cattolicesimo_04Una comprensione di quella parte del “tradizionalismo cattolico” – numericamente esiguo, in Italia, ma talora influente sui processi interni al mondo cattolico – che si può descrivere, senza formulare giudizi circa le intenzioni, come sociologicamente separato dalla Chiesa cattolica, riesce difficile senza una preliminare presentazione di quel contesto che per quasi mezzo secolo ha veicolato in maniera più immediatamente rappresentativa una tale posizione, ovvero la Fraternità Sacerdotale San Pio X di mons. Marcel Lefebvre (1905-1991). Considerati gli sviluppi intercorsi negli anni recenti, di cui esporremo qui di seguito i dettagli, la ricostruzione che offriamo intende dunque costituire una lettura dello scenario – del quale allo stato attuale la Fraternità Sacerdotale San Pio X non fa parte – entro il quale si situa il persistere di un mondo periferico rispetto alla Chiesa cattolica.

Monsignor Lefebvre nasce a Tourcoing (Francia) nel 1905, diventa sacerdote missionario in Africa, poi vescovo, delegato apostolico per l’Africa francofona e arcivescovo di Dakar (Senegal) nel 1955. Nel 1962 è trasferito all’episcopato di Tulle, in Francia, ma rimane superiore generale di una congregazione missionaria, i Padri dello Spirito Santo, fino al 1968. Lascia questa carica non condividendo l’“aggiornamento” della congregazione ispirato al Concilio Ecumenico Vaticano II, per conto del quale era stato attivo opponendosi su molti punti alle decisioni della maggioranza. Nel 1970 apre nelle vicinanze di Friburgo, in Svizzera, un seminario per giovani alla ricerca di una formazione “tradizionale”, che dopo pochi mesi si trasferisce a Ecône, nel Vallese, con l’approvazione del vescovo di Sion. Nel 1970 è eretta canonicamente nella Diocesi di Losanna-Ginevra-Friburgo la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Nel 1974, con una visita canonica, matura una reazione della gerarchia cattolica nei confronti del seminario di Ecône e della sua formazione “pre-conciliare”; e nel 1975 una commissione cardinalizia ingiunge a mons. Lefebvre di non procedere a ulteriori ordinazioni sacerdotali. Nonostante gli ammonimenti romani, il 29 giugno 1976 il presule francese ordina tredici sacerdoti e il successivo 22 luglio è sospeso a divinis. Con questo gesto la Fraternità Sacerdotale San Pio X entra in stato di “disobbedienza”, ma non ancora di rottura: fra alti e bassi, un dialogo discreto è mantenuto con le autorità romane e – se continua a ordinare sacerdoti – mons. Lefebvre si astiene dal consacrare vescovi. Il 5 maggio 1988 sottoscrive a Roma un accordo, che dovrebbe porre fine alle controversie consentendo ai membri della Fraternità di continuare a celebrare la Messa secondo il rito detto “di san Pio V” con l’approvazione di Roma, e di essere retti da un vescovo membro della Fraternità. L’approvazione dell’accordo incontra però difficoltà e le trattative con Roma s’interrompono il 19 giugno 1988. Il 30 giugno mons. Lefebvre compie un atto scismatico consacrando senza l’approvazione di Roma quattro vescovi – Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard N. Williamson e Alfonso de Galarreta – e incorrendo così nella scomunica insieme con il vescovo brasiliano Antonio de Castro Mayer (1904-1991), che partecipa come co-consacrante alla cerimonia. Il 2 luglio 1988, con la lettera apostolica Ecclesia Dei, il pontefice Giovanni Paolo II detta provvidenze perché il maggior numero di sacerdoti e fedeli interessati alla problematica sollevata da mons. Lefebvre possano rimanere o rientrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica. In seguito a queste misure la Fraternità Sacerdotale San Pio X patisce defezioni di sacerdoti e fedeli che tornano nella comunione con Roma, ma mantiene – anche dopo la morte di mons. Lefebvre, nel 1991 – seminari e distretti organizzati, con celebrazione di Messe secondo il rito detto “di san Pio V”, in numerosi Paesi.

