new ageFoundation for A Course in Miracles
Sede centrale: 41397 Buecking Drive
Temecula (California, U.S.A.)
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URL (sito italiano ufficiale): www.ucim.it

La storia di Un corso in miracoli inizia, così come è di solito raccontata, nel settembre 1965 in modo pressoché improvviso, quando Helen Schucman (1909-1981), una psicologa di origine ebraica ma atea quanto alle convinzioni religiose, in forza al Dipartimento di Psichiatria del Presbyterian Hospital, una articolazione della prestigiosa Columbia University di New York, sente una voce che continua a ripeterle: “Questo è un corso in miracoli. Per favore prendi appunti”. Dopo avere tentato di ignorare la voce, la psicologa si rivolge al suo diretto superiore accademico, il professor Bill Thetford (1922-1988), docente di psicologia medica alla Columbia University e agnostico, dopo che i suoi genitori avevano fatto parte della Christian Science e la avevano abbandonata. Alla domanda della sua collaboratrice: “Che cosa devo fare?”, Thetford risponde semplicemente: “Perché non prendi davvero appunti?”, finché Helen – vincendo le sue resistenze di atea – si convince.

Inizia allora a lasciarsi dettare dalla “Voce” – che solo a un certo punto lascerà intendere di essere Gesù Cristo – un voluminoso testo la cui “trascrizione” si protrarrà per sette anni, fino al 1972, e sarà seguita da un libro di esercizi per gli studenti e da un manuale per i docenti del Corso, “trasmessi” nello stesso modo. In realtà una certa preparazione non era mancata. Helen era stata tormentata da problemi religiosi fin dalla sua adolescenza, vagheggiando una conversione al cristianesimo, e sia suo marito, sia il superiore al cui fianco lavorava giorno per giorno – il professor Bill Thetford – avevano interessi esoterici.

Helen Schucman rappresenta un caso limite nell’atteggiamento condiviso anche da altri “canali” moderni, che considerano di buon gusto dichiararsi scettici di fronte ai messaggi che ricevono, pur negando energicamente di averli inventati. Sarà questa – fino alla sua morte nel 1981 – la posizione della psicologa di New York, così descritta nelle sue stesse parole: “Non credendo in Dio, ho avuto del risentimento contro il materiale che stavo ricevendo, e il forte impulso di attaccarlo e di mostrare che era sbagliato. D’altro canto ho dedicato parecchio tempo non solo a scriverlo, ma anche a dettarlo a Bill [Thetford], dal che è evidente che lo ho anche preso piuttosto sul serio. Sono arrivata a parlarne come del lavoro della mia vita, benché sia sempre rimasta poco convinta della sua autenticità e piuttosto infastidita al suo proposito. Come Bill ha notato, avrei dovuto crederci se non altro per averci discusso così a lungo. Era vero, ma non mi ha aiutato. Mi sono trovata nella posizione impossibile di non credere in quello che è stato il lavoro della mia vita. La situazione era chiaramente ridicola, e nello stesso tempo dolorosa. Ma da dove veniva lo scritto? Certo il soggetto in se stesso era l’ultima cosa al mondo di cui mi sarei aspettata di scrivere, e non ne sapevo nulla. Solo in seguito ho appreso che molti dei concetti e anche alcune parole precise del testo si trovano nel pensiero mistico sia orientale che occidentale, ma all’epoca non conoscevo nessuno dei due. Né ho mai capito l’autorità calma ma impressionante con cui la Voce dettava. È in buona parte a causa della natura stranamente vigorosa di questa autorità che la chiamo la Voce con la V maiuscola. Non capisco chi sia il vero autore dello scritto (…). In molti punti del testo la Voce stessa si esprime senza incertezze a proposito dell’Autore. La mia reazione personale a questi riferimenti, che all’epoca mi lasciavano incredula e sbalordita, è decresciuta in intensità finché ha raggiunto il livello di una mera indecisione. Non capisco gli eventi che hanno condotto al testo. Non capisco il procedimento e certamente non capisco chi sia l’autore. Sarebbe inutile per me cercare una spiegazione” (cit. in Robert Skutch, Journey Without Distance. The Story Behind “A Course in Miracles”, Celestial Arts, Berkeley 1984, pp. 134-135).

