new age

Il New Age – talora definito con un’espressione concorrente per designare lo stesso fenomeno, “Età dell’Acquario” – può considerarsi una via di mezzo fra un movimento religioso e una nuova credenza: è un fenomeno che appare inafferrabile, che elude le definizioni e che – secondo i suoi stessi portavoce – avrebbe come caratteristica principale proprio quella di non poter essere definito, ma costituirebbe un “ambiente”, uno “stile di vita”, secondo le parole di un suo autorevole esponente come David Spangler, una “metafora per l’espressione di uno spirito trasformativo e creativo”.

Eppure, nonostante l’apparente impossibilità di circoscrivere una definizione che vada oltre la semplice traduzione della formula inglese secondo cui tale fenomeno attenderebbe – appunto – un “Evo Nuovo” o un'”Età Nuova”, la riflessione scientifica è riuscita a produrre negli anni 1990 una serie di risultati particolarmente convincenti. Trattandosi di una realtà fluida e sfuggente – si potrebbe dire di un clima, un ambiente, un’atmosfera, un insieme di realtà che hanno fra loro una certa aria di famiglia, ma che presentano anche differenze e contraddizioni –, per favorire una visione globale quanto più fedele possibile, sarà sufficiente in questa sede una quadruplice definizione di questo fenomeno rispettivamente in una descrizione di natura psicologica, storica, sociologica e dottrinale.

Il New Age può essere anzitutto descritto in chiave psicologica come uno stato d’animo: come la sensazione, prima ancora della convinzione, condivisa da un numero socialmente significativo di persone di essere entrati o di stare per entrare in un’epoca nuova, che è contrassegnata da cambiamenti radicali e qualitativi non in uno solo, ma in tutti i settori della vita dell’uomo. I cambiamenti scientifici – reali o mitici – dovrebbero, per una sorta di effetto domino, provocare una catena inarrestabile di cambiamenti globali cui nessun campo di attività dell’uomo dovrebbe sfuggire: cambiamenti politici, artistici, culturali, filosofici e religiosi.

Facendo astrazione dalle tesi di Marilyn Ferguson (1938-2008), autrice di una delle opere che ha maggiormente contribuito a diffondere le idee del New Age nel mondo – secondo cui questa sensazione socialmente diffusa trarrebbe origine dai progressi della scienza e dalla teoria delle “rivoluzioni scientifiche” del filosofo della scienza Thomas Kuhn (1923-1996), il quale sosteneva che quando nella scienza non sono soltanto singole “teorie”, ma interi “paradigmi” a cambiare, si determina una “rivoluzione” –, possiamo rintracciare le origini del New Age come stato d’animo in correnti di pensiero che annunciavano o promettevano cambiamenti radicali e globali nell’ambito di speculazioni astrologiche e delle politiche alternative. In tal senso il New Age non è solo l’attesa profetica di un'”età nuova” – al contrario, il futuro è già cominciato da tempo – né si riduce a un rinnovato interesse per il mondo occulto, esoterico o inconscio, perché ne fanno parte allo stesso titolo movimenti di rovesciamento dei “paradigmi” in campo politico, economico e morale.

Dal punto di vista astrologico l’idea dell'”evo nuovo”, o della “nuova era”, si fonda sulla versione moderna della teoria, di per sé molto antica, della precessione degli equinozi, per la quale il sole cambierebbe di segno zodiacale ogni 2160 anni. L’elaboratore moderno di questa teoria è stato l’esoterista francese Paul Le Cour (1871-1954), nella sua opera del 1937 L’Era dell’Acquario. Il segreto dello Zodiaco, il futuro prossimo dell’umanità, secondo cui l’Età dei Pesci, iniziata approssimativamente verso l’anno 1 dopo Cristo, dovrebbe cedere il passo all’Età dell’Acquario verso l’anno 2160; in seguito sono stati proposti altri calcoli e l’ingresso nell’Età dell’Acquario è stata fissata in numerose date fra il 1920 e il 2300. È appena il caso di ricordare, che su un altro versante, secondo la tradizione della legge dei cicli dell’umanità – che si ritrova nella maggior parte delle grandi civiltà, indiane, greche, egiziane, sumere, indù, cinesi – quest’ultima sarebbe arrivata oggi al punto di passaggio dall’Età del Ferro all’Età dell’Oro. La serie di coincidenze cronologiche e l’identificazione del simbolo astrologico dei Pesci con il pesce come simbolo di Cristo – secondo l’acrostico greco di Ichtús (“pesce”), che dà origine all’invocazione “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore” – rendevano facile l’associazione fra l’Età dei Pesci e l’era cristiana, e la successiva Età dell’Acquario con un’era in cui sarebbe apparso qualcosa di radicalmente nuovo rispetto al cristianesimo.

