restaurazione_02URL (nazionale, include quasi tutte le Chiese di Cristo in Italia, anche strumentali e non istituzionali): www.chiesadicristo.it;   www.chiesadicristo.org
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Per i motivi indicati nella scheda, non esiste un’organizzazione di tipo nazionale; alcune Chiese locali:
– Chiesa di Cristo di Roma
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00141 Roma
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– Chiesa di Cristo di Bologna
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(pagina italiana del più importante sito di ambiente Churches of Christ statunitense, con riferimenti ad alcune Chiese italiane e altro materiale:) www.church-of-christ.org/ficoc

Le radici dell’ala conservatrice del Movimento di Restaurazione, che ha portato al sorgere di Chiese di Cristo secondo quello che era ritenuto il modello ideale della Chiesa primitiva, possono essere fatte risalire alle idee del “primo” Campbell, fra gli anni 1823-1830 – periodo in cui egli diresse il periodico Christian Baptist –, e di altri leader, molti dei quali direttori di giornali che hanno un’influenza decisiva: tra il 1830 e il 1860, ben ventotto giornali vedono la luce. Dal numero del 7 febbraio 1825 del Christian Baptist, Campbell scrive una serie di articoli in cui si oppone al settarismo, condanna il “pericolo cattolico” e le denominazioni protestanti, e invita i credenti ad abbandonare le “sette” – nome con cui designa la separatezza dalle denominazioni – per restaurare “l’antico ordine di cose”. Egli considera la Chiesa come l’unione di tutti i salvati, crede che gli elementi essenziali del cristianesimo sono chiaramente rivelati nel Nuovo Testamento, e il credente può accedere a questi e comprenderli – con il libero esame delle Scritture – senza bisogno di un clero. L’opposizione è anche rivolta a qualunque organizzazione che vada al di là della congregazione locale, comprese le società bibliche e le società missionarie. Come ha notato lo storico Nathan Hatch, Campbell utilizza contro le denominazioni, nel quadro di un processo di “democratizzazione del cristianesimo americano”, un appello diretto ai fedeli che si fonda su un presupposto filosofico di tipo illuminista: sia la nozione di Dio, sia quella dell’ordine morale sono evidenti e chiunque può comprenderle senza bisogno della mediazione dei “dotti” e di un’organizzazione.

Tra il 1821 e il 1822, Campbell fa la conoscenza di Walter Scott (1796-1861), uno scozzese che ha studiato all’università di Edimburgo, il quale crede nella validità della Restaurazione e, dopo essersi fatto battezzare, comincia a scrivere sul Christian Baptist e a predicare le idee del Movimento. Scott definisce con una formula – in cinque punti, come le dita di una mano – il piano della salvezza: fede, pentimento, battesimo, remissione dei peccati e dono dello Spirito Santo. Nel marzo del 1864, Moses E. Lard (1818-1880), nel terzo numero della rivistaLard’s Quarterly (1863-1868) si oppone all’accusa che il Movimento di Restaurazione sia anch’esso una “setta”; e nel 1880 Frank G. Allen (1836-1887), uno dei migliori scrittori del Movimento, pubblica The Old Path Guide, dove espone un cristianesimo adenominazionale e rifiuta d’identificare la Chiesa di Cristo con il Movimento di Restaurazione, sostenendo che quest’ultimo è solamente un movimento tendente a riscoprire e restaurare il cristianesimo del Nuovo Testamento; è sua la famosa frase: “Noi dichiariamo di essere solo cristiani, non pretendiamo di essere i soli cristiani”.

Dopo la guerra civile americana, l’opposizione alla società missionaria e all’uso dello strumento musicale è fortemente sostenuta da direttori di giornali come Benjamin Franklin, il quale – con le sue pubblicazioni Western Reformer (1843-1849) e The American Christian Review (1856-1948) – si oppone alle innovazioni e sostiene che bisogna rimanere fermi all’insegnamento degli apostoli. Tolbert Fanning, delGospel Advocate, pone le premesse per una teologia accettata da molti in seno alle Chiese di Cristo. La dottrina di Fanning si fonda su un approccio biblico di tipo storico letterale: se ci si pone di fronte alla Bibbia con spirito privo di pregiudizi, ciascuno può seguirne le istruzioni alla lettera e dichiarare correttamente di non avere altra teologia o credo al di fuori della Bibbia e di non appartenere ad alcuna denominazione se non alla Chiesa di Cristo dell’età apostolica. La vera Chiesa di Cristo, per Fanning, non ha una storia umana, né un credo, né un’organizzazione, oltre a quanto chiaramente insegnato nel Nuovo Testamento. Per pervenire a questa conclusione, Fanning rinuncia a tutto ciò che non trova nella Bibbia: di qui la sua opposizione alle società missionarie e all’uso della musica strumentale nelle Chiese.