Di fatto né Helen Schucman né Bill Thetford penseranno a rendere pubblico il Corso – ne avranno piuttosto paura per le loro carriere -, lo riterranno soprattutto destinato in qualche modo misterioso anzitutto a sanare la loro difficile relazione personale e professionale (sembra – secondo recenti rivelazioni – senza successo) e lo mostreranno soltanto a pochissimi amici. Sarà grazie al lavoro di due fra questi amici – Kenneth Wapnick, uno psicologo ebreo convertito al cattolicesimo ed entrato in contatto con i due docenti tramite un loro allievo sacerdote cattolico, e Judy Skutch, una ex allieva della Columbia University di una prominente famiglia ebraica e attiva nelle ricerche parapsicologiche – che il Corso, garantendo per vari anni l’anonimato di Helen Schucman e di William Thetford, sarà sottoposto a un editing (opera, appunto, di Kenneth Wapnick) che lo renderà più leggibile, pubblicato nel 1975, tradotto in varie lingue e divulgato tramite seminari e videocassette.

Centinaia di gruppi di studio in tutto il mondo fanno oggi capo a due fondazioni americane impegnate a proteggere l’integrità del Corso: la Foundation for Inner Peace (FIP) e la collegata Foundation for A Course in Miracles (FACIM), che dall’originaria sede di di Roscoe (New York), dopo tredici anni si è trasferita presso Temecula, in California. Le citate fondazioni hanno ingaggiato da anni battaglie legali contro organizzazioni concorrenti – in particolare contro la New Christian Church of Full Endeavor, che fa capo alla Endeavor Academy, con sede a Lake Delton, nel Wisconsin, e il  Circle of Atonement (COA) di Sedona (Arizona) – per la tutela dei diritti di copyright del Corso. I diritti d’autore sul corso appartenevano fino al 1999 alla FIP, mentre la FACIM svolgeva un’opera di tipo divulgativo ed educativo; nel 1999 tali diritti sono stati ceduti dalla FIP alla FACIM (con, sullo sfondo, una licenza per vari paesi concessa per cinque anni nel 1996 al colosso editoriale Viking Penguin, ora Penguin Putnam, e ulteriori cause legali contro terzi).

Né Helen Schucman né Bill Thetford sono stati particolarmente attivi nella divulgazione del Corso, che pure hanno seguito con simpatia. Nel frattempo, altri esponenti del New Age e della professione psicologica (in particolare Gerald Jampolsky e Marianne Williamson) hanno cominciato a scrivere interpretando in vari modi A Course in Miracles, con l’approvazione o meno delle fondazioni “ufficiali”, con cui del resto non sono in contatto molti dei gruppi di studio che, anche in Italia, cominciano a configurare quello che in senso lato sembra proprio un movimento spirituale.

Il Corso offre anzitutto una nozione di Dio inteso come Spirito (Mind) impersonale e indifferenziato. Avvertendo che il suo uso di una terminologia cristiana (e non, per esempio, orientale) dipende dal contesto culturale in cui detta e in cui deve farsi comprendere, la “Voce” parla di “creazione”, ma si tratta di una “estensione” dell’essere di Dio e quindi piuttosto di una emanazione. Inoltre “Dio non ha creato il mondo”: la sua unica “creazione” è il Figlio di Dio. Nella sua autentica essenza, ciascuno di noi è una parte o un frammento dell’unico Figlio di Dio, che non può realmente essere separato da Dio. A questo punto il Corso inserisce un mito di sapore gnostico, e narra che il Figlio di Dio, per qualche ragione, “si addormenta” e “sogna” di voler diventare Creatore come Dio. Questo “sogno” è, già di per sé, una rivolta contro Dio, l’unico Creatore, con la conseguente nascita dell’ego che crede di essere separato da Dio. Dal canto suo, Dio si accorge che il Figlio si è addormentato e sognava, ma non conosce il contenuto del suo sogno. Pertanto “chiama all’esistenza” (emana) lo Spirito Santo, e lo incarica di “svegliare” il Figlio. Ma quest’ultimo interpreta la venuta dello Spirito come un giudizio destinato a mettere in luce la sua colpevolezza per essersi separato da Dio.

