restaurazione_01Il Movimento di Restaurazione, sorto dopo i rinnovamenti religiosi del XVII e XVIII secolo, è l’esito di un lungo travaglio religioso e l’unione di diverse correnti (come quella denominata “Christian Connection”) aventi il medesimo fine. L’entusiasmo ed il successo dei risvegli del secondo protestantesimo, uniti al disagio avvertito nel confrontare il modello ideale della Chiesa primitiva con le confessioni esistenti, fa sentire il bisogno di una restaurazione e spinge alcuni predicatori, a partire dai primi anni del XIX secolo, a considerare possibile l’unione di tutti i cristiani e la restaurazione del cristianesimo primitivo, al di là delle divisioni e delle denominazioni. Già nel XVII secolo, in Inghilterra, movimenti battisti e puritani si denominano “Chiesa di Cristo”; accettano la Bibbia come sola autorità, praticano il battesimo per immersione, predicano il sacerdozio universale dei credenti, sostengono l’autonomia delle Chiese locali e la separazione tra Stato e Chiesa. In Scozia, i fratelli James A. Haldane (1768-1851) e Robert Haldane (1764-1842) danno inizio a un revival e nel 1799 formano delle Chiese indipendenti, dove si osserva la Cena del Signore, si pratica il battesimo degli adulti per immersione, e si rifiuta ogni forma di credo e confessione formale.

Il giovane Alexander Campbell (1788-1866) fa conoscenza del movimento scozzese degli Haldane e delle Chiese indipendenti di tipo congregazionalista. Nel 1793, James O’ Kelley (1735-1826), nella Virginia, guida una contestazione contro la Chiesa Metodista e l’autoritarismo di Francis Asbury (1745-1816), e i suoi seguaci sono chiamati Metodisti Repubblicani; essi pongono nella Bibbia il loro unico credo e, su suggerimento di Rice Haggard (1769-1819), nel 1801 adottano il nome di “Cristiani” e chiamano il loro gruppo “Chiesa Cristiana”. Tuttavia, gran parte del gruppo di O’Kelley non aderirà al Movimento di Restaurazione, e dopo alterne vicende nel 1931 si unirà alla Chiesa Congregazionalista (che nel 1957 si fonderà con la Chiesa Riformata ed Evangelica, di tipo liberale, dando vita alla United Church of Christ). Nello stesso anno a Lyndon, nel Vermont, due predicatori battisti, Elias Smith (1769-1846) e Abner Jones (1772-1841) avviano un movimento di riforma e fondano una comunità i cui membri si chiamano solamente “Cristiani”; essi rifiutano ogni nome settario e accettano come guida religiosa solamente il Nuovo Testamento.

Il panorama religioso dell’America coloniale offre le condizioni adatte a scuotere le coscienze dei credenti, e favorisce i grandi risvegli del XVIII e XIX secolo. Nascono in diverse regioni i grandi revival della storia americanasi hanno incontri spontanei nei quali si celebra la Cena del Signore, i cosiddetti “Sacramental Meetings” (riunioni per i sacramenti), ai quali partecipano credenti di diverse confessioni. È il periodo dei cosiddetti “Camp Meetings” (riunioni nei campi dove ci si reca da luoghi anche molto lontani su carri trainati da cavalli, che i partecipanti utilizzano anche come abitazioni provvisorie). Il revival si estende come un “fuoco nella prateria” (secondo l’espressione usata dai revivalisti), e raggiunge il culmine nella riunione tenuta a Cane Ridge nel Kentucky, dove un pastore presbiteriano, Barton Warren Stone (1772-1844), discendente del governatore del Maryland, diffonde a partire dal 1801 le idee della restaurazione e dell’unione di tutti i cristiani. L’entusiasmo – e gli eccessi – del revival di Cane Ridge scandalizzano i presbiteriani, e Stone lascia la sua denominazione nel 1803.

