buddhismo

La scuola theravada (“via degli anziani” o “degli antichi”) è la sola sopravvivente tra le antiche scuole (nikaya) talora dette hinayana osravakayana, tradizionalmente contate come diciotto o più di venti. Incentrata su forme di vita comunitaria strettamente regolate dal codice monastico (vinaya) e su un canone in lingua pali che rifiuta l’autenticità dei sutra mahayana – ciò che non significa, peraltro, che la tradizione mahayana abbia meno disciplina monastica della scuola theravada –, la scuola theravada è la forma buddhista predominante a Sri Lanka e in Birmania, Tailandia, Laos e Cambogia, Paesi dove la sua storia si confonde con quella di ciascuna nazione. Esistono diversi resoconti alternativi circa l’origine delle varie scuole buddhiste, sia per quanto riguarda le divisioni interne alle varie scuole non ancora mahayana – nell’ipotesi, una più populista (mahasamghika, “quelli della grande assemblea”) e una più rigorosa e gerarchica (sthaviravada, forma sanscrita della parola pali theravada) –, sia in riferimento all’emergere del mahayana. Come praticamente tutte le scuole buddhiste, la scuola theravada fa risalire la propria origine agli insegnamenti del Buddha Shakyamuni e percepisce la propria storia in continuità con quella fonte antica.

Secondo una tradizione, lo stesso imperatore Asoka avrebbe convocato a Pataliputra nel 250 a.C. un “terzo concilio” buddhista, in cui i monaci theravada avrebbero avuto la meglio sui loro oppositori. In seguito, Asoka avrebbe inviato i primi monaci theravada guidati dal fratello – o per alcuni addirittura dal figlio – in missione verso Sri Lanka e l’Indocina. Negli anni intorno all’inizio dell’era cristiana, la scuola theravada è certamente presente in India – ma come una scuola fra altre – mentre è già dominante a Sri Lanka. Qui, fra il 29 e il 17 a.C., di fronte alla minaccia di un’invasione straniera, è presa l’importante decisione di mettere per iscritto il canone theravada in lingua pali. Nasce così il Tipitaka (in sanscrito Tripitaka, “tre canestri”) che comprende ilSutta Pitaka (discorsi e parole del Buddha), il Vinaya Pitaka – storie del Buddha che introducono le regole monastiche maschili e femminili – e l’Abhidhamma (“Insegnamento superiore”): sette testi di origine più tarda che costituiscono la “scolastica” theravada e difendono la scuola contro i suoi oppositori. Naturalmente, non esistono prove che il canone pali consolidato nel Tipitaka contenga le autentiche parole del Buddha storico: tuttavia, ha ispirato la fede buddhista di decine di milioni di persone per oltre duemila anni.

In Indocina la tradizione fa risalire la presenza theravada ai monaci Sona e Uttara, inviati da Asoka. Le più antiche testimonianze archeologiche risalgono ai primi secoli dell’era cristiana, e una rete di monasteri importanti emerge nella bassa Birmania del V secolo d.C. e in Tailandia un secolo dopo. A Sri Lanka emergono i primi segni di una divisione del mondo theravada in scuole o “sette” (nikaya, parola che non ha un significato peggiorativo). Intorno all’epoca della nascita di Gesù Cristo il monaco Mahatissa entra in contrasto con la scuola dominante mahavihara e fonda la nuova scuola abhayagiri. Più tardi, il carattere “ecumenico” della nikaya abhayagiri – che ammetteva nei suoi monasteri monaci di altre scuole hinayana e anche mahayana – provoca uno scisma nelle sue fila e la nascita della scuola jetavana. Questi contrasti non impediscono la fioritura del buddhismo theravada, che raggiunge un vertice nel secolo V con i grandi commentatori del canone pali, Buddhaghosa – inizio secolo V – e il suo discepolo Dhammapala (fine V secolo).

Successiva di due secoli a questa “scolastica” theravada è la fioritura di movimenti ascetici, fra cui emergono gli arannika (“residenti nella foresta”), monaci che preferiscono alla vita nei ricchi monasteri cittadini una esperienza monastica più austera lontano dalle grandi città. Nel secolo XII il re Parakamma Bahu il Grande (1153-1186) convoca un concilio e ne affida la direzione agli arannika, allo scopo di unificare la comunità theravada singalese, sempre più divisa fra le varie scuole. Ne segue un periodo di risveglio e nuova fioritura, che durerà fino circa al 1500, quando la vita monastica comincerà a sperimentare un certo declino. Più tardi movimenti di risveglio si verificano anche nella bassa Birmania – dove, nel secolo XV, il re Dhammaceti (1460-1491), un ex monaco, invia diciotto monaci a farsi riordinare a Sri Lanka –, e in Tailandia, dove nello stesso secolo Chiangmai emerge come uno dei maggiori centri intellettuali del mondo theravada. Grazie a questi sviluppi, la scuola theravada diventa dominante anche in Cambogia e nel Laos.