Il pensiero di Fanning è anche influenzato, come quello di Thomas Campbell, da un approccio epistemologico ispirato dalla filosofia di John Locke – la cui interpretazione si fonda su quanto è immediatamente evidente anche alla persona più semplice, e di cui Fanning scrive con fiducia che “negava tutte le teorie e le congetture [per rimanere ai fatti] e pertanto, in senso stretto, non era un filosofo” (“Professor Richardson’s Notice of the Senior Editor of the Gospel Advocate”, Gospel Advocate, giugno 1857, p. 189) – e dal concetto di tabula rasa di Francesco Bacone (1561-1626).

David Lipscomb, uno dei più influenti leader delle Chiese di Cristo di quel periodo, combina l’accostamento “democratico” alle idee e all’interpretazione delle Scritture del primo Alexander Campbell con il millenarismo apocalittico che deriva da Barton W. Stone, e aggiunge alla “separatezza” dalle denominazioni una seconda “separatezza”, ossia dal “mondo”, dalla politica e dalle istituzioni – è contrario alla guerra e non è contento dell’elezione di un membro delle Chiese di Cristo, James A. Garfield (1831-1881), a ventesimo Presidente degli Stati Uniti –, che tolgono qualcosa alla sovranità di Dio e che comunque sono destinate a sparire nella prossima consumazione dei tempi escatologica. Su questa base, Lipscomb, nel 1906, chiede all’United States Census Bureau di censire le Churches of Christ separatamente dal movimento progressista dei Discepoli di Cristo – per una pluralità di ragioni, di cui diventa bandiera l’uso degli strumenti musicali nelle Chiese –, fornendo una lista di Chiese e di membri redatta da James Walton Shepherd (1861-1948), co-editore con Lipscomb del Gospel Advocate. Le idee di Lipscomb sul millenarismo sono oggetto di dibattito: la sua posizione non può essere ridotta al classico premillenarismo del protestantesimoevangelical – che attende un regno di Gesù Cristo di mille anni letterali sulla Terra, mentre per Lipscomb il regno è piuttosto eterno –, ma ha diversi punti in comune con esso.

Il dibattito sulle idee di Lipscomb a proposito del Millennio diventa cruciale nel secolo XX nel mondo accademico delle Chiese di Cristo americane. Robert H. Boll (1875-1956) propone una posizione premillenarista classica, da cui derivano come conseguenze un avvicinamento al movimento fondamentalista e il pacifismo. Una reazione emerge a partire dal 1915. La maggioranza delle Chiese di Cristo, dopo la separazione dai Discepoli, non può condividere questa prospettiva, che contrasta con la consapevolezza e l’orgoglio di voler essere come la Chiesa del tempo apostolico, e spinge, inoltre, verso una posizione pacifista che si rivela come pericolosa e poco rispettabile nel clima patriottico della Prima guerra mondiale. Un dibattito del 1928 in cui H. Leo Boles (1874-1946), presidente della Scuola Biblica di Nashville, si oppone a Boll contribuisce all’abbandono della prospettiva premillenarista. Negli anni 1930 e 1940 Foy E. Wallace Jr. (1896-1979), la figura più influente di quel periodo, estende l’attacco dal premillenarismo all’intera prospettiva apocalittica che deriva da Stone, criticando anche alcune tesi dello stesso Lipscomb: un gruppo di Chiese di Cristo, che rimane premillenarista, rompe la comunione con le altre, ma resta decisamente minoritario. Attraverso questi processi, le Chiese di Cristo compiono gradualmente due passaggi: eliminano uno dei due pilastri, quello apocalittico, della teologia di Lipscomb, sottolineando l’altro – l’identità fra le attuali Chiese di Cristo e la Chiesa del tempo apostolico –, e cominciano, secondo un processo sociologico fatale, a dotarsi di un maggiore radicamento istituzionale.

