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Quando ci si trova di fronte a una Chiesa che si definisce “vetero-cattolica” le cose non sono immediatamente evidenti. Infatti tutta una serie di “piccole Chiese” guidate da “vescovi vaganti”, che derivano la loro successione apostolica – più o meno certa – da Chiese membre dell’Unione di Utrecht, si intitolano volentieri “vetero-cattoliche”. Queste “piccole Chiese” non hanno tuttavia né la consistenza numerica, né la tradizione storica – consolidata anche attraverso la partecipazione al movimento ecumenico – dell’Unione di Utrecht. Questo movimento deriva le sue origini da tre fenomeni successivi:

a.    l’esistenza in Olanda di un gruppo di giansenisti che, non accettando la condanna di Papa Clemente XI (1649-1721) nella bolla Unigenitus del 1713, si separano da Roma negli anni 1719-1724, ottenendo gli ordini episcopali per il loro leader Cornelius Steenhoven (16621725), eletto arcivescovo “vetero-cattolico” di Utrecht il 27 aprile 1723 e consacrato da un vescovo missionario cattolico francese di tendenze gianseniste, Dominique Marie Varlet (1678-1742), ad Amsterdam, il 15 ottobre 1724;

b.   il rifiuto da parte di una minoranza di cattolici e di alcuni teologi, soprattutto di lingua tedesca, di accettare il dogma dell’infallibilità del Papa proclamato dal Concilio Vaticano I (1869-1870). I sostenitori più estremi di questo rifiuto si separano dalla Chiesa di Roma e uno dei loro capi, il tedesco Josef Hubert Reinkens (1821-1896) – docente e rettore presso l’Università di Breslau –, riesce a convincere i vescovi olandesi legati alla sede giansenista di Utrecht a eleggerlo (il 4 giugno 1873) e consacrarlo con il titolo ufficiale di “vescovo cattolico dei vetero-cattolici”, l’11 agosto 1873. Dalla prima Chiesa vetero-cattolica, tedesca, nascono le altre in Austria, Svizzera, Cecoslovacchia, Jugoslavia (con tentativi di minore successo, almeno numerico, in Francia, Italia, Spagna e altri paesi). Il 24 settembre 1889, presso l’abitazione del cofirmatario arcivescovo di Utrecht, Johannes Heykamp (1824-1892), Josef Hubert Reinkens sottoscrive assieme a Casparus Johannes Rinkel (1826-1906), vescovo di Haarlem, Cornelius Diependaal (1829-1893), vescovo di Deventer, ed Eduard Herzog (1841-1924), vescovo della Chiesa Vetero-Cattolica della Svizzera, la Dichiarazione di Utrecht, in cui sono compendiati alcuni principi ecclesiastici generali. In essa si afferma anzitutto la volontà di rimanere vincolati alla fede della “vecchia Chiesa” così come è stata affermata nelle decisioni dogmatiche e dichiarata nei simboli ecumenici del primo millennio. In secondo luogo si rifiutano e respingono “i decreti del Vaticano del 18 luglio 1870 [in particolare, il decreto Pastor Aeternus] sull’infallibilità e l’episcopato universale o l’onnipotenza ecclesiastica del Papa romano”, cui si riconosce comunque il “primato storico” di primus inter pares. È respinta la dichiarazione del beato Papa Pio IX (1792-1878) dell’anno 1854 “sull’immacolato concepimento di Maria, non fondata sulla sacra scrittura e nella tradizione dei primi secoli”. Inoltre, rinnovando “tutte le proteste che la vecchia Chiesa cattolica dell’Olanda già in tempi passati ha sollevato contro Roma”, si giudicano in contraddizione con l’insegnamento della vecchia Chiesa le costituzioni Unigenitus (1713), Auctorem Fidei (1794), il Syllabus (1864), e si respinge il Concilio di Trento (1545-1563) nelle decisioni dogmatiche che riguardano la disciplina;

c.    infine, l’Unione di Utrecht ha ammesso nel suo seno alcune Chiese di origine nazionale ed etnica separatesi da Roma in quanto rifiutano una direzione internazionale o “straniera”, come la Chiesa Nazionale Cattolica Polacca degli Stati Uniti (tuttavia separatasi dal’Unione di Utrecht nel 2003), e anche Chiese nazionali la cui separazione da Roma è avvenuta particolarmente per ragioni politiche (in Spagna, Portogallo, Filippine), le cui origini e la cui teologia derivano piuttosto dalla Chiesa anglicana. Il numero di Chiese aderenti all’Unione di Utrecht tende a non rimanere costante nel tempo. Separazioni sono avvenute, in particolare, intorno alla questione del sacerdozio delle donne, accolto da alcune Chiese dell’Unione di Utrecht (per esempio l’Église catholique chrétienne della Svizzera, che nel 2000 ha ordinato per la prima volta una donna al sacerdozio, facendo seguito all’ordinazione di Angela Berlis e Regina Nickel Bossau, avvenuta in Germania il 27 maggio 1996) e che ha determinato la separazione di altre, compreso un nucleo italiano il quale dal 1997, con il nome di Chiesa Vetero-Cattolica Italiana, si presenta come indipendente da Utrecht.

La Chiesa Vetero-Cattolica mantiene la validità dei sette sacramenti della Chiesa cattolica romana, anche se alla forma individuale della confessione si aggiunge la prassi per cui, in occasione di ogni celebrazione eucaristica, il sacerdote conferisce l’assoluzione a tutti i fedeli che si pentono dei propri peccati in silenzio davanti a Dio. Uomini e donne hanno uguali diritti e possono essere chiamati da Dio al servizio ministeriale e nello stesso tempo corrispondere alla vocazione al matrimonio. Dunque, seppure il celibato è apprezzato, sacerdoti e vescovi possono sposarsi. Inoltre, le donne possono accedere al diaconato e al sacerdozio, ma non in tutti i paesi – a causa delle diversità di tipo culturale e sociale – è seguita questa prassi.

