3pro_02Le Assemblee dei Fratelli

Chiese (Assemblee) cristiane evangeliche dei Fratelli
(Nell’ambito di queste Chiese operano dei “servizi di comunione” tra i quali giova ricordare:)
– Opera delle Chiese Cristiane dei Fratelli (Ente Morale)
Via della Vigna Vecchia, 15-17
50122 Firenze
Tel.: 055-681187
Fax: 0575-788394
– Il Cristiano (mensile di edificazione e informazione, fondato nel 1888)
Via del Campo della Fiera, 16
52031 Anghiari (Arezzo)
Tel.: 0575-788656
E-mail: il.cristiano@alice.it
URL: www.ilcristiano.it
– Opera Missionaria Evangelica dei Fratelli Italiana (OMEFI)
Via Taranto, 22
71100 Foggia
Tel.: 06-5038931
E-mail: omefi@omefi.it
URL: www.omefi.it
– (Utili informazioni e indirizzari nazionali sul sito Internet dell’Assemblea dei Fratelli di Roma Via Prenestina: www.franoi.it)

L’espressione “Fratelli” nel mondo protestante indica due movimenti diversi. Il primo, quello dei “Brethren”, appartiene al secondo protestantesimo e origina dal risveglio pietista all’interno del mondo luterano. Del tutto diversi, e appartenenti al terzo protestantesimo piuttosto che al secondo, sono i “Fratelli” che nascono in varie parti d’Europa – Svizzera, Irlanda, Inghilterra, Italia – dal 1820 in poi. Vari movimenti di risveglio sorti in quegli anni indipendentemente gli uni dagli altri si ritrovano ad avere caratteristiche così simili da poter essere in seguito accomunati nell’esperienza dei Fratelli. In Inghilterra sono stati chiamati originariamente “Fratelli di Plymouth” (Plymouth Brethren) giacché la prima “assemblea” inglese promossa, con altri, da John Nelson Darby è stata organizzata a Plymouth nel 1831, anche se diversi storici ritengono che la più antica assemblea nel mondo anglofono sia quella di Dublino, del 1825, e anche Bristol ha un ruolo importante. Parallelamente agli esordi britannici, i Fratelli sorgono anche in Svizzera – l’Assemblée de la Pellisserie a Ginevra risale al 1823 – mentre la conversione del conte Piero Guicciardini (1808-1886) in Toscana è del 1836. Le vicende dei Fratelli britannici hanno avuto un ruolo importante ma non bisogna dimenticare la pluralità delle origini storiche dei Fratelli. Tra i primi pionieri, Henry Craik (1805-1866) emerge come brillante predicatore; Anthony Norris Groves (1795-1853) si dedica alle missioni internazionali, gettando le basi per l’espansione mondiale del movimento, mentre George Müller (1805-1898) crea il celebre orfanotrofio Ashley Down di Bristol, che inaugura una non trascurabile serie di attività benefiche e sociali. In seguito il movimento dei Fratelli si divide fra un’ala – guidata dallo stesso Darby – di “Fratelli stretti”, più esclusivisti e non disponibili a una collaborazione con chi non condivida il loro rigoroso neofondamentalismo, e una di “Fratelli larghi” che è alle origini dei maggiori gruppi europei detti oggi “Assemblee dei Fratelli” o semplicemente “Chiese cristiane evangeliche (dei Fratelli)”.

Il movimento dei Fratelli in Italia nasce dalle Chiese cristiane libere – al plurale, da non confondere con la “Chiesa cristiana libera”, al singolare, dell’ex-barnabita Alessandro Gavazzi, di vita effimera e intonazione particolarmente anticlericale –, nate in Toscana nel 1833 e animate dal conte Piero Guicciardini di Firenze e dall’abruzzese Teodorico Pietrocola Rossetti (1825-1883), accanto ai quali è opportuno menzionare il nome di Bonaventura Mazzarella (1818-1882), il quale pur non considerandosi formalmente parte delle Chiese che poi formeranno le Assemblee dei Fratelli, condivide la loro impostazione ecclesiologica e collabora strettamente con Guicciardini e Rossetti. Questi, di idee risorgimentali, avevano avuto contatti con i Fratelli durante periodi di esilio in Inghilterra. Guicciardini – che manifesta un notevole spirito di indipendenza nei confronti dei Fratelli inglesi, cui pure si ispira – dà alle Chiese dei Fratelli in Italia un’impostazione critica verso l’organizzazione gerarchica della vita della Chiesa. È rifiutata l’ordinazione dei pastori, mentre la conduzione è affidata a dei “servitori” la cui funzione nasce da “doni” che lo Spirito distribuisce liberamente nelle Assemblee. Queste figure poi lasciano il posto ad “anziani” riconosciuti dalle comunità. Dalla Toscana il movimento si estende al Piemonte, e assume quindi carattere nazionale, in alcune regioni avvalendosi dell’opera di missionari inglesi, come Thomas B. Harding (1884-1975), la cui opera è cruciale per la presenza dei Fratelli nelle Marche, o John Anderson (1857-1921), fondatore de Il Cristiano. Il 22 febbraio 1891 è eretta con Regio Decreto in ente morale l’Opera delle Chiese Cristiane dei Fratelli, tuttora attiva all’indirizzo originario di Via della Vigna Vecchia a Firenze con uno statuto approvato con Regio Decreto del 31 maggio 1943, oggetto di modifiche approvate rispettivamente con Decreti del Presidente della Repubblica 7 maggio 1975, n. 193 e 11 giugno 1980, n. 459.

