2_prot_02Due correnti storiografiche si contrappongono a proposito delle origini – e quindi della collocazione tipologica – dell’intero movimento battista. Una prima corrente, più antica, che ebbe come principale esponente nel secolo scorso Thomas Armitage (1819-1896), riconduce i battisti alla Riforma radicale e in particolare agli anabattisti, da cui deriverebbero. Una seconda corrente – prevalente nel XX secolo negli Stati Uniti (ma non necessariamente in Europa) – rifiuta l’origine “radicale” e anabattista, e considera invece il movimento battista come un rinnovamento all’interno del mondo riformato di origine calvinista. Secondo uno dei principali esponenti di questa corrente storiografica, Robert G. Torbet, “i battisti non hanno condiviso con gli anabattisti l’avversione di questi ultimi nei confronti del giuramento e delle cariche pubbliche. Né hanno adottato le dottrine pacifiste degli anabattisti, o le loro vedute teologiche sull’incarnazione, l’escatologia, la necessità di osservare una successione apostolica nell’amministrazione del battesimo” (A History of Baptists, The Judson Press, Chicago 1950, p. 62).

Questo non significa – naturalmente – che i battisti non siano stati influenzati da correnti della Riforma radicale, in particolare dai mennoniti, da cui oggi sono tuttavia distanti nella teologia e nello stile di vita. I mennoniti hanno del resto influenzato soprattutto la corrente battista più antica ma destinata storicamente ad acquistare minore diffusione, quella dei cosiddetti “battisti generali” la cui fondazione si può fare risalire a John Smyth (1570-1612). Perseguitato in Inghilterra come dissidente, Smyth si trasferisce in Olanda nel 1607. Qui Smyth è fortemente influenzato dai mennoniti olandesi, nella cui Chiesa peraltro – contrariamente a una leggenda diffusa – non è mai ricevuto. I suoi seguaci sono però assorbiti dai mennoniti dopo la sua morte, mentre il suo compagno Thomas Helwys (1550-1616) – che era venuto dall’Inghilterra con Smyth, ma che se ne era separato non condividendo le sue inclinazioni mennonite – decide di ritornare nelle Isole Britanniche.

Questo primo gruppo di “battisti” – almeno secondo la ricostruzione storiografica oggi dominante – continua a muoversi nell’ambito di una teologia riformata, ma critica il legame di talune Chiese riformate (come della Chiesa anglicana) con lo Stato, che vede simboleggiato nel battesimo dei bambini. A quest’ultimo è sostituita la libera scelta del battesimo degli adulti. Dopo la morte di Smyth il gruppo che trae origine da lui adotta, sul problema della grazia e della predestinazione, la posizione arminiana (secondo cui la grazia è offerta a tutti), distinta sia dal classico predestinazionismo calvinista sia dall’interpretazione mennonita del libero arbitrio. La nozione “generale” della redenzione (per tutti, non per i soli predestinati) è all’origine del nome di “battisti generali”.

La corrente dei “battisti generali” influenza certamente da nascita dei primi “battisti particolari” (che mantengono invece la nozione calvinista della predestinazione). Il battismo “particolare” può essere considerato uno sviluppo radicale del mondo puritano, nel senso che la separazione del calvinismo inglese dalla Chiesa d’Inghilterra è sottolineata con il rifiuto del battesimo ricevuto dagli anglicani e dagli stessi congregazionalisti, che erano sì calvinisti ma la cui genealogia risaliva ancora, tutto sommato, alla Chiesa d’Inghilterra. Queste posizioni sono difese tra gli altri da Henry Jacob (1563-1624), che peraltro non diventerà mai tecnicamente un battista.

I “battisti particolari” riprendono anche la dottrina dell’immersione come modalità corretta del battesimo, che tra i battisti “generali” era stata insegnata fin dal 1609. Nel 1644 questa dottrina è incorporata nella Confessione di fede di Londra, che rimane un documento centrale (e radicato nella tradizione calvinista) nella storia del battismo. Benché le storie delle origini battiste dedichino spesso più spazio ai “generali” che ai “particolari”, non si deve dimenticare che il battismo così come oggi lo conosciamo deriva largamente dalla corrente “particolare”, anche se piccoli gruppi di “generali” – come la General Association of General Baptists del Missouri – hanno resistito all’assimilazione e continuano negli Stati Uniti un’esistenza indipendente.