Tra la fine del 1800 e il 1940 nascono le scuole di predicazione e numerosi college, alcuni dei quali diventeranno università, fra cui: Lipscomb University (Nashville, Tennessee), Freed-Hardeman University (Henderson, Tennessee), Abilene Christian University (Abilene, Texas), Harding University (Searcy, Arkansas), Pepperdine University (Malibu, California). Dopo la Seconda guerra mondiale, le Chiese di Cristo americane iniziano anche a occuparsi di missioni. Originariamente queste sono organizzate da singole congregazioni locali: così la Broadway Church of Christ di Lubbock (Texas) organizza la missione in Germania, nel 1947, e nello stesso anno la Union Avenue Church di Memphis (Tennessee) quella in Giappone, e dal 1949 al 1952 altre comunità danno vita alle missioni in Francia, Spagna e in Nigeria. Negli anni 1960 iniziano poi le missioni in America Latina.

Con l’inizio delle missioni, emerge in seno alla Chiese di Cristo una componente intransigente, di tipo anti-istituzionale. Proprio un episodio che riguarda la missione italiana contribuisce ad alimentare la controversia. Nel 1950, i missionari americani sono presi a sassate a Frascati, nei pressi di Roma, da fedeli cattolici istigati da alcuni preti, e l’episodio desta emozione negli Stati Uniti, tanto che a Dallas e a Houston sono organizzate riunioni di protesta nelle quali si richiede l’intervento del Congresso e del Dipartimento di Stato. La componente anti-istituzionale protesta, sostenendo che i raduni di massa e i contatti col mondo politico sono tipici di una denominazione ed estranei alla “separatezza dal mondo” delle Chiese di Cristo. Il fratello di Foy Wallace, Cled (1916-1994), scrive, con una carica di polemica anticattolica, che “forse se ci teniamo le camicie addosso e i cappelli in testa, la ‘nostra’ denominazione potrà nominare abbastanza comitati e preparare abbastanza risoluzioni da convincere il Papa a smetterla con i suoi lanci di pietre (…). Ma non sono molto ottimista sulla possibilità di convincere il Presidente e il Dipartimento di Stato a bombardare il Vaticano” (cit. in Richard T. Hughes, Reviving the Ancient Faith, William B. Eerdmans, Grand Rapids e Cambridge 1996, p. 235). I genitori dei fratelli Paden, missionari di Brownfield in Italia, rispondono che non si può “parlare della Chiesa del Signore come di una ‘denominazione’ neppure per scherzo” (ibid., p. 236). L’episodio contribuisce alla rottura, emersa nel 1956 e sancita nel 1960, con l’ala anti-istituzionale radicale, e progressivamente questa è respinta ai margini del mondo delle Chiese di Cristo dall’opera di leader che acquisiscono grande autorevolezza come direttori di riviste molto diffuse nell’ambiente, tra cui Benton Cordell Goodpasture (1895-1977), del Gospel Advocate.

All’inizio della seconda metà del secolo XX molte Chiese di Cristo americane si oppongono al comunismo e, pur lasciando libertà di voto, si mostrano contrarie all’elezione di un presidente cattolico, John F. Kennedy (1917-1963), nel 1960; tale impegno, dopo l’emarginazione della componente anti-istituzionale, non incontra eccessive resistenze. Le voci che si levano a favore dei diritti civili degli afro-americani, come quella di Carl Spain (1917-1990), professore all’Abilene Christian College, sono più controverse, ma questo è un problema comune a molte Chiese cristiane radicate nel Sud degli Stati Uniti. Sul finire del secolo scorso emerge gradualmente in seno alle Chiese di Cristo americane una componente di tipo progressista e liberale che interagisce con il più ampio mondo protestante, rappresentata da figure come il predicatore Max Lucado e lo storico accademico Richard T. Hughes, le cui opere trovano numerosi lettori anche al di fuori del mondo delle Chiese di Cristo. Un moderato che riscuote successo nel mondo accademico è F. LaGard Smith, professore alla Pepperdine University School of Law.

