pentecostali_01Il pentecostalismo rappresenta il maggiore movimento di risveglio nella storia del cristianesimo: in meno di un secolo dalla sua origine – anche se dalla corrente pentecostale-carismatica nel suo insieme si escludono i carismatici cattolici, che presentano indubbiamente caratteristiche specifiche e diverse – ha raggiunto la cifra di oltre 600 milioni di fedeli, quasi un terzo degli oltre 2 miliardi di cristiani presenti nel mondo nel 2013. Secondo la leggenda aurea – su cui torneremo – delle origini del movimento pentecostale, tutto inizia improvvisamente fra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901 quando un’allieva di una scuola biblica di Topeka, nel Kansas, comincia a “parlare in lingue”. In realtà pochi fenomeni religiosi iniziano all’improvviso. Anche per quanto riguarda la corrente pentecostale possiamo identificare quattro radici remote e due prossime che ne spiegano la nascita e, insieme, il rapido successo. Per quanto riguarda le radici remote, si tratta di quattro temi: il “battesimo dello Spirito Santo”, le guarigioni, il premillenarismo e l’oralità. Per quanto riguarda le radici prossime dovremo fare riferimento all’anti-denominazionalismo e all’interesse per il “dono delle lingue”, la glossolalia.

Per il battesimo dello Spirito Santo, l’antecedente immediato è il movimento holiness, con cui il pentecostalismo conserva un legame cruciale. La seconda radice consiste nell’interesse per le guarigioni e per altri segni della presenza dello Spirito Santo (profezie, estasi e così via, fino all’esperienza di essere letteramente “gettati a terra” dallo Spirito – slain in the Spirit – che aveva già precedenti nel mondo metodista con influssi pietisti e giansenisti). Mentre il primo protestantesimo era rimasto piuttosto riservato nei suoi anni di formazione a proposito di questi fenomeni – considerandoli semmai caratteristici del mondo cattolico o della Riforma radicale –, fra il Settecento e l’Ottocento un rinnovato interesse per le guarigioni e i miracoli si manifesta nei grandi movimenti di risveglio, in ambiente presbiteriano con Charles Finney (1792-1875) e perfino fra gli episcopaliani di tradizione anglicana. Benché nel movimento holiness le posizioni al proposito siano piuttosto diverse, l’interesse popolare per le guarigioni e i fenomeni estatici è molto forte.

Particolarmente interessati alle guarigioni erano il canadese A. B. Simpson (1843-1919), fondatore dell’Alleanza cristiana e missionaria, e John Alexander Dowie (1847-1907), un predicatore di origine scozzese che aveva passato molti anni in Australia e che riesce a fondare nel 1896 una denominazione, la Christian Catholic Church, e nel 1901 addirittura una città – Zion City, nell’Illinois – che giunge (prima di essere pressoché distrutta da vari conflitti e controversie interne) a radunare seimila fedeli intorno a una spiritualità incentrata sulla guarigione. I fenomeni estatici giocano, da parte loro, un ruolo centrale in un’altra comunità – Shiloh, nel Maine – fondata nel 1895 da Frank Sandford (1862-1948), un pastore battista che aveva frequentato ambienti holiness e che aveva fatto celebrare il proprio matrimonio da A.B. Simpson. Più tardi Sandford avrebbe rivendicato per se stesso il ruolo profetico di “Elia il Restauratore”, creando notevoli controversie: ma la sua influenza sul pentecostalismo non deve essere sottovalutata.

