new age

L’espressione Next Age è emersa soprattutto in Europa per indicare la consapevolezza – ampiamente diffusa sia fra i new ager, sia fra gli osservatori esterni – del passaggio a una fase ulteriore del fenomeno un tempo noto come New Age. È certamente sbagliato sostenere che “Next Age” è una etichetta “americana”, dal momento che negli Stati Uniti questa espressione è pressoché ignota al grande pubblico e usata soprattutto in ambito musicale; coesiste del resto con altre assai più popolari, come Next Stage (“nuovo stadio”), Next Edge (“nuova angolazione”) e con altri termini ancora. Quello più utilizzato negli Stati Uniti, “Ascensione”, con riferimento all’ascesa dell’individuo a uno stato superiore – oggi presentata nel modo più tipico negli insegnamenti sulla Merkabah del maestro dell’Arizona Drunvalo Melchizedek e dei suoi numerosi imitatori – difficilmente si diffonderà in Paesi cattolici, dove sarebbe confuso con la festa liturgica. L’espressione “Next Age” si è affermata invece soprattutto nell’Europa continentale. Anche in Italia il termine Next Age – più facilmente comprensibile e traducibile – ha avuto successo anzitutto fra gli stessi new ager.

Il Next Age può essere descritto come il passaggio del New Age dalla terza alla prima persona singolare. Per il New Age il Pianeta Terra, nel suo insieme, entrerà (o è già entrato) in un evo di superiore consapevolezza, felicità, benessere. Dopo la delusione il Next Age ammette che forse per il Pianeta Terra, o per la società nel suo insieme, non è in vista nessuna gioiosa trasformazione. Le cose, anzi, potrebbero perfino peggiorare. Il singolo, invece, può entrare nel suo New Age personale e raggiungere uno stato superiore di prosperità, salute, soddisfazione (anche sul piano sessuale, che nel Next Age è spesso in primo piano). La società può anche andare alla rovina: ma la singola persona che ha accesso a determinate tecniche entrerà comunque in una sua età dell’oro personalissima e privata.

Come ha notato acutamente J. Gordon Melton, questo passaggio è accompagnato da dichiarazioni – da parte di alcuni portavoce importanti del New Age (ma non di tutti) – secondo cui, in realtà, il New Age non ha mai promesso una trasformazione sociale, globale o planetaria. Nel New Age l’elemento importante sarebbe sempre stato la trasformazione individuale. Si tratta, in realtà, di un semplice escamotage: uno sguardo anche superficiale alla letteratura del New Age negli anni 1980 e (soprattutto) 1970 mostra una forte carica di millenarismo progressista. Nell’abbandono della fase utopica e nel ripiegamento sull’individualismo – con accenti spesso narcisistici – il Next Age è effettivamente “nuovo” e diverso dal New Age. Il Next Age, naturalmente, è meno nuovo se si guarda alle tecniche e alle idee di fondo, che rimangono in gran parte le stesse. È anche vero che il Next Age – o la fase individualistica del New Age – è, a sua volta, garantito e convalidato dal channeling, in particolare attraverso le entità chiamate “Pleiadiani” che si sono manifestate tramite una pluralità di “canali” i cui messaggi sono tipici della nuova fase, e il cui contenuto tra l’altro diventa negli ultimi anni sempre meno ottimistico, in quanto denuncia un grande complotto delle entità rivali “Rettiliani” cui sarebbero collegati altri complotti storici fra cui quello, su cui esiste una vasta e spesso delirante letteratura, degli Illuminati.

Il Next Age rappresenta una corrente da sempre presente nel New Age, ma minoritaria nel New Age “classico” precisamente per il suo carattere individualistico, che si prestava ad accuse di disinteresse egoistico (e poco “politicamente corretto”) nei confronti delle prospettive utopistiche, planetarie e globali un tempo prevalenti. D’altro canto, il Next Age ha poi radici ancora più antiche, fra l’altro nel cosiddetto “pensiero positivo” e nel movimento del self-help. Un precursore – certamente riluttante, e oggi critico – dell’attuale Next Age è uno psicologo americano, il dottor Morgan Scott Peck (1936-2005), passato dal buddhismo zen a un battesimo cristiano “non denominazionale” ricevuto nel 1980. Nel 1978 Peck aveva pubblicato un volume famosissimo, The Road Less Traveled. Il testo – che esprime talora idee condivisibili, di semplice buon senso – insegna a concentrarsi sulle proprie azioni e responsabilità individuali, senza troppo preoccuparsi del contesto sociale.