Nel 1997 è pubblicato un annuario delle Chiese di Cristo americane – Churches of Christ in the United States – in cui risulta, oltre agli indirizzi e i dati statistici per ciascuna comunità, un “profilo teologico” delle Chiese di Cristo americane. Il dieci per cento è di natura anti-istituzionale e un altro dieci per cento raccoglie le comunità che contestano l’opportunità di ricorrere alle classi bibliche – Non-class –, quelle che fanno uso di un solo calice per la Cena del Signore – One-cup –, quelle premillenariste – Premillennial – e quelle che praticano la mutua edificazione, Mutual edification, dove ogni membro svolge l’attività di predicazione. Dall’analisi di quanto riferito, risulta che l’ottanta per cento delle Chiese di Cristo ha un credo unitario, e solo il venti per cento presenta qualche differenza in alcuni casi non troppo rilevante. Quando nel 1996 Hughes, lo storico accademico poc’anzi citato, pubblica un’importante sintesi storica sulle Chiese di Cristo americane – peraltro contestata all’interno del movimento –, può descrivere le Chiese sorte dal Movimento di Restaurazione come in bilico fra la tradizionale “separatezza” e la trasformazione, obtorto collo e senza accettare l’etichetta, in una denominazione protestante che collabora con le altre, e presentare una varietà di reazioni a questo oggettivo dilemma. Queste vicende e controversie teologiche non sembrano avere ostacolato la crescita delle Chiese di Cristo, al cui proposito le statistiche parlano di circa tre milioni di membri – più della metà negli Stati Uniti – in tutto il mondo con più di ventimila comunità.

La presenza delle Chiese di Cristo in Italia risale al secondo dopoguerra, più precisamente alla fine degli anni 1940, sulla base tuttavia di una “preistoria” precedente e di gruppi spontanei sorti nel mondo sia cattolico sia protestante. Nei primi anni 1950, una decina tra preti e religiosi cattolici – tra cui Fausto Salvoni (1907-1982) di Milano, Italo Minestroni (1913-2006) di Bologna, Mario Piccoli di Roma, Aurelio Nori (1919-1997) di Frascati, Raffaello Paone (1904-1983) di Pietravairano (Caserta) – e altrettanti pastori e responsabili protestanti lasciano le loro Chiese per unirsi alla Chiesa di Cristo. Si deve anche ricordare l’attività dei predicatori itineranti, che in modo del tutto spontaneo invitano a uscire dalle denominazioni e propongono il modello della Chiesa primitiva. In terzo luogo, italiani che erano emigrati negli Stati Uniti e lì si erano convertiti a diverse forme evangeliche al loro ritorno in Italia cominciano a dar vita a piccole Chiese libere, che non hanno una vera e propria configurazione denominazionale. Alcuni di questi gruppi divengono poi Chiese di Cristo: esemplare è il caso della comunità di Petilia Policastro (Crotone). Anche la lettura della Bibbia in italiano genera una domanda di cristianesimo non denominazionale; nella stessa Chiesa di Petilia Policastro, è questo l’itinerario delle famiglie Cardamone e Mirabelli. A tutto questo si aggiunge l’attività missionaria delle Chiese di Cristo americane. Nel 1947 Harold Paden, venuto nel nostro Paese come militare durante la guerra, comincia a sensibilizzare le Chiese americane sulla necessità di predicare il Vangelo anche in Italia. La Crescent Hill Church of Christ di Brownfield (Texas), più tardi fusa con altre Chiese della stessa città nell’attuale Brownfield Church of Christ – il cui storico edificio, distrutto da un incendio il 14 giugno 2004, è stato ora ricostruito –, si occupa della missione italiana. Nel novembre dello stesso anno Cline Paden, il fratello di Harold, e Bill Hatcher sono inviati in Italia per un primo esame della situazione. Essi constatano un grande bisogno spirituale e materiale nell’Italia del dopoguerra, e sono colpiti dalla presenza di ragazzi abbandonati nelle strade. Nel marzo del 1948 la Chiesa di Brownfield avvia un programma evangelistico e umanitario per l’Italia, e nell’agosto dello stesso anno parte il primo missionario, sostenuto dalla Church of Christ di Lewiston (Idaho). Il 15 gennaio 1949 un gruppo di missionari americani – composto da Cline e Jo Paden (Crescent Hill, Brownfield, Texas), Harold e Betty Paden (East Side, Lubbock, Texas), Jack e Rosetta McPherson (Nacona, Texas), Wyndall Hudson (Seagraves, Texas), Bill e Peggy Hatcher (Hays Avenue, Detroit, Michigan), Dale e Tillie Pittman (North Beach, Corpus Christi, Texas) e Joe Chisholm, uno degli anziani della Chiesa di Crescent Hill – arriva a Roma e si stabilisce a Frascati, dove si unisce alla famiglia Linscott. Il gruppo di missionari acquista una villa nel comune di Grottaferrata, vicino a Frascati, sede che diventerà poi il “centro operativo”, dove organizzare anche un orfanotrofio, che ospita circa quaranta bambini.

