prot_radicale_03Associazione religiosa degli Amici in Italia
Contatti tramite il sito www.amicidelsilenzio.it
Riferimento a Roma:
Ulisse e Antonella Di Corpo
E-mail:   ulisse.dicorpo@amicidelsilenzio.it

URL (internazionale): www.quaker.org

George Fox (1624-1691), apprendista calzolaio, inizia la sua predicazione nel 1649 in Inghilterra, in un’epoca ricca di nuovi fermenti religiosi. Propone una dottrina radicale della “luce interiore” che attira numerosi seguaci. Fox li chiama “Friends” (Amici, da Gv 15, 15); il termine “quaccheri” (dal verbo toquake, “tremare”) deriva, secondo alcuni, dal tremito mistico che scuote i seguaci di Fox durante le loro riunioni; secondo altri sarebbe stato usato per la prima volta da un magistrato al quale Fox aveva detto che anche per i giudici era venuto il tempo di “tremare di fronte al Signore”. I primi quaccheri predicano – in virtù della “luce interiore” ugualmente concessa a ogni uomo – un ideale sociale egualitario, tradotto in gesti come il rifiuto di togliere il cappello di fronte alle autorità e del giuramento, la sobrietà negli abiti, il divieto del teatro e di altri divertimenti “pagani”. Nelle loro prime riunioni escludono qualunque forma di predicazione, rituale o sacramento: attendono semplicemente, in silenzio, l’ispirazione di Dio, che potrà spingere qualcuno a prendere la parola (o in occasioni più rare a manifestazioni mistiche come i famosi “tremiti” o simili), ma potrà anche non manifestarsi affatto.

Come conseguenza del loro atteggiamento anti-autoritario i quaccheri sono severamente perseguitati, particolarmente nel periodo della restaurazione Stuart, e circa tredicimila sono imprigionati. Il quaccherismo sopravvive anche grazie all’elaborazione teologica di Robert Barclay (1648-1690) e alla conversione dell’aristocratico William Penn (1644-1718), figlio di un ammiraglio inglese e futuro fondatore della colonia chiamata, dal suo nome, Pennsylvania, che dal 1682 accoglie numerosi quaccheri che lasciano l’Inghilterra. Sembra che l’esodo sia di proporzioni tali da fare dei quaccheri nell’anno 1700 la prima denominazione religiosa del Nuovo Mondo.

In seguito, declinano sia il loro numero sia il potere politico che avevano acquisito, a causa dell’ostinato rifiuto di favorire, anche indirettamente, qualunque iniziativa militare, pure se meramente difensiva. Secondo alcuni autori l’influenza del quietismo cattolico (che incitava a “far tacere” le proprie personali ispirazioni, attendendo ogni cosa da Dio) avrebbe esercitato un’influenza negativa sulla crescita del movimento. Nell’Ottocento i quaccheri patiscono dapprima uno scisma liberale (gli hicksiti), quindi – come reazione – uno scisma conservatore (i wilburiti). Diminuiscono di numero negli Stati Uniti (cui daranno peraltro due presidenti, Herbert Hoover – 1874-1964 – e Richard Nixon, 1913-1994), ma – tra l’Ottocento e il Novecento – lanciano con successo un’opera missionaria, e secondo alcune statistiche il gruppo locale (meeting) più numeroso sarebbe oggi quello dell’Africa Orientale.

Il meeting mensile, la riunione fondamentale di culto (silenzioso, secondo lo schema di Fox, nelle congregazioni più tradizionali; più vicino al normale culto protestante in altre) è l’elemento fondamentale che tiene uniti i quaccheri. Accanto al meeting mensile, quello trimestrale riunisce più congregazioni di una medesima area geografica e il meeting annuale riunisce tutti i quaccheri di una determinata denominazione o zona. Benché negli anni si sia assistito a un inevitabile processo di istituzionalizzazione, la dottrina della “luce interiore” fa ancora sì che ogni uomo, donna e anche bambino sia libero di prendere la parola in qualunque meeting. Se è vero che alcune congregazioni hanno introdotto “ministri” a tempo pieno, il principio fondamentale è quello che “tutti i fedeli sono ministri”. I meeting annuali eleggono uffici e commissioni, che hanno un significato di servizio più che di gerarchia e dove le cariche sono soggette a rotazione. Nonostante le loro peculiarità indubbiamente originali, i quaccheri sono impegnati nel movimento ecumenico e lo United Meeting partecipa al Consiglio Mondiale (o Ecumenico) delle Chiese.