La terza radice del pentecostalismo è costituita dal premillenarismo, cioè dalla teoria secondo cui Gesù Cristo verrà presto sulla Terra – nel mezzo di catastrofi apocalittiche, causate dalla malvagità degli uomini – per inaugurare un regno di mille anni precedente al Giudizio Universale. Dal punto di vista sociologico il premillenarismo era una dottrina pessimistica, popolare in periodi di crisi e fra le classi più povere. Il suo principale teorico era stato John Nelson Darby (1800-1882) – che è alle origini delle Chiese dei Fratelli cosiddetti “stretti” –, il quale ne insegnava una versione “dispensazionalista”, secondo cui la storia della Chiesa è divisa in periodi chiusi detti “dispensazioni”. Nella seconda parte dell’Ottocento, il premillenarismo ha un enorme successo all’interno di tutte e tre le correnti storiche del protestantesimo, anche se il dispensazionalismo di Darby non si concilia facilmente con le credenze, ugualmente popolari, nelle guarigioni e nei miracoli (dal momento che questi fenomeni, nello schema darbysta, sono considerati finiti con la fine della “dispensazione” della Chiesa primitiva) e incontra particolari resistenze in una parte del movimento holiness.

La quarta radice remota del pentecostalismo – su cui insiste la storiografia più recente, dopo che per lungo tempo era stata trascurata – è costituita dalla religiosità afro-americana. I neri d’America avevano aderito a una grande varietà di denominazioni protestanti, e ne avevano create di proprie. La loro spiritualità era caratterizzata soprattutto dall’oralità, cioè da modi espressivi che si affidavano alla predicazione, alle tradizioni orali, al canto, alla danza, al corpo più che alla parola scritta e alla teologia. Questa specifica radice del pentecostalismo non deve essere ignorata, se si considera la grande importanza di alcuni predicatori afro-americani nella prima generazione pentecostale. Se per il mondo afro-americano dei primi decenni dell’Ottocento – dove era largamente presente l’analfabetismo – si può parlare di un residuo di oralità primaria, l’attenzione particolare a modi espressivi che prescindono dalla parola scritta spiega il successo del pentecostalismo nel mondo contemporaneo (dove radio e televisione confinano nuovamente lo scritto in una dimensione subordinata) e anche nei paesi del Terzo Mondo, dove l’oralità primaria è ancora diffusa.

Accanto a queste quattro radici remote – la dottrina del battesimo dello Spirito Santo, l’insistenza sulle guarigioni e sui miracoli, il premillenarismo e l’oralità di origine afro-americana – la corrente pentecostale ha pure due radici prossime. La prima è l’anti-denominazionalismo, cioè la crescente consapevolezza – all’interno del terzo protestantesimo – che molte correnti protestanti precedenti erano nate per costituire qualche cosa di diverso dalle denominazioni, ma avevano finito per diventare esse stesse nuove denominazioni. All’interno del terzo protestantesimo si sviluppa negli anni 1880 un movimento di “uscita” (come-outism) dalle denominazioni (in particolare dalle Chiese metodiste), talora identificate semplicemente con “Babilonia” o con la corruzione del cristianesimo, e uno sforzo consapevole per evitare la fondazione di nuove denominazioni. Molti gruppi holiness si rifiutano di crescere al di là di una singola congregazione locale (chiamata spesso semplicemente “Chiesa di Dio”) e – senza che questa parola, entrata nell’uso sociologico molto più tardi, sia utilizzata – vogliono costituire semplici network con altre comunità locali di credenti dello stesso orientamento, senza dotarsi di specifiche strutture. Come sempre avviene, anche nel movimento holiness nascono in seguito denominazioni ma, accanto alle denominazioni, già il terzo protestantesimo comprende un gran numero di fedeli riuniti in quelle che la terminologia dell’epoca chiama semplicemente “bande” e che consapevolmente cercano di mantenere una struttura di network lanciando i loro strali contro il “denominazionalismo” (come fanno, del resto, gli eredi del Movimento di Restaurazione di origine campbellita).