Se, come ha osservato lo storico dell’esoterismo Robert Amadou (1924-2006), una serie di autori precedenti avevano influenzato lo schema di Le Cour, va notato come per quest’ultimo – in parte diversamente dai suoi posteri, più o meno al corrente di questo loro precursore – l’Età dell’Acquario sarebbe stata caratterizzata da un nuovo cristianesimo, non più gerarchico sotto il segno di san Pietro, ma spirituale ed esoterico sotto il segno di san Giovanni. Negli anni 1960 il tema astrologico dell’Età dell’Acquario come “evo nuovo” è diventato popolare negli Stati Uniti e nel 1968 – una data particolarmente ricca di suggestioni storiche, che ci ricorda anche l’altra radice psicologica del New Age: i postumi delle rivolte studentesche del “maggio francese” e dei campus americani, che spingeranno molti giovani verso la riscoperta di forme esotiche di neospiritualismo – anche le canzoni giovanili cominciarono a inneggiare a questa nuova era, come ricordano le parole d’esordio del brano Aquarius della celebre commedia musicale Hair: “Armonia, lealtà, chiarezza / Simpatia, luce e verità… / Nessuno ne sopprimerà la libertà! / Nessuno ne imbavaglierà lo spirito! / La mistica ci consentirà di comprendere / E l’uomo imparerà di nuovo a pensare / Grazie all’Acquario! Grazie all’Acquario!”.

Dal punto di vista storico, le analisi culturalmente più sofisticate riconducono il New Age alla categoria del revival, del “movimento di risveglio”, nonostante il fatto che gli storici delle religioni, soprattutto in ambito anglo-americano, abbiano applicato questa categoria particolarmente al fenomeno del pentecostalismo, presentatosi a partire dai primi anni del secolo XX – appunto – come movimento di risveglio del mondo protestante. Il New Age si pone come movimento di risveglio, nell’area culturale di lingua inglese, non più del mondo cristiano ma del mondo laico se non laicista. Anche questo ambiente, la cui organizzazione culturale era largamente affidata alle logge massoniche e alla più discreta – ma non meno importante – influenza della Società Teosofica, si trovava a partire dagli anni intorno alla Seconda guerra mondiale, in uno di quegli stati di freddezza e di aridità che producono così spesso nella storia i fenomeni di revival. Gli ambienti massonici e teosofici, in particolare, denunciavano una preoccupante incapacità d’interpretare i tempi e di svolgere il consueto ruolo di organizzazione culturale. Nel mondo teosofico il disagio si era tradotto in una serie di scismi, il più rilevante dei quali era stato promosso da Alice Bailey, che del resto aveva soggiornato ad Ascona (Svizzera), presso il Monte Verità, santuario di una nuova religiosità che rappresenta la preistoria del New Age.

Proprio la Bailey aveva cominciato negli anni 1920 a utilizzare l’espressione “New Age” nel senso attuale. Pochi anni dopo la morte di Alice Bailey, alcuni fra i suoi più brillanti allievi inglesi – Sheena Govan (1912-1967), figlia di John George Govan (1861-1927, il fondatore del gruppo fondamentalista Faith Mission, di cui ci siamo già occupati) e all’epoca guida di un gruppo indipendente di “cristiani esoterici”; Dorothy Maclean, che apparteneva all’Ordine Sufi Occidentale fondato da Pir Hazrat Inayat Khan; Peter Caddy (1917-1994), marito della Govan; e Eileen Combe (1917-2006), che diventerà la seconda moglie di Caddy – iniziano un’avventura che conduce le figure più rappresentative di questo gruppo originario in un pellegrinaggio che li porta da Glastonbuy, collegato alle leggende del passato celtico e arturiano della Gran Bretagna, a Forres, in Scozia – dove riescono a farsi assumere come animatori del centro turistico Cluny Hill Hotel, che trasformano in centro teosofico – e infine in una landa desolata del Nord della Scozia, Findhorn, dove nel 1962 fondano una comunità-giardino.