La Chiesa ha una struttura di tipo episcopale-sinodale; tutte le questioni sono decise, in base al principio democratico, dal Sinodo, composto dal clero e da laici rappresentanti le varie parrocchie. Non esiste un centro direttivo a livello internazionale, ma la Chiesa si regola autonomamente in ogni nazione; sulle questioni più importanti si pronuncia la Conferenza Episcopale internazionale. Una funzione puramente rappresentativa e d’onore è svolta dal presidente della Conferenza – che si impegna a garantire la comunicazione fra le diocesi vetero-cattoliche –, l’arcivescovo di Utrecht, che dal 2 luglio 2000 è Joris Vercammen (in precedenza parroco di Eindhoven, rettore e docente di ecclesiologia e teologia pastorale e pratica presso il seminario vetero-cattolico dell’Arcidiocesi di Utrecht), il quale succede ad Antonius Jan Glazemaker, ritiratosi dall’incarico l’11 febbraio 2000. Per quanto attiene alla morale, il matrimonio è considerato indissolubile, ma in caso di divorzio ogni situazione è valutata separatamente, dando anche la possibilità di contrarre un nuovo matrimonio religioso; l’uso della contraccezione è lasciato alla libera scelta dei coniugi.

La Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht è oggi diffusa in Olanda, Germania, Austria, Svizzera, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Bosnia, Croazia, Svezia, Finlandia, Francia, Canada e negli Stati Uniti d’America; quanto all’Italia, dove la presenza dell’Unione di Utrecht – per quanto numericamente esigua – è stata costante negli ultimi decenni, nel 2011 è stata interrotta la missione nel nostro Paese, così avviando una dinamica tuttora in corso della quale diamo conto qui di seguito. Le comunità vetero-cattoliche dell’Unione di Utrecht sono in piena comunione con la Chiesa anglicana e con la Chiesa episcopale americana; buoni sono anche i rapporti con la Chiesa ortodossa. La messa è celebrata nel rito romano nelle lingue nazionali, e in Svizzera si utilizza una liturgia simile al rito ambrosiano. È permessa anche la liturgia di san Giovanni Crisostomo (c. 349-407) oppure la messa in latino detta “di san Pio V”. In prospettiva ecumenica, la Chiesa Vetero-Cattolica vuole dare il suo contributo alla riconciliazione delle confessioni, affinché le Chiese arrivino alla comunione universale in Cristo.

B.: La Chiesa vetero-cattolica dell’Unione di Utrecht pubblica ogni anno, in lingua tedesca (a Berna), Jahrbuch der ChristkatholischenKirche der Schweiz, che offre informazioni generali sulla Chiesa nel mondo. Sulla questione delle donne si veda il volume che ha per autrice una donna sacerdote della Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht: Angela Berlis, Frauen im Prozeß der Kirchwerdung. Beiträge zur Kirchen und Kulturgeschichte 6, Peter Lang Verlag, Francoforte 1998. In generale: C.B. Moss, The Old Catholic Movement, Its Origins and History, SPCK, Londra 1948; Urs Küry, Die Altkatholischer Kirche. Ihre Geschichte, ihre Lehre, ihre Anliegen, Evangelisches Verlagswerk, Stoccarda 19782; B.W. Verhey, L’Église d’Utrecht, presso l’autore, Mirandol-Bourgnounac 1984; Gordon Huelin (a cura di), Old Catholics and Anglicans, 1931-1981, Oxford University Press, Oxford 1983.

La Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht in Italia

In Italia, dove fino al 2011 la Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht ha contato circa cento fedeli – 54 membri giuridicamente iscritti, fra i quali 4 sacerdoti –, erano presenti originariamente due comunità principali – a Bolzano e Milano – e attivati rapporti con referenti in altre città e regioni, i quali vedevano comunque un riferimento imprescindibile nella realtà milanese. A partire dal giugno 2002, tuttavia, alla comunità di Bolzano – l’Associazione Comunità Vetero-Cattolica di Bolzano Santa Maddalena, attiva dal 1997, retta da Stefan Wedra – è stato revocato lo status di parrocchia e la comunità è stata dichiarata non più rappresentativa della Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht; le attività di questa comunità, peraltro, proseguono, e il culto è oggi praticato presso la chiesa evangelico-luterana di Bolzano, grazie a una forma di collaborazione informale con la branca austriaca della Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht.

Dal marzo 2011 il delegato della Conferenza Episcopale Internazionale dell’Unione di Utrecht per l’Italia è stato il vescovo svizzero Harald Rein; precedentemente, dal 1° gennaio 2008, lo è stato il vescovo Fritz-René Müller di Berna, che assunse l’incarico previamente ricoperto – dal 1998 – dal vescovo Joachim Vobbe, di Bonn, in Germania. A Milano ha operato la parrocchia Gesù di Nazareth, fondata il 1° marzo 1996 – originariamente come comunità di lingua ceca e slovacca, poi italiana – dal sacerdote vetero-cattolico Petr Zivný – dottore in psicologia, nato a Praga nel 1958 – e inaugurata il 14 aprile dello stesso anno con la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Praga Dušan Hejbal; successivamente, il 14 settembre 2010, padre Zivný si è dimesso dai suoi incarichi di vicario episcopale, presidente del consiglio sinodale e parroco di Milano, anche in ragione di dissensi interni circa gli sviluppi recenti – di natura teologica e pastorale – della comunità italiana, che costituiscono in un certo senso le premesse della fase di delicata transizione che la Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht in Italia ha attraversato.

La Comunità Gesù di Nazareth si è segnalata per un attivo impegno ecumenico, aderendo sin dalla sua costituzione, il 13 gennaio 1998, al Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano. Il 4 febbraio 2006, a Milano, presso la Chiesa anglicana, il vescovo Vobbe ha conferito l’ordinazione diaconale alla milanese Elisabetta Tisi e alla romana Teodora Tosatti: si è trattato della prima volta nella comunità vetero-cattolica italiana in cui sono delle donne a ricevere l’ordinazione diaconale. In seguito, il 21 ottobre 2006, a Bonn, lo stesso vescovo Vobbe ha conferito l’ordinazione presbiterale a Teodora Tosatti; e il 22 maggio 2010, presso la chiesa anglicana All Saints di Roma, mons. Müller ha elevato al sacerdozio Maria Vittoria Longhitano, che il 29 ottobre 2010 è stata eletta parroco della parrocchia Gesù di Nazareth di Milano.

Oltre alla sede di Milano, la Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht in Italia ha compreso la parrocchia Dio Padre Misericordioso di Roma, la parrocchia Santa Maria Maddalena e San Rocco di Montpellier di Livorno, la parrocchia San Vincenzo di Lerins a Firenze e la comunità suffraganea di Milano Santa Teresa d’Avila di Sabbioneta (Mantova).