L’attività principale del gruppo di missionari, oltre alla predicazione, è quella di assistere i poveri e i bambini orfani nella villa che presto prende il nome di Villa Speranza. I bambini dell’orfanotrofio sono aiutati anche nell’inserimento al lavoro. Gli abitanti di Frascati e dei Castelli Romani, vedendo i missionari americani impegnati nell’attività umanitaria, chiamano il gruppo “Gli angeli della Misericordia”. Con lo sviluppo della missione romana dopo il 1950, più di tremila persone cominciano a studiare la Bibbia; alcuni sono battezzati e divengono membri della Chiesa di Cristo tra Frascati e Roma.

Negli anni 1950 e 1960, non mancano le difficoltà – come il già citato episodio del 1950 dei missionari americani presi a sassate – e le pressioni legali contro il gruppo di missionari e le prime Chiese di Cristo. Nel 1953, si cerca di ostacolarne l’espansione non rinnovando il visto in Italia ai missionari americani: l’ostacolo sarà superato dopo l’intervento dell’ambasciata americana. Nel gennaio del 2000, il Commissariato di Montesacro nega il rinnovo del visto, chiesto per motivi religiosi, a due giovani missionari americani – Jesse e Laura Tyree – di cui non riconosce la qualifica di ministri di culto. Ancora nel 1953, l’allora Ministro dell’Interno ordina la chiusura in tutta Italia dei locali di culto della Chiesa di Cristo: l’intervento dell’ambasciata americana a Roma e il pronunciamento della Corte Costituzionale, nel 1960, fanno sì che venga riconosciuta libertà di culto e la possibilità di svolgere attività missionaria alla Chiesa di Cristo. Nel febbraio del 1954 la Questura di Livorno ordina la chiusura del locale di culto della Chiesa di Cristo in Livorno e allontana in direzione di Firenze il predicatore Lido Petrini (1922-1981) con “foglio di via”. A Roma in Via Achille Papa 25, la Questura ordina la rimozione della targa regolarmente autorizzata sul fronte dell’edificio della Chiesa; il commissario responsabile sarà poi denunciato per abuso di potere. Nel novembre del 1954 la polizia ordina la chiusura del locale di culto della Chiesa in Messina. Nel dicembre dello stesso anno il Ministro della Pubblica Istruzione ordina di sospendere, per mancanza di autorizzazione, l’invio delle dispense del Corso Biblico per Corrispondenza. Nel gennaio del 1956 la comunità di Aprilia è chiamata in giudizio dalla Pretura di Latina; il Pretore dopo avere ascoltato alcuni membri della comunità – Elvezio Bagaglia, Adelino e Aldo Negri, Rodolfo Berdini e altri –, decide di non procedere. Nel 1966, durante la visita di Paolo VI ad Aprilia, Il Maresciallo dei Carabinieri, dopo aver tagliato il lucchetto della bacheca della Chiesa di Cristo, fa togliere una locandina in cui si afferma che il Papa non è il vicario di Cristo. I membri della comunità presenti al fatto sono denunciati per vilipendio alla persona del Pontefice; quando il Pretore di Latina convoca il gruppo e chiede loro di giurare di dire la verità, questi si rifiutano di farlo perché ritengono il giuramento contrario all’insegnamento di Gesù; saranno poi assolti perché il fatto non costituisce reato. La rivista Il Seme del Regno denuncia gli avvenimenti.