“Villaggio globale” e comunità ecologica secondo modelli tipici del New Age, Findhorn è anche il luogo degli incontri e dei messaggi che i coniugi Caddy e la Maclean, insieme ai seguaci che affluiscono numerosi e che costringono a costruire strutture permanenti – grazie anche al generoso appoggio di due mecenati inglesi sostenitori delle forme alternative di spiritualità: Sir George Trevelyan (1906-1996) e Sir Anthony Brooke (1912-2011), erede della dinastia dei “rajah bianchi” di Sarawak nonché pronipote di James Brooke (1803-1868) – un personaggio storico realmente esistito e ben noto agli italiani come implacabile avversario del pirata salgariano della Malesia Sandokan –, ricevono da vari tipi di “entità”: Dio, devas – spiriti della natura associati alle piante –, angeli, fate e perfino un “centro di luce” composto da un gruppo di prigionieri politici sovietici, morenti o anche già morti, capaci di comunicare dal fondo di una miniera di sale siberiana.

La fama di Findhorn cresce sino a estendersi rapidamente anche oltreoceano: già nel 1962 – che può essere ritenuta, sulla base anzitutto della fondazione della stessa Findhorn, la data più convincente della nascita del fenomeno New Age come oggi lo conosciamo – era stato fondato a Esalen, in California, un centro di incontri e seminari ispirato a simili princìpi; e sempre dagli Stati Uniti arriva a Findhorn David Spangler, il quale contribuisce non poco a far conoscere questa nuova realtà nel continente americano attraverso la pubblicazione dei più influenti manifesti del New Age durante gli anni 1970, favorendo così la successiva diffusione e successo su scala mondiale di una realtà originariamente nata in Europa.

Una terza, necessaria “descrizione” del New Age ha carattere sociologico. Si è già accennato all’apparente inafferrabilità notata nel fenomeno New Age da studiosi di diverse discipline. Anche nell’ambito sociologico questa nuova realtà della galassia neo-religiosa pone diversi problemi, anzitutto perché non si presta a essere inquadrata facilmente in nessuna della categorie interpretative normalmente utilizzate per i fenomeni della nuova religiosità contemporanea e abituamente prese in considerazione anche nelle enciclopedie delle religioni. Per facilitare la comprensione del fenomeno si è fatto dunque riferimento a una categoria – il cui studio è stato sviluppato dai sociologi della religione proprio in riferimento al New Age – indicata con il termine network.

Per comprendere che cos’è un network – “struttura a rete”: ma la parola, nelle scienze sociali, normalmente non è tradotta dall’inglese – è opportuno partire dalla sua differenza con la nozione di movimento elaborata da quegli specialisti di scienze sociali che hanno definito, per esempio, i cosiddetti nuovi movimenti religiosi. I movimenti sono sistemi sociali con un minimo di struttura, una gerarchia riconoscibile, punti di riferimento sul territorio e nella società quali sedi, giornali, attività che seguono – in un modo più o meno rigido – un programma preciso, e così via. I movimenti possono essere politici, culturali, religiosi; benché la magia sia stata considerata a lungo un’attività prevalentemente individuale, sono emersi specialmente nell’ultimo secolo anche gruppi che si possono chiamare “nuovi movimenti magici”. Tuttavia, le persone che si riuniscono per condividere interessi comuni non formano necessariamente un movimento. Può trattarsi di cerchie amicali molto più informali, che mancano di quel minimo di struttura necessario perché si possa parlare di “movimento”, nel senso in cui questo termine è utilizzato nelle scienze sociali contemporanee. Se un gruppo di appassionati di astrologia s’incontra periodicamente per mettere in comune le proprie idee, non si può ancora parlare di movimento.