All’interno o accanto alla Fraternità sono sorti vari ordini religiosi maschili e femminili sia attivi sia contemplativi. Può essere utile citare alcuni dati sulla diffusione internazionale della Fraternità – presente in 72 Stati (37 Paesi con sacerdoti residenti e 35 Paesi con sacerdoti in missione; per un raffronto statistico, nel 2000 vi era una presenza in 45 Stati, dei quali 26 con sacerdoti residenti e 19 con sacerdoti in missione) –, aggiornati a ottobre 2016: 3 vescovi, 603 sacerdoti di 37 nazionalità – erano 30 nel 1976, 180 nel 1986, 354 nel 1996 –, 203 seminaristi di 26 Paesi (oltre a 45 pre-seminaristi), 119 fratelli di 20 Paesi, 79 oblate di 20 nazionalità, 195 suore “apparentate”, 1 casa generalizia, 6 seminari – Ecône, Flavigny, Goulburn, La Reja, WinonaZaitzkofen –, 14 distretti, 2 case autonome, 163 priorati – dei quali 38 in Francia –, 772 chiese, cappelle e centri di Messa (con una frequenza media alla Messa di circa 600.000 persone su scala mondiale), 2 istituti universitari, 100 scuole, 7 case di riposo, 4 carmeli di stretta osservanza. A questi dati vanno aggiunte 33 “comunità amiche” di religiosi, delle quali 23 femminili e 10 maschili, e infine i 3 sacerdoti della Fraternità San Giovanni Battista in Lettonia e i 24 sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Giosafat Kuncewycz di rito greco-cattolico di Lviv, in Ucraina: una realtà fondata nel 2000 da padre Vasyl Kovpak e postasi sotto la guida della Fraternità Sacerdotale San Pio X, che conta circa 25.000 fedeli – ma secondo fonti governative ucraine un migliaio –, nei confronti della quale il Tribunale della Congregazione della Dottrina della Fede ha confermato, il 16 dicembre 2007, un precedente verdetto di scomunica del Tribunale dell’arcieparchia cattolica-orientale di Lviv riguardo padre Kovpak; i membri di questa comunità, peraltro, non vanno confusi con un altro gruppo ucraino talora agli onori delle cronache, ovvero la Chiesa Ortodossa Greco-Cattolica Ucraina, un movimento di tendenza sedevacantista costituitosi nel 2009 sulla base di esperienze precedenti e formalmente separato dalla Chiesa greco-cattolica ucraina, quest’ultima una Chiesa sui iuris di rito orientale che mantiene la comunione con la Chiesa di Roma, il cui attuale primate è l’arcivescovo maggiore Svjatoslav Ševčuk.

In Italia la Fraternità Sacerdotale San Pio X – retta internazionalmente dal 1994 da mons. Bernard Fellay, uno dei quattro vescovi consacrati da mons. Lefebvre nel 1988, riconfermato nella carica di superiore generale nel 2006 – è presente con i priorati di Albano Laziale, Spadarolo di Rimini, Lanzago di Silea (Treviso) e Montalenghe (Torino); Messe sono regolarmente celebrate, inoltre, nei centri di Agrigento, Chiaravalle (Ancona), Albino (Bergamo), Bologna, Spinga (Bolzano), Ferrara, Firenze, Lucca, Seregno (Milano), Napoli, Parma, Pavia, Pescara, Roma, Torino, Trento, Trieste, Verona. Il superiore del Distretto Italia – da cui dipende una missione in Albania, e al quale sono legati gli istituti di suore Consolatrici del Sacro Cuore, a Vigne di Narni (Terni), e le Discepole del Cenacolo, a Velletri (Roma) – è don Pierpaolo Petrucci, affiancato da una decina di sacerdoti.

Rispetto a quanto precede, l’opinione pubblica ritiene spesso che il nodo centrale che spiega il prolungato contenzioso della Fraternità Sacerdotale San Pio X con la Santa Sede sia il rifiuto della riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II e il desiderio di conservare la liturgia detta “di san Pio V”, che per i meno informati diventa semplicemente “la Messa in latino”, mentre il mondo “lefebvriano” ha sempre fatto questione di testi più che di lingua, pure attribuendo importanza anche al secondo aspetto. È vero che la cosiddetta “Messa antica” rimane una bandiera della Fraternità Sacerdotale San Pio X e una ragione di adesione e di attaccamento. I problemi, tuttavia, sono più complessi e più profondi. Il disagio nei confronti del Concilio Vaticano II, nell’ambiente “lefebvriano”, ha il suo centro nella nozione di libertà religiosa. Secondo la Fraternità Sacerdotale San Pio X, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II la Chiesa cattolica predicherebbe, attraverso l’idea di “libertà religiosa”, la tesi secondo cui tutte le religioni sono più o meno uguali, con un progressivo scivolamento verso il relativismo che porta fuori dalla fede cattolica e dalla stessa nozione naturale di verità. L’ecumenismo e il dialogo interreligioso sono interpretati come ulteriori manifestazioni di relativismo. In questa stessa chiave sono criticati: il codice di diritto canonico del 1983, che non riconoscerebbe più la Chiesa cattolica come l’unica vera Chiesa; la riforma liturgica, in quanto avrebbe lo scopo di sfumare le differenze con il mondo protestante; la politica concordataria della Santa Sede, che non rivendicherebbe più per i cattolici i diritti che spettano ai seguaci dell’unica religione vera. Queste obiezioni di fondo al modello di relazioni fra la Chiesa cattolica, la società contemporanea, le altre comunità religiose e i moderni Stati laici trascendono, evidentemente, le semplici controversie liturgiche.