L’istituzione, voluta dagli anziani della Chiesa dei Fratelli di Firenze, è all’inizio “isolata e osteggiata” dalle altre Chiese, che vi vedono, a torto, “il riconoscimento di una Chiesa da parte dello Stato” (così Daniele Moretti, “Opera delle Chiese Cristiane ‘dei Fratelli’: motivi e scopi. Al servizio delle Chiese”, Il Cristiano, anno III, n. 6, giugno 2000, pp. 313-314), mentre si tratta di un semplice atto relativo all’amministrazione materiale del patrimonio della Chiesa – in precedenza intestato a singoli individui, con conseguenti problemi specie in sede di successione –, di cui si afferma esplicitamente (art. 2 dello Statuto) che “non ha ingerenze di ordine spirituale, dirette o indirette, nelle Chiese”. A partire dal 1909 l’Opera è oggetto di crescenti adesioni. Il sentimento anti-gerarchico continua però a creare un’auto-comprensione dei Fratelli come “movimento” piuttosto che come denominazione. Durante il fascismo, i Fratelli sono soggetti a episodi di repressione, aggravati dalla scarsa protezione dovuta alla mancanza di una formale rappresentanza istituzionale. Nel secondo dopoguerra i “Fratelli” italiani intensificano i loro contatti con il mondo evangelico europeo e americano favorendo “l’ingresso in Italia di missionari, in special modo battisti indipendenti, che […] l’hanno considerata [la Chiesa dei Fratelli] come la chiesa fondamentalista italiana e le hanno dato il loro appoggio” (così Domenico Maselli [1933-2016], Libertà della parola. Storia delle Chiese cristiane dei Fratelli 1886-1946, Claudiana, Torino 1978, p. 153), entrando così a far parte delle Assemblee perché riconoscono in esse gli stessi princìpi dottrinali.

Il quadro statistico internazionale aggiornato al 2015 descrive una presenza di 2.116.838 Fratelli (“larghi”) nel mondo – considerando la frequenza alle riunioni regolari degli adulti (se si volessero sommare i minori, essi sono circa un quinto delle presenze); i “credenti battezzati” sono invece 1.667.144 –, presenti in 128 nazioni con quasi 31.000 assemblee locali. Non esistono istituzioni rappresentative su scala mondiale, ma tramite convegni internazionali e istituzioni para-ecclesiali i contatti tra Fratelli di diversi Paesi rimangono frequenti. Segnaliamo su tutte la International Brethren Conference on Mission (IBCM, “Conferenza Internazionale sulla Missione”), a cadenza quadriennale, giunta al sesto appuntamento, che ha avuto luogo a Roma nel giugno 2015 e che ha visto la partecipazione di 680 partecipanti provenienti da 103 nazioni. Queste conferenze hanno promosso la nascita di due comitati: il Brethren Educational Network, che si occupa dell’istruzione biblica a diversi livelli – centri di formazione e di discepolato, scuole bibliche, facoltà teologiche dei Fratelli – e il Brethren International Network, che si occupa di mantenere contatti a vari livelli tra le Assemblee nel mondo. Un’altra conferenza, a cadenza biannuale e a carattere storico, è la International Brethren History Conference organizzata dal Brethren Archivists and Historians Network (BAHN), giunta nel 2015 alla settima edizione.

Secondo i dati dell’Indirizzario assemblee locali pubblicato nel 2015, le Assemblee italiane sono 292 e coinvolgono circa 20.000 persone, con una crescita lenta e costante e nuovi gruppi nascenti in ragione di specifici progetti evangelistici, come il progetto Puglia 2020 che prevede l’evangelizzazione di tutta la Puglia entro il 2020. Circa la metà delle Assemblee italiane si avvalgono dell’Ente Morale di Firenze per l’amministrazione dei loro locali di culto, mentre altre hanno costituito associazioni o Enti indipendenti. L’Ente Morale amministra anche beni al servizio di una pluralità di Assemblee, come gli immobili che ospitano il Centro Anziani di Casorzo (Asti), il Centro Evangelico di Poggio Ubertini (Firenze) e il Centro Bethel di Castelnuovo della Daunia (Foggia). Oltre all’Ente Morale, si segnala l’esistenza di alcune realtà in una qualche misura collegate al movimento dei Fratelli, come l’Opera Missionaria Evangelica dei Fratelli Italiani (OMEFI) – costituita nel 1993, si occupa della missione all’estero, una delle peculiarità dei Fratelli nel mondo, soprattutto Albania e nel Kosovo –, la casa editrice Unione Cristiana Edizioni Bibliche (UCEB) con sede a Fondi (Latina) e l’Istituto Biblico Evangelico Italiano (IBEI) di Roma, che è tuttavia una realtà interdenominazionale.