È possibile peraltro – e anzi, per la struttura delle comunicazioni nelle società contemporanee, è frequente – che questo gruppo di appassionati di astrologia sia in contatto con gruppi simili nella stessa città, o magari anche in altre, perfino molto lontane. Da questi contatti, evidentemente, può nascere un movimento che si dota di strutture e di gerarchie. Ma i contatti possono anche rimanere informali e può accadere che si voglia tematicamente evitare il formarsi di gerarchie e di strutture. I vari piccoli gruppi, rimanendo autonomi e diversi, cercheranno occasioni d’incontro: una riunione annuale, un congresso, un bollettino, per non parlare delle possibilità di comunicazione messe oggi a disposizione dall’elettronica. Se continueranno a mancare elementi di struttura e di gerarchia, ci si troverà di fronte a un network: per esempio, in questo caso, al network degli appassionati di astrologia, o magari di un certo tipo di astrologia, giacché ormai vi sono scuole e stili di astrologia molto diversi.

I network hanno spesso bisogno di servizi: libri, oggetti, qualcuno che si occupi di organizzare – per quanto in modo elastico – momenti d’incontro e riunioni. È facile che un network, soprattutto se nuovo, si appoggi ad altri network esistenti per condividerne in qualche modo le risorse, se non altro per ragioni di economia. Così – per rimanere all’esempio precedente – sono sia pubblicati guide e annuari, sia organizzate riunioni, esposizioni e “fiere” – come il famoso festival annuale Mind Body Spirit, che dal 1977 si tiene a Londra – che si pongono al servizio del network di un certo tipo di astrologia e contemporaneamente di un buon numero di altri network più o meno affini: per esempio, quello degli appassionati dei presunti poteri dei cristalli, e ancora i network degli entusiasti della reincarnazione, delle medicine alternative, delle nuove psicologie, e così via. Questi network sono affini fra loro anche perché è probabile che un certo numero di persone coltivi con sufficiente continuità non uno solo ma due o più fra questi vari interessi e partecipi quindi contemporaneamente a vari network.

Fra diversi network, che hanno fra loro un certo grado di affinità, nasce così un “network di network“, che è stato chiamato metanetwork. Seguendo l’esempio dell’astrologia, siamo appunto già risaliti dal network degli astrologi più o meno dilettanti al metanetwork che costituisce, propriamente, il New Age. Si tratta di un metanetwork particolare, cresciuto a dismisura perché – grazie all’atteggiamento psicologico che costituisce il New Age – il metanetwork “New Age” può inglobare un gran numero di network diversi, accomunati dall’idea secondo cui sono in corso, o sono prossime, novità qualitative e radicali: così ai festival, alle riunioni, ai centri d’incontro del New Age possono partecipare membri di network tanto diversi fra loro come l’ecologia, il pacifismo, le medicine orientali, l’occultismo e la credenza nei messaggi trasmessi da extraterrestri. Ma il metanetwork rimane un network e non un movimento: continua a non avere forme di appartenenza rigide, né capi, né un’organizzazione gerarchica stabilita in modo articolato sul territorio. Le strutture – che non mancano – sono strutture di servizio – che si occupano, per esempio, della vendita per corrispondenza di libri e di altri prodotti – piuttosto che strutture di appartenenza.

Il quadro completo delle varie tipologie di network che partecipano al metanetwork New Age sarebbe particolarmente articolato; basti invece in questa sede il riferimento – certo, come tale semplificativo – a tre network principali il cui punto d’incontro è il New Age:

(a) il network delle “spiritualità alternative”, cui fanno riferimento tutti coloro i quali hanno un interesse per il sacro, ma che sono alla ricerca di qualcosa di diverso dalla tradizione cristiana che ha caratterizzato per secoli la vita religiosa occidentale: dalle religioni tradizionali non cristiane – orientali, pre-colombiane, dei nativi americani, nordiche, e così via –, allo spiritismo – accolto in ambiente New Age secondo la variante rivestita di panni scientifici del channeling –, alle credenze nella reincarnazione e nell’astrologia moderna, all’interesse per i messaggi che verrebbero trasmessi dai dischi volanti, alle molteplici correnti dell’esoterismo e dell’occultismo;