La seconda premessa immediata del pentecostalismo è l’interesse per la glossolalia, cioè per l’esperienza religiosa che consiste nell’emettere una serie di suoni o di parole che non corrispondono ad alcuna lingua conosciuta. Benché entrambi i fenomeni siano definiti “parlare in lingue” la glossolalia non va confusa con la xenoglossia, che consiste nell’esprimersi correttamente in una delle lingue umane conosciute, che è però sconosciuta a chi comincia a parlarla. Se qualcuno, senza mai avere studiato o appreso in altro modo il cinese, incomincia a parlare correttamente in cinese si è di fronte a un fenomeno di xenoglossia, fenomeno che – se genuino – non può che essere di origine preternaturale o miracolosa. Se invece ci si limita ad esprimersi con parole e suoni che, messi insieme, non corrispondono ad alcuna lingua conosciuta, l’esperienza spirituale può essere – oltre che assai più comune – molto profonda, ma si tratta di glossolalia e non di xenoglossia. Non è esatto affermare – come è frequente in una certa mitologia sulle origini del pentecostalismo – che la glossolalia (inizialmente scambiata per xenoglossia) abbia improvvisamente fatto irruzione nel mondo protestante con le esperienze del 1901 a Topeka, nel Kansas. La glossolalia si era affacciata occasionalmente in revival di predicatori come Dwight L. Moody (1837-1899) e aveva avuto un ruolo in determinate fasi storiche (non proseguite – è vero – fino al XX secolo) di movimenti profetici o restaurazionisti di origine cristiana come gli shakers, i mormoni o la Chiesa Cattolica Apostolica (impropriamente detta “irvingita”).

Le origini prossime del pentecostalismo si perdono nella leggenda: risalgono a tre revival, inizialmente circoscritti ad aree geografiche determinate ma in seguito capaci di acquisire in pochi anni una risonanza internazionale tanto ampia da apparire miracolosa: gli episodi di Topeka, nel Kansas, nel 1901; di Azusa Street, a Los Angeles, nel 1906; e del Galles tra il 1904 e il 1908. Charles F. Parham (1873-1929) – un ex-metodista che si colloca nella vasta “area libera” del movimento holiness – può essere considerato il padre del pentecostalismo, anche se questa qualifica non è rivendicata volentieri dai pentecostali contemporanei, a causa delle polemiche legate alla carriera successiva di Parham, che è accusato di immoralità e di razzismo. Originario di Muscatine, nell’Iowa, Parham aveva iniziato – ma non completato – gli studi teologici in un seminario metodista ed era stato pastore metodista di Eudora, nel Kansas, fino al 1895. In quell’anno si convince della tesi di una parte del movimento holiness secondo cui occorre lottare contro le denominazioni e costituire comunità cristiane indipendenti, mantenendo solo tenui legami con altre comunità. Nel 1896 Parham sposa Sarah Thistlethwaite (1877-1937), una quacchera, la cui famiglia – che comprende la sorella di Sarah, Lilian Thistlethwaite (1873-1939), un’attiva predicatrice – lo interessa sia al movimento quacchero, sia ad alcune dottrine che vengono dalle frange più radicali del mondo protestante, fra cui il condizionalismo, o teoria dell’immortalità condizionata dell’anima, secondo cui dopo la morte l’anima “dorme” nella tomba insieme col corpo mentre alla seconda venuta di Gesù Cristo i buoni risorgeranno per la vita eterna mentre i cattivi saranno semplicemente “posti nel nulla” (una dottrina condivisa anche dagli avventisti del Settimo Giorno e dai Testimoni di Geova).

L’interesse principale di Parham si situa peraltro sul versante delle guarigioni miracolose, a proposito delle quali nel 1900 inizia quella che diventerà una lunga e violenta controversia con John Alexander Dowie. Nello stesso anno Parham con un pugno di seguaci riuniti in un gruppo chiamato Apostolic Faith apre una scuola biblica a Topeka, la Bethel Bible School, con alcune caratteristiche riprese dalle esperienze di Frank Sandford a Shiloh, che Parham aveva visitato e da cui era rimasto notevolmente impressionato. All’interno della corrente holiness, Parham insegna il battesimo dello Spirito Santo come terza esperienza dopo la giustificazione e la santificazione. Secondo Parham è necessario che i suoi studenti si preparino nella meditazione e nella preghiera, chiedendo incessantemente il battesimo dello Spirito Santo, che si mostrerà con segni inequivocabili.