Agli inizi degli anni 1960 vi sono più di 50 Chiese di Cristo su tutto il territorio nazionale, con circa 1.500 membri. Secondo stime aggiornate al 2011, le comunità in Italia sono circa 150 tra Chiese e “Chiese domestiche”, con una popolazione ecclesiale approssimativa di 3.000 membri – le Chiese di Cristo considerano membri soltanto coloro che sono stati battezzati da adulti e che frequentano regolarmente le attività cultuali e comunitarie –, un dato che sale a oltre 5.000 persone se si prendono in considerazione anche coloro che sono stati battezzati ma non frequentano, i bambini e i simpatizzanti.

Sin dal principio, il gruppo di missionari americani si adopera per la formazione biblica e teologica dei membri italiani e per il loro coinvolgimento attivo nel servizio delle varie comunità. Le prime scuole bibliche sono fondate a Frascati, dal 1950 al 1952, e a Milano, dal 1953 al 1957, dove si formano i primi evangelisti italiani: Salvatore Puliga (1914-1986), Alessandro Corazza, Otello Pandolfini (1923-1999), Lido Petrini, Gilberto Di Luca, Leo Luca Bonanno (1924-1991), Giulio Pistolesi (1919-1991) e altri ancora. Nel 1958 si apre la Scuola Biblica di Firenze e dal 1969 al 1983 opera la Facoltà Teologica di Milano, diretta da Fausto Salvoni. La Facoltà Biblica di Milano (Via del Bollo, 5) e la Scuola Biblica di Firenze (Via A. Spadini 24, Scandicci) hanno prodotto e stampato circa duecento dispense su vari argomenti biblici e religiosi e oltre cinquanta libri, la maggior parte dei quali editi dalla casa editrice Lanterna di Genova. Per oltre quindici anni, la facoltà ha pubblicato un organo ufficiale, la rivista Ricerche Bibliche Religiose. I professori Fausto Salvoni e Italo Minestroni hanno tradotto dai testi originali il Nuovo Testamento, stampato dalla Lanterna, e hanno collaborato alla traduzione della Bibbia Concordata, edita da Mondadori. Salvoni ha anche partecipato, come traduttore e coordinatore, alla realizzazione della Bibbia in lingua corrente – Parola del Signore, edita da LDC – ABU. Tra le riviste che le Chiese di Cristo italiane hanno pubblicato dagli anni 1960 in poi vi sono Il Seme del Regno della Chiesa di Cristo di Bologna, La Donna Cristiana della Chiesa di Cristo di Vicenza, Risveglio della Chiesa di Cristo di Messina, Cristianesimo Oggidell’editrice Lanterna di Genova, La Buona Notizia della Chiesa di Cristo di Bologna, Alternativa della Chiesa di Cristo di Roma, e altre ancora; nessuna di esse è è oggi attiva: i bollettini delle comunità e i giornali di studi biblici sono diffusi tutti tramite Internet, come Bibbia e Teologia, giornale online diretto da Paolo Mirabelli, che pubblica il primo numero nel marzo del 2005 e viene diffuso nelle Chiese di Cristo in Italia e in molte altre degli Stati Uniti e dell’Iberoamerica. La Chiesa di Cristo di Roma Viale Jonio, assieme ad altre comunità, partecipa ormai da diversi anni a missioni mediche e umanitarie: nel 1993 in Costa D’Avorio, nel 1994 in Romania, nel 1996 in Benin e nel 1999-2000 in Albania; all’inizio del 2012 inizia una missione in Honduras. In Italia si tengono ogni anno diversi campeggi per i giovani e le famiglie cristiane; si organizzano convegni su argomenti biblici, religiosi, etici, dove partecipano cristiani provenienti da tutte le regioni italiane; sono offerti seminari e studi biblici e teologici approfonditi a coloro che desiderano studiare la Bibbia. In campo sociale, i membri delle Chiese di Cristo italiane sono coinvolti in molte attività e associazioni umanitarie, dalla cura degli anziani e bambini all’assistenza ai malati, ai bisognosi e ai disabili. L’attività e l’impegno principale rimangono, in ogni modo, la predicazione e la missione.