(b) il network delle “terapie alternative”, costituito da forme di ricerca della guarigione e del benessere psico-fisico diverse dalla medicina ufficiale: la sequenza più importante per comprendere questo network attiene alle psicoterapie alternative, in modo particolare per la qualifica di precursore che il New Age attribuisce allo psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung. Da questo punto di vista non si può non rilevare il ruolo cruciale che hanno giocato le teorie di Jung nel preparare le interpretazioni che il channeling dà di sé stesso. C’è chi ha del resto messo in luce le analogie, così come le differenze, fra l'”immaginazione attiva” di Jung, mediante la quale si entra coscientemente nel regno dell’inconscio, e la “visualizzazione creativa” del New Age, secondo cui “la forma segue l’idea”, e se riusciamo a creare delle immagini sufficientemente “vive” di persone o di eventi questi finiranno probabilmente per “manifestarsi” nella nostra vita. E non manca chi ritiene che il punto d’incontro fra “immaginazione attiva” junghiana e “visualizzazione creativa” possa essere reperito nella “psicosintesi” dello psicoanalista Roberto Assagioli – ebreo veneziano allievo prima di Sigmund Freud (1856-1939) e poi di Jung, membro della Società Teosofica, amico e collaboratore di Alice Bailey, segnato dalla tradizione mistico-esoterica della qabbalah e influenzato da George Ivanovitch Gurdjieff, un altro importante punto di riferimento per la spiritualità del New Age –, un autore italiano certamente più conosciuto e popolare nel mondo statunitense del New Age che in Italia, il quale partecipa negli anni 1960 alla fondazione della cosiddetta psicologia transpersonale;

(c) il network delle “politiche alternative”, tutte variamente derivate dalle teorie ecologiche elaborate a partire dal 1972 dal filosofo norvegese Arne Naëss (1912-2009), il fondatore dell'”ecologia profonda”, che ha ispirato popolari scienziati del New Age come Fritjof Capra. Distinguendo fra ecologia di superficie ed ecologia profonda – la prima essendo quella che si occupa solo di problemi concreti specifici; per esempio, di salvare le foreste –, Naëss identifica il vero avversario nell’antropocentrismo, una visione che risale alla Bibbia, vede l’uomo come il centro del mondo e lo considera qualitativamente superiore alle altre forme della natura, mentre l’essere umano non sarebbe altro, in realtà, che una delle tante forme viventi, senza un valore intrinseco superiore particolare. Più recentemente, e nell’ottica di una natura intesa come manifestazione di un’Energia cosmica in continuo divenire, l’ecologo australiano Warwick Fox ha proposto un perfezionamento delle teorie di Naëss attraverso l’incontro fra ecologia profonda e psicologia transpersonale che dovrebbe generare una “ecologia transpersonale”.

Analizzati questi tre network principali sarà opportuno ricordare che chi coltiva uno di questi interessi – ma molti ne coltiveranno più di uno – potrà, naturalmente, finire per aderire a un movimento religioso o magico, ma potrà anche rifiutare la scelta dell’adesione a un movimento rimanendo semplicemente in un network o spostandosi nomadicamente da un gruppo all’altro: chi si interesserà di spiritualità alternative oppure di terapie alternative oppure di politiche alternative si mette davanti soltanto a una porta di ingresso, all’inizio di un itinerario che conduce al New Age. La porta non sarà necessariamente attraversata, né l’itinerario obbligatoriamente percorso: solo chi accetterà di passare dal network al metanetwork, d’interessarsi contemporaneamente – globalmente – di spiritualità, di terapia e di politica approderà a quella che propriamente può essere definita la visione del mondo del New Age.

Dal punto di vista dottrinale offrire una descrizione del New Age sembra particolarmente difficile, tanto più che i suoi promotori si fanno premura normalmente di spiegare che il New Age non èha una “dottrina”. Volendo perseguire una descrizione di tipo dottrinale, si dovrebbe piuttosto insistere su un principio di carattere epistemologico, cioè su una forma particolare e particolarmente radicale di relativismo. L’idea secondo cui non esiste la verità – oppure esiste, ma l’uomo comunque non può conoscerla – è antica quanto l’uomo. Tuttavia, nessuna forma di relativismo è uguale alle altre. Il relativismo del New Age sostiene non soltanto che ognuno di noi ha la sua verità, ma che ognuno di noi può letteralmente creare la sua realtà, di cui quindi sarà autorizzato a porre i criteri di verità e le leggi. Effettivamente, nel parlare di una “visione del mondo” del New Age vi è qualcosa di paradossale, forse di provocatorio, visto che i portavoce dello stesso affermano tenacemente che lo specifico del fenomeno è l’assenza di una visione del mondo e di qualsivoglia dottrina. Comunque sia, poiché non si darebbe unità – nemmeno quell’unità fluida e instabile che caratterizza il New Age – senza un minimo comune denominatore, è possibile ricondurre a sei temi principali quella trama di fondo costitutiva della “dottrina” del New Age:

