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Secondo le biografie diffuse dai discepoli – in cui non mancano dettagli storici difficilmente verificabili e che presentano, almeno a tratti, particolari agiografici –, Masahiro Oki (1919-1985) nasce in Corea l’8 novembre 1919 da una famiglia giapponese; essendo la madre al solo sesto mese di gravidanza, i suoi primi anni di vita sono una continua lotta per la sopravvivenza e il suo stato di salute è precario. Grazie al soggiorno di un maestro birmano presso la casa paterna, all’età di otto anni ascolta il racconto della vita dei grandi profeti della storia umana – fra cui Buddha, Gesù, Muhammad – e per la prima volta sente parlare dello yoga. A dodici anni i suoi amici lo soprannominano “dottore” perché ha imparato molte nozioni grazie all’amicizia con un medico cinese e perché sa già utilizzare gli strumenti medici. Studia e pratica le arti marziali, che lo porteranno a conseguire, durante tutto l’arco della sua vita, ben trentasei dan – livelli o gradi – in diverse discipline. A quattordici anni, durante un allenamento di kendo – arte marziale giapponese in cui si fa uso della tradizionale spada, detta katana, utilizzata in origine in combattimento dai samurai –, un colpo al petto in assenza di protezioni aggrava la tubercolosi, tanto che, secondo le previsioni dei medici, non potrà superare i vent’anni di vita. Prima che Masahiro Oki compia quindici anni, il padre muore, lasciando una famiglia di nove figli e una situazione finanziaria difficile. Masahiro, essendo il più grande, diventa di fatto il capofamiglia; la responsabilità è grave per lui ed è così che è tentato di togliersi la vita: ma proprio a quel punto di disperazione raggiunge – come raccontano i suoi discepoli – una prima “illuminazione” e avviene un cambiamento profondo nel suo atteggiamento. Comincia a studiare e a praticare le arti marziali con maggiore determinazione poiché, supponendo che la sua vita dovrà essere breve, vuole valorizzarla al massimo.

Il suo impegno di studio lo porta, a soli diciotto anni, a insegnare tecniche per lo sviluppo del corpo e della mente alle alte gerarchie militari giapponesi e a entrare nei servizi segreti dell’esercito, compito che gli permetterà di recarsi in missione in molti Paesi del mondo. A ventitré anni, in Mongolia, sfugge alla morte riparandosi in un tempio dove trascorre un certo periodo di tempo. Da qui parte per l’India, con una lettera di presentazione per Mohandas Karamchand Gandhi (1869-1948). Viene così ospitato nell’ashram di Wardha e ha la possibilità di vivere a contatto con lo stesso Gandhi. Dall’India si sposta in Arabia Saudita per studiare la lingua e la religione islamica, recandosi quindi prima in pellegrinaggio alla Mecca e poi in Iran, dove cerca di prendere contatto con alcuni guerriglieri islamici. Viene però scoperto dalla polizia, arrestato e condannato a morte. Il suo compagno di cella è un capo rivoluzionario molto anziano, anch’egli condannato a morte. Masahiro Oki è colpito dalla serenità interiore di questi, e chiede di poterla apprendere; in seguito, aiutato dai guerriglieri, riesce a evadere e da allora non riuscirà più a incontrarlo. Nel 1945, alla fine del secondo conflitto mondiale, decide di dedicarsi completamente alla promozione della pace, adoperandosi per il rispetto dei diritti umani dei prigionieri di guerra e cercando di organizzare un gruppo di servizio sociale su scala mondiale. Deluso dall’esperienza, entra in un monastero zen per due anni. Dal momento che la sua ricerca non tollera però abitudini standardizzate – com’è invece tipico dello stile monastico – abbandona anche tale esperienza e riprende a viaggiare. Nel 1951 è inviato ufficialmente dall’UNESCO in India e Pakistan, dove collabora nella costruzione e direzione di un ospedale per lebbrosi, facendo esperienze di digiuno e di meditazione nelle foreste indiane.

Conoscitore sia della medicina occidentale sia della tradizione medica orientale, dedica molto del suo impegno alla terapia, elaborando un proprio metodo e curando anche casi gravissimi. Sarà lui stesso ad autodiagnosticarsi un cancro al duodeno, peraltro angosciandosi per il fatto che, pur aiutando gli altri a guarire, non riesce a curare sé stesso. Imparando poi a convivere con la propria malattia senza più rifiutarla, approfondisce la sua ricerca spirituale e si dedica ancor di più al prossimo. Il cancro diventa così una spinta ulteriore per il suo impegno di studio: non ne parla con nessuno, finché – come riferiscono ancora i suoi discepoli nelle biografie ufficiali – diciotto anni più tardi guarisce.