La maggioranza delle denominazioni battiste attive oggi nel mondo deriva invece dai “particolari”, ma si è divisa su altre questioni. Vi sono per esempio denominazioni battiste “del Settimo Giorno” (le cui origini risalgono al lontano 1617) che sono “sabatiste”, cioè considerano giorno del Signore il sabato in luogo della domenica: queste denominazioni sono rimaste piccole, ma sono alle origini del successo del sabatismo negli Stati Uniti, particolarmente presso il gruppo (maggioritario) di avventisti detto appunto del Settimo Giorno. Negli Stati Uniti la guerra civile e la questione della schiavitù dividono nel 1845 la Convenzione battista del Sud (oggi il più grande organismo battista del mondo per numero di fedeli) dalla Convenzione battista del Nord (chiamata in seguito Convenzione battista americana e oggi Chiese battiste americane), quest’ultima di orientamento teologicamente più liberale. Il rifiuto della cooperazione missionaria interprotestante aveva già portato agli inizi del XIX secolo alla formazione di una corrente “battista primitiva” negli Stati Uniti, che conserva ancora oggi un notevole vigore; la controversia sul fondamentalismo porterà più tardi nel 1920 alla fondazione all’interno dei battisti del Nord degli Stati Uniti della Conservative Baptist Fellowship, che è all’origine di numerose denominazioni conservatrici e dell’attuale Conservative Baptist Association of America. Infine si deve tenere conto di un vigoroso battismo afro-americano, in parte organizzato in denominazioni, come la Convenzione battista nazionale degli U.S.A., che sono separate dalle denominazioni battiste prevalentemente bianche, anche se in dialogo con loro.

Le divisioni di questa grande corrente (37 milioni di membri adulti e “professanti”, settanta milioni di “popolazione complessiva” che nelle statistiche battiste comprende anche i bambini e i simpatizzanti) hanno avuto qualche riflesso anche sulle missioni italiane. Un interesse per l’Italia è sorto nel mondo battista dopo l’Unità. La prima missione, nata in ambiente battista inglese in modo spontaneo, sorge a Bologna nel 1863 con il nome Gospel Mission to the Italians. Se questa esperienza ha breve durata, assai più duratura si rivela The Spezia Mission for Italy and the Levant, costituita a La Spezia nel 1866 dal pastore inglese Edward Clarke (1820-1912). Dopo la presa di Roma nel 1870, l’entusiasmo dei battisti anglosassoni per l’Italia cresce, e a Roma sono organizzate tre missioni, rispettivamente dai battisti inglesi, dai battisti statunitensi del Sud e da quelli del Nord. Questi ultimi cessano l’attività nel 1882. Nel 1884 i tre rami superstiti del battismo italiano (la Spezia Mission e le missioni inglese e statunitense del Sud a Roma) decidono di federarsi nell’Unione cristiana apostolica battista (UCAB), che può contare su un certo numero di pastori italiani venuti al battismo dal mondo delle Chiese libere e che in pochi decenni costruisce in Italia una rete di comunità, scuole, giornali, associazioni culturali e caritative.

Nel 1922 la missione inglese si accorda con quella americana per ritirarsi dall’Italia: il movimento battista consta così di due sole componenti (la Spezia Mission continua infatti una esistenza autonoma sotto la guida di Harry Herbert Pullen, 1862-1951) e si presenta come più coeso, esprimendo pure figure di spicco in campo culturale tra cui Giuseppe Gangale (1898-1978). Il fascismo, peraltro, non vede di buon occhio le Chiese battiste considerandole “straniere”, e la guerra ne ridimensiona la presenza, che tuttavia continua. Nel 1954 la Spezia Mission si riorganizza come Associazione Missionaria Evangelica Italiana (A.M.E.I.), con crescente autonomia dagli aiuti anglosassoni. Nel 1956 è fondata l’U.C.E.B.I. (Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia), storicamente derivata dalla missione statunitense ma con statuto e responsabilità autonome, in cui nel 1966 confluisce anche l’A.M.E.I.. Alcuni gruppi battisti conservatori hanno però mantenuto una posizione indipendente, formando un network critico nei confronti dell’U.C.E.B.I. che si era espresso nell’Assemblea Evangelica Battista Italiana (AEBI). Dal 2006, chiese battiste “particolari” italiane hanno dato vita alle Chiese Evangeliche Battiste Riformate in Italia (C.E.R.B.I.).