(a) la premessa necessaria per qualunque “visione del mondo” del New Age è, come abbiamo detto, di carattere epistemologico: non esistono verità assolute;

(b) un secondo elemento comune è una diffidenza nei confronti dell’idea di “religione”, sostituita dalla più vaga “spiritualità”;

(c) per quanto riguarda il concetto di Dio, di cui il New Age parla volentieri, non si tratta di un Dio personale, ma piuttosto di un sottofondo cosmico, di un’energia cosmica immanente;

(d) la visione dell’uomo si riassume nel noto slogan dell’attrice Shirley MacLaine, che per anni ha svolto il ruolo di missionaria internazionale del New Age: “Noi siamo Dio”;

(e) relativamente a Gesù Cristo, il New Age preferisce riferirsi a “il Cristo”, quella scintilla divina che è in ciascuno di noi e che può essere risvegliata attraverso la molteplicità di tecniche che il New Age insegna;

(f) infine, il sesto tema unificante è il rifiuto della nozione di peccato, sostituita da quella di malattia, che può essere superata con un generale cambiamento di coscienza che risolverà i problemi del mondo.

In linea di principio, proprio perché il New Age non è un “movimento”, se è giusto dare spazio in questa sede alle linee principali della corrente, non vi sono però nel suo ambito specifici “movimenti” da censire come tali. Anche figure molto note – pure in Italia – come Rosemary Altea hanno lettori e al massimo “clienti” che partecipano a corsi e seminari offerti da una pluralità di centri, che però non si presentano come movimenti né aspirano a trasmettere una visione del mondo. Tuttavia, all’interno del New Age – che non ha capi – alcuni libri sono diventati così importanti da far nascere gruppi di studio e articolazioni che possono avvicinarsi almeno alla struttura di movimenti religiosi in fieri. È il caso di Un corso in miracoli e della Profezia di Celestino. Esamineremo anche centri e network, che per la loro proposta di una visione del mondo almeno tendenzialmente globale, emergono come embrioni di movimenti all’interno del “non-movimento” che è il New Age.

Mentre, come vedremo di seguito, Un corso in miracoli ha dato origine a una Fondazione e a un’ampia gamma di attività e corsi, uno dei libri più importanti nell’ambiente New Age, La profezia di Celestino di James Redfield, ha visto – per l’Italia – il termine delle attività del CELESTINian Center di Milano alla metà degli anni 2000, anche se in maniera meno organizzata continuano a permanere le idee veicolate in tale ambito nel più vasto network New Age. D’altra parte, il volume di Redfield riveste un ruolo importante e non trascurabile nell’ambito dello stesso network: dopo essere già stato tradotto in quindici Paesi, esce nell’agosto 1994 in Italia. Nello stesso anno, lo aveva pubblicato negli Stati Uniti il gruppo Warner, dopo che il volume aveva già scalato le classifiche in una versione che l’autore aveva fatto stampare nel 1989 a proprie spese.

La trama del romanzo è semplice. Un americano – incuriosito dal racconto di un’amica – si reca in Perù per scoprire quanto ci sia di vero nella storia della scoperta di un antico manoscritto che contiene le risposte ultime alle domande fondamentali dell’uomo. In Perù l’americano scopre che il manoscritto esiste davvero, ma è diventato la posta in gioco di una corsa mortale fra due gruppi rivali. Scienziati “aperti” e “progressisti”, ricercatori spirituali “alternativi” e sacerdoti cattolici liberal in conflitto con la gerarchia cercano il manoscritto per fare beneficiare il mondo della sua saggezza. Militari peruviani e scienziati ottusi e scettici cercano invece il manoscritto per sequestrarlo o distruggerlo: tutti costoro – i “cattivi” del romanzo – prendono ordini dalla parte “retriva” della gerarchia cattolica peruviana guidata da un moderno inquisitore, il cardinale Sebastián. I “buoni”, a poco a poco, riescono a scoprire le nove “illuminazioni” o parti in cui si articola il manoscritto, ma la forza dei “cattivi” prevale e le illuminazioni sono sistematicamente confiscate. Giacché tuttavia i “cattivi” non sono sanguinari – il cardinale Sebastián raccomanda di non spargere sangue – nessuno dei protagonisti positivi principali è ucciso, e l’autore è semplicemente espulso e rimandato negli Stati Uniti. Qui potrà raccontare al mondo la storia del manoscritto e prepararsi a cercare la decima illuminazione ancora perduta, oggetto di un successivo romanzo del 1996, mentre per l’undicesima un terzo romanzo, del 1999, ha condotto il narratore nella mitica terra segreta tibetana di Shambhala.