A seguito di alcuni episodi occorsi nella prima metà del 2011 – fra i quali vanno menzionate alcune benedizioni nuziali a coppie di pari sesso –, in data 7 giugno 2011 il delegato della Conferenza Episcopale Internazionale per l’Italia, il già menzionato vescovo Rein, ha comunicato ai fedeli italiani la decisione delle Chiese Vetero-Cattoliche dell’Unione di Utrecht di porre fine allo loro missione in Italia. Tale decisione, le cui motivazioni sono tuttora assai discusse, ha portato madre Longhitano a porsi sotto la giurisdizione del vescovo Pierre Welté Whalon (nato nel 1952) della Convocazione delle Chiese episcopali in Europa, una giurisdizione della Chiesa episcopale degli Stati Uniti d’America. La Longhitano ha condotto altresì le comunità che l’hanno seguita – di Milano (Gesù Buon Pastore) e Sabbioneta, oltre a una filiale in Sicilia, per un totale di circa cento fedeli – ad adottare una pastorale fortemente inclusiva e progressista; le celebrazioni liturgiche si svolgono attualmente presso la Chiesa battista di viale Jacopino da Tradate, a Milano. Un percorso per certi versi analogo è stato compiuto dalle comunità di Roma e Firenze, che si sono poste sotto la giurisdizione della Chiesa d’Inghilterra (tutte le parrocchie appartenenti alla missione della comunione di Utrecht in Italia, ora passate sotto la giurisdizione di congregazioni della Comunione anglicana, mantengono tuttavia la loro identità vetero-cattolica e sono in contatto con l’Unione di Utrecht, tramite accordi fra quest’ultima, la Chiesa d’Inghilterra e quella la Chiesa episcopale). Fra le concause della nuova situazione vi è stata la decisione del presidente del consiglio sinodale, Paolo Giordana, di ricevere l’ordinazione diaconale – e il 16 ottobre 2011 quella presbiterale  – dalle mani del vescovo primate della Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica, Giovanni Climaco Mapelli; evento quest’ultimo che ha peraltro condotto alla chiusura della parrocchia San Clemente Willibrord di Torino, la cui comunità, già molto esigua, ha in parte aderito alla giurisdizione di Mapelli e in parte alla Chiesa Cattolica Nazionale Polacca.

La Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica

Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica
Via Giuseppe Govone, 56
20155 Milano
Tel.: 02-9547340; 339-5280021
E-mail: info@chiesaanticacattolica.it 
URL: www.chiesaanticacattolica.it

La Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica – Diocesi di Monza per l’Italia, fondata a Milano nel 2007, trae la sua origine dall’opera di Giovanni Mapelli (nato nel 1959), già docente di religione in alcune scuole secondarie della Lombardia, dal 1982 al 1993, quando scrive una lettera all’allora arcivescovo di Milano, cardinale Carlo Maria Martini S.J. (1927-2012), per esprimere le proprie divergenze su questioni teologiche ed etiche, e nella quale dichiara la propria omosessualità. Dopo le dimissioni dall’insegnamento, nel 2005 Mapelli viene ammesso in un primo momento in una congregazione missionaria di origine africana come novizio. Tuttavia, in ragione delle sue dichiarazioni fortemente critiche nei confronti del primato petrino e della posizione della Chiesa cattolica sull’omosessualità, le autorità ecclesiastiche non consentono di farlo accedere agli ordini sacri. Mapelli decide così di passare tra le fila dell’ortodossia orientale e aderisce alla Metropolia di Milano e Aquileia, una giurisdizione uscita dal vecchio-calendarismo greco e in seguito resasi del tutto indipendente, guidata dall’arcivescovo Evloghios (Hessler).

All’interno di questa Chiesa ortodossa – nel febbraio 2006 – Mapelli diventa monaco con il nome di Giovanni Climaco, ricevendo contestualmente dallo stesso metropolita Evloghios il diaconato e il presbiterato. Il 14 dicembre dello stesso anno, nella chiesa della Teotokos di Bergamo, Evloghios concede a Mapelli la consacrazione episcopale con la funzione di vicario del Primate milanese e il titolo di vescovo di Monza. Nell’aprile 2007, in seguito a un accordo prima verbale e poi scritto con il Primate e il Sacro Sinodo della Metropolia di Milano e Aquileia, Mapelli fonda a Monza una diocesi autonoma per l’intera Lombardia, con l’intenzione di dare vita a una “versione occidentale dell’autentica ortodossia”. È lo stesso arcivescovo Evloghios a benedire la nuova diocesi monzese e a concedere al presule – che da questo momento si fregia quindi del titolo di Eminenza, com’è d’uso in talune Chiese orientali – il titolo di arcivescovo; in seguito, tuttavia, la Metropolia di Milano e Aquileia ritirerà il proprio appoggio all’opera di Mapelli.

La Diocesi di Monza per l’Italia assume infine, nel giugno del 2007, la denominazione ufficiale di “Diocesi della Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica”: essa riconosce al vescovo di Roma un primato d’onore, secondo la tradizione del cristianesimo orientale, mentre si considera del tutto autonoma da ogni altro patriarcato o metropolia ortodossa. Negli anni seguenti, la Chiesa fondata da mons. Mapelli apre tre parrocchie – a Milano, Torino e Palinuro (Salerno) – e altrettante comunità – a Rho-Cesano Boscone (Milano), Bergamo e Carinola (Caserta) –, che sono attualmente servite da cinque presbiteri e tre suddiaconi. A Verona si trova anche un piccolo monastero, in cui vivono quattro monaci. Il numero totale dei membri di Chiesa si aggira intorno ai duecento.

La Chiesa Cristiana Antica Cattolica, secondo la tradizione orientale, professa tutti i dogmi approvati nel corso dei primi sette Concili ecumenici, mentre rigetta quelli promulgati in seguito al “grande scisma” del 1054. L’origine orientale è evidente anche nella teologia eucaristica e sacramentale, tipicamente ortodossa, e nella recita del Simbolo niceno-costantinopolitano senza il “Filioque“. Dal punto di vista liturgico, invece, è peculiare l’abbandono del rito bizantino in favore di un canone più comprensibile, che non preveda l’uso del paleoslavo o del greco antico: in italiano o nelle lingue locali è dunque celebrato il cosiddetto Rito gallicano, una forma liturgica in uso in Gallia nel tardo impero romano e fino al secolo IX in merito alla quale si attribuisce a san Germano di Parigi (496-576) una Expositio missae Gallicanae, che rappresenta una descrizione della forma tardiva verso la fine del secolo VII. È inoltre in fase di studio un messale che raccolga diversi riti approvati e in uso nelle Chiese ortodosse occidentali, secondo le lingue nazionali, basati su una corretta traduzione dai testi originali greci.

