prot_radicale_02La Chiesa Evangelica Mennonita Italiana

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Menno Simons (1496-1561), sacerdote cattolico olandese nato a Witmarsum – in Frisia –, si converte nel 1536 all’anabattismo, ed emerge come un deciso oppositore di qualunque forma di violenza. Da Simons origina una tradizione “mennonita” rigorosamente pacifista, che si è tradotta oggi in un impegno per la pace nel mondo. Simons prende posizione a favore della dottrina del “bando rigido”, secondo cui gli altri membri della comunità dovrebbero evitare gli apostati, anche se membri della loro stessa famiglia, rifiutandosi perfino di pranzare con loro. Questa pratica, che permane presso diverse denominazioni Amish negli Stati Uniti, non è più caratteristica oggi delle Chiese mennonite. Tollerati in zone dell’Olanda, della Germania e della Svizzera, i mennoniti sono in seguito perseguitati e si trasferiscono in massa in Crimea e nella Tauride, invitati dalla zarina Caterina II “la Grande” (1729-1796) come parte di un progetto per ripopolare quelle regioni. Nel 1870, però, la Russia introduce il servizio militare obbligatorio, incompatibile con le idee pacifiste dei mennoniti, che decidono di emigrare in massa negli Stati Uniti, nel cui territorio avevano già stabilito colonie fin dal XVII secolo. Alcune colonie mennonite rimangono peraltro in Russia.

Nell’Ottocento la Chiesa mennonita subisce una serie di divisioni e di scismi – sia “progressisti” sia conservatori – ma si diffonde in numerosi paesi del mondo. La maggior parte dei mennoniti si riconoscono però nella Confessione di Dordrecht del 1632, che – oltre alle classiche tesi anabattiste – mutua dal filone “spiritualista” un riferimento all’incontro personale del credente con Gesù Cristo e al lavoro interiore dello Spirito Santo. I mennoniti sono in genere congregazionalisti, e sottolineano l’autonomia delle comunità locali, anche se esistono strutture di coordinamento che promuovono in particolare le attività missionarie. Cruciale per l’identità mennonita, insieme al pacifismo, è l’idea della separazione tra Chiesa e Stato, che costituisce peraltro un’eredità più generale della Riforma radicale. La diffusione a livello internazionale dei mennoniti consiste in circa un milione e duecentomila membri, di cui 444.000 fedeli nell’America del Nord –  tra Canada e Stati Uniti, con una significativa presenza anche in Messico –; crescite rapide, fra i paesi in cui la Chiesa è presente, si registrano in Africa e Indonesia.

In Italia la presenza mennonita risale al 1949, per l’opera evangelistica dell’Ufficio della missione della Chiesa mennonita in Virginia (Virginia Mennonite Board of Missions); la prima persona italiana ad abbracciare la fede mennonita in Italia è stata Franca Ceraulo (1913-1969), di Palermo. Attualmente sono presenti otto congregazioni, grazie anche all’aiuto dei missionari americani: tre a Palermo, una a Cinisi, Capaci, Termini Imerese (tutte località in provincia di Palermo), Bari, Toritto (Bari); i membri sono circa 600. Il centro principale di attività è, come si è visto, la città di Palermo, dove la Chiesa gestisce, anche qui in collaborazione con il Virginia Mennonite Board of Missions, una Scuola di Discepolato nei locali del Centro Agape (teatro anche di incontri interdenominazionali) e il servizio S.O.S. Famiglia, rivolto particolarmente alle famiglie bisognose e ai ragazzi del quartiere Zisa-Noce, cui si affianca in Puglia l’Istituto per la Famiglia, con sedi a Bari e a Toritto, particolarmente attivo nell’assistenza agli immigrati albanesi.

B.: Sugli Stati Uniti: John Christian Wenger, The Mennonite Church in America, Herald Press, Scottdale (Pennsylvania) 1966. Sull’intero movimento importante è The Mennonite Encyclopedia. A Comprehensive Reference Work on the Anabaptist-Mennonite Movement, Mennonite Publishing House, Scottdale (Pennsylvania), voll. 1-4, 1955-1959, vol. 5, Herald Press, Scottdale (Pennsylvania) 1990. In lingua italiana, di taglio apologetico, cfr. J.C. Wenger, Cosa credono i mennoniti, trad. it., Edizioni Bibliche Cristiane, Augusta (Siracusa) 1985; e Idem, Chi sono i mennoniti?, trad. it., Chiesa Evangelica Mennonita Italiana, Palermo 1999. Cfr. pure Franccsco Picone, La Chiesa Evangelica Mennonita Italiana. 50 anni di fedeltà, Chiesa Evangelica Mennonita Italiana, Palermo 1999.