Secondo una certa mitologia sulle origini pentecostali, la prima studentessa della Bethel Bible School di Topeka a ricevere il “dono delle lingue” come prova del “battesimo dello Spirito Santo” – Agnes Ozman (1870-1937), che avrebbe avuto in seguito una interessante carriera come missionaria indipendente – avrebbe iniziato a parlare in lingue nella prima notte di Capodanno del nuovo secolo, fra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901. Storici recenti ritengono che la data sia stata leggermente spostata per sottolinearne il significato simbolico, e che l’esperienza vada collocata nella serata del 1° gennaio o nella mattinata del 2 gennaio del 1901. Sembra pure inesatto sostenere – come spesso è ripetuto – che l’irruzione della glossolalia abbia colto assolutamente di sorpresa gli studenti della Bethel Bible School e lo stesso Parham; quest’ultimo in realtà aveva già insegnato precedentemente che il dono delle lingue avrebbe potuto e dovuto manifestarsi come prova iniziale del battesimo dello Spirito Santo. Con un equivoco caratteristico dei primi anni del pentecostalismo, la glossolalia di Agnes Ozman è scambiata per xenoglossia, e Parham annuncia alla stampa che la sua allieva parla in un perfetto cinese. Quando in seguito altri allievi di Parham – che interpretano il loro dono delle lingue come xenoglossia – cercano di svolgere un’attività missionaria tra popolazioni asiatiche ed europee utilizzando le “lingue” che hanno miracolosamente ricevuto, l’equivoco è chiarito e nella sua grande maggioranza la corrente pentecostale riconosce le proprie esperienze come glossolalia e non come xenoglossia.

Nei suoi primi anni, la storia della Bethel Bible School dopo l’evento del 1901 non è la storia di un successo. L’eco è modesta – ristretta alla stampa locale – e l’interpretazione degli eventi controversa all’interno stesso della scuola. Le polemiche portano anzi alla chiusura della Bethel Bible School (Agnes Ozman si trasferisce a Shiloh, dove rimane per qualche tempo), e il gruppo di Parham, la Apostolic Faith, diventa una piccola “banda” itinerante come molte altre che esistono all’interno del movimento holiness. I fenomeni di glossolalia occasionalmente si ripetono, ma il successo è modesto e confinato ad alcune comunità rurali del Kansas (fra cui Keelville, dove nel 1904 è costruita la prima cappella pentecostale), dell’Oklahoma e del Missouri. Nel 1905 Parham decide di estendere le sue attività al Texas e nel 1906 prende una decisione che si rivelerà cruciale per il futuro del pentecostalismo. Benché Parham non sia di idee particolarmente liberali in materia di segregazione razziale – e anzi utilizzi spesso toni francamente razzisti – permette ad alcuni afro-americani di assistere alle sue lezioni bibliche a Houston, confidando che possano “portare il Vangelo a quelli del loro colore”.

Uno di questi afro-americani, il battista William J. Seymour (1870-1922) – che secondo la storia (e la leggenda) del primo pentecostalismo assiste alle lezioni di Parham a Houston, per non turbare le convenzioni sulla segregazione razziale, nascosto dietro una tenda –, è invitato su iniziativa di Neeley Terry (1858-1934, una fedele afro-americana della Chiesa del Nazareno, una denominazione holiness, che lo aveva conosciuto a Houston), a predicare a Los Angeles. Accetta, benché non abbia ancora ricevuto il “battesimo dello Spirito Santo”, nonostante l’avviso contrario di Parham, che non perdonerà mai la disobbedienza del discepolo e più tardi ne descriverà le attività sul suo giornale (“Free Love”, Apostolic Faith, dicembre 1912, p. 4) – con caratteristici accenti razzisti – come “negrismo” ed esempi dell’“animalismo tipico dei negri”. Dopo la rottura con Seymour (un tentativo di riconciliazione nello stesso anno 1906 a Los Angeles fallisce), Parham dedica le sue energie alla conquista di Zion City, la comunità nell’Illinois fondata da John Alexander Dowie, in una feroce lotta con il successore di quest’ultimo, Wilbur Glenn Voliva (1870-1942). Nel corso di questa lotta gli avversari di Parham insistono sulle accuse di immoralità, che causano il declino del suo gruppo, la Apostolic Faith Church (da non confondere con la Apostolic Faith Mission, nome che prenderà invece il movimento di Seymour), che – con un ridotto numero di aderenti – esiste peraltro ancora oggi. A partire dagli anni 1910 – e fino alla sua morte, avvenuta nel 1929 – Parham rimane una figura minore nella storia del pentecostalismo, di cui era stato per molti versi l’iniziatore.

