buddhismoUn gruppo di importanti movimenti buddhisti deriva dal monaco giapponese Nichiren (1222-1282), i cui insegnamenti si inseriscono in una tradizione che può essere chiamata – in senso lato – millenarista. Gran parte del buddhismo medievale giapponese ritiene che il mondo sia entrato in un’epoca di decadenza (mappo), cominciata – secondo l’opinione prevalente – nel 1052. Nichiren, originariamente un monaco tendai che – protestando contro la degradazione in cui è caduta la sua scuola – si interessa a tutte le varie forme del buddhismo giapponese e acquista grande fama per i successi che ottiene nelle dispute pubbliche, ritiene che nell’epoca mapponon sia più valido l’insegnamento buddhista secondo cui diverse vie possono coesistere per diverse persone.

Mappo è il terzo dei periodi in cui è diviso il tempo che segue la morte di Buddha Shakyamuni: nel Primo Giorno della Legge – Shoho – l’insegnamento di Shakyamuni è trasmesso direttamente al cuore delle persone. Il Medio Giorno della Legge – Zoho – è il periodo in cui inizia la corruzione dell’insegnamento e il compromesso con le autorità politiche. Il terzo periodo – Mappo, appunto, che segue di duemila anni la morte di Shakyamuni – è quello in cui la corruzione è totale e ci sono anche conflitti tra i monaci. Ma per Nichiren Mappo è un periodo felice, perché appare la grande e pura Legge. In quest’epoca un solo insegnamento – quello del Sutra del Loto (sanscrito:Suddharmapundarikasutra; giapponese: Myoho-renge-kyo), il vertice dell’insegnamento buddhista – deve essere seguito. Gli uomini possono ottenere lo status di buddha cantando il daimoku, cioè il titolo del – e insieme la proclamazione della fede nel – Sutra del Loto secondo la formula Nam myoho renge kyo.

Nel 1260 Nichiren compone il Rissho Ankoku ron (“Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese”), un trattato indirizzato all’influente ex reggente Hojo Tokiyori (1230-1263) in cui sostiene che i mali del Giappone derivano dall’abbandono del Sutra del Loto. Attraverso il punto di vista chiamato Rissho Ankoku (“Smettere di credere ai falsi insegnamenti che impediscono la pace nel Paese”) i mali del Giappone cesseranno e sarà restaurata la pace. La posizione di Nichiren irrita le autorità, che lo esiliano due volte. Peraltro, il suo insegnamento si radica nell’idea della “protezione nazionale” (chingo kokka) secondo cui il buddhismo protegge il Giappone contro i nemici e le avversità, e nell’assunto tipico del “sistema” tendai secondo cui, non esistendo una reale differenza fra il mondo dell’illuminazione e il mondo fenomenico, quest’ultimo può essere direttamente trasformato dalla fede nella corretta dottrina.

Nel Chingo Kokka Ron, peraltro, Nichiren non si rivolge solo ai giapponesi, ma al mondo intero. Il principio che propone è quello dell’inseparabilità della vita e dell’ambiente che la circonda (Esho funi), quindi anche della società. Una religione fondata su princìpi sbagliati – secondo Nichiren – conduce la gente e la società alla sofferenza. Rispetto alla scuola tendai, Nichiren fa un passo in più, proclamando che la semplice affermazione, socialmente diffusa, della priorità del Sutra del Loto inaugurerà un’epoca di armonia e di pace. Alcuni studiosi moderni rappresentano spesso Nichiren, in modo discutibile, come un proto-nazionalista giapponese, ma in realtà la sua idea del Giappone è piuttosto ambivalente. Da una parte, egli sottolinea la decadenza del Giappone, un Paese dove abbondano i malvagi e dove il Sutra del Loto è stato dimenticato. Dall’altro afferma che – se il Giappone abbraccerà il Sutra del Loto – potrà svolgere un ruolo unico nell’epoca mappo: il dharma, dopo essersi diffuso dall’Ovest (l’India) verso l’Est, comincerà a diffondersi dall’Est (il Giappone) verso l’Ovest.

