prot_avv_01La componente avventista – che sottolinea l’imminenza della fine di questo mondo – percorre, trasversalmente, tutto il protestantesimo. Dai romanzi ai trattati di teologia, testi che annunciano la fine imminente diventano spesso best seller, specie nei paesi di lingua inglese. I loro lettori provengono da tutte le correnti del protestantesimo, in particolare da quelle evangelical. Esistono tuttavia anchedenominazioni di tipo “avventista” che si sono costituite come Chiese o comunità separate. Esse affondano le loro radici nelle speculazioni sulla fine di questo mondo e sulla sua data possibile o probabile, ricavate soprattutto dal Libro di Daniele e dall’Apocalisse. I brani più spesso scrutati per il loro significato numerologico sono:

 Apocalisse 11, 3, che menziona 1.260 “giorni” (interpretati come “anni” nelle speculazioni numerologiche sulla base di Numeri 14, 34 ed Ezechiele 4, 6), tempo della testimonianza di “due profeti vestiti di sacco”, con cui sono fatti coincidere anche testi di Daniele dove di parla di “un tempo, più tempi e metà di un tempo”;

 Daniele 12, 11, che parla di un periodo di 1.290 “giorni” a partire dalla “abolizione del sacrificio”;

 Daniele 12, 12, che contiene un riferimento a 1.335 “giorni”;

 Apocalisse 11, 2, che si riferisce a quarantadue “mesi” (quindi 2.260 “giorni”, cioè anni), durante i quali “i Gentili calpesteranno la Città Santa”, periodo messo in relazione con i “tempi dei Gentili” di Luca 21, 24;

– Daniele 8, 14, che menziona un periodo di 2.300 “giorni” tra la “desolazione” e la “purificazione” del santuario;

– Daniele 4: il resoconto del sogno di Nabucodonosor (630-561 a.C.), in cui un albero gigantesco abbattuto resta a terra, prima di venire rialzato, per sette “tempi” (interpretati come “anni” di 360 “giorni” ciascuno, per un totale di 2.520 “giorni” simbolici, cioè 2.520 anni).

Questi e altri brani offrono dei periodi (in anni) al termine dei quali si attendono avvenimenti straordinari. Naturalmente, per poter applicare profeticamente questi testi, è necessario reperire un termine da cui fare partire il calcolo, e anche su questo punto le interpretazioni dei testi biblici divergono.

Movimenti di tipo lato sensu avventista si sono sviluppati nel mondo protestante (e occasionalmente – ma meno spesso – in quello cattolico) a partire, almeno, dalla Rivoluzione francese, un avvenimento dalla portata così straordinaria da essere spesso messo in relazione con le profezie bibliche. Il maggiore movimento avventista – il predecessore immediato delle attuali denominazioni di questa corrente – è tuttavia l’avventismo millerita, o millerismo, che prende il nome da un predicatore laico battista, William Miller (1782-1849). Nel 1834 Miller abbandona la sua attività di agricoltore per dedicarsi alla predicazione a tempo pieno. Sulla base dei diversi calcoli convergenti, egli ritiene che i 2.300 “giorni” (anni) di Daniele 8, 14 termineranno nel 1843. L’annuncio profetico di avvenimenti apocalittici per questa data suscita uno dei più spettacolari movimenti di risveglio dell’intera storia religiosa americana, coinvolgendo centinaia di migliaia (forse milioni) di persone, e raggiungendo dagli Stati Uniti anche l’Inghilterra, l’Europa continentale e persino l’India e l’Africa.

Quando l’anno 1843 trascorre senza che nulla sia accaduto, Miller corregge i calcoli, fissando la fine del presente ordine di cose dapprima alla primavera del 1844, quindi – sotto l’influenza di Samuel Snow (1806-1870) – alla data esatta del 22 ottobre 1844. L’attesa della fine per quest’ultima data è stata spesso esagerata da storici forse troppo attenti alle frange più estreme, ma è certamente contrassegnata da notevole fervore. La storiografia religiosa statunitense parla di una “Grande Delusione” con riferimento all’alba del 23 ottobre 1844, quando il sole si leva senza che nulla di visibile sia accaduto.

La sociologia contemporanea insegna che, “quando la profezia fallisce”, difficilmente un movimento di disperde. Se qualcuno ammetterà di essersi semplicemente sbagliato (come fece, dopo il 1844, lo stesso Miller), i più cercheranno di razionalizzare la delusione (cosiddetta “sindrome di Festinger”, dal nome del sociologo Leon Festinger [1919-1990] che per primo studiò il fenomeno nel 1956) convincendosi che si era attesa o la cosa giusta per la data sbagliata, o qualche cosa di sbagliato per la data giusta. Dopo la Grande Delusione la prima spiegazione – che incita a ricalcolare le date – si diffonde intorno a due gruppi milleriti, l’Unione della Vita e dell’Avvento fondata nel 1863 da George Storrs (1796-1879), e l’Associazione Cristiana Avventista. Queste due denominazioni si sono fuse nel 1964 nella Chiesa Cristiana Avventista, che ha una teologia di tipo battista e non è presente in Italia. L’Associazione Cristiana Avventista è oggi principalmente nota perché da una sua dissidenza è nato il movimento degli Studenti Biblici, che – particolarmente nel gruppo maggiore che ne è derivato, i Testimoni di Geova – ha adottato una teologia che esce decisamente dall’ambito protestante.