B.: Sulle origini le opere classiche sono: Thomas Armitage, A History of the Baptists, Bayan, Taylor & Co., New York 1887; Robert G. Torbet, A History of Baptists, The Judson Press, Chicago 1950. Sulle controversie storiografiche interessante è pure H. Leon McBeth, The Baptist Heritage, Broadman Press, Nashville (Tennessee) 1987. Sulla Spezia Mission e le origini battiste in Italia cfr. Franco Scaramuccia,Un’avventura di fede. L’opera missionaria di Edward Clarke (1820-1912), Claudiana, Torino 1999.

L’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (U.C.E.B.I.)

Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (U.C.E.B.I.)
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L’U.C.E.B.I. nasce nel 1956, con una autonomia dalla missione statunitense che, secondo Paolo Spanu e Franco Scaramuccia (I battisti, Claudiana, Torino 1998, p. 45) “non fu reale in quel momento, perché l’Unione non aveva né risorse economiche né la chiarezza teologica e politica per realizzare la sua libertà di esistenza e di movimento”. Un passo importante è compiuto però subito dopo la fondazione dell’U.C.E.B.I. con la creazione, accanto all’Unione, di un ente patrimoniale tuttora esistente, con sede a Roma, civilmente riconosciuto con D.P.R. del 20 gennaio 1961 e titolare dei beni prima intestati alla missione americana o a società come la Spes S.r.l. o la Philadelphia S.r.l. Dopo questo passo, una “Base d’intesa” con la missione getta le basi della completa autonomia dell’Unione italiana, realizzata – dopo diverse tappe intermedie – nel 1993 con la donazione da parte della missione all’ente patrimoniale di tutte le proprietà che la prima ancora detiene in Italia e nel 1995, con il ritiro dal nostro paese della missione statunitense in quanto tale, che lascia in Italia alcuni missionari, in tutto però equiparati agli altri pastori dell’U.C.E.B.I.

L’Unione riunisce oltre cento Chiese, presenti in tutte le regioni, non tutte battiste (oltre alla Chiesa riformata di Peschici, ci sono Chiese evangeliche indipendenti, e Chiese di lingua straniera: sei di lingua inglese, tre eritree, una filippina, tre cinesi, una coreana e una nigeriana), con una cinquantina di pastori (uomini e donne), cinquemila membri adulti e una popolazione complessiva (compresi bambini e simpatizzanti) sulle venticinquemila unità. Carta fondamentale dell’U.C.E.B.I. è lo statuto, che disciplina le modalità di vita dell’Unione e indica la linea comune di testimonianza e di servizio, esprimendo l’unità della fede e lasciando piena autonomia alle Chiese locali. Lo stesso non è stato sottoposto ad approvazione statale, perché la confessione battista in quanto tale ha sempre rifiutato ogni ingerenza dello Stato, quindi anche il “riconoscimento” in quanto confessione, delegando i rapporti istituzionali all’ente patrimoniale.

In seno all’Unione operano l’assemblea generale, che è l’organo deliberativo e si riunisce ogni due anni; il comitato, che è l’organo esecutivo ed è composto da otto membri; e il collegio degli anziani, eletto dall’assemblea generale, cui spetta il compito di comporre le controversie. Il 29 marzo 1993 è stata sottoscritta l’Intesa con lo Stato italiano, resa esecutiva con legge 12 aprile 1995, n. 116. Come per altre confessioni, l’Intesa regola la concorrenza alla ripartizione della quota pari all’otto per mille del gettito IRPEF (art. 16), l’assistenza spirituale in luoghi quali carceri, ospedali e simili (artt. 5-6-7), il matrimonio. L’Intesa riconosce anche alcuni principi peculiari dell’identità battista, in particolare la pluralità di ministeri presenti (art. 3), il riconoscimento delle Chiese locali secondo la concezione congregazionalista (art. 11), la comprensione teologica tipica dei battisti della separazione fra Stato e Chiesa (con un’integrazione all’Intesa del 1995 sottoscritta il 16 luglio 2010 l’U.C.E.B.I. ha deciso di partecipare alla ripartizione dell’otto per mille del gettito IRPEF, comprese le somme derivanti dalle scelte non espresse, modificando così l’originaria decisione di rinuncia a tale ripartizione).

