eb_07All’interno del mondo ortodosso ebraico è nata una corrente mistica detta hassidica, o chassidica (da chassid, “uomo pio”), le cui origini possono essere fatte risalire al rabbino Isra’el ben Eliezer (1698-1760), detto il Baal Shem Tov (“Signore del Nome buono”, cioè del Nome divino), il quale promuove in Podolia – all’epoca in Polonia, oggi Ucraina -, attorno al 1740, una rinascita religiosa che coinvolge rapidamente molti ebrei dell’Est europeo. Il contesto storico che dà origine al fenomeno dell’hassidismo, peraltro, deve tenere conto adeguatamente dei marosi che riguardarono – prima con la figura di Sabbatai Zevi (1626-1676), autoproclamatosi il messia, e in seguito del movimento frankista, dal nome dell’ulteriore “messia” Jakob Frank (1726-1791), contemporaneo del Baal Shem Tov e anch’egli nato in Podolia – il fenomeno del messianismo ebraico, proprio di altre figure, quali Rabbi Moshé Haim Luzzato (1707-1746) o Rabbi Jonathan Eybchutz (1690-1764). È infatti in questo clima, quale che sia l’ottica adottata (economica, culturale o sociale), che il Baal Shem Tov intraprende la sua azione. Influenzato dalla tradizione esoterica della Qabbalah (“ricezione”, “tradizione”, ossia il complesso delle dottrine esoteriche dell’ebraismo), il movimento hassidico è, insieme, un movimento di risveglio devozionale e una corrente mistica che dà importanza a fenomeni straordinari, miracoli, interpretazioni simboliche ed esoteriche, e al carisma dello tzaddiq (“giusto”), maestro spirituale cui i fedeli si rivolgono con fiducia.

Le tradizioni hassidiche sono diverse centinaia, il che si spiega con il meccanismo della loro formazione. Alla morte di un maestro, la comunità – salvo rare eccezioni – gli cerca un successore. L’essere figlio del maestro defunto è un titolo preferenziale, ma non garantisce la successione. Può darsi (come è avvenuto diverse volte nel XX secolo) che l’erede designato rinunci alla successione; ma può anche darsi che ci siano più pretendenti al ruolo di nuovo maestro. In tal caso, chi non è riconosciuto dalla maggioranza della comunità se ne distacca con i suoi simpatizzanti, e dà vita a una nuova scuola.

Nell’Europa dell’Est degli anni precedenti all’Olocausto, il nuovo maestro si trasferiva in un’altra città, il che evitava molti problemi. Oggi si tratta spesso di un nuovo quartiere di Brooklyn, a New York, o di Bnei Brak (la località israeliana dove si concentrano molti hassidim), e i problemi sono maggiori. Abbiamo parlato di “maestri” al maschile per quanto, eccezionalmente, vi sia stata una donna cui è stato riconosciuto il titolo di Rebbe: Hannah Rochel Verbermacher, la “Pulzella di Ludmir” (1815-1892 secondo la tradizione, ma 1806-1888 secondo ipotesi emerse da nuove scoperte archivistiche), che dalla Russia si trasferisce in Palestina nel XIX secolo suscitando entusiasmo e controversie.

Alcune fra le diverse decine di “corti” e “dinastie” hassidiche (la simbolica regale e le incoronazioni diventano comuni nel XIX secolo e continuano sino ai nostri giorni) sono sparite con l’Olocausto. Una ricostruzione delle genealogie limitata ai gruppi principali (senza dimenticare che ne esistono molti altri) deve anzitutto distinguere fra i Breslover, che “procedono” direttamente dal Ba’al Shem Tov, e gli altri gruppi che direttamente o indirettamente “procedono” dal discepolo prediletto del fondatore dell’hassidismo, Reb Dov Baer (1704-1772), ilMaggid (“predicatore”) di Meseritz. Alle origini dei Breslover si situa Rabbi Nachman (1772-1811) di Breslov (una città ucraina il cui nome è talora trascritto “Bratslav” o “Breslav”, ma che non va confusa con Bratislava né con Breslau), figlio di una nipote del Ba’al Shem Tov, la cui predicazione assume talora un tono messianico, sottolineato dalla sua raccomandazione di non eleggere un successore. La sua branca, i Breslover (tuttora esistente), è talora detta degli “hassidim morti”, in quanto non fa riferimento a un maestro vivente. Sul piano della presenza culturale e della propaganda, peraltro, i Breslover sono tutt’altro che “morti”: pur contando poco più di tremila membri, la loro attività di diffusione della spiritualità del fondatore e dell’hassidismo resta oggi tra le più visibili, in un mondo dove pure molte scuole hassidiche operano attivamente per farsi conoscere.

