teosofia

Società Teosofica Italiana
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Helena Petrovna von Hahn (1831-1891), di nobile famiglia russa, sposa a sedici anni il vice-governatore di Erevan, Nikofor Vassilyevich Blavatsky (1809-?). Il marito è molto più vecchio della sposa che, dopo poco tempo, sfugge al matrimonio e inizia una vita avventurosa intorno al mondo. Interessata all’esoterismo, entra in contatto con maestri e iniziati di tutti i paesi, anche se è difficile accertare quanto nei suoi resoconti successivi debba essere preso alla lettera e quanto abbia un valore meramente simbolico. Negli anni 1871-1872 la troviamo al Cairo, dove organizza una società spiritica. Nel 1873 si trasferisce negli Stati Uniti dove incontra il colonnello Henry Steel Olcott (1832-1907), un avvocato di successo appassionato di spiritismo. A New York, Madame Blavatsky e Olcott – i due primi “gemelli teosofici” – animano una serie di riunioni private in cui si parla di esoterismo, di teurgia e di contatti con Maestri misteriosi.

Il 17 novembre 1875 è fondata la Società Teosofica, e nel 1877 la Blavatsky pubblica Iside svelata, la prima sintesi del suo pensiero. Nel 1878 – approfittando di una missione commerciale di Olcott nel subcontinente indiano, per conto del presidente degli Stati Uniti – i “gemelli teosofici” partono per l’India, e stabiliscono la sede centrale della Società ad Adyar, presso Madras, dove tuttora si trova. Nonostante una serie di controversie nel corso delle quali la Blavatsky è accusata di avere creato false “lettere” dei Maestri per sostenere le sue affermazioni, la Società Teosofica si espande negli Stati Uniti e in Europa, dove in Inghilterra Madame Blavatsky ne fonda anche una “Sezione Esoterica”.

Dopo la morte della fondatrice, nel 1891, Olcott cerca di gestire la difficile successione. Nel 1907 – come afferma, su istruzioni dei Maestri – affida la presidenza della Società ad Annie Besant (1847-1933), la cui conversione alla Teosofia nel 1889 – dopo che era stata una figura di punta del movimento femminista e del “libero pensiero” agnostico – aveva destato grande sensazione. Nel frattempo la maggior parte dei teosofi americani, sotto la guida di William Quan Judge (1851-1896), si erano separati dalla Società di Adyar, seguendo una serie di messaggi dei Maestri a Judge non accettati dalla dirigenza indiana ed europea, e fondando una separata Società Teosofica con sede ad Altadena, in California, che fiorirà particolarmente grazie all’opera di Katherine Tingley (1847-1929).

Annie Besant acquista notevole prestigio per le sue attività umanitarie e sociali e il suo contributo – decisivo – alla causa dell’indipendenza indiana (molti iscritti alla Società Teosofica saranno, fra l’altro, tra i fondatori del Partito del Congresso). È però criticata per lo stretto rapporto con Charles Webster Leadbeater (1854-1934), un ex sacerdote anglicano che forma con lei la seconda generazione di “gemelli teosofici”. Leadbeater è ripetutamente accusato di immoralità nella sua vita privata – accuse che provocano una sospensione dalla Società Teosofica voluta dalla Besant; in maniera acclarata si perverrà solo a dimostrare la perorazione della masturbazione da parte di Leadbeater quale alternativa alla tensione di pulsioni sessuali irrealizzabili nei giovani –, e non tutti condividono il suo entusiasmo per la Chiesa Cattolica Liberale. Leadbeater ha pure un ruolo decisivo nella vicenda di un giovane indiano, Jiddu Krishnamurti (1895-1986), in cui il dirigente inglese – grazie alle sue doti di chiaroveggenza – riconosce il futuro Maestro Mondiale.