Una corrente nazionalista chiamata “nichirenismo” (nichirenshugi) socialmente rilevante emerge tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo nell’ambito della scuola Minobu, che ritiene Nichiren un bodhisattva e non un buddha ed è considerata eterodossa dalle altre scuole che derivano da Nichiren. Una figura importante del “nichirenismo” – oggetto in anni recenti dell’interesse di studiosi occidentali, ma criticato dalla tradizione Nichiren più ortodossa come del tutto estraneo al pensiero del maestro – è Chigaku Tanaka (1861-1939), che nel 1881 fonda la Rengekai, che nel 1885 prende il nome di Rissho Ankokukai e nel 1914 di Kokuchukai (“Società del Pilastro della Nazione”, espressione riferita a Nichiren). Tanaka protesta contro il carattere accomodante dei gruppi monastici della sua epoca che discendono da Nichiren e proclama il ritorno a una forma di proselitismo attivo propugnata dal maestro (shakubuku). Tanaka è anche un fervente nazionalista, che immagina un ruolo di preminenza internazionale per un Giappone ispirato dal Sutra del Loto. Gli insegnamenti di Tanaka potevano peraltro svilupparsi in direzioni diverse. Tanaka influenza, per esempio, il rivoluzionario Ikki Kita (1883-1937), che propugna una rivoluzione nazional-socialista e finisce per essere arrestato e giustiziato. Ma influenza pure il generale Kanji Ishiwara (1889-1949), che porta il “nichirenismo” all’interno dell’establishment militare, prima di rimeditare le sue idee all’indomani della sconfitta del 1945 e creare nel 1946 un’utopia agraria nel villaggio di Nishiyama.

L’evoluzione del pensiero del generale Ishiwara mostra come il “nichirenismo”, nella sua forma millenaristica, può assumere due aspetti completamente diversi. Da una parte, può presentarsi come nazionalismo e giustificare imprese di tipo coloniale o militarista, in cui al Giappone è assegnato il compito di diffondere – in un’epoca di crisi – una civiltà superiore. Ma d’altro canto – tanto più nel contesto segnato dalla sconfitta militare e dalle tragedie di Hiroshima e Nagasaki – il “nichirenismo” (utilizzando del resto spunti dello stesso Nichiren) può presentarsi come pacifismo. È attraverso una cultura della pace che, secondo quest’ultima interpretazione, il Sutra del Loto (e il Giappone che lo diffonde) può svolgere la sua importante funzione nel mondo.

Nel secondo dopoguerra il buddhismo variamente ispirato a Nichiren è così presente su scala internazionale particolarmente nelle sue forme pacifiste, dal pacifismo radicale della Nipponzan Myohoji al pacifismo moderato, attento alle esigenze della politica internazionale, della Reiyukai e della Rissho Koseikai. Anche la Soka Gakkai, che deriva da un filone della tradizione Nichiren che ha sempre considerato sospetto e spurio il “nichirenismo” nazionalista, ha fatto dell’educazione alla pace uno dei pilastri del suo successo internazionale. Negli ultimi anni si sono affacciati in Italia nuovi gruppi indipendenti del lignaggio di Nichiren, come la Nichiren Shu. Se da una parte nessuno di questi si avvicina nel nostro Paese per rilievo e dimensioni alla Soka Gakkai, dall’altra il fatto che trovino seguaci conferma l’interesse per il pensiero di Nichiren che – senza dubbio grazie soprattutto all’azione della stessa Soka Gakkai – si è sviluppato fra quella parte di italiani che seguono il buddhismo.

B.: La traduzione in lingua italiana – per ora parziale – delle opere di Nichiren Daishonin è nel volume Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin. Volume I, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Firenze 2012. Sulla vita di Nichiren cfr. Yashuji Kirimura,Vita di Nichiren Daishonin, trad. it., Esperia, Milano 1992; e Claudio Micheli (a cura di), Il Buddismo di Nichiren Daishonin, Esperia, Milano 1997. Sull’articolazione dei movimenti all’interno del “nichirenismo”, cfr. Jacqueline Stone, “Japanese Lotus Millennialism: From Militant Nationalism to Contemporary Peace Movements”, in Catherine Wessinger (a cura di), Millennialism, Persecution and Violence. Historical Cases, Syracuse University Press, Syracuse (New York) 2000, pp. 261-280.