La disciplina proposta da Peck comprende quattro tecniche. La prima consiste nel rimandare la gratificazione, “programmare” l’alternanza di piacere e dolore insita in tutte le realtà umane, in modo da sperimentare e superare prima il dolore, così che in una seconda fase rimanga soltanto il piacere. La seconda consiste nell’accettare la responsabilità per le proprie azioni, senza pensare che del nostro agire siano responsabili gli altri o la società. La terza tecnica è l'”impegno nei confronti della verità”, tenendo tuttavia conto del fatto che la verità è una sorta di bersaglio mobile: la realtà cambia continuamente, e così cambia la verità. La quarta tecnica è l’equilibrio (balance), che consiste nell’essere flessibili e nell’adattarsi alle circostanze che – come la verità – mutano continuamente.

Un elemento importante nel volume di Peck è l’analisi dell’amore, che ultimamente è sempre amore di se stessi. “Non faccio mai qualcosa per qualcun altro se non lo faccio anzitutto per me stesso” – insegna lo psicologo americano – “Un altro dei maggiori equivoci sull’amore è che consista nel sacrificio di sé […]. Quando pensiamo a noi stessi come a persone che fanno qualcosa per qualcun altro, stiamo negando in qualche modo la nostra responsabilità. Qualunque cosa facciamo è fatta perché scegliamo di farla, e compiamo questa scelta perché è quella che ci soddisfa di più. Qualunque cosa facciamo per qualcun altro, la facciamo in realtà perché soddisfa un nostro bisogno personale”. Anche se l’autore afferma che – ultimamente – facendo del bene a noi stessi aiutiamo anche il mondo che ci circonda, l’essenza del messaggio è strettamente individualistica: devi voler bene a te stesso, devi curare te stesso, devi fare centro sulla tua vita, sul tuo benessere, sulla tua felicità.

Negli stessi anni il New Age affermava che nella nuova era tutti sarebbero diventati felici in conseguenza dei cambiamenti planetari. Peck, invece, rovesciava il discorso, affermando che sono le persone a dover cambiare, e che – forse – da questo cambiamento nascerà anche una trasformazione sociale. Lo psicologo americano non è ancora un esponente del Next Age perché – attraverso la trasformazione individuale – l’obiettivo della trasformazione sociale rimane ben presente, anzi emerge in primo piano dopo il “battesimo non denominazionale” – qualunque cosa questo significhi – che avrebbe ricevuto grazie ai buoni uffici di una suora cattolica nel 1980. Questi temi emergono in People of the Lie del 1983, dove Peck rilegge in modo originale la figura di Satana e soprattutto in A Different Drum, del 1987, dove lo psicologo sotto l’influenza delle idee dell’ex-domenicano Matthew Fox – una figura chiave nel mondo del New Age – propone le sue idee sull’importanza delle comunità, dal livello locale fino a quello sovranazionale. L’opera più letta e diffusa di Peck – a prescindere dagli sviluppi successivi – rimane comunque The Road Less Traveled, che possiamo considerare una pietra miliare sulla strada che porta al Next Age.

