protestantesimoIl concetto di “Riforma radicale” è introdotto dal riformatore svizzero Heinrich Bullinger (1504-1575) per indicare una corrente estremista che, a suo avviso, rischia di pervertire e sviare la Riforma. A questa corrente Bullinger ascrive anche Thomas Müntzer (1488-1525), uno degli animatori della rivolta dei contadini tedeschi, decapitato nel corso della sua sanguinosa repressione. Scrivendo nel 1560, Bullinger identifica la Riforma radicale con quello che chiama “anabattismo”, e che distingue in “generale” e “speciale” (quest’ultimo da lui diviso in dodici sottogruppi). La parola “anabattista”, che significa “ribattezzatore”, era stata utilizzata nella Chiesa cattolica fin dai primi secoli per indicare coloro che ritenevano necessario un secondo battesimo per chi fosse stato battezzato da un eretico o avesse rinnegato la fede in tempo di persecuzione. Giacché l'”anabattismo”, fin da allora, era considerato un’eresia, si comprende l’uso polemico del termine nei confronti dei riformatori “radicali” negli anni 1520-1530.

I primi “anabattisti”, guidati a Zurigo da Conrad Grebel (1498-1526), si opponevano al riformatore Ulrich Zwingli (1484-1531) – di cui Bullinger sarà il successore – sulla questione del battesimo dei bambini, ritenendo che il battesimo potesse essere ricevuto soltanto a un’età in cui il candidato fosse in grado di assumere consapevolmente un impegno per la fede. Dietro questo problema se ne agitavano altri: Grebel chiedeva una totale separazione fra l’autorità religiosa e lo Stato, e un più rapido (e radicale) processo di “de-cattolicizzazione” della fede protestante. Gli “anabattisti”, ribattezzando chi era già stato battezzato nella Chiesa cattolica, segnavano simbolicamente nel modo più evidente il loro radicalismo. Le autorità di Zurigo avevano reagito duramente, e i primi “anabattisti” erano stati condannati a morte. Ne era seguita una vasta controversia, nonché la diffusione dell’anabattismo in Germania, in Alsazia e in Olanda, grazie soprattutto alla predicazione di Melchior Hofmann (1495-1544).

Alcuni anabattisti radicali e millenaristi credevano nella lotta violenta: in questo clima, nasce la saga bizzarra di Jan Bockelson (“Giovanni di Leida”, 1509-1536), che nel 1534 si impadronisce della città tedesca di Münster, dove si proclama “re di Sion” reintroducendo diverse pratiche vetero-testamentarie – fra cui la poligamia –, prima di essere giustiziato nel 1536, quando la città è riconquistata da truppe cattoliche. Un’altra corrente anabattista – maggioritaria – condanna episodi come quello di Münster, e adotta al contrario un pacifismo radicale. Da questo secondo filone derivano gli Amish (di origine alsaziana, ma oggi diffusi quasi esclusivamente negli Stati Uniti), gli Hutteriti (di origine austriaca, e oggi diffusi nelle loro comunità dette Bruderhof nel Canada e negli Stati Uniti) e il vasto movimento mennonita. Un revival del movimento hutterita – che peraltro esiste ancora pure nella sua forma originaria – è la Società dei Fratelli Hutteriti, fondata da Eberhard Arnold.

Bullinger, peraltro, non è stato seguito dagli storici moderni nella sua identificazione fra Riforma radicale e “anabattismo”. All’interno della Riforma radicale si manifesta infatti ben presto uno scontro fra l’ala anabattista e un’ala “spiritualista”, per cui importante non è tanto il battesimo – dei neonati o degli adulti –, quanto piuttosto l’esperienza interiore di essere divenuti figli di Dio e di avere ricevuto lo Spirito Santo. All’ala “spiritualista” della Riforma radicale appartengono la Chiesa Schwenckfeldiana, fondata in Germania da Caspar Schwenckfeld (1489-1561) e oggi diffusa soprattutto in Pennsylvania; la Famiglia dell’Amore, fondata da Heinrich Niclaes (1502-1580), oggi non più esistente; e soprattutto i Quaccheri, oggi divisi in numerose denominazioni, che peraltro collaborano quasi tutte fra loro in una serie di progetti comuni coordinati dal Friends World Committee for Consultation.

Gli storici riconoscono anche un terzo filone della Riforma radicale, accanto a quelli anabattista e spiritualista. Si tratta di un filone “razionalista” che propone di espungere dalla tradizione cristiana i dogmi “irrazionali” e mitologici, e cui appartengono gli unitariani, presenti anche in Italia. A questo filone si può affiancare il movimento, ormai di notevoli dimensioni, delle Metropolitan Community Churches, nato nell’ambiente dell’attivismo omosessuale, e che è “radicale” quanto alla sua critica non tanto della teologia dogmatica quanto della tradizionale teologia morale cristiana.

B.: L’opera classica è quella di George Huntston Williams, The Radical Reformation, Westminster Press, Philadelphia 1962. Per un punto di vista cattolico sull’argomento: Adam Johann Möhler, Simbolica, o esposizione delle antitesi dogmatiche tra cattolici e protestanti secondo i loro scritti confessionali pubblici, ed. it., Jaca Book, Milano 1984. Sul filone anabattista: Ugo Gastaldi, Storia dell’anabattismo. I. Dalle origini a Münster (1525-1535), Claudiana, Torino 1972; II. Da Münster ai giorni nostri, Claudiana, Torino 1981; Idem – Luigi Santini – Emidio Campi, Il dibattito su Anabattismo e Riforma. Chiesa e potere, Claudiana, Torino 1973. Sugli Amish va segnalato in italiano Gli amish, Xenia, Milano 2009, il cui autore – Andrea Borella – anima il blog di amici italiani degli Amish amishitalia.blogspot.com. Sul filone spiritualista: Ronald A. Knox, Illuminati e carismatici. Una storia dell’entusiasmo religioso, trad. it., il Mulino, Bologna 1970. Sul filone razionalista: Henry H. Cheetham, Unitarianism and Universalism, Beacon Press, Boston 1962.