica” in critiche che provengono dalla Chiesa cattolica e da una parte del mondo protestante conservatore.

Tuttavia, come è più opportuno parlare di massonerie, al plurale, così esistono diversi tipi di antimassonismo. È almeno opportuno distinguere fra un antimassonismo “politico”, che spesso reclama leggi antimassoniche e interdizioni civili per i massoni, e un antimassonismo di tipo “religioso” che critica la massoneria sul piano filosofico accusandola di un relativismo che mette in pericolo la fede. L’antimassonismo “politico” trae i suoi argomenti da specifici risultati del metodo massonico in questo o quel paese, in questa o quell’epoca storica, sostenendo che essi sono nocivi o pericolosi per la società. L’antimassonismo “religioso” concentra invece la sua critica, ultimāmente, sul metodo massonico come costante nella storia delle massonerie, a prescindere dagli specifici risultati che dal metodo sono di volta in volta derivati. Naturalmente, l’antimassonismo “politico” e l’antimassonismo “religioso” sono, per usare un termine weberiano, “idealtipi” o “tipi ideali”, che l’interprete può ricostruire ma che raramente si incontrano allo stato puro. Spesso ci si trova di fronte a forme ibride di antimassonismo, che presentano elementi dell’uno e dell’altro tipo ideale.

Tuttavia è importante sottolineare – proprio in relazione ai rapporti fra massonerie e religioni – due aspetti importanti della storia degli antimassonismi. Anzitutto, l’antimassonismo “politico” non presuppone necessariamente l’antimassonismo “religioso”. Per esempio, forze di ispirazione marxista potranno reclamare provvedimenti contro la massoneria ritenendo che sia, in una determinata situazione storica, globalmente nociva e nello stesso tempo esprimere apprezzamento per il metodo massonico e per il ruolo “progressista” che, in altre epoche, ha avuto. Per converso, l’antimassonismo “religioso” non ha come conseguenza necessaria l’antimassonismo “politico”. Così, per esempio, nel mondo cattolico il magistero esclude la “doppia appartenenza” dei fedeli insieme alla Chiesa cattolica e alla massoneria sulla base, in particolare, di una critica dottrinale del metodo massonico. La posizione attuale della Chiesa cattolica è espressa dalla Dichiarazione sulla massoneria della Congregazione per la Dottrina della Fede, del 1983, controfirmata dal Pontefice san Giovanni Paolo II, secondo cui “rimane […] immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione” (cfr. L’Osservatore Romano, 27-11-1983). Ma questa ferma posizione dottrinale non impedisce anche a voci autorevoli del mondo cattolico di esprimere perplessità e riserve quando parlamenti e governi emanano leggi e misure amministrative antimassoniche che sembrano mettere in pericolo i principi generali della libertà di associazione e di pensiero.

Massoneria
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