In Italia l’attività dei quaccheri non è mai stata particolarmente rilevante. Per diversi anni vi è stata una presenza di simpatizzanti (“Amici degli Amici”, o “Amici dei Quaccheri”), che hanno avuto come coordinatore nazionale fino al 1994 Davide Melodia. L’attuale gruppo di Bologna – che pubblica anche Lettera Quacchera – nasce da un documento, “La nostra Via”, sottoscritto da un gruppo di “Amici degli Amici” nel settembre 1998, e celebra ora gli incontri silenziosi due volte al mese presso la Scuola di Pace bolognese, un’attività avviata da Pier Cesare Bori (1937-2012).

Il primo articolo di fede dei quaccheri recita che “la vera religione consiste nell’incontro personale con Dio più che nel rito e nelle cerimonie”. Il centro della dottrina quacchera è la “luce interiore” (inner light) che da Gesù Cristo attraverso lo Spirito Santo raggiunge direttamente ogni uomo in ogni tempo. Secondo Barclay, per ogni persona c’è un dies visitationis in cui è “visitato” da Dio e si accorge di avere in sé la “luce interiore”. Da quel momento la “luce” guida i passi di ciascuno, spingendolo al bene. La Scrittura non è inutile, ma è sottoposta alla “luce interiore”, dalla cui fonte è oggettivamente scaturita e grazie alla quale ogni uomo è soggettivamente in grado di farne applicazione a se stesso. Non è la Scrittura il criterio di controllo dei suggerimenti della “luce interiore”, ma è invece la “luce interiore” che è il criterio di interpretazione della Scrittura.

Trasformato dallo “Spirito interiore”, il quacchero ha formato Cristo in se stesso, ma deve essere fedele a questa “nuova nascita” attraverso un comportamento coerente, le buone opere, l’impegno per la giustizia e per la pace. I quaccheri riconoscono un “battesimo interiore dello Spirito” e un’eucaristia “interiore” come partecipazione intima dell’uomo al Corpo Celeste di Cristo: entrambi non richiedono segni esteriori, e anzi questi sono considerati sostanzialmente inutili. Originariamente, i quaccheri rifiutavano anche qualunque forma di magistero e di ministero professionale. Oggi numerosi gruppi adottano il “culto programmato” guidato da un ministro (spesso non a tempo pieno), con un uso maggiore della Bibbia. Il quacchero crede tuttavia fermamente che “lo Spirito soffia dove vuole”, e che la sua vita spirituale è guidata dalla “luce interiore”, non da un’autorità esteriore o da un pastore.

B.: Sulle origini: Hugh Barbour – Arthur O. Roberts, Early Quaker Writings, 1650-1700, William B. Eerdmans Publishing Company, Grand Rapids (Michigan) 1973; Phyllis Mack, Visionary Women. Estatic Prophecy in Seventeent-Century England, University of California Press, Berkeley – Los Angeles – Londra 1994; e Larry H. Ingle, First Among Friends. George Fox and the Creation of Quakerism, Oxford University Press, New York – Oxford 1996; sugli sviluppi: Leonard S. Kenworthy, Quakerism, Prinit Press, Durbin (Indiana) 1981; sulla spiritualità, Douglas V. Steere (a cura di), Quaker Spirituality. Selected Writings, Paulist Press, New York – Ramsey – Toronto 1984; e in prospettiva fenomenologica, Édouard Dommen, Les quakers, Cerf Fides, Parigi – Montréal 1990. Sugli aspetti “liturgici” cfr. Pink Dandelion, The Liturgies of Quakerism, Ashgate, Aldershot – Burlington (Vermont) 2005. In italiano, si vedano: John Sykes, Storia dei Quaccheri, trad. it., Sansoni, Firenze 1966; Giorgio Vola, I Quaccheri, Claudiana, Torino 1980; e George Fox – John Woolman e altri, La Società degli Amici. Il pensiero dei Quaccheri da Fox (1624-1691) a Kelly (1883-1941), trad. it. a cura di Pier Cesare Bori e Massimo Lollini, Linea d’Ombra, Milano 1984.