I bestseller della metà degli anni 1990 nel mondo del New Age sono, a loro volta, momenti di passaggio che annunciano la successiva svolta individualistica. Così, la Profezia di Celestino di James Redfield, del 1993, può essere considerata sia l’apice del New Age, sia l’annuncio della sua crisi. L’esegesi che l’autore stesso ne fornisce nel successivo La visione di Celestino (1997) insiste infatti sul passaggio dalla visione planetaria degli anni 1980 all’attenzione alla cura di sé che è tipica degli anni 1990. Anche nel romanzo di Paulo Coelho L’alchimista – che passa, non a torto (e checché ne pensi il suo autore), per un classico del New Age – in luogo di un grande contesto storico e sociale è proposta una ricetta per la felicità individuale. Il protagonista, Santiago, è chiamato a realizzare la sua “Leggenda Personale”, il cui perseguimento – tramite l’attenzione tutta esoterica alle coincidenze – è il solo compito di ogni persona umana. James Redfield e Paulo Coelho (il quale da parte suo si considera piuttosto un cattolico sui generis e si dichiara lontano dai new agers) appartengono oggettivamente all’ultima generazione del New Age: una generazione che ne percepisce la crisi e che – pur mantenendo i piedi ben saldi nella tradizione del New Age “classico” – cerca di salvarsi insistendo sulla felicità individuale.

Un personaggio tenuto tipicamente in sospetto dal New Age “classico” – a causa del carattere individualistico e anti-utopistico del suo insegnamento – è Anthony Robbins, che si è formato in quella singolare zona di incontro fra tecniche per la felicità individuale ed esoterismo che è la Programmazione Neuro-Linguistica (PNL) di Richard Bandler e John Grinder (che peraltro oggi conosce applicazioni anche in ambiti lontanissimi dal New o dal Next Age, di cui non può essere considerata parte). Dopo l’incontro con la PNL, nel 1983 Anthony Robbins comincia a tenere seminari caratterizzati dal firewalking, la camminata sui carboni ardenti (diffusa in diversi movimenti religiosi e magici), intesa a convincere i partecipanti che nulla nella vita è davvero impossibile. La conclusione da trarne è che ciascuno di noi può fare tutto quello che vuole, se crede veramente di esserne capace e se riesce a mobilitare la “magia” che già vive dentro ogni persona umana. Fra i suoi clienti e i frequentatori dei suoi seminari – vivi o defunti – Anthony Robbins cita celebrità come Bill Clinton, George W. Bush, Lady Diana Spencer (1961-1997), André Agassi. Insieme ad Anthony Robbins, la figura che si trova al centro dell’attuale Next Age è il medico indiano – residente da molti anni negli Stati Uniti – Deepak Chopra, intorno al quale sta nascendo negli ultimi anni quanto in ambiente Next Age assomiglia di più a un vero e proprio movimento. Analoghe considerazioni sembrano ormai valere per Louise Hay.

Vi è infine da notare come, in Italia, alcuni temi tipici prima del New Age e ora fatti propri dal Next Age siano spesso oggetto primario dell’attività di centri che – pur non rifacendosi ad alcuna linea dottrinale specifica e a nessun fondatore che apporti particolari elementi di novità a livello ideale, ma piuttosto attingendo da vari esponenti del mondo Next Age – si presentano come enti formativi o educativi in cui, attraverso corsi e seminari, si diffondono a un vasto pubblico insegnamenti ampiamente presenti nella medesima galassia del Next Age (dalla PNL ai corsi di carattere motivazionale, dai seminari per lo sviluppo del proprio potenziale alle diverse discipline olistiche quali reiki, Fiori di Bach, e così via). A titolo esemplificativo, è questo il caso di Hi-Performance, cui faremo cenno quale riferimento italiano delle attività di Chopra, e dello  Studio Pedagogico Olistico per la Crescita Personale  Fiume Azzurro – Arti Psicofisiche, con sede a Genova (Via Anfossi 1, tel. e fax 010-413721; e-mail: info@artipsicofisiche.it).

B.: Per un’introduzione generale cfr. M. Introvigne – P.L. Zoccatelli, New Age Next Age. Una nuova religiosità dagli anni ’60 a oggi, Giunti, Firenze 1999. Per prospettive di carattere critico, cfr. Andrea Menegotto (a cura di), New Age: “fine” o rinnovamento? Le origini, gli sviluppi, le idee, la crisi, la “fine” del New Age e la nascita di un nuovo fenomeno: il Next Age. Una nuova sfida per la Chiesa, Sinergie, San Giuliano Milanese (Milano) 1999; e Gaspare Barbiellini Amidei, New Age Next Age, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 1998.