Successivamente alla morte di mons. Lefebvre, nel 2001 la Santa Sede ha avviato “contatti formali” in vista di un’auspicata riconciliazione, i quali hanno subito un’accelerazione con l’elezione al soglio pontificio di Benedetto XVI, nel 2005, il quale con il motu proprio pontificio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007 – cui ha fatto seguito, il 30 aprile 2011, l’istruzione sull’applicazione Universae Ecclesiae, della Pontificia Commissione Ecclesia Dei – ha liberalizzato l’uso della liturgia secondo il rito di San Pio V e in lingua latina, e durante il cui pontificato sono stati emanati documenti come quello della Congregazione per la Dottrina della Fede Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa del 29 giugno 2007, in cui è ribadita la dottrina tradizionale secondo cui l’unica “Chiesa di Gesù Cristo su questa terra” è la Chiesa cattolica. Tali atti hanno rappresentato certamente da parte della Santa Sede – secondo l’auspicio espresso dallo stesso Benedetto XVI nella lettera che accompagna il citato motu proprio, nonché nell’orizzonte di una corretta ermeneutica del Concilio Vaticano II, che il Pontefice ha ininterrottamente adottato, almeno a partire dal famoso Discorso alla Curia romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi, del 22 dicembre 2005 – concreti “sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell’unità, sia reso possibile di restare in quest’unità o di ritrovarla nuovamente”.

Un ulteriore passo importante nel menzionato cammino di “completa riconciliazione” e “piena comunione” ha preso corpo con il Decreto della Congregazione per i Vescovi del 21 gennaio 2009, nel quale il prefetto card. Giovanni Battista Re – facendo seguito a una missiva del 15 dicembre 2008 del superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, mons. Bernard Fellay, nella quale il presule sollecitava la rimozione della scomunica, anche a nome degli altri tre vescovi consacrati il 30 giugno 1988 –, in base alle facoltà concessegli da Benedetto XVI, ha rimesso la censura di scomunica che gravava sui quattro vescovi, con tale atto desiderando “consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilità ai rapporti della Fraternità San Pio X con questa Sede Apostolica”. A tale gesto ha fatto seguito la pubblicazione di una Lettera di Sua Santità Benedetto XVI ai Vescovi della Chiesa Cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei quattro Vescovi consacrati dall’Arcivescovo Lefebvre, del 10 marzo 2009, che ha fra l’altro dato il via a una ripresa dei colloqui dottrinali fra la Santa Sede e la Fraternità Sacerdotale San Pio X, i quali hanno avuto inizio il 26 ottobre dello stesso anno e sono terminati nel 2011. Quale esito di questo itinerario, nella primavera del 2012 sono state poste le basi per un accordo dottrinale e una soluzione canonica al doloroso contenzioso durato oltre un quarantennio; accordo infine non raggiunto – come chiaramente esposto da mons. Fellay in un importante discorso tenuto a Kansas City, il 12 ottobre 2013 – a causa del rifiuto della Fraternità Sacerdotale San Pio X di sottoscrivere un documento dottrinale che avrebbe comportato l’accettazione dei documenti del Concilio Vaticano II, sia pure interpretati tenendo conto del Magistero precedente e non in rottura con esso, e della legittimità – non solo della validità – della Messa celebrata secondo la riforma di Paolo VI.

Naturalmente, non sono mancati e non mancano “irriducibili” che non hanno visto con favore i contatti prima e l’ipotesi di accordo poi tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X e la Santa Sede: un caso esemplare riguarda mons. Williamson – uno dei quattro vescovi consacrati da mons. Lefebvre nel 1988 –, la cui posizione ha indotto i superiori della Fraternità Sacerdotale San Pio X a sancirne l’esclusione dalla medesima, il 4 ottobre 2012. Non da ultimo in seguito a questa circostanza, a partire dall’autunno 2012 si è venuto a creare su scala mondiale un fenomeno di fuoriuscite di sacerdoti “irriducibili” dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X – o di comunità amiche, come i benedettini di Nova Friburgo (Brasile) e i domenicani di Avrillé (Francia) –, i quali non hanno assunto una struttura organizzata, ma hanno preferito il modello fluido del network, oggi comunemente noto con il termine di “Resistenza”, e che attualmente riguarda un centinaio di centri messa nel mondo e una sessantina di sacerdoti. Due episodi salienti di questa dinamica, entrambi posti sotto l’autorità morale di mons. Williamson, sono la nascita – nell’estate 2013 – della Fraternità San Pio X – Corpi d’armata mariani (SSPX-MC) e la costituzione – il 15 luglio 2014, presso il convento dei domenicani di Avrillé – dell’Unione Sacerdotale Marcel Lefebvre, al cui atto fondativo hanno partecipato 18 sacerdoti.