I dissensi sul ruolo di Krishnamurti hanno un ruolo importante nello scisma di Rudolf Steiner (1861-1925), che porta alla nascita della Società Antroposofica, e assume un carattere disastroso quando, nel 1929, il giovane indiano annuncia di “abdicare” dal suo ruolo e da ogni organizzazione o società, compresa la Società Teosofica, sulla base della considerazione che la verità è “un paese senza strade”. Si ritiene che il caso Krishnamurti sia costato alla Società Teosofica circa un terzo dei suoi membri. Nonostante questi eventi, la Società ha continuato a esercitare un notevole influsso culturale in diversi paesi fino ai nostri giorni. Secondo i dati aggiornati al 2014 contenuti nel 139° Annual General Report, la Società Teosofica – il cui ottavo e attuale presidente internazionale è lo statunitense Timothy Breck Boyd, nato nel 1953, il quale nel 2014 è succeduto nella carica all’indiana Radha Burnier (1923-2013), che ha diretto il movimento dal 1980 sino alla morte – è diffusa a livello internazionale tramite 26 Sezioni nazionali, 13 Associazioni regionali e 13 Agenzie presidenziali, mentre sono 7 le realtà internazionali con gruppi teosofici direttamente collegati alla sede internazionale di Adyar. Nel mondo i gruppi e i centri teosofici sono 1.153, mentre i soci sono complessivamente 26.500 (all’inizio del secolo XXI erano circa 30.000): di questi, 11.327 sono in India – dove la Società Teosofica conta circa 450 gruppi – e 3.378 negli Stati Uniti d’America, suddivisi in 86 gruppi e centri.

Secondo i resoconti di alcuni storici, è un avvocato di Molfetta, mazziniano e membro della Carboneria, esule a Corfù – Pasquale Menelao (del quale non abbiamo rintracciato le date di nascita e di morte) – a creare nell’isola greca, già nel 1877, la prima loggia in Europa della Società Teosofica. Quanto all’Italia, le notizie riguardanti gli esordi della Società Teosofica non sono pienamente soddisfacenti, ma è a partire dal 1890 – o forse 1891 – che una presenza organizzata sembra chiaramente attestata, con la nascita del primo centro a Milano, seguito negli anni immediatamente successivi – fra il 1892 e il 1894 – da un secondo centro a Roma, dove il 22 febbraio 1897 è fondata la prima loggia con il nome di Associazione Teosofica Romana, sotto la presidenza di Anne Catherine Lloyd (1846-1903) e la segreteria di Decio Calvari (1863-1937), in seguito segretario generale del Parlamento italiano e direttore della prima rivista ufficiale della Società Teosofica in Italia, Teosofia. Grazie agli sforzi di Isabel Cooper-Oakley (1854-1914), una figura importante del panorama teosofico internazionale, sono fondate logge in numerose altre città italiane – fra di esse desta un interesse sin qui non dipanato l’esistenza di una loggia a Livorno composta interamente da ebrei -, il che permette la costituzione formale il 1° febbraio 1902 di una Sezione Italiana – avendo raggiunto il numero di sette logge – con Oliviero Boggiani (1859-1933) quale segretario generale. Aderiscono personalità illustri, da Maria Montessori (1870-1952), che soggiorna ad Adyar negli anni della Seconda guerra mondiale, sperimentando i suoi metodi pedagogici, al poeta Arturo Onofri (1887-1941). La risonanza delle polemiche internazionali era arrivata peraltro anche in Italia. Dal gruppo romano della Società Teosofica sorge infatti negli anni del “caso Krishnamurti” una Lega Teosofica Indipendente (scomparsa poco prima della Seconda guerra mondiale) – con sede generale a Benares –, il cui organo di stampa è la rivista Ultra, fondata nel 1907. Si tratta di una rivista di studi e ricerche spirituali che farà da trampolino per personalità molto note, come Arturo Reghini (1878-1946), Julius Evola (1898-1974), Roberto Assagioli (1888-1974), l’orientalista Giuseppe Tucci (1894-1983) e Adriano Tilgher (1887-1941). Tra le personalità più recenti della Società Teosofica Italiana, vanno ricordati Edoardo Bratina (1913-1999) e l’editore Edoardo Bresci (1916-1990), quest’ultimo alle origini con l’antropologo Bernardino Del Boca (1919-2001) di una comunità sperimentale basata sui principi teosofici, il Villaggio Verde di Cavallirio (Novara). Secondo dati aggiornati al 2015 la Società Teosofica Italiana, eretta in ente morale nel 1980 e il cui attuale segretario generale – dal 1995, quand’è succeduto nella carica al già citato Bratina – è Antonio Girardi, conta in Italia 32 gruppi – in precedenza chiamati logge – e 17 centri, radunando 942 membri (erano circa 1.250 all’inizio del secolo XXI), ovvero costituendo la più numerosa sezione in Europa, inferiore a livello mondiale solo alle sezioni indiana, americana e australiana.