Dopo alcuni anni d’insegnamento in America e in Europa, insieme a Georges Ohsawa (pseudonimo di Yukikazu Sakurazawa, 1893-1966), scrittore giapponese, nonché fra i principali divulgatori in Occidente delle antiche teorie e discipline cinesi, fra cui l’agopuntura e la medicina cinese, e padre della macrobiotica – pratica di carattere prevalentemente dietetico, basata sull’equilibrio tra le forze antagoniste e complementariyin e yang, alla base delle antiche dottrine religiose e filosofiche cinesi –, è invitato da questi a dirigere il Centro Internazionale Macrobiotico di Tokyo, in Giappone, dove insegna filosofia e pratica dello yoga.

Tuttavia, dopo circa due anni abbandona questa esperienza e sul finire degli anni 1950 torna nelle foreste indiane per praticare lunghi periodi di digiuno e di meditazione. Nel 1961 inizia a insegnare in Giappone e negli anni che seguono acquista notorietà, organizzando nel 1980 un congresso internazionale di yoga. Con tratti decisamente agiografici, i suoi discepoli riferiscono alcuni episodi di questo periodo: “Nel 1975, in Corea è invitato a visitare un ospedale per lebbrosi. Nel dimostrare loro il suo amore li abbraccia, li bacia fino a succhiare il pus dalle loro piaghe in uno stato di trasporto incontenibile. Contrae l’infezione e ne porterà il segno fino ai suoi ultimi giorni”. Masahiro Oki rifiuta di creare o guidare qualsiasi organizzazione, ma preferisce viaggiare nel mondo, offrendo i suoi insegnamenti. Muore il 25 luglio 1985, in mare a Pesaro, in circostanze misteriose; due giorni dopo, sulla spiaggia tra Pesaro e Fano, il mare restituisce il suo corpo.

In Italia, Paese in cui è diffuso maggiormente, l’Oki do – letteralmente “la via di Oki”, ovvero l’insegnamento che s’ispira all’esperienza di vita del maestro Oki; il termine costituisce un marchio registrato presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi – ha i suoi inizi nell’incontro, avvenuto nel 1981, fra lo stesso Oki e Yuji Yahiro, libero ricercatore che già da alcuni anni svolge attività di studio in Italia. Yahiro nasce nel 1951 a Fukuoka, in Giappone; ancora bambino, presso un monastero shintoista, apprende le pratiche terapeutiche tradizionali – in particolare lo shiatsu – e l’impulso ad approfondire la loro essenza spirituale. A tredici anni, utilizza sia lo shiatsu sia la pranoterapia, verificandone l’efficacia in particolare sui disturbi che la medicina ufficiale non riesce a risolvere. Lascia il Giappone e viaggia a lungo, giungendo in Italia nel 1973. Nel febbraio del 1974 inizia a praticare e a diffondere lo studio dello shiatsu e di altre terapie tradizionali presso il Centro “Bu sen” di Milano, non trascurando l’aspetto spirituale connesso alle pratiche di guarigione tradizionali dell’estremo Oriente. Nello stesso anno incontra Taisen Deshimaru Roshi (1914-1982), uno dei più grandi interpreti moderni dello zen e fondatore dell’Associazione Zen Internazionale, con il quale sarà in contatto fino alla morte di questi. Intrattiene anche per molti anni una fitta corrispondenza con Shizuto Masunaga (1925-1981), psicologo giapponese nonché studioso di medicina tradizionale cinese e giapponese, che sviluppa – integrandolo con le conoscenze della fisiologia occidentale – il sistema denominato zen shiatsu. Dopo avere frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera, Yahiro lascia Milano e si stabilisce a Colbordolo (Pesaro-Urbino), dove fonda l’associazione Reishi Kai che estende la sua ricerca in numerosi campi: dalla scienza agli studi di filosofia e di religione, organizzando incontri, seminari, campi di studio e di pratica su temi diversi. All’inizio degli anni 1980 inizia untour per l’Europa che lo porta a fermarsi due anni in Spagna, dove fonda un centro di studio a Barcellona.