Il modello congregazionalista al quale s’ispirano le Assemblee, che prevede l’indipendenza di ogni singola Chiesa locale, contempla anche momenti e luoghi di scambio costituiti da riviste, convegni e incontri fraterni, fra i quali va menzionato in particolare l’annuale Convegno degli Anziani e Servitori, nonché gli eventi formativi costituiti dai Campeggi nei diversi centri gestiti dall’Ente Morale o anche in altre località. La conduzione delle comunità locali è affidata ad “anziani” i quali secondo l’ecclesiologia dei Fratelli sono ritenuti o considerati chiamati dal Signore; molti responsabili di Chiesa svolgono la loro attività su base locale o nazionale affiancandola a un’attività secolare, mentre all’interno delle Assemblee e a livello nazionale agiscono una serie di “servitori a pieno tempo” – circa cinquanta in Italia – impegnati soprattutto nell’ambito dell’evangelizzazione e della fondazione di nuove comunità.

Le Assemblee dei Fratelli si collocano nella tradizione “risvegliata” del protestantesimo. L’identità dei Fratelli mette in risalto il ruolo centrale riconosciuto alla Bibbia, il sacerdozio universale dei credenti e l’enfasi evangelistica e missionaria. In particolare, le Assemblee dei Fratelli sottolineano il fatto di essere:

(a) Chiese evangeliche perché accettano l’autorità della Scrittura e in particolare pongono enfasi sul Vangelo, riconosciuto come la buona notizia della missione del Figlio di Dio svolta sulla terra per salvare l’uomo peccatore (incarnazione, morte, risurrezione e ascensione).

(b) Chiese di confessanti perché pongono l’accento sulla necessità della conversione individuale affinché i benefici di Cristo conquistati con la sua missione storica possano essere fatti propri dagli individui di tutti i tempi grazie all’applicazione della salvezza rivelata nella Bibbia e compiuta dallo Spirito Santo. I convertiti sono esortati a vivere una vita privata e pubblica che sia segnata dalla santificazione.

(c) Chiese libere in quanto si reggono indipendentemente dallo Stato e senza la necessità di una struttura centralizzata, anche se sono incoraggiate le attività comuni e gli scambi tra Chiese. Le Assemblee, in particolare, ritengono che l’esercizio della fede cristiana sia un diritto della persona e rientri all’interno della giurisdizione di diritto privato che non necessita di particolari legislazioni finalizzate ai corpi ecclesiali.

(d) Chiese di sacerdoti nel senso che tutti i fedeli sono chiamati a svolgere il ruolo che nella religione ebraica era prerogativa di una classe privilegiata. Ogni membro, inoltre, è incoraggiato a ricercare e praticare il dono spirituale  accordatogli dall’azione dello Spirito Santo.

La conduzione delle comunità locali è collegiale. I Fratelli sostengono di rappresentare un movimento evangelico che si pone criticamente nei confronti della stessa tradizione protestante, soprattutto per il suo  richiamo all’unità della Chiesa e per il suo rifiuto di essere “denominazione”. Esiste nell’ambito dei Fratelli un’ampia riflessione sull’identità del movimento nell’alveo del protestantesimo italiano che cerca di articolare una riflessione teologica in grado di valorizzare insieme l’eredità originaria e le caratteristiche salienti della fede cristiana storica.

B.: Sulle origini e la storia su scala internazionale si veda la rivista specializzata Brethren Historical Review, pubblicata a partire dal 1997, nonché: Massimo Introvigne – Domenico Maselli, I Fratelli. Una critica protestante della modernità, Elledici, Leumann (Torino) 2007; Roy Coad, A History of the Brethren Movement, Paternoster, Exeter 1968; Harold H. Rowdon, The Origins of the Brethren, Pickering & Inglis, Londra 1967; Idem, Who are the Brethren and Does It Matter?, Paternoster, Exeter 1986; Idem, “The Problem of Brethren Identity in Historical Perspective”, in Piero Guicciardini 1808-1886. Un riformatore religioso nell’Europa dell’Ottocento, Olschki, Firenze 1988, pp. 159-174 (trad. it.: “Il problema dell’identità dei Fratelli in prospettiva storica”, Studi di teologia, VI/3, 1994, pp. 1-11); Timothy C.F. Stunt, From Awakening to Secession. Radicals Evangelicals in Switzerland and Britain 1815-35, T&T Clark, Edimburgo 2000. Un quadro generale del movimento nel mondo in Ken Newton – Jeanette Newton (a cura di), The Brethren Movement Worldwide. Key Information, 4a ed., OPAL Trust, Lockerbie 2015. Per una storia del movimento in Gran Bretagna e Irlanda, cfr. Tim Grass, Gathering to His Name. The Story of Open Brethren in Britain and Ireland, Paternoster, Milton Keynes 2006. Sulle origini e la storia del movimento in Italia fondamentali sono le opere di D. Maselli, Tra risveglio e millennio. Storia delle Chiese cristiane dei Fratelli 1846-1886, Claudiana, Torino 1974; e Libertà della parola. Storia delle Chiese cristiane dei Fratelli 1886-1946, Claudiana, Torino 1978; nonché: Alessandra Pecchioli (a cura di), La Chiesa “degli italiani”. All’origine dell’Evangelismo risvegliato in Italia, Edizioni GBU, Chieti 2010; Roberto Cappato, Lo Spirito che vivifica. L’Ente Morale delle Chiese Cristiane dei Fratelli in Italia (1891-2011), Edizioni GBU, Chieti 2011; e Fares Marzone, Fratelli d’Italia e non solo! Guardando indietro e oltre i 150 anni: il Movimento delle Assemblee tra passato e futuro, IBEI, Roma 2011. Cfr. pure Daisy Dina Ronco, Per me vivere è Cristo. La vita e l’opera del Conte Piero Guicciardini nel centenario della sua morte, UCEB (Unione Cristiana Edizioni Bibliche), Fondi (Latina) 1986; Eadem, Crocifisso con Cristo. Biografia di Teodorico Pietrocola-Rossetti (dalle lettere), UCEB, Fondi (Latina) 1991.

