eb_01L’ebraismo è la più antica religione che possa vantare una presenza costante e ininterrotta sul territorio italiano (nonostante alcuni tentativi recenti di “ricreare” riti dell’antica Roma, in questo caso non si può parlare di una presenza ininterrotta). La religione ebraica, a tal punto formatasi in simbiosi con il popolo ebraico da non potersi quasi trattare di essa senza accennare a quest’ultimo, si definisce principalmente per due elementi: uno legale, l’Halakhah (“via”, “norma di comportamento”, “precetto”; dal verbo lalekhet, che indica il dirigersi verso, l’essere in cammino) – che costituisce la parte normativa della tradizione e sta alla base dell’ortoprassi ebraica – e uno non legale, l’Haggadah (“racconto”), consistente in una vasta serie di narrazioni, parabole, proverbi, massime, omelie e aforismi che hanno valore etico, diversamente interpretabili e interpretati. La possibilità di diverse interpretazioni permette la nascita di gruppi separati; tuttavia, non si esce veramente dall’ebraismo finché non si spezza il legame con l’Halakhah.

L’ebraismo attuale consiste di due componenti storico-etniche, con differenze fra loro: i sefarditi, di origine mediterranea, e gli ashkenaziti, di origine centro-europea. Le credenze e le pratiche fondamentali dei due gruppi sono le stesse, anche se è vero che certe usanze e certi elementi del culto differiscono, tanto che nei paesi dove la comunità è numerosa coesistono sinagoghe sefardite e sinagoghe ashkenazite. Tuttavia, dove la comunità è piccola, non è raro vedere sefarditi e ashkenaziti riunirsi in un’unica sinagoga, il che mostra bene che non si tratta di fedi diverse.

Più complesso è il discorso per le tre principali “correnti” dell’ebraismo moderno, che si mostrano divise soprattutto negli Stati Uniti (dove rappresentano, rispettivamente, il 10%, il 32% e il 38% degli ebrei affiliati a sinagoghe, anche se le proporzioni si rovesciano se si considera, invece dell’affiliazione, la frequenza almeno mensile): ortodossi, conservative e riformati. L’ebraismo riformato è nato in Germania nel secolo scorso, ma ha trovato il suo manifesto negli Stati Uniti con la Piattaforma di Pittsburgh del 1885, in cui si dichiara l’intenzione di rifiutare tutto quanto non sia “adatto alle vedute e alle abitudini della civiltà moderna” nelle cerimonie come nella dottrina e nella morale. In Germania i riformati avevano adottato il tedesco in luogo dell’ebraico nelle cerimonie, l’uso dell’organo, paramenti “sacerdotali” per i rabbini e così via. In America i riformati pongono l’accento soprattutto sulla “americanizzazione” dell’ebraismo.

Contro i riformati si schierano fin dalla prima metà dell’Ottocento gli ortodossi, che insistono sull’ispirazione divina sia della Torah sia del Talmud e sulla necessità di evitare di “diluire” la fede nel compromesso con la modernità. Se uno dei padri fondatori del movimento ortodosso – il rabbino di Francoforte Samson Raphael Hirsch (1808-1868) – accetta la scienza moderna, pure affermando che in caso di conflitto è la Torah a dovere prevalere (e da lui nasce la corrente detta neo-ortodossa), altri vedono nella scienza profana un pericolo per l’integrità della fede. Tra riformati e ortodossi si colloca la corrente “intermedia” dei conservative (per relazione alla corrente ortodossa, la traduzione italiana “conservatori” non rende la tendenza piuttosto “progressista”, anziché “conservatrice”, del movimento, pur se la traduzione del termine ebraico massortim sarebbe “tradizionalisti”; alcuni suggeriscono perciò la versione “conservativi”), che mantiene l’uso della lingua classica, la legge del Sabato e altri aspetti dell’ebraismo tradizionale, per cui professa la più grande venerazione, senza tuttavia considerare la tradizione come una realtà immutabile – come invece fanno le correnti ortodosse -, quanto piuttosto un corpus che deve confrontarsi dinamicamente con il contesto socioculturale moderno e che si sviluppa nel corso della storia.