I sacramenti ricevuti in altre Chiese con valida successione apostolica sono riconosciuti dalla Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica; nel caso dell’ordine sacro, tuttavia, è richiesta un’integrazione mediante il rito della chirotesia (“benedizione”). Il diaconato, il presbiterato e l’episcopato sono conferiti a uomini sia celibi sia sposati; è inoltre introdotto il diaconato femminile ministeriale – quindi non legato al sacramento dell’ordine –, secondo una prassi invalsa nel primo millennio in alcune Chiese orientali ortodosse: tale ministero, tuttavia, non è riservato soltanto alle monache, ma viene conferito a tutte le donne, anche sposate.

La Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica – Diocesi di Monza per l’Italia presta una particolare attenzione alla pastorale di specifiche categorie: i sacramenti sono infatti amministrati anche a divorziati, risposati, persone conviventi in attesa di matrimonio, omosessuali e transessuali, e comprende inoltre la possibilità di benedizione dell’unione di coppie dello stesso sesso, secondo un rituale mutuato dalla Chiesa anglicana.

La Chiesa Cattolica Nazionale Polacca

Chiesa Cattolica Nazionale Polacca
Via Don Minzoni, 139
55100 Lucca
E-mail: gabernacchi@hotmail.it

La Chiesa Cattolica Nazionale Polacca trae le sue origini dalle istanze autonomiste degli immigrati polacchi americani nella seconda metà del secolo XIX. Le comunità polacche degli USA, infatti, ormai da tempo intrattenevano con le gerarchie romane dei rapporti assai delicati. Il motivo diretto della controversia tra i polacchi e le diocesi cattoliche era costituito dall’assegnazione a sacerdoti stranieri – in particolare irlandesi o tedeschi – di molte parrocchie a predominanza etnica polacca. A ben guardare, tuttavia, la disputa aveva radici più remote: l’immigrazione polacca negli Stati Uniti d’America, iniziata fin dagli anni 1830, si era intensificata dopo la Rivolta di Gennaio del 1863, nel corso della quale polacchi, lituani e bielorussi si erano ribellati contro l’impero dello zar: da allora l’appartenenza religiosa dei polacchi americani era rimasta legata in modo inscindibile al loro nazionalismo.

Il movimento nazionalista-autonomista si sviluppa in campo ecclesiale dopo il 1873 e si diffonde contemporaneamente in diverse città del Midwest – Chicago, Baltimora, Buffalo, Scranton, Cleveland, Detroit e Toledo –; i suoi leader iniziali sono i sacerdoti Anthony Stephen Kozlowski (1855-1907), Anton Francis Kolaszewski (1852-1910), Dominik Kolasinski (1836-1898) e il laico Stanislas Kaminski (1859-1911). Costoro conducono progressivamente le rispettive congregazioni all’indipendenza da Roma: loro scopo precipuo è fornire agli emigrati polacchi un’alternativa alla Chiesa cattolica, che essi giudicano eccessivamente appiattita sulle posizioni delle gerarchie irlandesi e tedesche. Nella vicenda interviene anche Joseph-René Vilatte (1854-1929), il controverso personaggio assai noto nel mondo degli episcopi vagantes, a cui alcune comunità polacche si rivolgono per ricevere protezione: Vilatte tra l’altro ordina sacerdote il già citato Kaminski e procede alla dedicazione di numerose parrocchie polacche, nel tentativo poi fallito di organizzare un’unione nazionale di Chiese etniche sul suolo americano.

Nell’ottobre 1896 il clero indipendente polacco organizza a Buffalo un sinodo, allo scopo di eleggere un vescovo per il movimento secessionista. Tra i due candidati all’episcopato, Kaminski di Buffalo e Kozlowski di Chicago, è quest’ultimo ad accedervi, con grande scontento del rivale. Vilatte, tuttavia, si rifiuta di consacrare Kozlowski, poiché ritiene invalida l’assemblea che lo ha scelto, frammentando così il movimento. Nella controversia intervengono a sorpresa anche i vescovi della Chiesa Episcopale americana, i quali – temendo un eccessivo rafforzamento dell’autorità di Vilatte – convincono Kozlowski a sciogliere definitivamente i legami con Kaminski e a fondare una nuova “Chiesa nazionale”. Secondo il progetto, tale organizzazione avrebbe dovuto trovarsi in comunione a un tempo sia con la sede vetero-cattolica di Utrecht sia con la cattedra anglicana di Canterbury. Così Kozlowski riesce ad anticipare Kaminski e ottiene velocemente – il 21 novembre 1897 – l’episcopato per le mani del presule vetero-cattolico svizzero Eduard Herzog, assistito tra gli altri dallo stesso primate di Utrecht Gerardus Gul (1847-1920). La nuova struttura assume il nome di Polish Old Catholic Church; il patto ufficiale di intercomunione tra Kozlowski e la Chiesa Episcopale americana è infine firmato nel 1900.

Nel frattempo anche in altre regioni americane i polacchi cominciano a dare segni d’impazienza. Le dispute in tal caso sono spesso originate da contrasti in merito alla gestione degli edifici e delle proprietà parrocchiali, che dal 1884 è stata assegnata alle rispettive diocesi. In particolare nel 1896 a Scranton (Pennsylvania), circa 250 famiglie cattoliche, guidate da padre Francis Hodur, si separano dalla congregazione originaria – la parrocchia dei Sacri Cuori di Gesù e Maria – e costituiscono una nuova comunità, dedicata al vescovo e martire san Stanislao di Cracovia (1030-1079), assumendo contestualmente il controllo diretto dell’intero patrimonio parrocchiale e assegnandone l’amministrazione a un comitato elettivo. La Chiesa cattolica non accetta l’estromissione e, in tutta risposta, scomunica Hodur, nonostante un suo viaggio a Roma nel tentativo di sanare la frattura creatasi. La risposta di Hodur alla scomunica è quella di bruciare pubblicamente la bolla, attaccando sulla rivista Straz il dogma dell’infallibilità pontificia. La Chiesa Cattolica Nazionale Polacca considera tuttora il 14 marzo 1897, giorno in cui la parrocchia di San Stanislao sancisce la sua indipendenza, come la data ufficiale della propria fondazione; la chiesa di San Stanislao costituisce tutt’oggi la sede della diocesi centrale della denominazione.