Nel 1990, dopo sette anni di studio, l’assemblea generale dell’U.C.E.B.I. per la prima volta ha approvato una confessione di fede comune delle Chiese battiste. Superando riserve precedenti che consideravano una professione di fede comune come una limitazione del libero atto di fede individuale, è stato elaborato un documento di sintesi, descrittivo, che non ha valore dogmatico vincolante ma soltanto di proposta e di riferimento per le Chiese locali. Peraltro, fra le Chiese battiste c’è sempre stato un consenso teologico tacito, benché non definito, e alcuni principi generalmente ammessi sono ora trascritti nella confessione di fede: la Sacra Scrittura come unica autorità normativa per la fede e per la vita; il battesimo degli adulti per immersione, dopo una confessione di fede personale; la Chiesa intesa come comunione dei credenti rigenerati dalla grazia, organizzata secondo il sistema congregazionalista; separazione fra Chiesa e Stato come garanzia di libertà religiosa, che non vuol dire impossibilità di relazioni ma indipendenza dallo Stato intesa come libertà da ogni condizionamento.

Secondo la fede battista tutti i credenti sono uguali nella Chiesa e non c’è differenza fra pastori e laici. Il ministero pastorale può essere esercitato da uomini e donne cui è stata riconosciuta una vocazione speciale e che hanno ricevuto una preparazione biblica e teologica particolare, spesso a livello universitario. Il pastore o la pastora presiede il culto e predica l’Evangelo; tuttavia coloro che prendono parte al culto hanno la possibilità di sostituire il pastore in caso di necessità. Di regola il pastore non indossa la toga e il culto è ancora più semplice di quello riformato: predicazione, letture bibliche, preghiere e inni ne costituiscono l’ossatura, ma il formato rimane libero. Uno dei suoi momenti più significativi è la celebrazione della Cena del Signore, pasto simbolico e comune a tutti coloro che vogliono confessare la propria fede in Cristo e testimoniare la loro comunione spirituale. Si svolge ogni prima domenica del mese.

Tutte le Chiese locali – uguali fra loro e considerate parti dell’unica Chiesa fondata da Gesù Cristo – si autogovernano e decidono in modo autonomo la propria linea di testimonianza, pur restando unite spiritualmente. In senso proprio non esistono Chiese battiste nazionali, né una Chiesa battista universale. Vi sono solo associazioni e unioni di Chiese locali, i cui rappresentanti si riuniscono in assemblee generali, che hanno solo un’autorità morale e devono ricevere il consenso delle comunità locali. Dal 1977 l’U.C.E.B.I. fa parte del Consiglio Ecumenico (o Mondiale) delle Chiese. Nel 1990 è stato sottoscritto un “Documento sul reciproco riconoscimento fra Chiese battiste, metodiste e valdesi in Italia” in cui si dà atto delle differenze quanto al battesimo dei bambini (non ammesso dai battisti) ma si dà atto che “laddove, indipendentemente dalla forma e dal tempo in cui il battesimo è stato celebrato, si riscontra in chi l’ha ricevuto la realtà dei suoi frutti, (…) grazie all’azione dello Spirito la sostanza del battesimo è presente in quella persona”. La collaborazione fra battisti, valdesi e metodisti abbraccia del resto in Italia numerosi campi dell’azione evangelica, pastorale e culturale.

B.: L’opera di riferimento è quella di Domenico Maselli, Storia dei battisti italiani (1873-1923), Claudiana, Torino 2003. Una breve ma essenziale presentazione è quella di Paolo Spanu – Franco Scaramuccia, I Battisti. Libertà – tolleranza – democrazia, Claudiana, Torino 1998. Cfr. pure Paolo Sanfilippo, L’Italia battista, U.C.E.B.I., Roma 1959; Domenico Tomasetto, Commento alla confessione di fede dell’U.C.E.B.I., U.C.E.B.I., Roma 1992; F. Scaramuccia – Renato Maiocchi, L’Intesa battista: un’identità rispettata, Claudiana, Torino 1994.