I Fratelli Stretti (Fratelli III)

Radunanza Cristiana Evangelica (le singole comunità sono collegate fra loro; cfr., come punto di riferimento comune:) Edizioni Il Messaggero Cristiano Viale Santuario, 26 15048 Valenza (Alessandria) Tel.: 0131-946361 Fax: 0131-924572 E-mail: mescristiano@virgilio.itURL: www.messaggerocristiano.it

I Fratelli cosiddetti “stretti” – denominazione da essi rigettata, come pure quella di “darbysti” – si ispirano alle dottrine di cui fu pioniere John Nelson Darby, particolarmente nell’ultimo periodo della sua predicazione. Gli “eletti” hanno il dovere di “uscire da Babilonia”, separandosi cioè dalle Chiese e denominazioni esistenti per costituire piccole assemblee di veri credenti che attendono la fine dell’attuale dispensazione e il ritorno del Signore per prendere la sua Chiesa. Sulla base di questo esclusivismo, nel 1847 – a Bethesda (Bristol) – Darby si separa dai Fratelli di Plymouth (“larghi”) e i suoi seguaci sono soprannominati, dalle altre Chiese, “Fratelli stretti”, mentre preferiscono non assumere un nome specifico se non quello di “Fratelli” o “cristiani”. Darby, peraltro, non si considera il fondatore di un movimento, ma solo un difensore della buona dottrina e un teologo capace di interpretare la storia della Chiesa, e così è ricordato ancora oggi dai Fratelli; il principio che Darby e gli altri Fratelli chiamati poi “stretti” non accettano è quello dell’“indipendenza” delle varie comunità, per cui una decisione presa da una di esse non vincolerebbe le altre.

I Fratelli cosiddetti “stretti” sono divisi in diversi gruppi. La classificazione più adottata fra di essi – che non ne esaurisce peraltro la grande varietà – risale alla divisione dei Fratelli effettuata dal Bureau of Census americano, che nei censimenti degli Stati Uniti usava distinguere tra otto gruppi, da Fratelli I a Fratelli VIII, una terminologia adottata dagli storici contemporanei che hanno anzi aggiunto due nuove categorie, i Fratelli IX e X. In questa classificazione i Fratelli II corrispondono ai Fratelli “larghi”, cioè a quelle che in Italia sono chiamate Assemblee dei Fratelli. I Fratelli I sono i Fratelli “stretti” americani, fin dall’origine su posizioni più moderate rispetto ai loro omologhi europei, che nel 1935 confluiscono nei Fratelli II o “larghi”, determinando gli scismi dei Fratelli VII e dei Fratelli VIII, che non accettano tale confluenza. Questi due gruppi – Fratelli VII e Fratelli VIII; per questi ultimi tranne un piccolo gruppo, non presente in Italia, che ha rifiutato la fusione e continua un’esistenza indipendente come Fratelli IX – sono confluiti rispettivamente nel 1953 e nel 1954 nei Fratelli III, la maggiore organizzazione mondiale di Fratelli “stretti”, che oggi conta circa centomila membri, avendo pure riassorbito prima, nel 1940, la branca europea dello scisma dei Fratelli V – che si era separata dai Fratelli III nel 1908 per controversie su questioni di governo della Chiesa, mentre la branca americana dei Fratelli V rimane autonoma –, e in seguito, nel 1974, i Fratelli VI, uno scisma di un gruppo su cui torneremo, i Fratelli IV. In quanto risultano dalla fusione di numerosi gruppi diversi gli attuali Fratelli III sono anche detti Reunited Brethren, anche se non rappresentano la totalità dei Fratelli “stretti” perché dalla “riunione” rimangono fuori, come si è accennato, una parte dei Fratelli V – quella americana –, i Fratelli IX, nonché – soprattutto – i Fratelli IV e i Fratelli X, questi ultimi costituiti da una costellazione di scismi dai Fratelli IV. Proprio la controversia che porta alla separazione dai Fratelli IV nel 1890 – entrambi i gruppi, III e IV, sostengono di continuare il movimento darbysta delle origini – definisce l’identità dei Fratelli III.

Nel 1890 un gruppo di Fratelli “stretti” tra i più anziani e rispettati in Inghilterra decide di escludere dalla comunità quello che è probabilmente all’epoca il più popolare predicatore inglese dei Fratelli, Frederick Edward Raven (1837-1903), leader della assemblea di Greenwich a Londra, che è alle origini dei Fratelli IV. La condanna di Raven presenta molti punti oscuri, in parte dovuti alla stessa ambiguità degli scritti di Raven del tempo. Lo scontro del 1890 sembra piuttosto quello fra il carisma – di un predicatore che aveva un seguito personale per la sua eloquenza – e una nascente istituzione, che pure rifiuta di riconoscersi come tale. La condanna di Raven nasce da un’assemblea di provincia, Bexhill, e dal 1890 non si può più parlare di un centro unico darbysta a Londra, perché la maggioranza delle assemblee storiche di Londra, compresa quella principale di Park Street, si schiera con Raven e con i Fratelli IV.