Il gruppo di Hodur, autodenominatosi “Chiesa Nazionale” (Kosciol Narodowy), si unisce poi alla Polish Old Catholic Church di Kozlowski, il cui primo sinodo ufficiale si tiene nella stessa Scranton nel 1904: a tale assemblea partecipano 147 delegati, tra chierici e laici, provenienti da diverse regioni degli Stati Uniti centro-orientali. Alla morte di Kozlowski, Hodur stesso è a sua volta consacrato vescovo a Utrecht dal già citato primate Gul, il 29 settembre 1907. La Chiesa assume poi, nel 1909, il nome ufficiale di Polish National Catholic Church (PNCC).

Nel medesimo sinodo del 1909 la Chiesa introduce un’innovazione dottrinale che travalica la tradizione della stessa Unione di Utrecht: nel 1914 Hodur aggiunge infatti al novero dei sacramenti “la Parola di Dio unita e predicata”, congiungendo battesimo e confermazione per mantenere il tradizionale numero di sette. Il presule diventerà in seguito famoso anche per le sue idee apocatastatiche, ritenendo infatti che la dannazione infernale non sia eterna. Negli anni successivi si susseguono ulteriori riforme liturgiche e pastorali, tra cui la celebrazione della messa nelle lingue nazionali anziché in latino – nel 1901 in polacco, nel 1958 in inglese –, l’abolizione dell’obbligo del celibato ecclesiastico (1921), la possibilità della confessione generale al posto della confessione privata auricolare (1921), la celebrazione dell’eucaristia verso il popolo (1931). Una piena intercomunione con gli episcopaliani è infine stabilita nel 1946.

La Chiesa Cattolica Nazionale Polacca non è oggi più in comunione né con la Chiesa Episcopale americana né con l’Unione di Utrecht, a causa di contrasti sorti in seguito all’istituzione, da parte di queste ultime realtà, del sacerdozio femminile – la comunione con gli episcopaliani e i vetero-cattolici è stata interrotta, rispettivamente, nel 1978 e nel 2003 –, mentre dal 1984 è attivo un dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica: un documento condiviso, Journeying together in Christ, è stato emesso nel 1990 al fine di rinsaldare il dialogo tra le due Chiese; sui buoni rapporti tra queste ultime ha avuto una certa influenza la presenza sulla cattedra petrina di un Papa polacco, san Giovanni Paolo II, il quale in effetti è autore di una lettera di impegno ecumenico, del 1992, da lui stesso inviata all’allora vescovo primate della PNCC, John Swantek. Nel 1993, di conseguenza, la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, con l’approvazione della Santa Sede, stipula con la PNCC un accordo di “comunione limitata”, a norma del canone 844 del diritto canonico. Nel 2006, infine, è approvata una Dichiarazione congiunta sull’unità firmata dalle due Chiese, dove si riconosce “una sia pur limitata comunione in sacris” e si auspica di compiere “ulteriori passi verso l’unità”, non sussistendo “ostacoli dottrinali tali da impedire” il perseguimento di un simile obiettivo. Relazioni relativamente buone, per quanto informali, sono inoltre intrattenute con il mondo ortodosso – con cui la PNCC è in rapporto negli organismi ecumenici, essendo membro fondatore del Consiglio Mondiale delle Chiese – sulla base del documento The Road To Unity stipulato già nel 1989 tra i delegati dell’Unione di Utrecht e i rappresentanti dei diversi patriarcati e autocefalie ortodosse.

La Chiesa Cattolica Nazionale Polacca conta oggi 5 diocesi, 129 parrocchie, circa 70.000 membri effettivi e 260.000 simpatizzanti. La PNCC registra una certa crescita in Europa, in quanto è in atto un passaggio di singoli membri – ma anche di intere parrocchie – dall’Unione di Utrecht alla denominazione, fenomeno causato dallo scontento di numerosi fedeli nei confronti della deriva liberale assunta recentemente dal vetero-cattolicesimo storico. Allo stesso modo, a partire dagli ultimi anni, si rileva un flusso di fedeli anche dalla Chiesa Episcopale americana e in generale dalla Comunione Anglicana, come esito della recente crisi originata dalla consacrazione, da parte anglicana, di vescovi dichiaratamente omosessuali: un’intera diocesi anglicana in Canada ha recentemente aderito alla PNCC. Ugualmente, un certo numero di chierici e laici appartenenti all’ala “alta” della Chiesa nazionale Luterana di Norvegia, in dissenso con la propria Chiesa madre in merito all’ordinazione femminile e ad altre questioni dogmatiche, si è posto nel 2000 sotto la protezione della PNCC, assumendo il nome di The Nordic Catholic Church. La situazione attuale, che vede numerose congregazioni conservatrici già vetero-cattoliche o anglicane abbandonare la propria denominazione d’origine per dissensi dottrinali, ha condotto infine la PNCC e la Nordic Catholic Church a organizzare nel 2009 un’associazione di Chiese, denominata Unione di Scranton, che si riconoscono nella cosiddetta Dichiarazione di Scranton dell’aprile 2008: quest’ultima è in effetti una sorta di attualizzazione della Dichiarazione di Utrecht del 1889, in cui ai princìpi tradizionali del vetero-cattolicesimo si aggiunge il rifiuto esplicito delle recenti “innovazioni” – ordinazione femminile, benedizione delle unioni omosessuali – in quanto “contrarie alle Sante Scritture e in contraddizione con la Tradizione dei primi secoli”. Ogni membro della PNCC deve sottoscrivere personalmente tale dichiarazione al momento dell’ammissione alla Chiesa.