In realtà questa separazione – ultimamente impossibile – fa parte del contenuto del sogno, ma il Figlio, assalito da sensi di colpa, non se ne accorge e “proietta” la sua falsa credenza nella separazione da Dio in un illusorio “mondo fisico”, frammentando il suo ego di sogno in migliaia di ego che si identificano con la fisicità (a sua volta illusoria) dei loro corpi, e credono di essere anch’essi separati ciascuno dall’altro e, tutti, da Dio. Anziché svegliarsi, dopo la venuta dello Spirito Santo il Figlio di Dio cade ancora più in profondità nel suo sogno di separazione. L’esistenza dell’ego dipende dalla sua falsa credenza nella separazione da Dio, nonché nel peccato e nella colpa (che sono sinonimo della separazione, la quale esiste, ma soltanto nel sogno). Giacché il peccato e la colpa producono dolore e paura, l’ego li “proietta” sulla “realtà” (presunta) del mondo esterno e degli altri. È perché l’ego si sente colpevole e peccaminoso che giudica gli altri colpevoli e peccaminosi; è perché l’ego si sente (sempre a causa del sogno) corrotto che si inventa un mondo corrotto.

La dinamica del sogno dell’ego (che è sempre un frammento dell’unico sogno del Figlio di Dio) si nota in modo particolare nelle “relazioni speciali” con i familiari, con le persone che si amano e così via. La “proiezione” è evidente quando si tratta di relazioni di odio, ma non è meno presente nelle relazioni dette di “amore”, che sono semplicemente una proiezione egoistica dei propri bisogni che derivano dal sogno. Giacché – continuando il sogno – questi bisogni non possono mai essere veramente soddisfatti, l’amore ben presto si trasformerà in ansia, in risentimento e talora finalmente anche in odio. Se si risalirà la china, lo si farà soltanto manipolando l’altro e inducendo in lui un senso di colpa, il che permetterà di ricostruire una relazione falsamente chiamata “amore”.

Qui sta la radice dei mali del mondo. Per superarli lo Spirito Santo ci propone di “accettare la redenzione”, che è sinonimo di “correzione” della falsa credenza secondo cui siamo vittime del peccato e della colpa e, finalmente, risveglio dal sogno. La tecnica del risveglio è il “perdono”, il che tuttavia non significa affatto perdonare le colpe e i “peccati” degli altri. Questo significherebbe soltanto perpetuare il sogno secondo cui esistono colpe e peccati. Quando si crede di essere stati aggrediti o offesi da qualcuno, “il perdono riconosce che quello che hai pensato che il tuo fratello ti abbia fatto non è successo. Non perdona i peccati e li rende reali. Vede, semplicemente, che non c’è nessun peccato. E in questa visione tutti i vostri peccati sono perdonati”. L’esempio più chiaro di questo atteggiamento è la crocifissione di Gesù Cristo, che non è l’unico Figlio di Dio (tutti siamo frammenti dell’unico Figlio di Dio) ma solo il primo che si è ricordato di esserlo. Gesù non è affatto morto per i nostri peccati (non esistono peccati): “Il significato reale della crocifissione sta nell’apparente intensità dell’assalto di alcuni dei Figli di Dio contro un altro” e nella dimostrazione che “l’assalto che, giudicato dal punto di vista dell’ego, sembra il più oltraggioso, in realtà non conta”. “Non conta” perché in realtà il male e l’aggressione – anche nella forma più violenta mostrata dalla crocifissione – non esistono.

Già nel suo primo messaggio, la “Voce” afferma che “questo corso può essere riassunto in modo molto semplice in questo modo: Nulla di reale può essere minacciato. Nulla di irreale esiste. Qui si trova la pace di Dio”. Se ci si convince di questo non ci sarà più peccato, né male, né morte, perché tutto deriva dal “sogno”. Così, “non c’è morte, ma solo credenza nella morte” un’affermazione che riecheggia anche il New Thought e la Christian Science (in cui Bill Thetford era stato allevato nella sua prima giovinezza), benché i “miracoli” di cui parla il Corso – “trasmesso” in un ambiente di professori di psicologia – appartengano più al mondo della psiche che a quello dei corpi; si curano le relazioni umane difficili più di quanto non si curino le malattie.