Quanto alla discendenza di Reb Dov Baer, essa va distinta fra familiare e spirituale. La linea della famiglia di Reb Dov Baer passa al suo pronipote, il Rizhiner Rebbe Yisrael di Rizhin (1797-1850), dai cui figli e nipoti emergono due principali dinastie hassidiche: i Chortkover (da Chortkov, nell’attuale Ucraina), considerati estinti con la morte nel 1958 in Israele dell’ultimo Chortkover Rebbe, Shlomoh di Chortkov (1894-1958), e i Boyaner, tuttora fiorenti. Per quanto invece riguarda gli allievi di Reb Dov Baer, i principali sono:

–  Elimelekh di Lejask (1717-1786), per molti versi il successore di Reb Dov Baer, che trasforma la cittadina polacca di Lejask nella “Gerusalemme dell’hassidismo”; tra i suoi discepoli, l’Apter Rov Abraham Joshua Heschel (1765-1832), antenato diretto dell’omonimo filosofo Abraham Joshua Heschel (1907-1972) – peraltro aderente alla corrente conservative – è il capostipite della dinastia che guida gli attuali Kapishnitzer, mentre Menahem Mendel Hager di Kosov (1769-1826) è all’origine della scuola che dalla città di Vishnitz, in Ucraina, prende il nome di Vishnitzer, tuttora importante in Israele e negli Stati Uniti;

–  Jacob Yitzahk, il Chozeh (“Veggente”) di Lublino (1745-1815), dopo avere riconosciuto l’autorità di Elimelekh se ne considera, alla morte, il successore. Per diversi decenni, Lublino diventa la capitale dell’hassidismo, e i discepoli del Chozeh sono alle origini di diverse importanti scuole: Moses Teitelbaum (1759-1841) fonda una dinastia che, dopo essersi spostata tra diverse località ungheresi, prenderà l’attuale nome dalla città di Satmar (oggi Satu Mare, in Romania); Shalom Rokeah (1783-1855) è all’origine dei Belzer (da Belz, in Ucraina), particolarmente fiorenti e influenti in Israele; Hayyim Halberstam (1797-1876) stabilisce a Zanz (oggi Nowy Sacz, in Polonia) una corte che i discendenti trasferiscono a Bobov – da cui il nome Bobover -, quindi nel quartiere di Borough Park a Brooklyn; Menahem Mendel di Kotzk (1787-1859), un maestro estremo, difficile ed esigente riscoperto da studiosi accademici contemporanei dell’hassidismo che finisce per vivere da recluso e far bruciare tutti i suoi scritti, ha tra i suoi discepoli Yitzakh Meir Alter (1799-1866) di Ger (oggi Gura Kalwaria, nei dintorni di Varsavia) fondatore di quello che prima dell’Olocausto era probabilmente il più grande gruppo hassidico mondiale, i Gerer, tuttora il gruppo maggiore in Israele;

–  Nahum Twersky di Chernobyl (1730-1798) stabilisce nella città ucraina di Chernobyl (poi teatro nel 1986 di un famoso incidente al locale reattore nucleare) una corte la cui branca principale si trasferirà poi a Skver, da cui il nome Skverer (ma il cognome Twersky e la discendenza da Nahum di Chernobyl si ritrovano in diverse dinastie hassidiche contemporanee);