Nel contesto italiano, la PNCC ha origini molto recenti. Nel 2004 un presbitero anglicano della Chiesa episcopaliana statunitense, il lucchese Claudio Bocca – ordinato nel 1996 a Firenze come curato della Chiesa episcopaliana di St. James – rompe con la sua congregazione, opponendo un duro rifiuto alla communio in sacris con chi abbia ordinato donne oppure proceda a unioni omosessuali; egli tuttavia non intende recidere il legame con la sede primaziale di Canterbury e si pone sotto la protezione del vescovo anglicano di Ruvuma, in Tanzania. È necessario a tal proposito ricordare che già dal 2003 le Chiese anglicane di Kenya, Nigeria, Bolivia, Uganda e Tanzania, seguendo l’esempio della Chiesa del Ruanda, avevano cominciato ad accettare nelle rispettive giurisdizioni quelle comunità “ortodosse” che negli Stati Uniti, in Canada o in Europa si trovavano in dissenso sulle questioni dell’ordinazione femminile, dell’omosessualità e più in generale del liberalismo teologico. È in questo contesto che nasce dunque la Missione Anglicana in Italia – Episcopal Orthodox Mission in Italy (EOMI) – come “giurisdizione missionaria” della diocesi di Ruvuma.

Una successiva evoluzione di tale situazione si concretizza nel 2008, quando i fedeli e il clero afferente all’EOMI – con il consenso del vescovo di Ruvuma – intraprende un contatto con la PNCC, chiedendo di porsi sotto la protezione del vescovo Thaddeus S. Peplowski della diocesi di Buffalo-Pittsburgh. Il 7 febbraio 2009 il medesimo Peplowski procede all’ordinazione presbiterale sub conditione di Bocca e all’ordinazione diaconale di Gastone Bernacchi e Paolo Leone; contestualmente viene fondata a Lucca la prima parrocchia italiana della PNCC, dedicata a san Stanislao Kostka (1550-1568). Nel gennaio del 2012, durante la sua visita pastorale, il vescovo Peplowski ha eretto il Decanato d’Italia (seniorate), nominando contestualmente decano il già citato Bocca.

Il Decanato d’Italia della Chiesa Cattolica Nazionale Polacca svolge soprattutto opera di sostegno ai fedeli anglofoni presenti in Italia per ragioni di lavoro e per turismo.

La liturgia eucaristica in Italia può essere celebrata in due modi: secondo il rituale “tridentino” – la cosiddetta “messa di san Pio V”, tradotta nelle lingue nazionali – o sulla base di un messale appositamente elaborato dalla PNCC in armonia con le riforme liturgiche introdotte nella Chiesa cattolica dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II.

B.: Stephen Wlodarski, The Origin and Growth of the Polish National Catholic Church, The Polish National Catholic Church, Scranton (Pennsylvania) 1974. Di Francis Hodur, cfr. Apocalypse, or The Revelation of the XXth Century, The Polish National Catholic Church, Scranton (Pennsylvania) 1977; e Works and Writings of First Bishop Franciszek Hodur, The Polish National Catholic Church, Scranton (Pennsylvania) 1984. Fra il 1980 e il 2000 la Commission on History and Archives della Polish National Catholic Church ha pubblicato la rivista annuale PNCC Studies (20 numeri usciti).

La Chiesa Filippina Indipendente

(I fedeli in Italia si riuniscono presso le chiese della Chiesa Episcopale Americana)
URL (internazionale): www.ifi.ph/

Unita alle Chiese di Utrecht da un accordo del 1965, ma indipendente, la Chiesa Filippina Indipendente induceva tuttavia nel 1985 un esponente vetero-cattolico olandese, W. H. de Boer, a rilevare che “per l’atmosfera e la dottrina, dà un’impressione talmente vetero-cattolica che mi ci sono trovato completamente a casa mia” (in La Flamme, n. 135, marzo-aprile 1986, p. B1). La Chiesa Filippina Indipendente trova le sue origini nella lotta per l’indipendenza delle Filippine contro la Spagna e poi contro gli Stati Uniti. “Vicario Generale Castrense” dell’armata insurrezionale di Andrés Bonifacio (1863-1897), il sacerdote Gregorio Aglipay (1860-1940) è tra coloro che non accettano l’atteggiamento dei vescovi cattolici che non sostengono il movimento indipendentista, e reclamano vescovi indigeni filippini che dovrebbero sostituire i vescovi missionari stranieri. Nel 1901 una deputazione di sacerdoti filippini si reca a Roma, senza che le sue richieste siano accolte. Come risultato, il 26 ottobre 1902 Gregorio Aglipay e i suoi compagni dichiarano lo scisma, e fondano una “Chiesa Filippina Indipendente” di cui Aglipay è nominato “Vescovo Supremo” (Obispo Maximo).

I primi contatti per ottenere una successione apostolica valida dai vetero-cattolici svizzeri tuttavia falliscono, e Aglipay – insieme al suo principale collaboratore, il sindacalista rivoluzionario Isabelo de los Reyes, Sr. (1864-1938) – si fa consacrare “vescovo” (non solo illecitamente, ma invalidamente, secondo il punto di vista cattolico) da sette sacerdoti della sua Chiesa. Nel frattempo l’autorità giudiziaria ordina, nel 1906, la restituzione alla Chiesa Cattolica delle parrocchie occupate dagli “aglipayani”, il che arreca un notevole danno economico al movimento scismatico. Negli ultimi anni della vita di Aglipay, la Chiesa Filippina Indipendente conosce una deriva verso gli unitariani americani, da cui riceve qualche aiuto economico, ma anche un’influenza teologica che porta lontano dall’originaria matrice cattolica.

Un cambiamento di rotta inizia con l’elezione a vescovo supremo nel 1947 di Isabelo de los Reyes, Jr. (1900-1971, figlio del co-fondatore), che al rapporto con gli unitariani preferisce quello con la Chiesa Episcopale degli Stati Uniti, da cui fa riconsacrare i vescovi della Chiesa Filippina Indipendente. Essi si trovano così in possesso di una successione apostolica riconosciuta dagli anglicani e dai vetero-cattolici (ma non dai cattolici romani, per cui le ordinazioni della Chiesa Episcopale, come quelle della Chiesa d’Inghilterra da cui derivano, sono invalide). Nel 1957 la Chiesa Filippina Indipendente è stata accolta nel Consiglio Ecumenico (o Mondiale) delle Chiese di Ginevra. La Chiesa non si riconosce in tutte le posizioni dottrinali di Aglipay così come sono state interpretate negli anni immediatamente precedenti e successivi alla sua morte, e non ama essere chiamata (come spesso avviene) “Chiesa aglipayana”, sottolineando piuttosto come alle sue origini non si trovi il solo Aglipay, ma un gruppo di fondatori e un contesto storico particolare legato alla lotta per l’indipendenza delle Filippine.