Le due opere principali di Madame Blavatsky, Iside svelata e La dottrina segreta, non sono facili da accostare e propongono un complesso schema cosmologico. Al vertice della gerarchia si trova Dio, o il Logos Cosmico, che si presenta come Trinità. Più in basso si situano sette logoi planetari, che presiedono ai sistemi dell’universo. Gli elementi essenziali dell’universo stesso sono monadi o spirali che discendono attraverso sette piani di progressiva materializzazione, quindi risalgono – percorrendo il cammino contrario – verso la spiritualizzazione. Le monadi compiono il loro movimento a spirale lungo sette catene, ciascuna delle quali consta di sette “globi”. La Terra deriva da un processo di questo genere, e si trova nel quarto stadio (discendente) di materializzazione. All’inizio di questo quarto stadio è emersa l’umanità, che a sua volta ha una storia o percorso attraverso sette “razze-radici”, ciascuna distinta in sette sotto-razze. La nostra razza attuale, la quinta, rappresenta l’inizio dell’ascesa verso la riconquista della spiritualità.

L’uomo è composto a sua volta di sette “corpi” (divino, monadico, spirituale, intuitivo, mentale, astrale e fisico), cui corrispondono sette piani di realtà. Alla morte i due ultimi corpi (astrale e fisico) sono abbandonati, in attesa di prenderne di nuovi in una successiva reincarnazione. Attraverso il processo delle reincarnazioni – che è un processo educativo – l’uomo impara a liberarsi dell’attaccamento ai piani più bassi. Indispensabile, a questo fine, è l’aiuto dei Maestri, i quali formano una gerarchia intermedia fra il Logos Solare, che è quello tra i sette logoi planetari che governa il nostro sistema, e gli uomini. I Maestri non sono spiriti, ma uomini tanto perfetti da avere completato il ciclo delle reincarnazioni, che decidono di rimanere nel mondo per aiutare gli altri. Alcuni Maestri – tra cui Morya, Koot Hoomi, Gesù e il principe ungherese Rakoczy (identificato con il Conte di Saint Germain, 1710-1784, il leggendario esoterista del Settecento) – hanno avuto un ruolo particolare nella vita dei fondatori della Società Teosofica. I Maestri operano lungo sette “raggi”, linee di attività che emanano dal centro del mondo per guidare tutti gli aspetti della vita sulla Terra.

Lo scopo principale che molti soci ritengono essere proprio della Società Teosofica consiste nel tenere aperte “linee di forza” attraverso cui i Maestri possano guidare l’umanità. Nella vita della Società, questa ambizione si traduce in un’ampia attività di tipo culturale, artistico, umanitario e sociale, che ha dato un contributo decisivo alla conoscenza della spiritualità orientale in Occidente, così come alla presa di coscienza da parte di molti indiani della ricchezza della loro eredità religiosa. Ciò detto, la classica triplice auto-definizione della Società Teosofica riconosce le proprie finalità nella costituzione di un nucleo della fratellanza universale dell’umanità, senza distinzioni di razza, credo, sesso, casta o colore; incoraggiamento allo studio comparato delle religioni, filosofie e scienze; investigazione delle leggi inespresse della natura e dei poteri latenti nell’uomo.

Lo studio accademico della Società Teosofica si è concentrato negli ultimi anni sull’influsso, notevolissimo, che ha avuto sull’arte moderna. L’opera pionieristica del 1970 dello storico finlandese Sixten Ringbom (1935-1992) sull’influenza della Teosofia sul pittore russo Wassily Kandinsky (1866-1944) ha aperto la strada a esposizioni, studi e convegni che si sono via via moltiplicati. Ci si è così resi conto che numerosi artisti, di correnti e stili diversi, si sono interessati alle idee della Società Teosofica, e alcuni ne hanno fatto parte. Madame Blavatsky, anch’essa pittrice dilettante, si preoccupa di fare realizzare ritratti dei Maestri dall’artista tedesco Hermann Schmiechen (1855-1925) e, negli ultimi anni della sua vita, stringe amicizia con il pittore inglese Reginald Willoughby Machell (1854-1927), il quale realizza alcuni dipinti per illustrare la dottrina teosofica – tra cui il famoso The Path (1895) – e aderisce poi alla branca americana di Katherine Tingley (1847-1929), animando una scuola d’arte nella colonia teosofica californiana di Lomaland. La Blavatsky non ha un particolare interesse per le avanguardie artistiche e predilige un’arte piuttosto convenzionale, ma le sue idee sull’estetica, le forme e i colori – poi approfondite dalla Besant e da Leadbeater – ispirano numerosi artisti.