Finalmente, dando vita per così dire a un processo d’istituzionalizzazione del movimento della “Resistenza”, il 19 marzo 2015, presso il già citato monastero brasiliano Santa Cruz di Nova Friburgo, mons. Williamson ha conferito la consacrazione episcopale a don Jean-Michel Faure, nato nel 1941 in Algeria, ordinato sacerdote nel 1977 da mons. Lefebvre, il quale poco dopo gli affida la responsabilità del nascente distretto latino-americano della Fraternità Sacerdotale San Pio X, per conto della quale in seguito assume l’incarico di direttore del seminario argentino di La Reja e dal 1985 di superiore del distretto del Messico, e da cui si distacca nel 2013. Proseguendo in questa direzione, il successivo 19 marzo 2016 mons. Williamson e mons. Faure hanno conferito la consacrazione episcopale a padre Tomas de Aquino (Miguel Ferreira da Costa, nato nel 1954 a Rio de Janeiro e ordinato sacerdote nel 1980 da mons. Lefebvre), priore del monastero brasiliano Santa Cruz, e il 22 agosto 2016 mons. Faure ha eretto ad Avrillé una nuova società clericale di vita comune, la Società Sacerdotale degli Apostoli di Gesù e Maria (SAJM), adottando il nome al quale originariamente pensava mons. Lefebvre quand’era in procinto di fondare la Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Altri “irriducibili” hanno lasciato la Fraternità per i gruppi sedevacantisti o sedeprivazionisti: oltre al caso dell’Istituto Mater Boni Consilii, di cui parleremo qui oltre, è il caso – solo a titolo di esempio fra una moltitudine di episodi – della Fraternità San Pio V, sorta nel 1983 in seguito alla fuoriuscita dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X di nove sacerdoti del distretto statunitense, circostanza che darà peraltro vita a un lungo contenzioso giuridico. Di tali sacerdoti, tre sono stati consacrati, validamente ma illecitamente, vescovi: don Clarence Kelly, attuale superiore della Fraternità San Pio V, ordinato nel 1993 dall’ex vescovo di Arecibo, in Porto Rico, mons. Alfredo Méndez-Gonzalez C.S.C. (1907-1995); e altri due sacerdoti che si sono distaccati in seguito sia da Kelly sia dalla Fraternità San Pio V, ovvero don Donald J. Sanborn – già rettore del seminario statunitense della Fraternità Sacerdotale San Pio X, oggi direttore del Most Holy Trinity Seminary e consacrato vescovo nel 2002 da Robert McKenna (1927-2015), di cui parleremo oltre – e Daniel L. Dolan, oggi alla guida della parrocchia St. Gertrude the Great ed elevato all’episcopato nel 1993 da Mark A. Pivarunas, attuale superiore della Congregazione di Maria Immacolata Regina, realtà sedevacantista fondata nel 1967 dalla controversa figura di Francis Schuckhardt (1937-2006). Altri, come nel caso del sacerdote italiano don Giulio Maria Tam o di don Floriano Abrahamowicz, hanno invece dato vita a piccole realtà autonome che affermano di preservare lo “spirito” di mons. Lefebvre contro la “lettera” rappresentata dal comportamento degli attuali superiori della Fraternità. Tuttavia si deve anche notare che il movimento va nei due sensi, e vi sono anche casi di sacerdoti sedevacantisti o sedeprivazionisti che entrano – o rientrano, giacché ne avevano fatto parte in passato – nella Fraternità Sacerdotale San Pio X.

B.: Bernard Tissier de Mallerais, uno dei quattro sacerdoti ai quali mons. Lefebvre ha conferito la consacrazione episcopale nel 1988, è autore della più accurata biografia disponibile del vescovo francese: Mons. Marcel Lefebvre. Una vita, trad. it., Tabula fati, Chieti 2005. Fra i diversi libri di mons. Marcel Lefebvre, alcuni sono stati tradotti in lingua italiana; fra questi: Un vescovo parla, Rusconi, Milano 1975; Il colpo da maestro di Satana, Società Editrice Il Falco, Milano 1978; Accuso il Concilio, Il Borghese, Roma 1977; Lettera aperta ai cattolici perplessi, Fraternità San Pio X – Priorato Madonna di Loreto, Spadarolo (Rimini) 1987; e Un vescovo cattolico, Edizioni San Francesco di Sales, Montalenghe (Torino) 1989. Una raccolta di documenti in Mons. Lefebvre e il Sant’Uffizio, Giovanni Volpe Editore, Roma 1980; sulle consacrazioni episcopali del 1988 e il conseguente scisma, una raccolta di documenti in Fideliter, numero fuori serie, 29-30 giugno 1988. Utile per comprendere il retroterra dottrinale del mancato accordo fra la Fraternità Sacerdotale San Pio X e la Santa Sede, è il volume del teologo della FSSPX don Jean-Michel Gleize, Vaticano II – Un dibattito aperto. Questioni disputate sul XXI Concilio Ecumenico, Ichthys, Albano Laziale (Roma) 2013. Cfr. inoltre, in chiave giornalistica e apologetica, Alessandro Gnocchi – Mario Palmaro, Rapporto sulla Tradizione. A colloquio con il successore di monsignor Lefebvre, Cantagalli, Siena 2007; e Iidem, Tradizione. Il vero volto. Chi sono e cosa pensano gli eredi di Lefebvre. Intervista a monsignor Bernard Fellay, Sugarco, Milano 2009. La rivista ufficiale della Fraternità Sacerdotale San Pio X in Italia è La Tradizione Cattolica.

 

I sedeprivazionisti: l’Istituto Mater Boni Consilii

Istituto Mater Boni Consilii
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Tel.: 0161-839335
Fax: 0161-839334
E-mail: info@sodalitium.it
URL: www.sodalitium.it

Il padre Michel Guérard des Lauriers (1898-1988, religioso domenicano con il nome di frà Louis-Bertrand), già docente presso la Pontificia Università del Laterano e professore a Ecône, nel seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X, abbandona monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991) – che aveva raggiunto alla fine del 1970 – nell’autunno 1977 ed è consacrato vescovo il 7 maggio 1981 dall’arcivescovo emerito di Hué, il vietnamita Pierre-Martin Ngô-Dinh Thuc (1897-1984), che si trova alle origini – direttamente o indirettamente – di oltre un centinaio di consacrazioni episcopali illecite nel mondo ultra-tradizionalista (ma che muore dopo essere rientrato in comunione con Roma).

