Gruppi di origine zoroastriana– Fondazione Zoroastriana
Dr. Daryush Bakhtiari
Via Monserrato, 7
00186 Roma
Tel. e fax: 06-6861575
E-mail: bakhtiari@tiscalinet.it

– Zarathustrian Association in Italy
(la sede è a Roma presso una casa privata)

– Fraternità Mazdea Cristiana
c/o Michele Moramarco
Via Ariosto 22/3
42010 Borzano di Albinea (RE)
E-mail: moramarco.m@libero.it

Quando esattamente sia vissuto e abbia insegnato Zarathushtra (chiamato in Occidente Zoroastro) è materia di forte contrasto. La datazione tradizionale, secondo cui avrebbe impartito il suo insegnamento nell’attuale Iran intorno al 1738 a.C., è oggi contestata dalla maggioranza degli studiosi, ma mantenuta dagli zoroastriani. Ma anche gli studiosi accademici sono ben lungi dall’essere d’accordo fra loro: alcuni situano le attività di Zoroastro intorno all’anno 1000 a.C., mentre altri – sulla scia delle posizioni cui è ultimamente pervenuto (ritirando il suo precedente appoggio alle tesi favorevoli a una datazione più antica) lo specialista italiano Gherardo Gnoli – propongono come date di nascita e di morte approssimative rispettivamente il 618 e il 541 a.C. Come si vede, non si tratta di differenze di poco conto. La società in cui vive è caratterizzata dal predominio di un’aristocrazia militare e da una religiosità incentrata sul culto di divinità guerriere, sul sacrificio di animali e su pratiche estatiche come l’ingestione dell’haoma (parola che a quel tempo indica probabilmente una sostanza allucinogena).

Zarathushtra – almeno secondo l’interpretazione tradizionale (oggi contestata da alcuni studiosi) – si pone come riformatore religioso. Proclama un monoteismo corredato da un dualismo e condanna il politeismo e il ritualismo della religiosità circostante. La sua religione è chiamata anche mazdaismo, dal nome del dio creatore Mazda da lui annunciato. Alcuni distinguono fra zoroastrismo e mazdaismo, ritenendo plausibile l’esistenza di un mazdaismo non zoroastriano; altri studiosi ritengono la presenza di quest’ultimo non documentata e considerano mazdaismo e zoroastrismo sinonimi.

Sempre secondo la versione tradizionale, sono le generazioni successive al profeta a trasformare profondamente il suo messaggio. Emergono due gruppi sacerdotali – uno in una zona più orientale, i sacerdoti dell’Avesta (dal nome di una collezione di scritti sacri, in parte di origine più antica, raccolti tra il IV e il VI secolo d.C.), e uno più occidentale, i Magi. Attraverso queste caste sacerdotali lo zoroastrismo diventa sincretistico e riassorbe idee precedenti – precisamente quelle contro le quali Zarathushtra avrebbe combattuto – reintroducendo i sacrifici e l’uso dell’haoma, nonché il culto di divinità politeistiche che sono “zoroastrizzate”. Questi sviluppi coincidono con l’impero achemenide – particolarmente nell’epoca che va da Dario I (522-486 a.C.) ad Artaserse (402-359 a.C.) – e hanno anche un significato politico: accogliendo le divinità di vari popoli nel suo alveo, lo zoroastrismo si presenta come controparte religiosa di un impero sovranazionale.

Influenzato dall’ellenismo sotto i Selgiucidi, lo zoroastrismo è “canonizzato” in una serie di scritture nell’epoca sassanide e acquista un tono nazionalistico, come religione ufficiale dell’impero nel III secolo d.C. Tuttavia, già in questo periodo, lo zoroastrismo si trova in difficoltà in Iran di fronte all’arrivo di religioni universalistiche. Resiste con successo al manicheismo, ma deve cedere di fronte all’avanzata del cristianesimo e più tardi dell’Islam. Tentativi di rivolta zoroastriana contro il dominio islamico – come quello di Shiraz (979) – falliscono, e portano a una dura repressione. Comincia così, nel X secolo, l’emigrazione degli zoroastriani dell’Iran verso l’India, dove sono chiamati parsi (cioè “persiani”).