–  Aharon Hagadol di Karlin (1736-1772) fonda a Karlin, un sobborgo di Pinsk (in Bielorussia) una corte che si trasferirà poi nella vicina città di Stolin, ed è all’origine degli Stoliner, uno dei pochi gruppi a trovare seguaci anche fra gli ebrei della Lituania, il bastione dell’opposizione all’hassidismo;

–  Shneur Zalman (1745-1813), uno dei più giovani, ma secondo molti il più dotato fra i discepoli di Dov Baer, è l’autore di un gran numero di opere – fra cui la Tanya, tuttora studiata da numerose scuole hassidiche – ed è il fondatore della scuola che il figlio chiamato, in onore del maestro, Dov Baer (1774-1827), il Mitteler Rebbe, trasferirà nella città bielorussa di Lubavitch, dando origine ai Lubavitcher.

 Se fino alla Seconda guerra mondiale gli hassidim si dividevano fra loro su questioni di leadership, o su oscuri problemi di interpretazione della Qabbalah, ma mantenevano da molti punti di vista atteggiamenti e stili di vita comuni, oggi le cose sono più complesse. Gli hassidim (a somiglianza di altri ortodossi, e per ragioni simili) si sono profondamente divisi fra favorevoli e contrari allo Stato di Israele. Di solito, chi è contrario allo Stato di Israele (come i Satmar) è anche più interessato a mantenere una “separatezza” dal resto della società e in particolare dal resto del mondo ebraico, sottolineata da un abbigliamento ancora più legato agli antichi costumi dell’Europa Orientale e da una ancor più rigida separazione fra uomini e donne. In Italia, l’unica presenza organizzata è quella dei Lubavitcher. Tuttavia, se la stampa tende a occuparsi quasi esclusivamente di questi ultimi e (per le loro posizioni anti-israeliane) dei Satmar, non bisogna dimenticare che in Israele i gruppi quantitativamente più numerosi sono oggi i Gerer e i Belzer, i cui nomi rimangono peraltro quasi sconosciuti al grande pubblico europeo.

B.: Fonti primarie in lingua italiana del pensiero mistico ebraico, utili per comprendere il retroterra esoterico-cabbalistico dell’hassidismo, inMistica Ebraica. Testi della tradizione segreta del giudaismo dal III al XVIII secolo, a cura di Giulio Busi ed Elena Loewenthal, Einaudi, Torino 1995; di taglio introduttivo, ma assai aggiornato e completo, è il testo di G. Busi, La Qabbalah, Laterza, Bari 1998; la nuova corrente di studi sulla Qabbalah, che sta man mano sostituendo gli studi classici di Gershom Scholem (1897-1982), è egregiamente rappresentata dall’opera di sintesi di Moshe Idel, Cabbalà. Nuove prospettive, trad. it., Giuntina, Firenze 1996. In lingua italiana è assente una bibliografia specifica sul movimento hassidico. Un’opera importante sulle origini del fenomeno e la figura del Baal Shem Tov è quella di Moshe Rosman, Founder of Hasidism. A Quest for the Historical Ba’al Shem Tov, University of California Press, Berkeley – Los Angeles – Londra 1996“, cui affiancare Jean Baumgarten, La naissance du hassidisme. Mystique, rituel et société (XVIIIe – XIXe siècle), Albin Michel, Parigi 2006; molto importante, in chiave sociologica e storica, è il volume di Raphael Mahler, Hasidism and the Jewish Enlightenment, trad. ingl., The Jewish Publication Society of America, Philadelphia 1985; un approccio generale all’hassidismo in lingua francese è il libro di Haïm Nisenbaum, Qu’est-ce que le hassidisme, Éditions du Seuil, Parigi 1997; di taglio enciclopedico ed esaustiva è, infine, l’opera a cura di Tzvi M. Rabinowicz, The Encyclopedia of Hasidism, Jason Aronson Inc., Northvale-Londra 1996, cui va affiancato – per la situazione in Israele – Idem, Hasidism in Israel. A History of the Hasidic Movement and Its Masters in the Holy Land, Jason Aronson, Northvale (New Jersey) – Londra 2000.

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