I nemici di Raven, cioè i Fratelli III, sono chiamati in Gran Bretagna “Lowe Brethren”, dal cognome del principale critico di Raven, William Joseph Lowe (1838-1927). Gli ottimi rapporti di Lowe con le assemblee “strette” che missionari inglesi avevano creato nell’Europa continentale fa prendere ai Fratelli III anche il nome di “Fratelli continentali”, perché la maggioranza dei Fratelli europei non anglofoni si schiera con questa fazione – anche in Italia i “ravenisti” sono decisamente minoritari –, una decisione le cui conseguenze si avvertono ancora oggi. Nel 1890 i Fratelli III sono soprattutto definiti come “anti-ravenisti”, dunque più per un atto di opposizione che per un contenuto positivo delle loro dottrine, che si sostanzia nella ricerca di quale possa essere una piena ortodossia darbysta e nell’esegesi condotta con rigore e acribia degli scritti del predicatore inglese. Ancora oggi i Fratelli III rifiutano la guida di un singolo “predicatore autorevole” vivente, che contraddistingue invece i Fratelli IV; le questioni d’interpretazione sono decise da forme di direzione collegiale.

Fin dalle origini, punti fondamentali di dottrina dei Fratelli III sono la salvezza per grazia mediante la fede, la necessità di una vera conversione e di un cammino coerente, il ritorno del Signore per prendere con sé la Chiesa – costituita da tutti i veri credenti –, ma anche il radunamento cristiano intorno al Signore senz’altra autorità, il sacerdozio universale dei credenti senza nomine ufficiali, e quindi la libertà di ogni fratello di prendere parte attiva nelle riunioni ricercando la guida dello Spirito Santo. Nel suo grande affresco delle “dispensazioni” in cui divide la storia, Darby distingue fra “Chiesa di Cristo” e “Chiesa degli uomini”, quest’ultima inesorabilmente corrotta fin dalla fine dei tempi apostolici. Se la restaurazione della Chiesa dei tempi apostolici è, a rigore, impossibile, piccoli gruppi di credenti separati dalla “Chiesa degli uomini” e dal mondo possono attendere con fiducia l’imminente seconda venuta del Signore. Darby ha anche molto insistito sull’apostasia generalizzata di tutte le Chiese istituzionalizzate e gerarchizzate, e quindi sulla necessità di separarsi sia da tutti i sistemi religiosi sia da ogni credente a essi collegato, per riunirsi con coloro che tendono a realizzare localmente i princìpi della Chiesa universale. Questo principio di “separazione” è ancora oggi la caratteristica principale di questi Fratelli che deplorano nelle altre comunità di credenti la mancanza di presa di posizione contro chi commette peccati e contro chi diffonde dottrine ritenute contrarie all’insegnamento biblico.

La partecipazione alla Cena del Signore, cui è data un’importanza primaria e che è celebrata tutte le domeniche, è riservata ai fratelli e sorelle che fanno parte delle comunità, chiamate assemblee e definite “in comunione” fra di loro. La donna non insegna e non prega nel corso delle riunioni, alle quali partecipa col capo coperto da un velo. Il principio per cui ogni decisione presa da un’assemblea – per esempio l’ammissione a partecipare alla Cena del Signore o l’esclusione da essa – è considerata valevole per tutte le altre in qualsiasi parte del mondo, è considerato il modo per realizzare, almeno nell’ambito delle assemblee dei Fratelli III, quell’unità del corpo di Cristo che, dato il frazionamento della Chiesa, è impossibile realizzare con tutti i veri figli di Dio. I Fratelli III hanno assemblee in quasi tutta Europa e in molti Paesi degli altri continenti. Nel mondo i Fratelli III contano su circa 1.500 congregazioni e 100.000 membri – ma il numero sembra in diminuzione – e in Italia le assemblee sono attualmente 17, con circa 400 membri.

B.: R. K. Campbell, Reunited Brethren. A Brief Historical Account, Including a Brief Statement of Some Vital Principles of Faith, Grace & Truth, Danville (Illinois) 1990. I Fratelli dispongono dal 1896 della casa editrice Il Messaggero Cristiano, con sede a Valenza (Alessandria), che pubblica il calendario di evangelizzazione ed edificazione Il Buon Seme, diffuso in diciotto lingue, vari commentari su gran parte dei testi biblici, libri di edificazione cristiana e – da oltre un secolo – il mensile Il Messaggero Cristiano. Fra le pubblicazioni dell’editrice Il Messaggero Cristiano, si vedano: Raccolta di cantici spirituali, 1972; Marc Tapernoux, Il futuro del mondo. Una panoramica su tutte le profezie bibliche, trad. it. 1987; Frédy Gfeller, La Bibbia. Di cosa parla?, trad. it. 1993; Alfredo Apicella, La nostra lingua… un fuoco!, 1992; Idem, L’Epistola di Paolo ai Romani, 1995; Idem, Il Libro del Deuteronomio, 1998.