Nel luglio 1981, in Svizzera, in occasione di una conferenza internazionale sulla medicina, la filosofia e la pace mondiale, Yahiro incontra Masahiro Oki, di cui diviene allievo. Nel 1984, in occasione del Life Encounter – un’esperienza di studio di tre mesi, cui partecipano più di centocinquanta persone da tutto il mondo, di cui è il responsabile –, guida un folto gruppo di italiani in Giappone, presso il dojo del maestro Oki, a Mishima. Dopo la morte di Oki, si rafforza il suo impegno nel promuovere lo studio dell’Oki do in Italia e all’estero. Nel 1988 Yahiro fonda l’Accademia Ten Jin Chi (Cielo Uomo Terra), ispirata a uno studio globale e, successivamente, l’Istituto di Ricerca globale Oki do, luogo d’incontri di approfondimento, dove il percorso per la conoscenza dei princìpi della natura viene applicato e verificato nelle diverse dimensioni di vita dell’essere umano: la dimensione del corpo, del cuore e dello spirito, della vita quotidiana e dell’ambiente.

Nel contempo, in varie zone d’Italia si sviluppano gruppi volti alla ricerca e alla diffusione della pratica dell’Oki do. Ciò contribuisce alla nascita di centri e associazioni culturali – come l’associazione Il Fiume, fondata a Roma nel 1983 da Alfredo D’Angelo, allievo prima di Oki e poi di Yahiro, nonché curatore e traduttore delle opere di Oki in italiano, protagonista delle attività di Oki do in Italia sino al 2004 –, che formano la Federazione italiana Oki do, ovvero una rete di comunicazione e di collaborazione volta alla valorizzazione dell’eredità di Masahiro Oki.

L’Oki do presenta aspetti dottrinali eterogenei e articolati e si autodefinisce una “filosofia pratica rivolta alla ricerca dell’essenza e dei princìpi fondamentali della Natura; […] il percorso di sviluppo dell’essere umano verso la Verità, quello che porta alla piena consapevolezza del fatto che, in ogni istante e per ogni azione, la Forza vitale è manifestazione di Dio”. Per aumentare e migliorare la propria sensibilità occorre raggiungere una condizione armonica del corpo (dozen); per ampliare e approfondire il modo di pensare occorre invece creare una condizione armonica nel cuore (bosatsu). Questi due percorsi, uno diretto dall’esterno verso l’interno e viceversa, sono intesi in un rapporto di risonanza fra di loro, lo sviluppo dell’uno influenzando naturalmente anche l’altro.

Le attività e discipline che costituiscono nel proprio insieme l’Oki do vedono come riferimento unitario la Libera Università Oki Do Mikkyò Yoga, con sede a Cappone di Colbordolo (Pesaro-Urbino), costituita giuridicamente in associazione sportiva dilettantistica riconosciuta dal Centro Sportivo Educativo Nazionale (CSEN), a sua volta riconosciuto dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), la quale è guidata da un Consiglio direttivo e ha come presidente Lorena Fiumani. La Libera Università si articola in diversi settori e attività: Oki do Yoga, Meiso Shiatsu, Naturopatia Oki do, Destinazione Gioia. Presso la sede della Libera Università si trova il Shudojo “Ten Tai En”, il “luogo di pratica di vita quotidiana”, laddove “l’attività di studio vissuta all’Oki do si ispira al Buddha e al Cristo per sviluppare un atteggiamento di gratitudine, di autoriflessione, di umiltà, di servizio devoto e una pratica di amore incondizionato e di preghiera”. Inoltre, attraverso lo Human Life Project, un progetto di carattere assistenziale rivolto particolarmente a quei luoghi del mondo dove maggiori sono le difficoltà materiali, la Libera Università Oki do Mikkyò Yoga collabora con l’associazione Earth Human Harmony Project (E.H.H.P.), nata per sviluppare progetti di comune prosperità.

B.: Di Masahiro Oki, tutti editi da Cometa, Roma, cfr.: Meiso yoga. Il cammino di ricerca della verità. La meditazione per la pace del cuore, 1988; Invito al vero yoga. La via dell’Oki do per l’evoluzione umana e un mondo di pace, 1997; Gli ultimi insegnamenti del maestro Masahiro Oki, 1997. Di Yuji Yahiro, cfr. Keiraku shiatsu, Red, Como 1982.