Nel frattempo, monsignor Guérard des Lauriers ha già elaborato, nel 1979, la cosiddetta “tesi di Cassiciacum” – dalla rivista in cui la tesi è pubblicata, Les Cahiers de Cassiciacum – secondo la quale almeno a partire dal 7 dicembre 1965, con la promulgazione della dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa Dignitatis humanæ, ritenuta in contrasto col magistero precedente, Paolo VI (1897-1978) e i suoi successori, pur occupando legalmente la sede di Pietro in seguito a una valida elezione, non godrebbero più della autorità pontificia e non sarebbero più divinamente assistiti. In altre parole, essi sarebbero Papi solo “materialmente” ma non “formalmente” (e, in parallelo, quanto al potere di giurisdizione, i vescovi nominati dagli “occupanti della Sede Apostolica” – da Paolo VI in poi – non hanno l’autorità, esattamente come non hanno l’autorità i suddetti occupanti). Spetterebbe allora ai cardinali o ai vescovi residenziali rivolgere all’occupante della Sede Apostolica – da ultimo Papa Francesco, che l’Istituto Mater Boni Consilii reputa non avere “oggettivamente l’intenzione di governare la Chiesa accettando il Sommo Pontificato”, “rendendo così totalmente vacante la Sede”, come recita un comunicato emanato due giorni dopo l’elezione al soglio pontificio, e il cui nome non è dunque menzionato dai sacerdoti dell’Istituto nel canone della Messa – delle “monizioni canoniche”. Se il Papa persiste nel suo errore, non lo è più neppure materialmente e il “concilio generale imperfetto” (cardinali o vescovi residenziali) dovrebbe procedere a un nuovo conclave. Nel caso abiuri i suoi errori, egli diverrebbe Papa anche formalmente.

Naturalmente, allo stato attuale delle cose, nessun cardinale o vescovo residenziale è disposto a iniziare il processo canonico ipotizzato da padre Guérard des Lauriers, per cui i sostenitori della sua tesi (sedeprivazionisti) si oppongono sia a chi riconosce la legittimità del Papa (è la posizione della Fraternità San Pio X), sia a chi non lo considera Papa neppure materialmente (sedevacantisti), sia ancora a chi vuole convocare un conclave ed eleggere un Papa senza previe monizioni canoniche (conclavisti). Conseguentemente, “l’Istituto Mater Boni Consilii, sostenendo che la Sede Apostolica è formalmente (…) vacante almeno dal 7 dicembre 1965, ritiene che tutti i libri liturgici promulgati dopo quella data non sono libri liturgici della Chiesa cattolica e pertanto (…) che la Messa celebrata secondo il nuovo rito e i sacramenti confezionati e amministrati secondo il rito post-conciliare sono da considerarsi (…) come praticamente nulli e invalidi. Questo vale anche per il nuovo rito di consacrazione episcopale” (Sodalitium, anno XXI, n. 58, aprile 2005, p. 42).

Il 25 novembre 1987, a Raveau (in Francia), monsignor Michel Guérard des Lauriers conferisce la consacrazione episcopale a don Franco Munari (dopo averla già conferita a Gunter Storck [1938-1993], il 30 aprile 1984, e a Robert McKenna, il 22 agosto 1986), un sacerdote italiano che – assieme a don Curzio Nitoglia, don Giuseppe Murro e don Francesco Ricossa – ha lasciato la Fraternità Sacerdotale San Pio X, il 18 dicembre 1985, considerando le sue posizioni dottrinali (all’epoca: “Giovanni Paolo II [1920-2005] è realmente Papa, ma può sbagliare e gli si deve disobbedire”) ambigue e nocive. Intorno a don Munari e i suoi collaboratori sorge così l’Istituto Mater Boni Consilii – con sede prima a Nichelino, poi a Verrua Savoia, entrambi in provincia di Torino –, che riunisce i seguaci italiani della “tesi di Cassiciacum”. Per ragioni personali, don Munari abbandona l’Istituto – e, a quanto è dato di sapere, il sacerdozio – il 26 ottobre 1990; fra il 2006 e il 2007 un altro membro fondatore, il già citato don Curzio Nitoglia, ha abbandonato l’Istituto, in questo caso a seguito del suo intervenuto disaccordo con la “tesi di Cassiciacum”, che lo ha condotto a riavvicinarsi alla Fraternità Sacerdotale San Pio X – risiede ora presso le Discepole del Cenacolo di Velletri – e a elaborare un’“ipotesi di Velletri”, prossima a una posizione di “sedevacantismo mitigato”..