Il 28 giugno 1804 Stone e un gruppo di altri pastori emettono un importante documento The Last Will and Testament of the Springfield Presbitery, in cui si fa appello alle Chiese perché abbandonino il denominazionalismo e riconoscano la Bibbia come unica guida per il cristiano. Nello stesso anno Stone decide di abbandonare ogni etichetta denominazionale chiamando la sua comunità semplicemente “Chiesa cristiana” e adottando il nome di “Cristiani”, su suggerimento del già citato Rice Haggard. Nel 1819, un pastore battista, John Wright (1785-1851) nello Stato dell’ Indiana propone alla Blue River Association di abbandonare i nomi delle denominazioni e tornare a usare espressioni bibliche, avendo la Bibbia come unica autorità di fede e di pratica; in seguito le Chiese nate dall’opera di Wright aderiranno al movimento di Stone. Nel 1826 Stone inizia a pubblicare il Christian Messenger (1826-1845).

Indipendentemente da Stone, nel 1809, in Pennsylvania, un altro pastore presbiteriano, Thomas Campbell (1763-1854), immigrato dall’Irlanda con il già citato figlio Alexander, dopo avere studiato all’Università di Glasgow (1783-1786) e avere ricevuto la sua formazione teologica in Scozia, ove è influenzato dalla filosofia di John Locke (1632-1704) – soprattutto dalle opere La ragionevolezza del Cristianesimo quale si manifesta nelle Sacre Scritture del 1695, un trattato su fede e ragione; Lettere sulla tolleranza, in cui si espone il principio della tolleranza tra Stato e Chiesa; Saggio sull’intelletto umano, in cui compare la polemica contro l’innatismo, la lotta contro il dogmatismo, la teoria dell’origine della conoscenza e delle idee – e dalla filosofia scozzese del “senso comune”, fonda una “Associazione cristiana” denominata The Christian Association of Washington, che intende superare le divisioni fra le denominazioni e avere come solo credo la Bibbia. Nello stesso anno Thomas Campbell scrive la Declaration and Address, senza dubbio il documento più significativo del Movimento di Restaurazione, in cui si enunciano i principi dell’autorità della Bibbia, il rifiuto del settarismo e del denominazionalismo, l’unità in Cristo dei credenti. Il 17 settembre 1809, tutti i membri dell’associazione riconoscono il valore dello scritto di Campbell; è in quell’occasione che lo stesso pronuncia la frase divenuta poi famosa all’interno del Movimento di Restaurazione: “Parlare quando la Bibbia parla e tacere quando la Bibbia tace”.

Dal 1813 al 1830 i Campbell – padre e figlio – mantengono un’affiliazione con un gruppo battista, ma nel 1830 – l’anno in cui incontrano Stone (con cui erano già da tempo in corrispondenza) – si convincono che ogni tipo di organizzazione superiore alla singola congregazione locale è dannosa per la loro causa. Alexander Campbell è senz’altro una delle figure di maggior rilievo del Movimento di Restaurazione; nel periodico Christian Baptist (1823-1829) espone i principi della restaurazione ed esorta i credenti a un ritorno “all’antico ordine di cose”; il 4 maggio 1811, organizza la Chiesa a Brush Run, la prima comunità del suo movimento non in comunione con le Chiese storiche.

Le linee guida e gli obiettivi fondamentali del Movimento di Restaurazione nel pensiero dei pionieri sono i seguenti: a) l’invito a tutti i cristiani ad abbandonare il denominazionalismo e i gruppi “settari”; b) l’unione di tutti i cristiani; c) la restaurazione del cristianesimo primitivo. Sviluppati questi concetti in seno al Movimento di Restaurazione, si passa alla fase successiva, quella della predicazione e della fondazione di Chiese. Dall’incontro dei Campbell con Stone nasce, come si è detto, un ampio movimento che conosce un grande successo nei decenni 1840 e 1850, e nel 1860 supera i duecentomila aderenti. Nel Novecento il Movimento di Restaurazione è cresciuto sino a contare due milioni e mezzo di membri.

Il successo, tuttavia, crea anche problemi; le diverse comunità protestanti, infatti, resistono alla prospettiva di unificare i cristiani e lo stesso Movimento di Restaurazione è percepito dagli altri gruppi semplicemente come una nuova denominazione rivale; dal 1830 il divario tra il Movimento di Restaurazione e il resto delle confessioni religiose diventa sempre più profondo. Il 4 gennaio 1830 nasce il famoso Millenial Harbinger (1830-1870), senz’altro una delle riviste guida del Movimento, nella quale scrive anche lo stesso Alexander Campbell. Dopo la morte dei primi pionieri, alcuni restaurazionisti finiscono per organizzarsi in quella che, a molti, appare come una nuova denominazione, i Discepoli di Cristo.