Seymour e Parham potevano essere in dissenso su molti argomenti, ma erano d’accordo sul fatto che il dono delle lingue costituisse la prova iniziale e infallibile del fatto che il fedele aveva ricevuto il battesimo dello Spirito Santo. Contro questa dottrina si era invece andata organizzando la reazione di un’ampia parte del mondo holiness. Nel viaggio da Houston a Los Angeles, Seymour si ferma a Denver dove cerca di entrare in contatto con una denominazione holiness chiamata Pillar of Fire e guidata dalla celebre predicatrice Alma White (1867-1946). Contraria alla glossolalia, quest’ultima definisce Seymour “un fachiro e un vagabondo” (A. White, Demons and Tongues, Pillar of Fire Publications, Zarepath [New Jersey] 1919, pp. 68-69). Anche a Los Angeles Seymour cerca senza successo di farsi accogliere come predicatore in varie cappelle del movimento holiness. Finalmente – dopo avere radunato i suoi sostenitori in una casa privata di Bonnie Brae Street – Seymour rimette in ordine una chiesa abbandonata al numero 312 di Azusa Street. Questo edificio – che oggi non esiste più – è considerato da molti come la “chiesa madre” del pentecostalismo. Già prima di trasferirsi in Azusa Street, Seymour e diversi suoi seguaci avevano finalmente sperimentato la glossolalia. Si tratta di una novità per Los Angeles, che è notata dalla stampa locale. Il Los Angeles Times in un articolo del 18 aprile 1906 che diventerà famoso parla di “una nuova setta di fanatici” e di una “selvaggia Babele di lingue”.

La reazione della stampa tende a mettere in ridicolo la glossolalia, e Parham – venuto a ispezionare Azusa Street di persona – definisce i fenomeni non glossolalia autentica (e tanto meno xenoglossia, come anche Seymour credeva), ma “rumori inarticolati tipici dei negri del Sud” (“Editorial”, Apostolic Faith, ottobre 1912, p. 6). Nonostante questo – e, per la verità, più lentamente di quanto certe visioni romantiche delle origini pentecostali lascino intendere – migliaia di persone da tutti gli Stati Uniti e il Canada (alcuni perfino dall’Europa) prendono la strada di Azusa Street per vedere di persona che cosa succede. È ad Azusa Street che la glossolalia come prova iniziale del battesimo dello Spirito Santo si fonde con l’oralità tipica della cultura afro-americana, con disgusto di Parham ma con risultati che ad altri appaiono affascinanti. La predicazione insiste sui temi del premillenarismo, e il fatto che poco dopo l’inizio delle attività di Seymour ad Azusa Street la California sia scossa dal terremoto di San Francisco sembra a molti un segno che i tempi apocalittici sono davvero cominciati. Secondo alcuni storici il premillenarismo e l’annuncio dell’imminente fine del mondo sono, in questi anni, perfino più importanti della glossolalia nella predicazione del pentecostalismo nascente.