Dopo oltre un decennio di assenza di un proprio vescovo, avendo perciò fatto ricorso per le ordinazioni sacerdotali e le cresime a vescovi stranieri (a loro volta non in comunione con il Papa), che condividono posizioni analoghe sul “problema dell’autorità nella Chiesa” e del Papa e che periodicamente visitano l’Italia, il 16 gennaio 2002 il vescovo statunitense domenicano Robert McKenna – come abbiamo visto, elevato all’episcopato da Michel Guérard des Lauriers, nel 1986 – ha conferito la consacrazione episcopale a un giovane membro dell’Istituto, il sacerdote belga Geert Stuyver – nato a Gand il 14 maggio 1964 e ordinato al sacerdozio dallo stesso McKenna nel 1996 –, residente a Dendermonde (Belgio), da dove svolge il suo ministero per conto dell’Istituto Mater Boni Consilii anche in Francia e nei Paesi Bassi.

Nel 2011, a venticinque anni dalla propria nascita, l’Istituto Mater Boni Consilii – che oltre alla casa di Verrua Savoia, dove opera anche un seminario proprio per la formazione del clero, dispone di residenze di sacerdoti a San Martino dei Mulini (Rimini), oltre che in Francia, Belgio e Argentina – dispone di una decina di sacerdoti e complessivamente di ventiquattro membri – compreso il ramo femminile, attualmente composto da due suore – e svolge il proprio apostolato in diverse città italiane – Bologna, Chieti, Ferrara, Loro Ciuffenna (Arezzo), Maranello (Modena), Milano, Modugno (Bari), Padova, Potenza, Roma, Rimini, Rovereto (Trento), Torino, Valmadrera (Lecco) – e straniere. Dal 2004, inoltre, l’Istituto segue la cura pastorale di un distaccamento italiano delle suore francesi di Cristo Re a Moncestino (Alessandria).

B.: La “tesi di Cassiciacum” è esposta da padre Guérard des Lauriers in “Le Siège Apostolique est-il Vacant?”, Cahiers de Cassiciacum, n. 1, Association St. Herménégilde, Nizza 1979; un numero monografico dedicato alla memoria del religioso domenicano in Sodalitium, anno V, n. 18, novembre-dicembre 1998. L’Associazione Mater Boni Consilii pubblica a Verrua Savoia il periodico Sodalitium (dal 1983 al 1985 bollettino del Distretto Italia della Fraternità Sacerdotale San Pio X), e negli anni 1990 ha iniziato anche attività editoriali nel settore librario, pubblicando fra gli altri titoli: don Anthony Cekada, Non si prega più come prima…, Cooperativa Editrice Sodalitium, Verrua Savoia (Torino) 1994. Sul fenomeno del sedevacantismo in generale, cfr. l’articolo di PierLuigi Zoccatelli, “The Current Status of  Catholic Sedevacantism and Antipopes”.

I sedevacantisti: l’Associazione Santa Maria “Salus Populi Romani”

Associazione Santa Maria “Salus Populi Romani”
Via Luigi Chiala, 8
10080 Feletto (Torino)
E-mail: info@osservatorecattolico.com
URL: www.osservatorecattolico.com

Nel 1991 Stefano Filiberto, già seminarista a Ecône, in Svizzera, della Fraternità Sacerdotale San Pio X fondata da mons. Marcel Lefebvre – e che dal 2007 al 2010 sarà sindaco di Feletto (Torino) –, fonda a Torino assieme ad altre persone l’Associazione Santa Maria “Salus Populi Romani” e la rivista Il Nuovo Osservatore Cattolico, che intende distinguere la sua posizione da quella di altri gruppi con cui pure condivide la convinzione che l’attuale Papa e i suoi predecessori dal venerabile Paolo VI (1897-1978) – se non da san Giovanni XXIII (1881-1963) – siano formalmente eretici e apostati dalla dottrina cattolica tradizionale. L’Associazione si riferisce all’insegnamento teologico secondo cui “chi è fuori della Chiesa non può esserne il capo” (così san Roberto Bellarmino, 1542-1621); quindi, non solo il Papa non è più tale quando cade in eresia, ma chi è già eretico prima del conclave non può essere validamente eletto al pontificato. Un eretico che non condivide la fede cattolica – come una donna, o un bambino – non può validamente ricevere la forma del pontificato. Paolo VI – con qualche dubbio – e Giovanni Paolo II (1920-2005) – con certezza – hanno, secondo l’Associazione, professato eresie già prima della loro elezione, dunque non sono mai diventati veramente Papi.

Questa tesi contrasta sia con quella della Fraternità San Pio X (secondo cui Paolo VI e i successivi Pontefici sono cattivi Papi, ma rimangono formalmente veri Papi), sia con la cosiddetta “tesi di Cassiciacum” del religioso domenicano mons. Michel Guérard des Lauriers (1898-1988) secondo cui il Pontefice è Papa materialmente anche se non formalmente. Siccome Giovanni Paolo II non è mai stato Papa, né lo è diventato Benedetto XVI, la sede è vacante (da molto tempo, giacché l’Associazione ritiene che Paolo VI sia caduto comunque in eresia almeno dal 7 dicembre 1965, quando ha promulgato la dichiarazione conciliare Dignitatis humanae sulla libertà religiosa), a nulla rilevando l’occupazione “materiale” da parte di chi deve essere considerato un usurpatore. L’obiezione più seria a questa tesi – integralmente sedevacantista – è, riconosce la stessa Associazione, quella secondo cui la Chiesa avrebbe così perso la sua visibilità. La risposta di Filiberto e dei suoi sostenitori è che la visibilità si esprime ordinariamente, ma non obbligatoriamente, attraverso il Sommo Pontefice e può permanere nei vescovi e sacerdoti fedeli (sedevacantisti) che ancora esistono nel mondo. Rimane il problema di come uscire da questa situazione.