La crescita e la prospettiva di un’attività missionaria, cui non si vuole rinunciare, sembrano rendere inevitabili strutture che vadano al di là delle congregazioni locali: precisamente quelle strutture che il Movimento, alla sua origine, aveva dichiarato di volere evitare; nel 1849 Alexander Campbell diventa il primo presidente della American Christian Missionary Society. La nascita di tale istituzione riceve una forte opposizione dagli altri leader del Movimento, tra i quali va sicuramente annoverato Jacob Creath Jr (1799-1886). La controversia che ne deriva mina seriamente l’unità del Movimento; la struttura denominazionale degli odierni Discepoli di Cristo (Disciples of Christ) è il risultato ultimo della società fondata nel 1849.

A incrinare ulteriormente l’unione del Movimento è la controversia legata all’uso degli strumenti musicali. Fino al 1859, infatti, nessuna comunità ne aveva fatto uso nel culto pubblico; tuttavia, nei decenni 1870-1880, un numero sempre crescente di comunità inizia a introdurne l’uso. La stessa Guerra civile americana contribuisce ad alimentare maggiormente la tensione: le Chiese del Nord inviano i loro membri alla guerra, mentre quelle del Sud preferiscono l’obiezione di coscienza per motivi religiosi e inviano una lettera al Presidente della Confederazione, Jefferson Davis (1808-1889), chiedendo che i cristiani siano esentati dal servizio militare. Fra coloro che si oppongono alla guerra civile vanno menzionati James W. McGarvey (1829-1911) – uno dei grandi scrittori del Movimento, i cui commentari sono ancora oggi molto usati anche nelle Chiese di Cristo italiane -, Benjamin Franklin (1812-1878) e Tolbert Fanning (1810-1874).

Nel 1866 muore Alexander Campbell, il leader carismatico che aveva saputo mantenere unito il Movimento. Con la morte di Campbell, la spaccatura fra le Chiese liberali del Nord e quelle conservatrici del Sud diventa insanabile. Entro il 1890 si sono già formate due correnti distinte in seno al Movimento di Restaurazione: i “progressisti”, le cui tesi sono sostenute dalle riviste Christian Standard e Christian Evangelist, più numerosi al Nord, e i “conservatori”, quasi tutti al Sud, influenzati dal Gospel Advocate (fondato e diretto da Tolbert Fanning negli anni 1855-1861, poi diretto da David Lipscomb, 1831-1917, negli anni 1866-1912). I conservatori adottano sempre più spesso il nome di Chiesa di Cristo, mentre i progressisti optano per Discepoli di Cristo o Chiesa Cristiana. I Discepoli di Cristo – a somiglianza di alcune correnti battiste e metodiste – hanno accolto al loro interno correnti teologiche di tipo liberale, come quelle dei teologi tedeschi Fiedrich Schleiermacher (1768-1834), Albrecht Ritschl (1822-1889) e Adolf von Harnack (1851-1930); più tardi, alcune correnti adotteranno nel Novecento forme di “teologia della liberazione” di impronta marxista (un pastore dei Discepoli di Cristo, Jim Jones, 1931-1978 – mai escluso dalla denominazione fino alla sua morte -, fonderà come movimento laico all’interno dei Discepoli di Cristo il Tempio del Popolo, noto per la sua ideologia marxista e per la fine tragica nel suicidio della Guyana del 1978). I Discepoli di Cristo, dal 1908, partecipano anche ai lavori del Consiglio Ecumenico delle Chiese.

Sia l’orientamento liberale, sia la struttura denominazionale dei Discepoli di Cristo – che può sembrare un tradimento degli ideali originari – hanno provocato una serie di scismi nel Movimento di Restaurazione, su cui peraltro ha avuto influenza (secondo una dinamica comune ad altre realtà religiose degli Stati Uniti) pure l’eco di divisioni insorte nel mondo restaurazionista al momento della Guerra civile americana. Nel 1906 è emersa chiaramente la separazione tra i Discepoli di Cristo e le Chiese di Cristo; quest’ultime, di orientamento nettamente conservatore, si oppongono al liberalismo dottrinale e alle innovazioni apportate dai Discepoli e mantengono un’organizzazione locale di tipo congregazionalista in cui ogni comunità è di fatto indipendente, autonoma e retta da un collegio di anziani.