Mentre in Iran la comunità zoroastriana (oggi ridotta a circa trentamila membri) ha sempre condotto un’esistenza difficile, in India i parsi (oggi presenti anche in Pakistan e Sri Lanka) hanno sempre goduto di una certa libertà religiosa, nonché di prosperità economica e influenza sociale (semmai aumentata durante il periodo britannico). Le due comunità hanno anche elaborato dottrine, usi e costumi parzialmente diversi. I parsi dell’India si sono caratterizzati negli ultimi secoli – oltre che per un acceso dibattito fra tradizionalisti e innovatori – per i contatti con altre religioni e con movimenti come la Società Teosofica. Agli ottantamila parsi del subcontinente indiano si aggiungono oggi le colonie presenti nell’emigrazione, particolarmente numerose e organizzate negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.

In totale gli zoroastriani nel mondo sono oggi circa 125.000, di cui ottantamila in India. Gli organismi di cooperazione della diaspora parsi e zoroastriana seguono anche le non molte famiglie di correligionari che vivono in Italia (dove operano una Fondazione Zoroastriana e una Zarathustrian Association in Italy), e sono pure intervenuti presso il governo italiano per tutelare la loro identità e i loro diritti.

Gli scritti raccolti nell’Avesta – in parte antichi e attribuiti a Zarathushtra stesso e in parte più recenti sino ai cosiddetti “libri Pahlavi” (probabilmente del IX secolo d.C.) – non sono di facile interpretazione; lo studio dello zoroastrismo è un’area di notevole controversia fra gli studiosi, e nell’ultimo secolo le interazioni fra studiosi occidentali e parsi indiani, assai frequenti, hanno reso più complesso il dibattito.

Il monoteismo di Zarathushtra annuncia l’esistenza di un dio creatore, Ahura Mazda (chiamato Ohrmazd o Ohrmuzd nei testi Pahlavi), che ha due figli gemelli: uno benevolo, Spenta Mainyu, e uno malvagio, Angra Mainyu (Ahriman nei testi Pahlavi). Nel primo zoroastrismo il monoteismo coesiste così con un dualismo, e la coesistenza non è facile. I continuatori del profeta – soprattutto i Magi – privilegeranno il dualismo rispetto al monoteismo, parlando di due principi – benevolo e ostile –: Ahura Mazda e Angra Mainyu (Ohrmazd e Ahriman). Nello stesso periodo, mentre il primo zoroastrismo ammetteva l’esistenza di dei subordinati ma li considerava con sospetto come potenzialmente malvagi, acquistano invece importanza divinità di diversa origine “zoroastrizzate” come la dea madre Anahita e il dio solare Mithra.

Gli Amesha Spentas – che per Zarathushtra erano probabilmente gli attributi della divinità suprema – sono personificati come divinità separate. Rimangono intatte l’idea di una creazione e quella di una “trasfigurazione” finale. Il destino dell’anima individuale passa per una dolorosa separazione dal corpo e un giudizio particolare, il quale può essere superato solo dalle anime dei giusti, che raggiungono la Luce Infinita, mentre i malvagi precipitano nell’Inferno e coloro le cui azioni buone equivalgono a quelle cattive rimangono in un limbo chiamato hamistagan. Al termine della storia, emerge un nuovo salvatore, secondo una tradizione nato da una vergine impregnata dal seme di Zarathushtra depositato nelle acque del bacino Hamun-i-Hilmad (secondo un’altra versione, i salvatori saranno tre). Questo messia degli ultimi tempi apre la strada a un giudizio universale caratterizzato da torrenti di fuoco, al termine del quale i morti risorgono e la vita sulla Terra è “trasfigurata”.