Le Società dei Fratelli Hutteriti (già Bruderhof Communities, ora Church Communities)

(Recentemente si è manifestato un nuovo interesse in Italia per la Società, che non ha però comunità nel nostro paese: informazioni e contatti si ricaveranno dalla URL delle Church Communities nel Regno Unito): http://www.churchcommunities.org.uk)

Eberhard Arnold (1883-1935), un intellettuale tedesco, partecipa al movimento dei “socialisti cristiani” ed elabora il progetto di una comune cristiano-socialista che è organizzata a Sannerz fra il 1913 e il 1922. Questo primo progetto è travolto dalla crisi finanziaria tedesca, ma una seconda comune è inaugurata presso Rhön nel 1926. Nel 1929 Arnold scopre l’esistenza delle comunità anabattiste dei Fratelli Hutteriti negli Stati Uniti e in Canada, che praticano la comunione dei beni e la rinuncia alla proprietà privata. Entusiasta di queste comunità – che considera affini alla sua prospettiva cristiano-socialista – nel 1930 Arnold affilia la sua comune a una delle colonie mennonite nordamericane, chiamata Dariusleut, e adotta con i suoi seguaci anche il caratteristico abito hutterita (spesso confuso negli Stati Uniti con quello degli Amish, da cui è in realtà leggermente diverso). L’ascesa del nazional-socialismo rende impossibile la continuazione dell’esperimento, e nel 1934 il centro dell’organizzazione di Arnold si sposta in Liechtenstein. Nel 1935, a causa di una operazione a una gamba mal riuscita, Arnold muore prematuramente a Darmstadt.

Nel 1937 il governo nazista espelle dalla Germania i neo-hutteriti. La comunità si trasferisce prima in Inghilterra, poi in Paraguay. Dal 1954 la maggioranza dei seguaci di Arnold emigra negli Stati Uniti, dove si fonde con una comunità preesistente, Macedonia, nello Stato di New York a Rifton. Nel frattempo, nel 1950, senza drammi, la Società dei Fratelli Hutteriti di Arnold aveva rinunciato alla sua affiliazione alla Dariusleut e al legame organico con i Fratellli Hutteriti di origine cinquecentesca. Gli ideali e la teologia rimanevano in parte comuni, ma lo stile era diverso: gli “arnoldiani” erano sempre più riluttanti ad adottare un abbigliamento e altre pratiche giudicate antiquate, mentre gli hutteriti “tradizionali” consideravano estraneo alla loro tradizione l’impegno per cause politiche e sociali come l’abolizione della pena di morte (per cui il movimento fondato da Arnold è principalmente noto in diversi ambienti internazionali).

Alla comunità di Rifton se ne sono affiancate altre negli Stati Uniti, in Inghilterra e – dal 1988 – anche nell’Europa continentale. A partire dagli anni 1960 si sono manifestati diversi conflitti, con accuse di abuso sessuale su minori da parte di alcuni dirigenti che hanno opposto leBruderhof neo-hutterite anche al movimento anti-sette. Attaccata con notevole violenza da alcuni ex-membri, la comunità cerca di prendere misure atte a prevenire simili abusi, e continua nel suo impegno a favore di cause umanitarie e pacifiste. In questo contesto va inquadrato anche il cambio di nome del dicembre 2005 da Bruderhof Communities a Church Communities, che peraltro risponde anche al desiderio di adottare un nome più adatto a una realtà che oggi ha la maggioranza delle sue comunità in Paesi di lingua inglese.

Dal punto di vista teologico gli arnoldiani sono dottrinalmente vicini agli hutteriti, di cui condividono la comunità dei beni e l’enfasi sul pacifismo (ma non la diffidenza di fronte alla tecnologia moderna). Il culto si concentra su un incontro fraterno settimanale o bisettimanale che comprende un sermone, un lungo momento di preghiera silenziosa personale e una preghiera pubblica conclusiva. Benché la preghiera silenziosa neo-hutterita sia stata talora paragonata al modo di pregare quacchero, le comunità ostentano anche una gioia di vivere comune che si esprime nel canto e nella danza. A differenza di quanto avviene nel mondo hutterita classico, il lavoro delle Bruderhof arnoldiane non è prevalentemente agricolo, ma si concentra nella fabbricazione di giocattoli educativi, oggetti speciali per gli handicappati, e nella pubblicazione di opere di spiritualità e di impegno politico-sociale tramite la casa editrice Plough.

B.: Sul fondatore: Eberhard Arnold, A Testimony to Church Community from his Life and Writings, Plough Publishing House, Rifton (New York) 1964, e Markus Baum, Against the Wind. Eberhard Arnold and the Bruderhof, Plough Publishing House, Farmington (Pennsylvania) 1998; sulla storia: Eberhard Arnold – Emmy Arnold, Seeking for the Kingdom of God: Origins of Bruderhof Communities, Plough Publishing House, Rifton (New York) 1974; Emmy Arnold, Torches Together, Plough Publishing House, Rifton (New York) 1971; John Howard Yoder (a cura di), God’s Revolution. The Witness of Eberhard Arnold, Paulist Press, New York – Ramsey 1984.