Decisiva è in particolare l’influenza della Teosofia sulla corrente europea chiamata – con un’etichetta peraltro oggi controversa – simbolismo. Uno dei maggiori pittori simbolisti belgi, Jean Delville (1867-1952), è per diversi anni il principale dirigente della Società Teosofica nel suo Paese. In Francia l’influsso teosofico si fa sentire sul gruppo detto dei Nabis e in particolare su Paul Sérusier (1864-1927). In diversi Paesi europei i fondatori delle sezioni locali della Società Teosofica sono pittori simbolisti: in Polonia, Kazimierz Stabrowski (1869-1929) – il quale trasmette una serie di idee e nozioni teosofiche al suo allievo di genio, il pittore lituano Mikalojus Konstantinas Čiurlionis (1875-1911), che peraltro non aderirà mai alla Società Teosofica –; in Bulgaria Nikolai Rainov (1889-1954); in Irlanda, George William Russell (1867-1935), noto con lo pseudonimo di “A.E.” anche come poeta e scrittore. S’interessano alla Teosofia anche i futuristi: uno dei primi futuristi italiani, Arnaldo Ginanni Corradini, “Ginna” (1890-1982), è iscritto alla Società Teosofica, e Giacomo Balla (1871-1959) frequenta riunioni teosofiche a Roma. Su tutti questi artisti è importante l’influenza anche dello scrittore francese Édouard Schuré (1841-1929), autore del celebre I grandi iniziati (1889) e membro della Società Teosofica, che abbandonerà poi per l’Antroposofia.

Gli studi si sono però concentrati soprattutto sul ruolo della Teosofia nella nascita dell’arte astratta, analizzando le influenze della Società Teosofica su artisti come Kandinsky, il ceco František Kupka (1871-1957) e il russo Kazimir Malevič (1879-1935), mentre solo la critica recente ha riscoperto il ruolo nelle origini dell’astrattismo della svedese Hilma af Klint (1862-1944), anche lei passata dalla Società Teosofica all’Antroposofia. La Scandinavia è stata del resto terra di fecondi rapporti tra arte e Teosofia fin dai tempi del pittore svedese Ivan Aguéli (1868-1941), noto per l’influsso sull’esoterista René Guénon (1886-1951), e della colonia artistica di Rackstadt, pure in Svezia, fondata dal pittore membro della Società Teosofica Gustaf Fjæstad (1868-1948). E andrebbe menzionata anche la continua conversazione fra Teosofia e arte in Finlandia – dal simbolismo di Akseli Gallen-Kallela (1865-1931) a Ilona Harima (1911-1986) e oltre – e in Islanda, con lo scultore nazionale Einar Jónsson (1874-1954).

Due artisti vanno particolarmente segnalati, perché non solo sono stati membri attivi della Società Teosofica ma hanno cercato di teorizzare il nesso fra Teosofia e arte astratta: il canadese Lawren Harris (1885-1970), passato dai paesaggi stilizzati del Gruppo dei Sette, dove raccolse altri artisti di sensibilità teosofica, all’astrattismo, e l’olandese Piet Mondrian (1872-1944), cui si devono ambiziosi studi sulla possibilità che l’arte nel secolo XX possa fungere da vero e proprio sostituto della religione. L’allieva e compagna di Mondrian negli ultimi mesi della sua vita a New York, la pittrice americana Charmion von Wiegand (1896-1983), sotto l’influsso dell’artista olandese passa dal marxismo alla frequentazione della Società Teosofica, mentre negli ultimi anni della vita aderirà a una branca del buddhismo tibetano. Harris partecipa nel 1938 alla fondazione del Trascendental Painting Group (TPG) nel New Mexico, insieme a Emil Bisttram (1895-1976), Raymond Jonson (1891-1982) e all’astrologo, compositore e artista Dane Rudhyar (Daniel Chennevière, 1895-1985). Tutti sono frequentatori della Società Teosofica, e Rudhyar è iscritto.

Il TPG mantiene stretti rapporti con il pittore russo Nicholas Roerich (1874-1947), anch’egli passato dalla Società Teosofica prima di fondare con la moglie l’Agni Yoga. Bisttram – cui si deve negli anni 1930 una delle prime teorizzazioni del passaggio imminente a una “Età dell’Acquario” o New Age, interpretato in una chiave fortemente teosofica – è anche in contatto con i muralisti messicani Diego Rivera (1886-1957) e José Clemente Orozco (1883-1949), entrambi parte di “network teosofici” latino-americani a metà strada fra arte e politica, pur criticando nello stesso tempo la Teosofia sulla base d’idee politiche marxiste. Benché al tipo di arte del TPG si contrapponga spesso l’espressionismo astratto di Jackson Pollock (1912-1956), vale la pena di notare che nei suoi anni giovanili anche Pollock s’interessò alla Teosofia e partecipò a un ritiro con Krishnamurti a Ojai.