Il fuoco è il simbolo centrale della religione zoroastriana (per questo a torto accusata, nella polemica musulmana, di “adorare” il fuoco), e ha un ruolo cruciale nella vita spirituale e liturgica. Questa, come si è accennato, ha recuperato anche l’haoma, che è oggi un succo estratto durante un’apposita cerimonia da una pianta di ephedra. Il sacrificio dell’haoma di fronte al fuoco (yasna) è la principale cerimonia zoroastriana. Vi sono anche riti di iniziazione, matrimonio, purificazione rituale, confessione dei peccati e numerose feste secondo un complesso calendario che è oggetto di discussioni e dispute nelle comunità zoroastriane e parsi (di cui oggi si trova l’eco anche su Internet). Le cerimonie funerarie hanno lo scopo di liberare l’anima dal corpo – in cui, dopo la morte, si annidano temibili demoni – e di prepararla al viaggio verso la sfera celeste, che comincia quattro giorni dopo il decesso. Le “torri del silenzio” (dakhma), su cui sono esposti i cadaveri affinché gli uccelli li divorino, costituiscono una delle caratteristiche più note del mondo parsi in India, particolarmente a Bombay.

La religione zoroastriana non è una religione proselitistica, anzi gli zoroastriani si considerano un popolo legato dal sangue e da un lignaggio (tanto che i parsi in India sono talora considerati una casta dagli induisti). Lo zoroastrismo, una religione relativamente piccola quanto al numero di aderenti, ha affascinato filosofi, pensatori, artisti ed esoteristi occidentali, e in Occidente sono nati movimenti neo-zoroastriani come Mazdaznan (in genere, con scarsi contatti con lo zoroastrismo etnico).

Una nuova linea di sviluppo deriva dalla formale iniziazione zoroastriana ricevuta il 18 ottobre 2003 da Michele Moramarco, noto soprattutto per i suoi studi storici sulla massoneria, il quale intende diffondere in Italia lo stile della Association for the Revival of Zoroastrianism di Bombay, che intende aprire i ranghi zoroastriani a tutti coloro che intendono praticare la religione, a prescindere da ogni appartenenza etnica. La Fraternità Mazdea Cristiana fondata da Moramarco concepisce peraltro l’iniziazione zoroastriana come “risalita” a quelle che considera le ascendenze iraniche del cristianesimo, invita a “riconoscere la parentela spirituale fra Zarathustra e Gesù”, il cui “sigillo” nella sua prospettiva è costituito dal viaggio dei Magi a Betlemme, e accoglie – in Italia e negli Stati Uniti – persone che approfondiscono la via zoroastriana senza rinunciare al cristianesimo.

B.: Quale fonte primaria si veda Zoroaster. Testi religiosi zoroastriani, traduzione dall’originale pahlavi con introduzione e note di Alessandro Pausani, Paoline, Catania 1962. In italiano cfr. pure Daryush (Hossein) Bakhtiari (a cura di), Così parla Zaratustra. Le Gatha, poesie gnostiche di Zarathustra, profeta dell’Iran antico, Settimo Sigillo, Roma 1997. Per un’introduzione generale allo zoroastrismo, si veda Robert C. Zaehner, The Dawn and Twilight of Zoroastrianism, G.P. Putnam’s Sons, New York 1961. L’interpretazione tradizionale, tuttora dominante, del passaggio da Zarathushtra allo zoroastrismo istituzionale è stata difesa in particolare dallo studioso italiano Gherardo Gnoli, di cui cfr. Zoroaster’s time and homeland: a study on the origins of Mazdeism and related problems, Istituto Universitario Orientale, Napoli 1980. Per un’interpretazione revisionista, che tende a sfumare le differenze fra lo zoroastrismo originario e quello successivo, cfr. Mary Boyce, A History of Zoroastrianism, Brill, Leida, di cui sono usciti i primi tre volumi: The Early Period (1975; 3a rist. rivista: 1996), Under the Achemenians (1982) e – con Frantz Grenet e con un contributo di Roger Beck – Zoroastrianism under Macedonian and Roman Rule (1989). Della stessa autrice, sulla dottrina, cfr. Zoroastrians: Their Religious Beliefs and Practices, Routledge & Kegan Paul, New York 1987. Informazioni sulla Fraternità Mazdea Cristiana potranno essere ricavate dalla sua pagina Facebook.