Con l’accordo del 1965 i nuovi vescovi, consacrati anche da vescovi vetero-cattolici dell’Unione di Utrecht, possono beneficiare di una successione apostolica riconosciuta come valida anche dalla Chiesa di Roma. Negli anni 1980 si è verificata una spaccatura nella Chiesa Filippina Indipendente, una cui fazione ha rotto i legami con la Chiesa Episcopale Americana (mentre l’altra, maggioritaria, li mantiene). Dietro le controversie di carattere dottrinale ed ecumenico si trovano anche divisioni fra il Nord e il Sud delle Filippine e problemi politici legati al diverso giudizio sul regime di Ferdinand E. Marcos (1917-1989). Nel frattempo, con l’emigrazione filippina all’estero, la branca maggioritaria (e filo-ecumenica) della Chiesa – che peraltro non cerca di convertire non filippini – si è estesa al Canada, agli Stati Uniti e ad alcuni paesi europei, fra cui l’Italia.

Secondo le sue statistiche la Chiesa Filippina Indipendente conterebbe sei milioni di fedeli. Osservatori esterni ritengono che i fedeli siano invece fra i due e i tre milioni nelle Filippine, e circa cinquecentomila nell’emigrazione filippina fuori del paese. Venute meno le originarie ragioni politiche di adesione, la percentuale di filippini aderenti alla Chiesa Filippina Indipendente sarebbe scesa in modo consistente. Negli anni 1990 il vescovo supremo Alberto Ramento (1937-2006) ha promosso una politica di riavvicinamento alla Chiesa cattolica, contrastando le tendenze dell’organizzazione laica della congregazione Lay Apostolic Ministry Program (LAMP), influenzata a sua volta da missionari battisti. La Chiesa è attualmente guidata dal dodicesimo vescovo supremo – Ephraim S. Fajutagana, eletto nel maggio 2011 –, coadiuvato da alcuni organismi quali un Ufficio centrale, un Concilio dei Vescovi, un Concilio dei Preti e un Concilio dei Laici.

B.: Fonte essenziale sulle origini e la storia, ancorché in chiave critica, è l’opera di Pedro S. de Achuteguy, S.J. – Miguel Bernad S.J.,Religious Revolution in the Philippines, 2 voll., Ateneo de Manila, Manila 1960-1961 (un terzo volume, di documenti, è stato pubblicato nel 1971). Cfr. anche Alfredo Navarro Salanga, The Aglipay Question. Literary and Historical Studies on the Life and Times of Gregorio Aglipay, Communication Research Institute for Social and Ideological Studies, Quezon City 1982.

La Chiesa Vetero-Cattolica Italiana

Missione Cristiana Cattolica
Via Carlo Alberto, 53
00185 Roma
Tel. e fax: 06-4457497
E-mail: info@chiesaveterocattolica.it
URL: www.chiesaveterocattolica.it

La Chiesa Vetero-Cattolica Italiana – o Chiesa Cattolica di Rito Antico, o Chiesa Pancristiana – si presenta come erede dei vari tentativi, collegati a progetti politici, di creare in Italia una Chiesa nazionale separata da Roma, a partire dall’episodio napoletano del 1808 del vescovo Domenico Forges Davanzati (1742-1810), che nel 1808 – rientrato dall’esilio francese – fonda il Magistero Catechetico Civile Laicale, nel 1862 inglobato nell’Associazione dei Protocattolici – all’epoca con circa settemila iscritti – e ulteriormente evolutosi, il 25 gennaio 1882, nella Chiesa Cattolica Nazionale Italiana. Fra i suoi precursori la Chiesa Vetero-Cattolica riconosce pure, tra gli altri, Filippo Cicchitti Suriani (1861-1944), fondatore a Milano di un Centro Culturale Cattolico Antico in contatto con la branca svizzera dell’Unione di Utrecht. Importante per l’evoluzione del movimento è anche la teologia pancristiana di Ugo Janni (1865-1938), che conclude peraltro la sua carriera come pastore valdese.

Alla morte di Cicchitti Suriani, direttore del Centro Culturale Cattolico Antico di Milano diventa Mario De Conca (1901-1970), noto anche per i suoi interessi nel mondo dell’esoterismo e del neo-gnosticismo. Direttore aggiunto del medesimo Centro diventa nel 1966 Luigi Caroppo (1933-2004) – già servita –, che succede a De Conca nel 1970 e contribuisce in maniera fondamentale alla maturazione della dimensione pubblica del movimento. Dopo avere mutato la propria denominazione in Comunità – poi Missione – Cristiana Cattolica Italiana, o Cristiana Cattolica di Rito Antico in Italia, nel 1970 la Comunità è riconosciuta come missione dell’Unione di Utrecht. I rapporti ultraventennali con l’Unione di Utrecht terminano a causa di dissensi sull’ordinazione sacerdotale delle donne – che la Chiesa Vetero-Cattolica Italiana rifiuta, anche se ha ripristinato una liturgia di consacrazione per il ministero mariale, per integrare e coadiuvare il ministero maschile – e su altre questioni, e l’attuale nome, dopo la separazione da Utrecht, è assunto nel 1997. Alla morte di Caroppo, nel 2004, il Sinodo ha eletto Paolo Leomanni – che assume così la carica di Priore ministeriale e l’ufficio di Ordinario – come successore a capo della Chiesa Vetero-Cattolica Italiana.

Il compito precipuo che la Chiesa Vetero-Cattolica Italiana si attribuisce “è quello di praticare la Pastorale Sanitaria Speciale per il miglioramento qualitativo della salute umana e per conservare la sanità dello psicosoma (Corpo-Mente-Spirito) stimolando e/o rafforzando il processo guaritivo nella persona mediante la promozione di appropriati Atti sacramentali salutari”. In virtù di questa visione, la Chiesa offre – tramite i suoi operatori e ministri e organizzando corsi di formazione – vari servizi di terapia riguardante la sfera psicosomatica e relazionale, ma si occupa pure di bioenergetica, yoga esicastico e musicoterapia. Inoltre, sviluppa in campo sociale una serie di servizi a favore dei bisognosi e si occupa dell’ambito sacramentale a favore dei fedeli e – potenzialmente – di tutti i battezzati appartenenti a confessioni cristiane.