L’Associazione rigetta la soluzione di un conclave futuro da parte dei cardinali oggi “ratzingeriani”, pure se (come altri ipotizzano) si ravvedessero, perché la loro stessa valida successione apostolica è dubbia. Accusata di “conclavismo” dai suoi critici, manifesta in realtà molti dubbi su chi potrebbe costituire un valido conclave (non necessariamente, comunque, un corpo di cardinali) e ritiene la convocazione di un conclave allo stato non opportuna – iniziative recenti sono giudicate “inconcludenti” – finché nella Chiesa i tempi non saranno maturi, non si sarà – cioè – manifestato un diffuso consenso sull’esistenza di una situazione di sede vacante. Anche sulla prassi di ordinare vescovi al solo scopo di perpetuare l’amministrazione dei sacramenti, diffusa in alcuni gruppi sedevacantisti, l’Associazione è perplessa: un vescovo, afferma, non è una semplice “macchina” per produrre sacramenti, e non è opportuno consacrare vescovi che non vogliano avere alcuna autorità (né altri che, in forza di una semplice consacrazione episcopale, ne pretendano al contrario una su tutta la Chiesa).

In periodo di sede vacante i vescovi dovrebbero avere poteri reali ma limitati (con esclusione del potere giudiziario, che non potrebbe che rimanere sospeso in assenza di conferma pontificia) e potrebbero essere eletti dal clero e dal popolo fedele (il che è cosa diversa dall’affermare che la loro autorità proviene dal basso, dal “gregge”, posizione che, beninteso, l’Associazione considera eretica). I candidati dovrebbero essere quindi non solo persone pie e di buona dottrina, ma anche dotate di capacità giuridiche e di gestione. Alla domanda su “dov’è dunque [oggi] la vera Chiesa?” l’Associazione risponde che “c’è una notevole difficoltà nel trovare la risposta” e che “vi è del misterioso in ciò che sta accadendo”; comunque “la Chiesa è visibile in coloro che si oppongono all’eresia e che hanno ancora la fede” (Un paladino della Fede, “La questione dell’autorità”, Il Nuovo Osservatore Cattolico, anno IV, n. 2 [6], ottobre-novembre 1994, pp. 3-7 [p. 7]). Quanto al futuro, la convocazione del conclave essendo “praticamente inopportuna”, si afferma che “lasciamo alla Divina Provvidenza trovare la soluzione pratica” per il problema di come porre fine alla situazione di sede vacante (don Francesco Maria Paladino, “Obiezioni al sedevacantismo. Don Paladino e la Tesi di Cassiciacum”, Il Nuovo Osservatore Cattolico, anno IX, n. 1 [16], novembre-dicembre 1999, pp. 4-11 [p. 8]).

Peraltro, pur non mancando un interesse per profezie apocalittiche, è criticato anche chi attende fatalisticamente gli eventi. Occorre invece operare per preservare e diffondere la fede; in questa chiave, l’Associazione diffonde le sue pubblicazioni e quelle della collegata Éditions Delacroix di Chateauneuf (Francia) e mantiene contatti con una rete di centri sedevacantisti in Francia, Belgio, Germania, Stati Uniti, Canada e Messico, il più importante dei quali è il Seminario de los Sagrados Corazones de Jesús y de Maria a Hermosillo (Sonora, Messico), fondato nel 1986 dal vescovo Moisés Carmona-Rivera (1912-1991) – consacrato il 17 ottobre 1981, a Tolone, dall’arcivescovo emerito di Hué, il vietnamita Pierre-Martin Ngô-Dinh Thuc (1897-1984), che si trova alle origini, direttamente o indirettamente, di oltre un centinaio di consacrazioni episcopali illecite nel mondo ultra-conservatore (ma che muore dopo essere rientrato in comunione con Roma) –, che insieme a un altro vescovo della “linea Thuc”, Adolfo Zamora Hernandez (1910-1987), nel 1993 ha dato vita alla Sociedad Sacerdotal Trento, oggi diretta dal messicano Martín Dávila Gándara (nato nel 1965), a sua volta consacrato vescovo l’11 maggio 1999 da Mark Anthony Pivarunas (nato nel 1958), che era stato consacrato il 24 settembre 1991 dallo stesso Carmona-Rivera ed è l’attuale superiore generale della Congregatio Mariae Reginae Immaculatae, un ordine di sacerdoti, religiosi e suore sorto nel 1967 e su posizioni sedevacantiste.