Nel primo – e più fortunato – romanzo, vero protagonista è il manoscritto, e le avventure sono solo il pretesto per svelare una dopo l’altra le nove illuminazioni. La prima insegna a prendere sul serio le presunte “coincidenze” che si verificano nella nostra vita, che ci rivelano l’esistenza di una realtà ulteriore e nascosta rispetto al mondo fisico. La seconda introduce a una filosofia della storia moderna, la storia di un’umanità che invia “esploratori” per superare gli angusti confini “confessionali” del mondo medioevale. Gli esploratori tornano con il progresso materiale e tecnologico, ma senza quel progresso spirituale in cui molti avevano continuato a sperare. La terza illuminazione insegna una tecnica per “vedere” l’energia che ogni uomo emana e per imparare a dirigerla verso le persone che si vogliono aiutare. La quarta mostra che l’umanità fa normalmente un cattivo uso dell’energia: uomini e donne cercano di strapparsela e di dominarsi a vicenda. La quinta insegna che i conflitti non sono veramente necessari perché, anziché cercare di rubare energia ai nostri simili, possiamo imparare ad attingerla da una fonte comune e superiore attraverso le esperienze mistiche. La sesta classifica le relazioni interpersonali sbagliate e i “tipi” dell’intimidatore, dell’inquisitore e della vittima, cui tutti inconsciamente ci conformiamo e che dobbiamo imparare a riconoscere per poi superarli. La settima illuminazione insegna a interpretare pensieri apparentemente “spontanei”, sogni e coincidenze come segni che annunciano il futuro e indicano la via che dobbiamo percorrere, lasciandoci “trascinare dalla corrente” senza cercare di resistere. L’ottava illuminazione insegna come impostare le relazioni interpersonali in modo corretto, evitando che gli altri ‒ a cominciare dai bambini ‒ sviluppino una relazione di dipendenza da noi come unica fonte di quell’energia che tutti devono invece imparare ad attingere da soli dall’universo. La nona illuminazione, la più misteriosa, annuncia l’Era Nuova, il New Age in cui gli uomini rallenteranno la crescita demografica, ridaranno spazio alle foreste e ne attingeranno un’energia straordinaria. Questa energia permetterà loro di “vibrare” in modo sempre più rapido fino a raggiungere uno stato di esistenza nuovo in cui diventeranno immortali e invisibili: molti secoli fa i maya “hanno compiuto tutti insieme il grande passo”, il che spiega il mistero della loro scomparsa. La decima costituisce un’estensione alla società, alla storia e all’ambiente delle precedenti illuminazioni; man mano che l’uomo comprende questa decima illuminazione, la memoria si espande, fino a includere la comprensione del corso della storia e la missione speciale che tutti gli uomini condividono, ossia di condurre l’umanità verso il suo vero scopo. L’undicesima consta di quattro “estensioni”, che si basano sull’idea dei “campi di preghiera” che ciascuno di noi proietta mentalmente intorno a sé e che possono sia aumentare sia  – se si proiettano “preghiere negative” – diminuire il nostro livello di energia.