La Chiesa Vetero-Cattolica Italiana conta circa cento ordinati e consacrati, oltre a circa settecento fedeli; essa è presente a Roma con la sede priorale, a Scandiano (Reggio Emilia) con la sede del segretariato e a Minervino di Lecce (Lecce) con la la sede del vicariato. La Missione è strutturata su base sinodale, e il Sinodo è l’autorità legislativa in materia disciplinare e amministrativa. Il Consiglio di Presidenza è l’autorità esecutiva composta dall’Ordinario, dal Presidente, dal Segretario e dai Consiglieri. L’Ordinario presiede al Ministero ordinato e consacrato. Parallela alla separazione da Utrecht è una rinnovata enfasi su aspetti di guarigione – “arte pastoral-terapeutica” – e interessi per la teologia pancristiana di Ugo Janni, che del resto fanno parte della sua eredità storica. In questa chiave alla Chiesa si affianca la Lega Umanitaria Assistenziale Terapeutica ed Emancipatrice (L.U.A.T.E.), che gestisce pure una “Libera Università” che si occupa, fra l’altro, della formazione dei ministri di culto. Il credo della Chiesa Vetero-Cattolica Italiana è quello della Chiesa cattolica, letto naturalmente nell’ottica del movimento vetero-cattolico, anche se diversamente dalle Chiese vetero-cattoliche presenti all’estero accetta le definizioni dogmatiche dell’Immacolata e dell’Assunta. I sette sacramenti – l’eucaristia è sempre partecipata con entrambe le specie, all’interno di un rito che s’intende come compendio dei riti romano, ambrosiano e bizantino, e la penitenza può essere compiuta nella forma pubblica, in confessione privata e in “pratica psicocurativa” – sono amministrati anche agli appartenenti delle confessioni cristiane di comprovata tradizione storica; i sacerdoti possono scegliere tra celibato e uxorato.

Tra gli organismi della Chiesa Vetero-Cattolica Italiana, oltre alla menzionata Lega Umanitaria Assistenziale Terapeutica ed Emancipatrice, si annovera il Ministero Ecclesiale Cristcattolico Eubiosanitario Italiano (M.E.C.E.I.), e l’Istituto Teologico e di Egoiatria Pastoralterapica (I.T.E.P.), che si occupa della preparazione dei ministri di culto e dei ministri pastoralterapeuti specialisti: psicoigienisti, psicosanitari e psicosoterologi.

B.: La Chiesa Vetero-Cattolica Italiana distribuisce il bollettino bimestrale Il Dialogo. Su Ugo Janni, cfr. Cesare Milaneschi, Ugo Janni. Pioniere dell’ecumenismo, Claudiana, Torino 1979. Si veda inoltre Antonia Dagostino – Liliana Minervini Gadaleta, Pancristianesimo. Da Forges Davanzati a Giovanni Paolo II, Edizioni La Meridiana, Molfetta (Bari) 1997.

La Chiesa Cristiana Cattolica Indipendente

Cattedra Episcopale di Stresa
Via Zanoletti, 13
28837 Magognino di Stresa (Verbania)
Tel.: 0323-31754
E-mail: giamott@tin.it

La Chiesa Cristiana Cattolica Indipendente – nota fino al 2008 come Chiesa Vetero-Cattolica Indipendente in Europa – è una “piccola Chiesa” non riconosciuta – nonostante il nome – dall’Unione di Utrecht, che ha aderito a due federazioni internazionali di “piccole Chiese” indipendenti, la International Western Orthodox Apostolic Catholic Communion con sede a Seattle, Washington (U.S.A.) e la Federation of Saint Thomas Christians, con sede a Santa Cruz, California (U.S.A.). La successione apostolica risale a Joseph René Vilatte (1854-1929), forse la figura più importante nella storia delle “piccole Chiese”. Consacrato vescovo della Chiesa ortodossa assira – che trae le sue origini dalla primitiva comunità antiochena, nata dalla testimonianza dell’apostolo Pietro – nella chiesa cattedrale di Colombo (Sri-Lanka), il 29 maggio 1892, Villatte opera negli Stati Uniti come Mar Timotheus (patriarca delle Americhe) dall’anno della sua consacrazione fino al 1922. La Chiesa Cristiana Cattolica Indipendente è retta dal vescovo Giacomo Motta, coadiuvato da un vicario generale.

Motta è ordinato diacono il 14 maggio 1988, sacerdote il 28 agosto 1988 e infine consacrato vescovo per la Metropolia d’Europa della Chiesa Apostolica Cattolica in Europa – a Seattle, il 31 gennaio 1998 – da Paul David C. Strong, O.S.J.D. (Order of Saint John the Divine), arcivescovo in Seattle di una “piccola Chiesa” americana, The Apostolic Catholic Church in America, assistito da Hadrian Mar Helijah Jorge Da Silva, che si presenta come superiore generale dell’Order Servants of Saint Benedict the Moor. La liturgia eucaristica è offerta da Motta con una varietà di riti (orientale, latino, mozarabico, ambrosiano). La Chiesa offre ai fedeli i sette sacramenti, funerali cristiani e altri riti sacramentali propri della tradizione cristiana; il matrimonio è considerato indissolubile, ma il vescovo può dichiararne la nullità.

La Chiesa offre tutti i livelli di ministero (suddiaconato, diaconato, presbiterato ed episcopato) a persone che considera qualificate, senza alcuna distinzione per quanto riguarda il sesso e lo stato civile. Questa “piccola Chiesa” italiana ha la propria sede episcopale a Stresa (Verbania) e dichiara altre tre parrocchie: Gioacchino ed Anna a Varese, San Carlo a Stresa e Santissima Madre di Dio a San Lorenzo al Mare (Imperia). Fino al febbraio 2000 è stata attiva anche la parrocchia di Mezzana Mortigliengo (Biella), in seguito chiusa a causa delle dimissioni del parroco; si dichiara in comunione anche con una parrocchia di Barcellona, in Spagna. Il 26 dicembre 1999 la Chiesa Cristiana Cattolica Indipendente – all’epoca ancora Chiesa Vetero-Cattolica Indipendente in Europa – dichiara di sottoscrivere integralmente la Dichiarazione del Congresso Cattolico di Monaco (del 22 settembre 1871), le Quattordici Tesi della Conferenza di Bonn dell’Unione Vetero-Cattolica (del 14 settembre 1874) e il testo della Dichiarazione di Utrecht (del 14 settembre 1889), manifestando così la piena condivisione della teologia e della pastorale delle Chiese dell’Unione di Utrecht, la quale – tradizionalmente sospettosa nei confronti delle “piccole Chiese” – non sembra peraltro intenzionata ad accoglierla.