I Fratelli IV

Ente Cristiano Evangelico dei Fratelli
Via Colle Pallone Vecchio, 27
00030 San Cesareo (Roma)
E-mail: md@romelearning.com
URL: www.plymouthbrethrenchristianchurch.org/it

Come si è accennato, i Fratelli IV hanno titoli altrettanto solidi dei Fratelli III per sostenere di essere la più genuina continuazione dei darbysti delle origini. Al momento della separazione del 1890, se la maggioranza delle assemblee darbyste dell’Europa Continentale si schiera con gli anziani ostili al carismatico leader della comunità di Greenwich, Frederick Edward Raven (1837-1903), quest’ultimo può contare sulle assemblee storiche della città di Londra a partire dalle quali si era direttamente esercitato il magistero di Darby. I Fratelli IV si distinguono dai Fratelli III, con i quali condividono numerose dottrine (tanto che spesso la medesima letteratura circola fra i due gruppi) da un punto di vista teologico e da uno sociologico. Dal punto di vista teologico i Fratelli IV riconoscono l’importanza del “predicatore autorevole”, cui Dio conferisce l’incarico di guidare la comunità e conferisce una speciale assistenza, un’idea agli antipodi della mentalità dei Fratelli II e condivisa dai Fratelli III con riferimento al solo ruolo storico di Darby, la cui autorevolezza non avrebbe però trovato eredi viventi e continuerebbe tramite il magistero dei suoi scritti. Dal punto di vista sociologico, i Fratelli IV hanno progressivamente adottato – ritenendo il mondo moderno sempre più immorale e corrotto – misure ancora più rigide di quelle dei Fratelli III per garantire la loro “separatezza” dalla modernità.

Il riconoscimento del “predicatore autorevole” ha portato i Fratelli IV non soltanto ad accettare, ma a trasformare in test di appartenenza alla comunità, non solo le idee di Raven ma anche quelle dei suoi successori. Alcune di queste idee sono esposte in scritti voluminosi, non di rado di tono mistico e di non facile interpretazione, così che le accuse di eresia degli oppositori dipendono talora da semplici equivoci. Così, a proposito della natura di Gesù Cristo, Raven è stato accusato di deviazioni opposte, e il dibattito sui suoi scritti è ancora aperto.

Il successore di Raven, l’irlandese James Taylor, Sr. (1870-1953), complica ulteriormente il problema. Scrittore estremamente prolifico, anch’egli si esprime spesso in termini di non facile comprensione. Le due maggiori controversie dottrinali in cui è coinvolto riguardano il carattere di “figlio di Dio” di Gesù Cristo e il ruolo dello Spirito Santo nella preghiera. Nel 1929, riprendendo un’oscura allusione di Raven, Taylor ipotizza – senza giungere a conclusioni certe – che Gesù Cristo non sia figlio di Dio da tutta l’eternità ma assuma questo ruolo solo al momento dell’incarnazione. Anche su questo punto, tuttavia, i testi mantengono un certo grado di ambiguità. Negli anni 1942-1949 introduce gradualmente preghiere e canti in cui i fedeli si rivolgono direttamente allo Spirito Santo, una pratica considerata dai critici estranea allo spirito e alla lettera degli insegnamenti di Darby.

Certamente gli scritti di Taylor sono considerati normativi dai primi Fratelli IV e ogni deviazione dalla sua linea è causa di rottura. Il dato emerge con chiarezza nell’incidente della missione cinese del 1932-1935, quando sembra per un momento che i Fratelli IV possano trovare in Cina un campo di grande espansione grazie all’adesione nel 1932 di un carismatico predicatore locale, Watchman Nee (pseudonimo di Ni Shu-Tsu, 1903-1972). Nee, tuttavia, ritiene che per espandere l’opera dei Fratelli in Cina sia necessaria una certa tolleranza verso i nuovi convertiti che si rendono colpevoli di peccati di minore o di media gravità, che in Inghilterra porterebbero all’immediata esclusione dai Fratelli IV. Questo sembra ai dirigenti di Londra un “compromesso con il peccato”, e Nee è escluso dalla comunione con i Fratelli nel 1935. Nee trascorrerà vent’anni nelle carceri comuniste cinesi dal 1952 al 1972 ma il suo allievo di maggior talento, Witness Lee (1905-1997), farà della Chiesa Locale, il movimento che si considera (non senza contestazioni di altri) l’erede diretto delle idee di Nee, una delle grandi realtà del terzo protestantesimo mondiale – e un’organizzazione dove ancora si vedono chiare tracce della lezione dei Fratelli “stretti”.

Taylor muore nel 1953 e ci vogliono diversi anni prima che il figlio James Taylor Jr. (1899-1970), sia accettato come suo successore dalla grande maggioranza dei Fratelli IV, benché il padre lo avesse chiaramente riconosciuto come tale. Le discussioni proseguono fino alla conferenza ospitata nel 1959 dalla Central Hall metodista a Londra, in cui il ruolo di James Taylor Jr. è riconosciuto e gli oppositori esclusi dai Fratelli IV. Il gruppo decisamente minoritario che lascia i Fratelli IV nel 1959 è chiamato talora “dissidenza pre-Aberdeen”, per distinguerlo da quanti entrano in dissenso con Taylor Jr. poco prima della sua morte alla conferenza di Aberdeen nel 1970. Di solito si riuniscono tutti questi dissidenti sotto l’etichetta di “Fratelli X”: si tratta però non di una realtà unitaria, ma di una costellazione di gruppi che continuano a moltiplicarsi, unita solo dall’opposizione a Taylor Jr. e ai suoi successori, e che non è ammessa all’intercomunione dai Fratelli III perché continua a mantenere ferma la fiducia negli scritti, che i Fratelli III considerano non ortodossi, di Raven e di Taylor Sr.