B.: Si consulterà la collezione de Il Nuovo Osservatore Cattolico, e – per la critica alla tesi detta di Cassiciacum – Don Francesco Maria Paladino, Petrus es tu?, Éditions Delacroix, Chateauneuf 1997. Sui vari volti del sedevacantismo, cfr. la tesi presentata nel 1999 da Anne-Sophie Desroziers all’Institut d’Etudes Politiques de Bourdeaux: Le sedevacantisme: recherches sur un traditionalisme catholique radical en France.

I sedevacantisti apocalittici: Seibo no Mikuni

Seibo no Mikuni – Il Regno di Nostra Signora
33-2 Aza Ubasaku Oaza, Matuzuka, Sukagawa-shi
Fukushima 969-04 – Giappone
Tel. e fax: (0081) 248-76-4555

Seibo No Mikuni è fondato in Giappone l’11 febbraio 1970 per opera di Yukio Nemoto (1925-1988) e costituisce un caso particolare di movimento sedevacantista che insiste particolarmente sul carattere di segno apocalittico dell’attuale diffusione dell’aborto (un tema che si ritrova peraltro anche in nuove religioni giapponesi non cristiane). Non si conoscono molti particolari della vita del fondatore: convertitosi alla fede cattolica all’età di venticinque anni, nel 1965 aderisce alla Milizia di Maria Immacolata, prima di dare vita al nuovo sodalizio – la cui autentica fondatrice è considerata la Madonna (il motto del movimento è “Vittoria della Beata Vergine Maria”) –, nel quale diventa noto come Giuseppe di Gesù e Maria Yukio Nemoto.

Le cinque condizioni considerate necessarie per appartenere a Seibo No Mikuni – e che almeno in parte descrivono la peculiare dottrina del gruppo – possono essere così sintetizzate: credere ai dogmi dei tre privilegi mariani dell’Immacolata Concezione, Assunzione e Mediazione di tutte le grazie (il 6 gennaio 1981, infatti, Giuseppe di Gesù e Maria Yukio Nemoto ha proclamato il dogma della “Beata Vergine Maria mediatrice di tutte le grazie”, la cui festività è onorata nella seconda domenica di maggio); riconoscere in Seibo No Mikuni la vera Chiesa cattolica dei tempi ultimi; professare che dal Concilio Vaticano II la Chiesa di Roma è diventata la “grande prostituta” di cui è detto nell’Apocalisse (Ap 17, 1); dichiarare che i Papi (da Giovanni XXIII [1881-1963] in poi) sono l’Anticristo e la “bestia” apocalittica (Ap 13, 11); uscire dall’attuale Chiesa cattolica.

Una parte cospicua delle dottrine di Seibo No Mikuni hanno origine nell’interpretazione al libro giovanneo dell’Apocalisse fornita da Giuseppe di Gesù e Maria Yukio Nemoto, il quale ha pure realizzato un’opera in più volumi a proposito. Da questa Spiegazione dell’Apocalisse si evince, fra l’altro, il ruolo messianico del movimento che, con il fondatore, sono considerati i “due testimoni” che rendono testimonianza alla verità negli ultimi tempi (Ap 11, 3). Questo genere di interpretazioni bibliche, unite al fermo e spesso virulento attacco all’attuale gerarchia ecclesiale e a speculazioni apocalittiche sulla fine dei tempi, caratterizzano un movimento che non gode di ampia diffusione: i membri ufficiali di Seibo No Mikuni – riuniti in una congregazione religiosa femminile guidata dal successore di Giuseppe di Gesù e Maria Yukio Nemoto (la giapponese suor Maria Immacolata), e alla quale appartiene anche la figlia del fondatore, suor Maria Assunta – non sono più di una decina, tutti dislocati a Fukushima, nella zona settentrionale del Giappone; a queste religiose si affianca l’apostolato di un sacerdote che vive in Guatemala. Sembra potersi dire che il movimento abbia qualche penetrazione nel contesto latino-americano, come dimostra un comunicato emesso da Guadalajara l’11 settembre 2002 – a un anno di distanza dalla tragedia dell’attentato alle Twin Towers –, nel quale il movimento puntualizza la propria posizione in merito alle cronache recenti del terrorismo ultra-fondamentalista islamico.

Seibo No Mikuni non conta fedeli in Italia, ma il materiale illustrativo è regolarmente inviato a tutti i sacerdoti cattolici e a quanti hanno preso contatto con il movimento; visite periodiche al nostro paese sono compiute dalla giapponese suor Maria Passione, al secolo Nobuko Hojo.

B.: Seibo No Mikuni stampa periodicamente la rivista The Morning Star (due numeri usciti: 1989 e 1992) e il bollettino anti-abortistaAbortion in the World, oltre a volantini in varie lingue, compreso l’italiano. L’opera in quattro volumi di Giuseppe di Gesù e Maria Yukio Nemoto Spiegazione dell’Apocalisse circola solo in versione privata in lingua giapponese, e sono in preparazione edizioni in lingua inglese, francese, spagnola e portoghese. In lingua inglese, cfr. l’articolo di PierLuigi Zoccatelli, “Seibo No Mikuni, a Catholic Apocalyptic Splinter Movement from Japan”.