Tra il 1920 e il 1930 emerge una ulteriore profonda spaccatura in seno ai Discepoli di Cristo. La United Christian Missionary Society e la sua consociata International Convention fondano nel 1927 la North American Convention, e fra il 1946 e il 1955 si verifica una seconda divisione tra i progressisti del Movimento di Restaurazione: il Christian Standard mantiene una posizione relativamente più conservatrice, mentre il Christian Evangelist adotta la posizione del liberalismo teologico. La controversia è molto forte su punti come il liberalismo teologico dei Discepoli, la società missionaria, l’ecumenismo e la “open membership” (fratellanza aperta anche a chi non è battezzato per immersione). Nel 1968 i Discepoli “liberali” si sono ufficialmente ristrutturati con un nome (Christian Church – Disciples of Christ) e un’organizzazione chiaramente denominazionale. Fra le Chiese “progressiste”, quelle che hanno rifiutato di allinearsi con i Discepoli adottando una teologia relativamente più conservatrice, sono conosciute come Chiese di Cristo/Chiese Cristiane (Churches of Christ/Christian Churches); esse pubblicano un annuario di comunità e di predicatori intitolato Directory of the Ministry of the Undenominational Fellowship of Christian Churches and Churches of Christ. Nel Sud degli Stati Uniti la denominazione preferita è “Chiese Cristiane”, per distinguersi dalle Chiese di Cristo (che – a differenza delle Chiese Cristiane, dette pertanto “strumentali” – rifiutano l’uso nel culto degli strumenti musicali); nel Nord “Chiese di Cristo”, per distinguersi dai Discepoli di Cristo.

In Italia la denominazione “Chiese Cristiane” non è usata, e il nome adottato è quello di “Chiese di Cristo (strumentali)”. Il Cincinnati Bible Seminary, nello Stato dell’ Ohio, è il primo di trentasei college e università aderenti alle Chiese “strumentali”. Ci sono così tre diversi filoni – i Discepoli di Cristo, le Chiese di Cristo e le Chiese “strumentali” – che derivano dal Movimento di Restaurazione. Questi problemi non sembrano avere ostacolato la crescita degli aderenti al Movimento di Restaurazione, al cui proposito le statistiche sono difficili e controverse: fonti interne al Movimento parlano di cinque milioni di fedeli (metà negli Stati Uniti), fonti esterne di tre milioni.

B.: In generale, si potrà partire dalla monumentale compilazione di Douglas A. Foster – Paul M. Blowers – Anthony L. Dunnavant – D. Newell Williams (a cura di), The Encyclopedia of the Stone-Campbell Movement, William B. Eerdmans, Grand Rapids (Michigan) – Cambridge 2004. Su Cane Ridge cfr. Paul K. Conkin, Cane Ridge. America’s Pentecost, University of Wisconsin Press, Madison (Wisconsin) 1990. Sulle origini della corrente: LeRoy Garrett, The Stone-Campbell Movement. The Story of the American Restoration Movement, 2a ed. rivista, College Press, Joplin (Missouri) 1994; Dale A. Jorgenson, Theological and Aesthetic Roots in the Stone-Campbell Movement, Thomas Jefferson University Press, Kirksville (Missouri) 1989. Sugli sviluppi: Michael W. Casey – Douglas A. Foster (a cura di), The Stone-Campbell Movement. An International Religious Tradition, University of Tennessee Press, Knoxville (Tennessee) 2002. Sui Discepoli di Cristo: Newell D. Williams (a cura di), A Case Study of Mainstream Protestantism. The Disciples’ Relation to American Culture, 1880-1989, William B. Eerdmans, Grand Rapids (Michigan), e Chalice Press, St. Louis, 1991; e i primi due volumi della monumentale A Social History of the Disciples of Christ di David Edwin Harrell, Jr., pubblicata da The University of Alabama Press, Tuscaloosa (Alabama): Quest for a Christian America, 1800-1865 (2003) e Sources of Division in the Disciples of Christ, 1865-1900 (2003). Vedi anche le pubblicazioni del Center for Restoration Studies di Abilene (Texas), nel cui sito si troveranno più ampie indicazioni bibliografiche.