Fino agli anni 1960 i Fratelli IV non sono al centro di particolari controversie che coinvolgano il mondo esterno alla cerchia darbysta. Solo pochi specialisti avrebbero potuto spiegare che cosa esattamente li distinguesse dai Fratelli III, o dal mondo del protestantesimo fondamentalista in genere. Con il diffondersi del movimento anti-sette anche la “separatezza” dei Fratelli IV diventa “sospetta”. Benché i Fratelli IV, con poche eccezioni, continuino a esercitare lavori e professioni del tutto normali e non si dedichino all’attività missionaria a tempo pieno, il loro coinvolgimento nelle polemiche sulle “sette” acquista qualche consistenza negli anni 2000, con punte di particolare asprezza in Francia, dove nasce perfino un’associazione anti-sette specializzata nella lotta ai Fratelli IV, l’AViFE (Association d’aide aux victimes des frères exclusifs) e i Fratelli IV sono menzionati – peraltro con alcuni errori di fatto – nel rapporto annuale 2005 della MIVILUDES (Mission interministerielle de vigilance et de lutte contre les dérives sectaires), un’istituzione governativa tipicamente francese.

Come si è accennato, molte polemiche risalgono agli anni di Taylor Jr. Da una parte, alcuni insegnamenti di Taylor Jr. – benché di portata principalmente simbolica, come il consiglio di non allevare animali domestici o coltivare fiori in casa – attirano l’attenzione come elementi quasi provocatori, veri e propri manifesti di una “separatezza” contro la quale il contesto storico provoca ormai campagne di stampa. Dall’altra, nell’era della globalizzazione e di Internet alcune controversie interne ai Fratelli IV circolano rapidamente, e danno sostegno alle accuse degli oppositori. Il primo episodio è relativo alla già citata conferenza di Aberdeen del 1970, dove un Taylor Jr. anziano e stanco (morirà nello stesso anno) è accusato non solo di criticare qualunque oppositore, ma anche di una caduta morale. Ci sono prove convincenti secondo le quali si tratta di accuse false, promosse nell’ambito di una campagna intesa a distruggere e usurpare la sua autorità. Tuttavia qualcuno crede a queste accuse poco verosimili, e nasce una dissidenza di Fratelli X “post Aberdeen”.

Un’ulteriore controversia coinvolge i successori di Taylor, prima il proprietario di fattorie americano James Harvey Simington (1913-1987), quindi due uomini d’affari australiani, John Steven Hales (1922-2002) e il figlio Bruce David Hales. Tra l’altro, sotto l’amministrazione di quest’ultimo è stata lanciata una campagna di riconciliazione con coloro che si erano allontanati negli anni precedenti. Anche un critico come Gordon Rainbow, che gestisce un sito Internet ricchissimo di materiale di diverso orientamento sui Fratelli, scriveva nel 2002 che “dopo l’arrivo alla guida [dei Fratelli IV] di Bruce Hales molte voci riportano un atteggiamento più flessibile rispetto ad alcune regole, e sembra che si cerchi la riconciliazione con molti di coloro che sono stati scomunicati negli ultimi trent’anni”. Ma non è questa campagna a creare problemi: è la politica. I Fratelli IV non votano, anche se accettano di essere iscritti sulle liste elettorali nei paesi in cui la legge lo richiede. Questa separazione dalla politica, tipicamente darbysta, è diventata elemento di controversia quando la stampa ha riferito che in Canada, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Svezia membri dei Fratelli IV hanno offerto, sulla base di convinzioni che avvertono in coscienza il dovere di difendere anche nella sfera pubblica, contributi finanziari di un certo rilievo ai comitati elettorali di candidati conservatori (compreso il presidente americano George W. Bush) e a campagne su cause specifiche come quella contro il matrimonio degli omosessuali. I dirigenti dei Fratelli IV hanno spiegato in varie interviste che non c’è contraddizione fra il non votare – in quanto chi fa parte dei Fratelli IV è pure parte del “residuo” darbysta, che ha un suo specifico statuto teologico – e l’orientare chi invece non fa parte del “residuo” e vota a compiere scelte specifiche, tanto più quando sono in gioco valori morali che i Fratelli IV considerano decisivi, come nel caso del matrimonio omosessuale. È tuttavia evidente che questi interventi sia pure indiretti nella vita politica hanno creato ai Fratelli IV nuovi nemici.