Quanto alla seconda reazione – ritenere che per la data giusta (1844) si fosse attesa la cosa sbagliata –, la si ritrova nell’avventismo sabatista, il cui filone principale è stato organizzato nella Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, alla cui origine si trova il ministero profetico di Ellen G. White (1827-1915). Nella sua storia, questa grande denominazione ha patito un certo numero di scismi, alcuni dei quali sono collegati al “Movimento di Riforma” sorto all’epoca della Prima guerra mondiale intorno alla questione del servizio militare. Tutte le denominazioni di questo filone sono sabatiste, cioè considerano “giorno del Signore” il sabato e non la domenica, secondo una dottrina di origine antica con cui i primi avventisti erano venuti in contatto tramite una minoranza battista, i Battisti del Settimo Giorno.

La maggioranza delle denominazioni avventiste sono anche condizionaliste, cioè accettano la teoria dell’immortalità condizionata dell’anima, secondo cui al momento della morte l’anima entra in uno stato di “sonno” da cui si “risveglia” solo al giudizio finale, in cui l’immortalità è garantita alle sole anime dei giusti. Questa teoria ha una lunga serie di predecessori, ma è stata accolta dall’ambiente avventista soprattutto sulla base di un best seller teologico del 1842, I Sei Sermoni del già citato George Storrs.

Per contro, non tutte le denominazioni avventiste sabatiste accettano il ministero profetico di Ellen G. White. Gilbert Cranmer (1814-1904) fonda nel 1860 una Chiesa di Dio (Settimo Giorno) che, pur essendo sabatista, adotta tutta una serie di pratiche “giudaizzanti” ispirate all’Antico Testamento, che costituiscono il segno distintivo delle numerose denominazioni che derivano, direttamente o indirettamente, dal suo ministero. Le Chiese di Dio (Settimo Giorno), la più antica delle quali – che ha oggi sede a Denver – è presente anche in Italia, hanno una complicata storia di scismi, da cui emerge nel 1937 come gruppo di dimensioni maggiori la Chiesa Radiofonica di Dio, poi denominata Chiesa di Dio Universale (oggi Grace Communion International), fondata da Herbert W. Armstrong (1892-1986).

L’intera famiglia delle Chiese avventiste ha mostrato, nella sua storia, una singolare capacità di riconquistare molti aspetti della teologia protestante classica, in parte rifiutati dai fondatori. Un processo di questo genere si è verificato tra gli Avventisti del Settimo Giorno, e anche nella Grace Communion International) dopo la morte del fondatore Armstrong. Come spesso accade, il processo che ha ricondotto la Chiesa di Dio Universale (oggi Grace Communion International) nell’ambito del protestantesimo evangelico, con la rinuncia alle innovazioni dottrinali più controverse di Armstrong, ha provocato la nascita di un buon centinaio di scismi “armstrongiti”, il più grande dei quali, la Chiesa di Dio Unita, è presente anche in Italia. L’altro principale gruppo “armstrongita”, la Global Church of God, ha dovuto dichiarare fallimento nel settembre 1999 dopo un tentativo del suo consiglio di amministrazione, nel novembre 1998, di estromettere il fondatore, Roderick C. Meredith. Quest’ultimo ha fondato una Living Church of God, che ha ripreso missioni in Germania e in Francia e cerca di stabilire una presenza anche in Italia.

B.: Sulle origini dell’avventismo e la Rivoluzione francese, importanti sono i testi di Clarke Garrett, Respectable Folly. Millennarians and the French Revolution in France and England, Johns Hopkins University Press, Baltimora-Londra 1975; e John S.C. Harrison, The Second Coming. Popular Millenarianism 1750-1850, Routledge & Kegan Paul, Londra-Henley 1979. Sulla corrente avventista in genere, fondamentale è lo studio dello storico (egli stesso avventista del Settimo Giorno) LeRoy Edwin Froom, The Prophetic Faith of Our Fathers.The Historical Development of Prophetic Interpretation, 4 voll., Review and Herald, Washington, 1ª ed. 1950-1954; 2ª ed. 1978-1982. Lo stesso autore ha ricostruito la storia del condizionalismo in The Conditionalist Faith of Our Fathers, 2 voll., Review & Herald, Washington 19652. Sul millerismo la letteratura è molto vasta: si potrà partire da David L. Rowe, God’s Strange Work. William Miller and the End of the World, William B. Eerdmans, Grand Rapids (Michigan) 2008; Ronald L. Numbers – Jonathan M. Butler (a cura di), The Disappointed: Millerism and Millenarianism in the Nineteenth Century, Indiana University Press, Bloomington (Indiana) 1977; e Ruth Alden Doan, The Miller Heresy. Millennialism and American Culture, Temple University Press, Philadelphia 1987. Sulla corrente delle Chiese di Dio (Settimo Giorno), un importante strumento di lavoro è la bibliografia di Joel Bjorling, The Churches of God, Seventh Day. A Bibliography, Garland, New York-Londra 1987. Sulle decine di scismi “armstrongiti”, una fonte indispensabile è la rivista The Journal: News of the Churches of God(indipendente, ma con molti redattori che fanno parte della Chiesa di Dio Unita), che dispone di un sito Internet: www.thejournal.org. Sul rapporto fra protestantesimo e avventismo, cfr. Fabrice Desplan – Régis Dericquebourg (a cura di), Ces protestants que l’on dit adventistes, L’Harmattan, Parigi 2008.