Negli anni che vanno dal 1906 al 1909 frequentano Azusa Street quasi tutti i leader delle denominazioni holiness che il terzo protestantesimo, istituzionalizzandosi, aveva prodotto, e molti predicatori holiness indipendenti che rifiutano di aderire alle denominazioni. In seguito a questo lungo pellegrinaggio verso Azusa Street il movimento holiness si spacca. Alcune denominazioni holiness come la Pentecostal Holiness Church, la Church of God con sede a Cleveland (Tennessee) e la Church of God in Christ, guidata da Charles Mason con un seguito di migliaia di fedeli fra gli afro-americani, dopo l’esperienza di Azusa Street passano senz’altro al pentecostalismo, trasformandosi in denominazioni pentecostali (non senza subire scismi da parte di minoranze che rifiutano la glossolalia). Altri gruppi del terzo protestantesimo come la Chiesa del Nazareno, l’Esercito della Salvezza e la Chiesa di Dio con sede ad Anderson, nell’Indiana (da non confondersi con quella dello stesso nome con sede a Cleveland, nel Tennessee) rifiutano invece la glossolalia, quando non la considerano – come Alma White – semplicemente opera del Diavolo.

Anche figure indipendenti dalle denominazioni – ma autorevoli all’interno del terzo protestantesimo – come Frank Bartleman (1871-1936) tornano entusiasti da Azusa Street. Tra gli europei che visitano la cappella di Seymour un norvegese di origine inglese, Thomas Ball Barratt (1862-1940), svolge un ruolo decisivo per la diffusione del pentecostalismo in tutta Europa, dove la corrente pentecostale ha tuttavia anche radici diverse che vengono dal Galles. Seymour, dal canto suo, non è in grado di gestire il fenomeno, cresciuto oltre ogni possibile previsione, cui aveva dato inizio. La sua leadership declina e rimane confinata a una piccola comunità afro-americana, e Azusa Street conosce un rapido tramonto. Negli anni 1910 ci sono già negli Stati Uniti e in Canada diverse decine di migliaia di pentecostali, che non riconoscono come leader né Parham né Seymour.

In realtà – se si eccettua la parte (minoritaria) costituita dai fedeli delle denominazioni holiness che si erano semplicemente trasformate in denominazioni pentecostali – nella grande maggioranza coloro che vedono nella glossolalia la prova del battesimo dello Spirito Santo non intendono riconoscere alcun leader né alcuna organizzazione. Insistono infatti nella critica contro qualunque forma di denominazionalismo, e ribadiscono che non è affatto il caso di creare nuove denominazioni, tanto più che le profezie premillenariste – e il terremoto di San Francisco – mostrano che la fine dei tempi è davvero vicina. Come ha notato una delle migliori specialiste delle origini pentecostali, Edith L. Blumhofer, quello che si forma nel primo decennio del XX secolo e che costituisce il pentecostalismo degli anni 1910 non è un insieme di denominazioni ma (ancora una volta) un network. I partecipanti al network sono uniti dalla glossolalia e da un premillenarismo che attende la fine del mondo come imminente, ma divergono su un gran numero di altri punti. Ciascun gruppo locale o “banda” ha le sue dottrine distintive. I temi teologici sono i più vari, da uno stretto fondamentalismo (proclamato nonostante i fondamentalisti condannino la glossolalia come diabolica) a teorie diffuse piuttosto nella corrente avventista o nei movimenti profetico-messianici come il condizionalismo o l’anglo-israelismo (la dottrina secondo cui i popoli anglo-sassoni sono di origine ebraica e costituiscono gli eredi legittimi del regno di Israele), entrambi predicati da Parham.

Tra i pastori protestanti di Los Angeles che si recano a vedere di persona che cosa succede ad Azusa Street c’è Joseph Smale (1867-1926), pastore della First Baptist Church. La curiosità di Smale lo aveva già portato ben più lontano, nel Galles, dove a partire dal 1904 si stava verificando quello che stampa anglo-americana definiva uno dei più grandi revival protestanti della storia. Da questa terza componente, europea, delle origini del pentecostalismo emergeranno le Chiese apostoliche.