Il movimento battista conservatore

Associazione Evangelica Battista Italiana (A.E.B.I.)
Via G. Matteotti 21
80046 San Giorgio a Cremano (Napoli)
Tel.: 081-7574417

A partire dagli anni 1920 negli Stati Uniti i Battisti del Nord (oggi Battisti Americani) sono divisi da un conflitto fra liberal ed evangelical. Nel 1943 è fondata una Conservative Baptist Foreign Mission Society, che nel 1945 è esclusa dalla denominazione, dove prevale la maggioranzaliberal. Nel 1946 alla conferenza di Grand Rapids (Michigan) l’ala conservatrice e fondamentalista si separa dall’ala liberal dei Battisti del Nord, e comincia a esplorare la possibilità di una organizzazione autonoma. Una decisione finale è presa ad Atlantic City nel 1947, e nel 1948 a Milwaukee è fondata la Conservative Baptist Association (oggi CB America). Questa denominazione si dota di una Home Mission Society e si accorda con la Conservative Baptist Foreign Mission Society, che nel secondo dopoguerra (dal 1948) opera anche in Italia tramite l’Associazione missionaria battista italiana (A.M.B.I.). Dal 1994 la Conservative Baptist Foreign Mission Society prende il nome di CB International (oggi WorldVenture). A questo gruppo, di orientamento teologicamente più conservatore rispetto all’U.C.E.B.I. (e che conta nel mondo oltre duecentomila aderenti), aderiscono in Italia diverse comunità, alcune delle quali si erano riunite nel 1972 nella Assemblea Evangelica Battista Italiana, nata dalla vecchia A.M.B.I., e oggi trasformata nella Associazione Evangelica Battista Italiana. Il network battista conservatore continua a essere presente in Italia fra quanti ritengono l’U.C.E.B.I. eccessivamente “progressista”, a prescindere dalle forme associative.

B.: Walter A. Pegg, Historic Baptist Distinctives, Conservative Baptist Foreign Mission Society, Wheaton (Illinois) 1952; Bruce R. Shelley,Conservative Baptists, Conservative Baptist Theological Seminary, Denver (Colorado) 1962.

Chiesa Evangelica Battista Internazionale “Gesù Libera”
c/o Patronato “San Pio X”
Via Nicolodi, 5
30175 Marghera (Venezia)
Tel.: 346-3057110
URL: www.evangelicimarghera.it

La Chiesa Evangelica Battista Internazionale “Gesù Libera” è una comunità di recente fondazione – la nascita risale al 15 febbraio 2004, in seguito al distacco dalla Chiesa Battista di Marghera, che appartiene all’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (U.C.E.B.I.) – facente parte teologicamente dell’area battista conservatrice, ma aperta al dialogo e alla comunione all’interno di un cristianesimo denominazionale e interconfessionale (a tal proposito, sono in atto forme di collaborazione con la comunità di base della parrocchia San Pio X di Marghera – che offre i locali del patronato per i culti domenicali – e con la St George’s Anglican Church di Venezia).

Realtà congregazionalista e indipendente, la Chiesa Evangelica Battista Internazionale “Gesù Libera” è membro delle Chiese Battiste Italiane (C.B.I.), dell’Alleanza Evangelica Italiana – organismo di cooperazione protestante di cui si parla in altra sezione del presente progetto – ed è in comunione con diverse Chiese evangeliche, fra cui le Chiese Evangeliche Riformate Battiste d’Italia (C.E.R.B.I.) e il Centro Evangelico il Faro di Mestre (Venezia).

Dal punto di vista confessionale, la Chiesa Evangelica Battista Internazionale “Gesù Libera” si riallaccia alla Riforma classica e radicale. Ha una sua confessione di fede, comprendente 14 articoli, pur ritenendosi consapevole che una confessione di fede – essendo il risultato di una riflessione biblico-teologica – non è di per sé salvifica né è vincolante per la fede, anche se risulta rilevante per la sua funzione pedagogica. Di particolare interesse è la visione evangelica di questa comunità, riassunta nel seguente slogan: “Una Chiesa che prega, una Chiesa che ama, una Chiesa che dà, una Chiesa che va”.