Infine – senza che questa rassegna possa dirsi completa – la Società Teosofica ha un influsso decisivo sull’arte moderna in Australia, dove Florence Fuller (1867-1947) è perfino invitata da Leadbeater ad Adyar per dipingere in circostanze misteriose i ritratti dei Maestri, mentre in Italia aderiscono alla Società Teosofica Filippo de Pisis (1896-1956), la pittrice friulana Alice Dreossi (1882-1967) e l’incisore genovese Alberto Helios Gagliardo (1893-1987). Più recentemente, si può ricordare il soggiorno presso la Società Teosofica ad Adyar del pittore napoletano Francesco Clemente.

B.: Per una introduzione generale cfr. James Santucci, La Società Teosofica, Elledici, Leumann (Torino) 1999. Per una sintesi storica: Bruce F. Campbell, Ancient Wisdom Revived. A History of the Theosophical Movement, University of California Press, Berkeley-Los Angeles-Londra 1980. Una celebre biografia di Madame Blavatsky è quella di Sylvia Cranston, Helena Blavatsky, trad. it., Armenia, Milano 1994. Di Helena P. Blavatsky essenziali sono i Collected Writings, 15 voll., Theosophical Publishing House, Wheaton (Illinois) 1966-1991 (voll. I-IV, XI-XV), Philosophical Research Society, Los Angeles 1950 (vol. V), Blavatsky Writings Publication Fund, Los Angeles 1954 (vol. VI) e Theosophical Publishing House, Adyar 1958-1964 (voll. VII-X), cui si aggiungono le tre opere principali, tradotte anche in italiano: Iside svelata. Chiave dei misteri antichi e moderni della scienza e della teologia, Sirio, Trieste 1958; La Dottrina Segreta. Sintesi di Scienza, Religione e Filosofia, 8 voll., Edizioni Teosofiche Italiane, Vicenza 2002; eLe stanze di Dzyan, Edizioni Adyar, Settimo Vittone (Torino) 1997. Su Annie Besant e il suo ruolo: Catherine L. Wessinger, Annie Besant and Progressive Messianism (1847-1933), Edwin Mellen Press, Lewinston (NewYork) – Queenston (Ontario) 1988; e Anne Taylor, Annie Besant: A Biography, Oxford University Press, Oxford – New York 1992. Su Leadbeater: Gregory Tillett, The Elder Brother. A Biography of Charles Webster Leadbeater, Routledge & Kegan Paul, Londra 1986; e la tesi di dottorato di Idem,Charles Webster Leadbeater, 1854-1934. A Biographical Study, University of Sydney, Department of Religious Studies, Sydney 1986, disponibile online all’indirizzo www.leadbeater.org. In italiano si consulteranno pure: Roberto Hack, Le origini del Movimento Teosofico, Sirio, Trieste 1971; Edoardo Bratina, Chi sono i Teosofi e che cosa vogliono. Saggio storico-informativo, Sirio, Trieste 1960; e Antonio Girardi (a cura di), La Società Teosofica. Storia, valori e realtà attuale, Edizioni Teosofiche Italiane, Vicenza 2014. L’opera che ha dato inizio allo studio dei rapporti fra Società Teosofica e arte moderna è quella di Sixten Ringbom, The Sounding Cosmos. A Study of Spiritualism in Kandinsky and Abstract Painting, Åbo Akademi, Turku 1970. Tra i tanti studi su questo tema si può ricordare quello sull’Australia di Jenny McFarlane, Concerning the Spiritual. The Influence of the Theosophical Society on Australian Artists, 1890-1934, Australian Scholarly Publishing, Melbourne 2012. Sulla Società Teosofica in Italia cfr. Marco Pasi, “Teosofia e antroposofia nell’Italia del primo Novecento”, in Storia d’Italia. Annali 25. Esoterismo, a cura di Gian Mario Cazzaniga, Einaudi, Torino 2010, pp. 569-598 (di cui cfr. pure la versione rivista e ampliata: “Theosophy and Anthroposophy in Italy during the First Half of the Twentieth Century”, in Theosophical History, vol. XVI, n. 2, aprile 2012, pp. 81-119). La Società Teosofica Italiana pubblica dal 1971 l’organo ufficiale Rivista Italiana di Teosofia, e attraverso le Edizioni Teosofiche Italiane ha dato vita a una vasta opera di traduzione di classici del pensiero teosofico.

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