Ma quella che continua a destare un’attenzione spesso malevola è la “separatezza” dal mondo. Un aspetto assai criticato dei Fratelli IV – peraltro praticato, sia pure con qualche attenuazione, anche dai Fratelli III e da numerosi gruppi fondamentalisti di diversa teologia – è il rifiuto non solo della comunione della preghiera ma anche del matrimonio e della frequentazione amicale assidua con persone considerate parte delle “Chiese apostate”. L’endogamia è assolutamente maggioritaria tra i Fratelli IV, e chi si sposa al di fuori della comunità finisce quasi sempre per lasciarla. Problemi – anche qui peraltro comuni a molti gruppi religiosi di matrice fondamentalista – sorgono quando uno dei coniugi, ma non l’altro, abbandona la comunità, un fenomeno peraltro così raro che i pochi casi isolati fanno notizia. La rigida dottrina darbysta sconsiglia di continuare la convivenza, e la conseguenza del divorzio è pressoché inevitabile, con delicati problemi quanto alla custodia dei figli.

Da Darby i Fratelli IV mutuano un’etica del lavoro e una fuga dall’ozio, ma la maggioranza predilige il lavoro autonomo o è impiegata presso correligionari, in modo da evitare relazioni troppo strette con chi non è parte della comunità. Un’area di particolare pericolo è considerata quella scolastica: dovunque la legge lo consenta, i Fratelli IV evitano la scuola pubblica e frequentano in ordine di preferenza scuole private proprie, corsi per corrispondenza gestiti da loro con esami finali statali, e corsi per corrispondenza nazionali offerti dall’istruzione pubblica. Peraltro, lo spirito di laboriosità inculcato ai giovani Fratelli IV e la limitata frequentazione di divertimenti profani fa sì che i risultati scolastici ottenuti siano spesso superiori alla media dei loro compagni estranei alla comunità. La pratica sportiva è permessa, ma radio, televisione e cinema dagli anni 1970 sono considerati così corrotti da dover essere vietati, anche se l’atteggiamento verso Internet varia da comunità a comunità e molti Fratelli ne fanno uso per motivi non di intrattenimento ma di lavoro; quanto al telefono, è regolarmente usato e un suo presunto rifiuto è una semplice leggenda urbana.

D’altro canto, chi avvicina i Fratelli IV li trova spesso cortesi, cordiali, disponibili. Benché la missione in un contesto darbysta sia affrontata con cautela – non tutti sono considerati adatti a ricevere il particolare messaggio dei Fratelli IV –, ultimamente i membri della comunità sono ben consapevoli che per convertire qualcuno è necessario stabilire relazioni all’esterno della loro cerchia chiusa. Le conversioni, peraltro, non sono numerosissime, e i Fratelli IV mantengono intatta la loro consistenza – anzi, a differenza dei Fratelli III, sembrano in realtà in crescita – anzitutto per ragioni demografiche e per la capacità di socializzare e mantenere nella comunità una percentuale superiore al novanta per cento dei loro figli. Un’attività verso l’esterno è svolta dai Rapid Relief Team, attivi in numerosi Paesi del mondo in occasione di disastri naturali e per un lavoro umanitario e caritativo. I Fratelli IV che riconoscono la guida di Bruce David Hales sono circa 45.000, mentre in Italia fra le comunità rimaste con i Fratelli sono rimaste attive e in crescita fino al 2014 quelle di Novi Ligure (Alessandria) e di Castellammare di Stabia (Napoli), con una novantina di membri in totale. Nel 2014-2015 è stato completato il trasferimento delle famiglie italiane dei Fratelli IV a San Cesareo e Carchitti (Roma), con la conseguente chiusura delle comunità di Novi Ligure e Castellammare di Stabia, nell’ambito di una nuova strategia di evangelizzazione che ha visto come tappa fondamentale anche l’apertura di una scuola a San Cesareo. Aggiungendo i Fratelli X degli scismi “pre-” e “post-Aberdeen”, che hanno cercato di aggregarsi (spesso solo per dividersi nuovamente dopo qualche anno) in almeno una ventina di gruppi, una cui mappatura sarebbe complessa e non interesserebbe comunque l’Italia, il numero totale dei fedeli dei Fratelli IV e dei loro scismi nel mondo sfiora probabilmente i 50.000.

B.: La letteratura sui Fratelli IV è molto scarsa. Si troverà qualche informazione nelle opere di carattere generale sui Fratelli, citati nelle bibliografie relative alle Assemblee dei Fratelli e ai Fratelli III. Per il resto occorre affidarsi ai libri e agli opuscoli, spesso polemici, prodotti dalle varie fazioni e accostarsi, con la necessaria cautela, ai siti Internet che spesso offrono un materiale ricchissimo ma ordinato in modo più o meno sistematico, accostando testi polemici ad altri con pretese storico-scientifiche. I Fratelli IV si sono dotati di un sito ufficiale, anche in versione italiana, che presenta le loro origini e la dottrina in chiave apologetica. Un portale che può servire da orientamento è quello offerto dalla biblioteca della John Rylands University. Assai ricco di testi, ma da utilizzare con maggiore riserva per i problemi accennati, è il sito privato My Brethren, mentre molti altri documenti, non solo in tedesco, sono offerti dal sito Bruederbewegung. Al solito, vanno accostati con prudenza i siti esplicitamente polemici e quelli proposti dalle varie versioni nazionali di Wikipedia, nonostante lodevoli recenti sforzi in quest’ultimo caso di una certa “ripulitura” delle voci sui Fratelli dagli aspetti polemici o incerti, mentre esiste un sito che si presenta come “il solo approvato dai Fratelli Stretti”, ma si concentra su informazioni di carattere dottrinale e morale più che di natura storica.