Come si evince dalla denominazione, la Chiesa Evangelica Battista Internazionale “Gesù Libera” si è data un carattere internazionale, essendo formata da credenti e simpatizzanti di diverse nazionalità di cui una ventina sono membri, con una popolazione fluttuante in occasione dei culti domenicali attorno alle trenta unità. La leadership – eletta democraticamente dalla comunità – è composta dal pastore Paolo Brancè e da due diaconi, Attila Banyai e Julie Maynard.

B.: Il pastore Paolo Brancè è autore della tesi di laurea in Scienze Storico-Religiose, Le origini del Battismo: John Smyth e la prima Chiesa Battista, Università “La Sapienza”, Roma a.a. 2007-2008.

Chiese Battiste Italiane (C.B.I.)
c/o Patronato “San Pio X”
Via Nicolodi, 5
30175 Marghera (Venezia)
Tel.: 346-3057110
E-mail: info@chiesebattisteitaliane.it
URL: www.chiesebattisteitaliane.it

La Chiesa Cristiana Evangelica in Alatri nasce nel 2006 – da una precedente “stazione missionaria” attiva dal 2004 – e inizia nel 2008 un’opera di contatti con altri pastori per la creazione di un nuovo polo battista conservatore. Il fondatore, il pastore Luciano Leoni, riceve l’aiuto dell’Associazione delle Chiese Cristiane Evangeliche Libere del pastore Abele Aureli e il supporto giuridico della Missione Italiana per l’Evangelo del pastore Mosè Baldari. Queste collaborazioni organizzative, che il pastore Leoni riconosce con gratitudine, non si traducono però in un’omogeneità dottrinale dal momento che la Chiesa Cristiana Evangelica in Alatri si situa decisamente nell’ala conservatrice del movimento battista, con un atteggiamento molto riservato nei confronti dell’ecumenismo – che comprende un’attiva critica della Chiesa Cattolica – e una difesa della tradizione battista delle origini.

Nel 2009 i contatti del pastore Leoni – particolarmente con il pastore Paolo Brancè della Chiesa Evangelica Battista Internazionale “Gesù Libera” – maturano nella formazione di una nuova associazione teologica battista teologicamente conservatrice, l’Unione Battisti Evangelici Italiani Conservatori (U.B.E.I.C.), le cui linee programmatiche vengono espresse in un Manifesto. Questo quarto polo del mondo battista italiano si considera alternativo alla tendenza “liberale” dell’U.C.E.B.I., a quella “fondamentalista” dell’A.E.B.I. e a quella riformata della C.E.R.B.I. All’U.C.E.B.I. nella sua auto-presentazione rimprovera una teologia “liberale” che porterebbe a conseguenze etiche “devastanti” secondo la visione dei battisti conservatori, mentre tra C.E.R.B.I. e U.B.E.I.C. si è sviluppato un dibattito storico sulle origini e le radici del battismo, che la C.E.R.B.I. vede anche nella tradizione anabattista e non solo nel calvinismo. Ai “fondamentalisti” dell’A.E.B.I. il nuovo polo battista contesta, invece, quello che all’esterno può apparire esclusivismo e la convinzione che coloro che non fanno parte della propria denominazione siano non cristiani o non credenti, il che non potrebbe che portare a un’auto-emarginazione in campo sia religioso sia sociale. La particolare attenzione al “protobattismo” anabattista, temperata “da una sobria presenza di elementi calvinisti”, dovrebbe condurre l’U.B.E.I.C., nelle intenzioni del pastore Leoni, ad accogliere molti dei battisti italiani che non si riconoscono nelle tre principali aggregazioni esistenti.

Il 15 maggio 2010, anche come conseguenza del lavoro di gestazione iniziato nel 2009 in favore della creazione di un progetto di aggregazione del battismo conservatore italiano, in sostituzione dell’U.B.E.I.C. si sono costituite le Chiese Battiste Italiane (C.B.I.), con l’obiettivo di rilanciare l’identità battista in base ai princìpi teologici fondamentali del battismo delle origini. Vi aderiscono attualmente cinque comunità – Alatri (Frosinone), Roma, Ladispoli (Roma), Asti e Venezia – e altre due sono in via di formazione in provincia di Roma, a Bracciano e Civitavecchia. Presidente della neonata associazione – che dall’autunno 2011 ha dato vita a una Facoltà Battista di Teologia strutturata per operare i suoi corsi in e-learning – è il pastore Luciano Leoni, vicepresidente il pastore Paolo Brancè.