Le Chiese di Cristo italiane conservano un’identità propria; hanno in comune con le Chiese americane le dottrine fondamentali, ma si diversificano su questioni che sono espressione di culture differenti, come: la partecipazione dei cristiani alla guerra, l’uso della pena di morte, l’indirizzo politico, il divieto di fare uso di vino e di bevande alcoliche durante i pasti. Inoltre le comunità italiane, diversamente da quelle americane, si presentano più unite e omogenee nella prassi e mostrano di avere un credo unitario, fatta eccezione per le comunità strumentali e quelle anti-istituzionali. Alcuni predicatori italiani sono: Mario Piccoli, Lino De Benetti, Paolo Di Luca, Vito Logorio, Paolo Mirabelli, Maurizio Pezzanera, Stefano Spina, Giuseppe De Marco, Franco Verardi, Massimo Resta, Salvatore Sparacello, Salvo Scuderi, Franco Perna, Carlo Garofalo, Gianni Farina, Donatello Di Pietro, Tony Console, Roberto Nolli, Paolo Marton, Mauro Cervellati, Timoteo Nori, Orazio Benanti, Michele Torino, Giuseppe Dolfi, Francesco Fergnani, Alfredo Gennari. Le regioni con il maggior numero di membri sono la Sicilia, il Lazio, la Puglia, la Toscana e l’Emilia Romagna. L’organizzazione di tipo locale e l’autonomia di ciascuna Chiesa – la congregazione locale è considerata come fonte ultima dell’autorità e cerca, in ogni modo, di non presentarsi come una denominazione – impedisce il sorgere di strutture unitarie che possano aspirare a un riconoscimento da parte dello Stato: alcune, fra cui Milano e Bologna, hanno ottenuto il riconoscimento dei propri ministri di culto e altre forme di riconoscimento in quanto congregazione locale. Ogni comunità regola il rapporto di collaborazione e di fratellanza con le altre Chiese in piena autonomia, libertà e nel rispetto degli insegnamenti della Parola di Dio.

Le Chiese di Cristo hanno “come unico credo la Bibbia”; celebrano un culto molto semplice che si vuole ispirato al modello della Chiesa primitiva. I membri si ritrovano assieme più volte durante la settimana per studiare la Bibbia, per pregare e per condividere e testimoniare la propria fede. La fratellanza è espressa anche con le agapi – pasti in comune –, la confessione dei peccati e la partecipazione ai problemi e ai bisogni dei membri. Particolare importanza riveste il culto familiare, dove tutta la famiglia si ritrova assieme per leggere la Bibbia. Le Chiese di Cristo praticano il battesimo dei credenti per immersione; sono rette da anziani eletti dalla comunità e assistiti da diaconi.

B.: Un’opera storica essenziale è quella di Richard T. Hughes, Reviving the Ancient Faith. The Story of Churches of Christ in America, William B. Eerdmans, Grand Rapids (Michigan) – Cambridge 1996. Sul retroterra americano dell’epoca: Nathan O. Hatch, The Democratization of American Christianity, Yale University Press, New Haven (Connecticut) – Londra 1989. In italiano cfr. Monroe E. Hawley,Riscavando Vecchi Pozzi – un ritorno al cristianesimo delle origini, Chiesa di Cristo, Roma 1997; Timoteo Nori, Il Movimento di Restaurazione, tesi di laurea, Facoltà Valdese di Teologia di Roma, a.a. 1981-1982; Italo Minestroni, La chiesa fondata da Gesù, Chiesa di Cristo, Bologna 1998; John W. Shepherd, La chiesa, l’apostasia e la restaurazione, Italian Literature Program, Rockwall (Texas) 1995; Vittorio Vitalone, Che cos’è la Chiesa di Cristo, Chiesa di Cristo, Roma 1985; Paolo Mirabelli, Indagine storica, teologica e sociologica sulla Chiesa di Cristo, Chiesa di Cristo, Roma 1998; P. Mirabelli – I. Minestroni, Paul Robinson, Storia della Chiesa da una prospettiva cristiana, Perciballi, Roma 2001; P. Mirabelli, Le Chiese di Cristo in Italia, Letteratura Autori Cristiani, Roma 2005. Alla Chiesa di Cristo di Viale Jonio a Roma è dedicata una tesi di laurea: Antonella Pizzoferrato, Le Chiese di Cristo. Le forme del “sacro” nella società secolarizzata. “Comunità di Viale Jonio, Roma”, Università di Roma “La Sapienza”, Facoltà di sociologia, a.a. 2005-2006.