La pubblicazione, nel 1999, di una traduzione italiana – di fatto, una delle oramai molteplici traduzioni ufficiali e autorizzate – del Corso a opera di Isabella Popani, Fulvio Merlino e Sergio Pestarino, ha costituito un importante avvenimento culturale per l’ambiente New Age del nostro Paese. Sarebbe però un errore pensare che il Corso rappresenti tutto il New Age. Infatti, accentua in modo tutto particolare l’aspetto gnostico e lancia un sospetto metafisico sulla materia e sul mondo che, qualunque cosa ne pensino certi critici del New Age, non è in realtà condiviso dall’intera corrente. Come dichiara la curatrice dell’edizione italiana Isabella Popani, la traduzione ha richiesto cinque anni di lavoro e molta fatica, tanto più a fronte delle linee guida espresse dalla FIP affinché la versione in una lingua differente sia la più aderente possibile all’originale inglese.

Oggi i traduttori del Corso – pur avvalendosi anche di altri collaboratori – svolgono il ruolo di referenti e contatti ufficiali per l’Italia della Foundation for A Course in Miracles: il principale strumento di riferimento e coordinamento è rappresentato dal sito Internet ufficiale e autorizzato dalla stessa Foundation for A Course in Miracles: Un Corso in Miracoli (UCIM), dove sono pubblicizzati i corsi e le iniziative organizzati su tutto il territorio nazionale e volti alla conoscenza o all’introduzione al Corso. La stessa Popani, autorizzata a insegnare Un corso in miracoli dalla Foundation for A Course in Miracles, è stata responsabile – insieme a Gabriella Delfante di Settimo Torinese (Torino) – dell’Associazione Inner Light con sede a Masate, alla periferia di Milano presso la stessa abitazione della Popani, finché quest’ultima – nell’aprile 2003 – si trasferisce a Massignano (Ascoli Piceno), con l’intento di realizzare un centro residenziale di ospitalità destinato a chi ha intenzione di approfondire i contenuti del Corso, di seguire le varie attività formative della Popani oppure di trascorrere un periodo di tranquillità.

Accanto alle attività direttamente legate a Un Corso in Miracoli, Isabella Popani – che è Resource Person (Persona di riferimento) della Findhorn Foundation in Italia dal 1986 e dal 1987 organizza viaggi per gli italiani che non conoscono l’inglese presso la stessa Fondazione – svolge attività di formazione, motivazione e sviluppo personale  sia presso il suo centro sia sul territorio nazionale. In particolare, le sue attività, oltre alla diffusione della conoscenza di Un Corso in Miracoli, si articolano nelle seguenti aree: gruppi di crescita personale e spirituale, counselling individuale, formazione sui nuovi approcci alla leadership, alla comunicazione, alla soluzione e mediazione di conflitti, team-building e – in particolare – Il Gioco della Trasformazione, ovvero un seminario (il cui marchio è registrato) nato nella presso la comunità di Findhorn (in Scozia) negli anni 1970, che ha lo scopo di riflettere – per citare la presentazione a cura della stessa Popani – “il modo in cui giochiamo la nostra vita: le risorse, gli ostacoli, i miracoli, i momenti di depressione o blocco… Ma qualunque sia la situazione in cui ci si trova, in un contesto amorevole, con un numero molto limitato di persone (6 max), troverai risposte insperate. Con l’aiuto ed il sostegno degli Angeli e tanto altro ancora”.

B.: La traduzione italiana del testo è Un corso in miracoli, Armenia, Milano 1999. La Foundation For A Course In Miracles pubblica trimestralmente la newsletter The Lighthouse. I “puristi” preferiscono non affiancare al testo opere che, come quelle di Gerard Jampolsky e Marianne Williamson (pure in parte tradotte in italiano), non hanno in ogni caso alcuna particolare autorità interpretativa nella corrente. Sulle controversie cfr. D. Patrick Miller, The Complete Story of the Course. The History, the People, and the Controversies Behind a Course in Miracles, Fearless Books, Berkeley (California) 1997.