B.: Sul sito Internet delle C.B.I. è reperibile il Manifesto delle Chiese Battiste Italiane. Una sintetica presentazione del battismo nella prospettiva delle C.B.I. è offerta da Paolo Brancè, I Battisti. Tra storia e fede: Brevissime annotazioni, Edizioni Battiste “Il Nazareno”, s.l. 2010.

Le Chiese battiste cinesi in Italia

Unione Cristiano-Evangelica Cinese in Italia
c/o Chiesa Evangelica Cinese di Roma
Via del Teatro Valle, 26
00186 Roma
Tel.: 06-4880346

L’Unione delle Chiese Cristiane Cinesi in Italia è un organismo di comunione, sostegno e assistenza alle Chiese cinesi presenti sul territorio italiano. Le origini dell’Unione sono di radice battista anche se – nella difficile situazione che incontrano sia in patria, sia all’estero – i cristiani evangelici cinesi tendono a riunirsi al di là delle distinzioni di denominazione e di teologia. In Italia, la prima comunità cinese organizzata nasce a Roma nel 1984, fondata per iniziativa di un nucleo di tre famiglie: una decina di persone che decidono di riunirsi ogni domenica presso i locali del ristorante “La Pace”, sito in Via Madonna dei Monti – angolo Via dei Serpenti – di proprietà del pastore Wong. Alle riunioni partecipa anche una signora siciliana appartente alle Assemblee di Dio, che parla cinese perché è andata in missione a Cina nel 1945 e aiuta con la sua esperienza musicale. Nello stesso anno 1984 altri due gruppi si formano a Bologna nel mese di giugno e a Pisa in ottobre. A Bologna, tre signore evangeliche cinesi cominciano a riunirsi ogni domenica per pregare. A Pisa invece arriva un pastore proveniente da Hong Kong.

Il 25 dicembre 1984 si riuniscono i gruppi di Roma, Bologna e Pisa e si forma ufficialmente la Chiesa Cristiana Cinese in Italia, poi Unione Cristiano-Evangelica Cinese in Italia. Altre comunità si formano in seguito in altre città italiane. Si stabilisce un incontro, ogni tre mesi, di tutti i responsabili delle comunità. Ogni anno ad agosto si riuniscono anche i membri e si celebrano i battesimi. A questi incontri sono invitati pastori di altri paesi.

Attualmente si contano alcune decine di Chiese cinesi, che si trovano principalmente nel Centro e Nord Italia. Vi sono, fra l’altro, due comunità a Roma, e una in ognuna delle seguenti città: Milano, Prato, Firenze, Pisa, Pistoia, Empoli, Genova, La Spezia, Torino, Reggio Emilia, Bologna, Mestre, Trieste, Rimini, Pescara, Bari, Napoli, Salerno e Pompei. I membri in Italia sono circa tremila. Le comunità più numerose sono a Roma, con seicento membri complessivi nelle due sedi; a Milano, con trecento membri; e infine a Bologna e a Prato, con duecento membri. I pastori responsabili delle Chiese maggiori curano anche le comunità minori nelle altre città.

La dottrina delle Chiese è battista, anche se alcune Chiese sono pentecostali. L’Unione ha rapporti organici con l’U.C.E.B.I. e sporadicamente partecipa alle attività insieme con altre Chiese battiste italiane, ma l’impedimento maggiore è costituito dalla lingua. A livello europeo è in contatto con la Chinese Overseas Christian Mission, COCM, di Londra. Ogni due anni si realizza un incontro di pastori cinesi in Europa. A livello mondiale, l’Unione Cristiano-Evangelica Cinese in Italia è in contatto con l’Unione Mondiale delle Chiese Cinesi.

B.: Esiste un bollettino mensile di diffusione per le Chiese di Roma, il cui titolo tradotto in italiano è “La pronuncia dell’Evangelo”.