Le prime comunità della corrente massortim (conservative) sono sorte in Italia – nell’ambiente dell’ebraismo livornese -, e anche se al giorno d’oggi una delle personalità di spicco di tale corrente è Roberto Arbib (nato e cresciuto a Roma, fino al suo espatrio in Israele nel 1975), ordinato rabbino nel 1991 e oggi a capo della Qehilat Sinai di Tel Aviv, nonché fondatore del centro studi ebraici superiori Iyun, allo stato attuale la presenza nel nostro paese della tendenza conservative è oltremodo ridotta. Con la decisione dei riformati americani, del 1983, di dichiarare che l’appartenenza al popolo ebraico si trasmette di padre in figlio (mentre la Legge afferma che decisiva per il figlio è l’appartenenza ebraica della madre) – e con una grande facilità di accettare convertiti – nasce un conflitto con un elemento fondamentale dell’Halakhah, che per alcuni ortodossi pone i riformati (nonostante i recenti tentativi di riavvicinamento) fuori della comunità ebraica. Accanto ai riformati si devono citare i “ricostruzionisti”, fondati dal rabbino Mordecai Menahem Kaplan (1881-1983) originariamente come scisma del movimento conservatore, ma oggi più vicini alla Riforma, “quarta denominazione” (con cinquantamila membri) dell’ebraismo statunitense, mentre per alcuni la “quinta denominazione” è costituita dal Jewish Renewal Movement, cioè da quell’insieme di sinagoghe e di rabbini – alcuni dei quali riformati, altri “indipendenti” – che importano all’interno di un ebraismo progressista idee tipiche della corrente New Age.

B.: Il testo sacro di riferimento è la Bibbia; un’edizione italiana conforme alla tradizione ebraica è quella curata da Rav Dario Di Segni, Bibbia ebraica. Pentateuco e Haftaroth, Giuntina, Torino 1995. Si vedano pure: Vittorio Castiglione (a cura di),Mishnaiot, Sabbadini, Roma 1962; Dante Lattes, Nuovo commento alla Torah, Carucci, Roma 1976; e Gunter Stemberg, Introduzione al Talmud e al midrash, trad. it., Città Nuova, Roma 1995. Per il Talmud babilonese per ora l’unica edizione inglese completa disponibile è The Soncino Talmud, 30 voll. (ridotti a 18 nel testo inglese senza versione originale a fronte), Soncino Press, Brooklyn (New York ) 1990. Sull’ebraismo storico e contemporaneo un punto di partenza essenziale e generale è l’Encyclopedia Judaica, nuova ed. rivista, Keter, Gerusalemme 1996, 18 voll. Un’altra importante enciclopedia è quella curata da Jacob Neusner – Alan J. Avery-Peck – William Scott Green, The Encyclopedia of Judaism, 4 voll., Continuum, New York 1999-2002. Cfr. pure, in generale, Elena Loewenthal,Ebraismo, IdeaLibri, Rimini 1998; Dan Cohn-Sherbok, Atlas of Jewish History, Routledge, Londra – New York 1994 (trad. it. Storia degli ebrei, Piemme, Casale Monferrato [Alessandria] 1998); Idem – Lavinia Cohn-Sherbok, A Short History of Judaism, OneWorld, Oxford 1994 (trad. it. Breve storia dell’ebraismo, il Mulino, Bologna 2001). Sullo studio accademico dell’ebraismo, essenziale è il testo di Martin Goodman (a cura di), The Oxford Handbook of Jewish Studies, Oxford University Press, Oxford 2002. Sulla storia degli ebrei, cfr. pure Franca Tagliacozzo e Bice Migliau, Gli ebrei nella storia e nella società contemporanea, La Nuova Italia, Firenze 1993; J. Alberto Soggin, Storia d’Israele, Paideia, Brescia 1984; Lea Sestieri, Gli ebrei nella storia di tre millenni, Carucci, Roma 1980; e Friedrich Battenberg, Gli ebrei in Europa, dalla Diaspora alla Shoah, ECIG, Genova 1996. Infine, per un quadro dettagliato delle singole correnti e una “mappa” dell’ebraismo contemporaneo, cfr. Massimo Introvigne – J. Gordon Melton, L’ebraismo moderno, Elledici, Leumann (Torino) 2004.