B.: Per un quadro d’insieme cfr. CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), La sfida pentecostale, a cura di M. Introvigne, Elledici, Leumann (Torino) 1996; Walter H. Hollenweger, The Pentecostals, SCM Press, Londra 19882, aggiornato da Idem, Pentecostalism. Origins and Developments Worldwide, Hendrickson Publishers, Peabody (Massachusetts) 1997; Stanley M. Burgess – Eduard M. Van der Maas (a cura di), The New International Dictionary of Pentecostal and Charismatic Movements, Zondervan, Grand Rapids (Michigan) 20022; Karla Poewe (a cura di), Charismatic Christianity as a Global Culture, University of South Carolina Press, Columbia (South Carolina) 1994; H. Cox,Fire from Heaven. The Rise of Pentecostal Spirituality and the Reshaping of Religion in the Twenty-first Century, Addison-Wesley, Reading [Massachusetts] 1995; Massimo Introvigne, I pentecostali, Elledici, Leumann (Torino) 2004; ed Enzo Pace – Annalisa Butticci, Le religioni pentecostali, Carocci, Roma 2010. Dello stesso E. Pace cfr., per un inquadramento della presenza pentecostale in Italia nel quadro di una preziosa indagine sul nuovo pluralismo religioso italiano e sui suoi significati, Vecchi e nuovi dei. La geografia religiosa dell’Italia che cambia, Paoline, Milano 2011. Una guida bibliografica non recente ma utile per seguire le origini e gli sviluppi di migliaia di denominazioni pentecostali è quella di Charles Edwin Jones, A Guide to the Study of the Pentecostal Movement, 2 voll., Scarecrow Press, Metuchen (New Jersey) – Londra 1983; cfr. pure Watson E. Mills, Charismatic Religion in Modern Research. A Bibliography, Mercer University Press, Macon (Georgia) 1985. Sulle radici sociologiche: Robert Mapes Anderson, Vision of the Disinherited. The Making of American Pentecostalism, Oxford University Press, New York-Oxford 1979. Sulle radici teologiche: Nils Bloch-Hoell, The Pentecostal Movement. Its Origin, Development and Distinctive Character, Universitetsforlaget, Oslo e Allen & Unwin, Londra 1964; Donald W. Dayton, Theological Roots of Pentecostalism, Francis Asbury Press, Grand Rapids (Michigan) 1987; Henry I. Lederle, Treasures Old and New. Interpretations of “Spirit-Baptism” in the Charismatic Renewal Movement, Hendrickson Publishers, Peabody (Massachusetts) 1988; Douglas Jacobsen, Thinking in the Spirit. Theologies of the Early Pentecostal Movement, Indiana University Press, Bloomington – Indianapolis 2003. Su Parham: James R. Goff, Jr.,Fields White unto Harvest. Charles F. Parham and the Missionary Origins of Pentecostalism, University of Arkansas Press, Fayetteville (Arkansas)-Londra 1988. Su Seymour: Gastón Espinosa, William J. Seymour and the Origins of Global Pentecostalism. A Biography and Documentary History, Duke University Press, Durham (North Carolina) 2014. Su Azusa Street e la sua influenza: Thomas R. Nickel, Azusa Street Outpouring, As Told to Me by Those Who Were There, Great Commission International, Hanford (California) 1986; Vinson Synan (a cura di), Aspects of Pentecostal-Charismatic Origins, Logos International, Plainfield (New Jersey) 1975. Sulla storia: V. Synan, The Holiness-Pentecostal Movement in the United States, William B. Eerdmans, Grand Rapids (Michigan) 19872; Idem, The Twentieth-Century Pentecostal Explosion. The Exciting Growth of Pentecostal Churches and Charismatic Renewal Movements, Creation House, Altamonte Springs (Florida) 1987; Idem, In the Latter Days. The Outpouring of the Holy Spirit in the Twentieth Century, Servant Publications, Ann Arbor (Michigan) 19912; Edith Blumhofer – Russell P. Spittler – Grant A. Wacker, Pentecostal Currents in American Protestantism, University of Illinois Press, Urbana-Chicago 1999; G. A. Wacker, Heaven Below. Early Pentecostals and American Culture, Harvard University Press, Cambridge (Massachusetts) – Londra 2001.