La prima estensione insegna a mantenere costante – e costantemente positivo – il proprio livello di energia, così come il proprio campo di preghiera. La meditazione e gli esercizi di respirazione aiutano, ma c’è anche un prezzo da pagare: l’energia dipende in parte dal cibo che s’ingerisce e bisogna rinunciare alla carne e ai cibi pesanti, troppo cotti o troppo zuccherini, passando a una dieta a base di verdure e di frutti che non siano ricchi di zucchero come limoni e pompelmi. Le nostre vibrazioni diventano così più pure e il nostro campo di preghiera più esteso: ce ne accorgiamo dalla nostra percezione di tutti tipi di bellezza, che non è più l’intuizione di un momento ma una percezione costante e continua. Una volta che la nostra energia è così migliorata, la seconda estensione insegna a rimanere sempre all’erta, in attesa della prossima coincidenza, avvenimento apparentemente fortuito o “sincronicità” attraverso cui forze superiori guidano la nostra vita. Si tratta, in realtà dell’essenza delle precedenti illuminazioni e de La profezia di Celestino, ma qui si aggiunge che questa attesa fiduciosa rafforza ulteriormente la nostra energia perché la mette in sintonia consapevole con il processo di crescita dell’universo stesso. La terza estensione si rivolge agli altri: una volta esteso il nostro campo di preghiera, possiamo imparare a dirigerlo consapevolmente verso gli altri, non per cercare di manipolarli ‒ otterremmo l’effetto contrario ‒ ma per innalzare il loro livello di energia e indurli così a darci informazioni utili che renderanno ancora più fruttuoso il gioco delle sincronicità. La quarta estensione è la più difficile da imparare. In una prima versione, insegna semplicemente che i pensieri negativi inducono eventi negativi e che si devono quindi apprendere tecniche per mantenere costante il flusso di pensieri positivi qualunque cosa accada, mettendo al bando l’aggressività e la rabbia. In realtà, tuttavia, l’estensione comprende anche insegnamenti sull’unità delle religioni e sulla possibilità di essere aiutati da esseri di luce come dakini o angeli.

La profezia di Celestino non è mai stata un semplice romanzo. Redfield ha sempre sostenuto che le illuminazioni sono reali e possono cambiare la nostra vita. Certo, il romanziere americano si è sempre rifiutato di creare un movimento religioso. Sono nati tuttavia in diversi Paesi del mondo centri – come allora il CELESTINian Center di Milano – che, senza in effetti configurarsi come veri e propri movimenti religiosi, diffondono il messaggio spirituale di Redfield e propongono un’ampia serie di seminari e attività.

B.: Per un’introduzione generale, cfr. anzitutto Massimo Introvigne, Storia del New Age 1962-1992, Cristianità, Piacenza 1994, la cui 2a ed. riveduta e aggiornata è stata pubblicata con il titolo New Age & Next Age, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 2000. Cfr. pure PierLuigi Zoccatelli, Il New Age, Elledici, Leumann (TO) 19993; Luigi Berzano, New Age, il Mulino, Bologna 1999; Aldo Natale Terrin, New Age. La religiosità del postmoderno, Centro Editoriale Dehoniano, Bologna 1992, che si presenta tuttavia soprattutto come un’interpretazione dell'”epistemologia debole” del New Age; e Paul Heelas, La New Age. Celebrazione del sé e sacralizzazione della modernità, trad. it., Editori Riuniti, Roma 1999, che adotta una definizione di New Age così ampia da ricomprendervi gran parte della nuova religiosità contemporanea. Per un parallelo con altri fenomeni, cfr. Giovanni Filoramo, Millenarismo e New Age: Apocalisse e religiosità alternativa, Dedalo, Bari 1999. Fra i titoli stranieri indispensabili sono almeno J. Gordon Melton, Jerome Clark e Aidan A. Kelly (a cura di), New Age Almanac, Visible Ink Press, Detroit 1991; James R. Lewis e J. Gordon Melton (a cura di), Perspectives on the New Age, State University of New York Press, Albany (New York) 1992; Christoph Bochinger, New Age und Moderne Religion: Religionswissenschaftliche Analysen, Chr. Kaiser, Monaco di Baviera 1995; e Wouter J. Hanegraaff, New Age Religion and Western Culture. Esotericism in the Mirror of Secular Thought, Brill, Leida 1996 (ed. americana: State University of New York Press, Albany [New York] 1997). La trilogia di James Redfield comprende, in trad. it., La profezia di Celestino, Corbaccio, Milano 1994; La decima illuminazione, Corbaccio, Milano 1996; e Il segreto di Shambhala, Corbaccio, Milano 2000. Cfr. pure le opere, di taglio più teorico, di J. Redfield e Carol Adrienne, Guida alla profezia di Celestino, Corbaccio, Milano 1995; e di J. Redfield, La visione di Celestino, Corbaccio, Milano 1998. Il CELESTINian Center ha pubblicato la rivista Alba Magica.


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