movimenti profetici iniziati nei paesi in via di sviluppoIglesia ni Cristo
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(Non esistono siti Web ufficiali ma alcuni fedeli gestiscono un sito non ufficiale all’indirizzo: www.iglesianicristo.ws)

Felix Manalo Isugan (1886-1963), nato in una famiglia cattolica, si converte dapprima al metodismo, quindi a una delle Chiese di Cristo di origine campbellita, e infine all’Avventismo del Settimo Giorno. Nel 1913 un’esperienza mistica lo convince ad abbandonare anche gli avventisti e a fondare una sua Chiesa, che registra presso il governo filippino il 27 luglio 1914 (data che – senza che Manalo lo sappia – coincide con l’inizio della Prima guerra mondiale, segno che ai suoi seguaci apparirà come profetico). Nonostante diversi scismi, la Chiesa (chiamata “manalista” nelle Filippine) si espande nell’intero arcipelago, dapprima lentamente, poi in modo rapidissimo dopo la Seconda guerra mondiale. A Manalo, morto nel 1963, succedono prima il quinto dei suoi figli, Eraño de Guzman Manalo (1925-2009), quindi il figlio di Eraño, Eduardo Villanueva Manalo. Oggi conta poco meno di due milioni di membri – secondo osservatori indipendenti, ma ne dichiara molti di più, in un Paese dove la difficile situazione politica rende le statistiche poco affidabili – ed è la terza denominazione cristiana delle Filippine dopo la Chiesa Cattolica e il suo scisma fondato nel 1902 da Gregorio Aglipay e chiamato Chiesa Filippina Indipendente.

L’Iglesia ni Cristo ha subito nella sua storia numerosi scismi, il primo dei quali nel 1922 per opera di Teofilo D. Ora (morto nel 1969), alle origini di una Most Holy Church of God in Christ Jesus – che ha una buona presenza fra i filippini emigrati in California –, da cui si è a sua volta separata nel 1931 un’organizzata guidata da Nicholas Perez (morto nel 1975), divisa in numerose branche, una delle quali, la Members Church of God International si è segnalata per violenti scontri nelle Filippine con l’Iglesia ni Cristo, che nel 2008 hanno lasciato sul terreno anche un morto. A queste vicende si è accompagnato un duro conflitto, nei tribunali e sulla stampa filippina, con il giornalista Ross Tipon, il più duro accusatore della Chiesa di Manalo. Queste controversie non hanno però ostacolato la crescita dell’Iglesia ni Cristo, che nel 2011 è salita agli onori delle cronache negli Stati Uniti per il suo acquisto dell’intera area della “città fantasma” Scenic, nel North Dakota, sul cui futuro non sembra peraltro avere ancora preso decisioni definitive.

In Italia – sede europea della Chiesa (presente anche in Spagna, Norvegia, Polonia, Svezia, Svizzera, Germania e Inghilterra) – la Iglesia ni Cristo si è radicata essenzialmente, in maniera informale a partire dal 1985, tramite l’immigrazione di cittadini filippini giunti nella penisola alla ricerca di lavoro; in seguito, nel 1989, l’amministrazione centrale della Chiesa filippina ha inviato in Italia un ministro e un pastore, fino a che, nel 1994, la Iglesia ni Cristo ha ottenuto un primo riconoscimento giuridico da parte dello Stato. Così, al Distretto Europa si è aggiunto il ministero per l’Italia con filiali o missioni, tra l’altro, nelle città di Milano, Firenze, Lucca, Napoli, Torino, Bologna e Catania. Attualmente esistono in Europa cinquantanove sedi, organizzate da ministri e diaconi; i fedeli europei – prevalentemente filippini e oriundi dello Sri Lanka – sono 5.300 e quelli italiani circa tremila, con presenze significative a Roma e Milano, che contano settecento fedeli ciascuna e, rispettivamente, cinque e tre aree territoriali.

La Iglesia ni Cristo considera pericolosa la tradizionale rappresentazione cristiana della dottrina della Trinità, che porterebbe al “triteismo”. Benché tra diverse incertezze, i “manalisti” affermano di credere in Cristo, ma di non credere che sia “Dio stesso’. Per l’Iglesia ni Cristo Felix Manalo è l’”angelo che sale dall’Oriente” di Apocalisse 7, 2-3. In un messaggio in cui confluiscono elementi del profetismo filippino tradizionale, Manalo è celebrato come il sugo, il “messaggero” ultimo e speciale di Dio. Da quando la missione di Manalo è iniziata, la Bibbia è “infallibile” ma solo se è accompagnata dall’interpretazione del sugo. Per salvarsi, è necessario aderire alla vera Chiesa che è la stessa Iglesia ni Cristo.

Questo giustifica il grande sforzo proselitistico, esteso a tutto il mondo, e un atteggiamento fortemente critico nei confronti delle Chiese cristiane storiche, particolarmente vivace contro la Chiesa Cattolica, cui rispondono anche via Internet numerosi critici che accusano la Iglesia ni Cristo di essere una “setta”. Come la Chiesa Avventista del Settimo Giorno – di cui aveva fatto parte per qualche anno – Manalo insegna la dottrina del condizionalismo, secondo cui l’anima rimane “in sonno” dopo la morte e fino al giudizio. L’Iglesia ni Cristo attacca anche il consumo di dinuguan, una specialità culinaria filippina preparata con sangue cotto, che violerebbe la prescrizione biblica di non mangiare sangue.

B.: In chiave critica: A. Leonard Tuggi, Iglesia ni Cristo. A Study in Independent Church Dynamics, Conservative Baptist Publishing, Quezon City 1976; Idem, “Iglesia ni Cristo: An Angel and His Church”, in David J. Hesselgrave (a cura di), Dynamic Religious Movements. Case Studies of Rapidly Growing Religious Movements around the World, Baker Book House, Grand Rapids (Michigan) 1978, pp. 85-101. La Iglesia ni Cristo distribuisce in tutto il mondo la rivista God’s Message.