Fra il 1500 e il 1753 il centro di gravità del mondo theravada si sposta da Sri Lanka all’Indocina. A Sri Lanka si dubita persino che un autentico lignaggio theravada si sia davvero trasmesso senza interruzioni. Nel 1753 il re Rajasinha chiede al suo collega tailandese d’inviare monaci a Sri Lanka per reintrodurre un lignaggio autentico. Nel 1782 il re Chao Phaya Chakkri riunisce in Tailandia un concilio cui partecipano tutte le realtà theravada della regione. Nasce così la scuola sijam (da “Siam”, Tailandia). L’ordinazione della nikaya sijam è peraltro riservata alle persone di casta superiore, il che provoca nel secolo XIX una reazione e la fondazione della nikaya amarapura, così chiamata perché il lignaggio legittimo era stato ottenuto tramite monaci di Amarapura, capitale della Birmania. Nel 1864 emerge una terza nikaya chiamata ramanna – da una regione della bassa Birmania, da cui era venuto il lignaggio –, che non solo rifiuta ogni distinzione di casta ma adotta un atteggiamento di tipo “modernista”: un termine sulla cui esatta portata in ambito buddhista si discute, ma che in questo caso indica un atteggiamento scettico riguardo all’esistenza di dei e spiriti e all’efficacia dei rituali. Sviluppi simili si hanno nell’Ottocento in Birmania, dove la nikaya shwegyn, moderatamente “modernista”, si separa dalla scuola thudhamma; e in Tailandia, dove il monaco e futuro re Mongkut (poi Rama IV, 1804-1868) fonda la scuola “modernista” thammayut, o dhammayuttika, che influenza la scuola maggioritaria mahanikaya e le scuole theravada della Cambogia e del Laos.

Il maggiore espositore del “modernismo” theravada, Anagarika Dharmapala (1865-1933), partecipa al Parlamento Mondiale delle Religioni nel 1893 a Chicago e ha un ruolo cruciale nella diffusione del buddhismo theravada in Occidente. La presenza organizzata, a partire dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti, nel mondo occidentale comincia negli ultimi decenni dell’Ottocento e continua nel corso del secolo XX. Un ruolo importante gioca la Società Teosofica, i cui fondatori – Helena Blavatsky (1831-1891) e Henry S. Olcott (1832-1907) – si convertono formalmente al buddhismo a Sri Lanka. Olcott, in particolare, convince i buddhisti dello Sri Lanka che la loro religione, lungi dall’essere “inferiore” al cristianesimo dei missionari, può al contrario trovare convertiti anche fra gli occidentali. Il ruolo del co-fondatore della Teosofia, autore fra l’altro di un “decalogo buddhista”, è ancora oggi riconosciuto e onorato nello Sri Lanka. In questo clima nasce anche l’idea di reintrodurre in qualche modo il buddhismo in India, ed è fondata nel 1891 da Anagarika Dharmapala la Maha Bodhi Society.

I primi monaci occidentali sono ordinati alla fine del secolo XIX. Frutto di questa rinascita – che reagisce al colonialismo e alle missioni cristiane – sono pure movimenti di tipo millenaristico, che eserciteranno un’influenza – sulla cui portata gli studiosi divergono – sul comunismo indocinese e la diffusione della meditazione fra i laici, con la nascita d’importanti centri in Tailandia, l’unico regno di cultura theravada sfuggito alla conquista coloniale. Eventi importanti del secolo XX sono il “sesto concilio” buddhista, promosso a Rangoon nel 1954 dal governo birmano; le celebrazioni per i 2.500 anni del buddhismo nel 1956; la fondazione nel 1958 a Sri Lanka della Buddhist Publication Society per la pubblicazione e diffusione di testi theravada in lingua inglese. Si diffondono anche nuove esperienze sia in campo monastico con la “Scuola della Foresta” in Tailandia, sostenuta da noti personaggi come Ajhan Chah (1917-1992), che ha cercato di restaurare un ideale monastico solitario e la pratica meditativa, sia fra i laici in Birmania con l’opera di Sayagyi U Bha Khin (1899-1971), alto funzionario governativo che inizierà un’opera di divulgazione della pratica di meditazione anche fra i laici istituendo presso il suo stesso ufficio di presidente della Corte dei conti uno spazio dedicato alla pratica buddhista e aprendo successivamente altri spazi in tutto il Paese.

I decenni successivi sono segnati dalle turbolenze politiche, sia a Sri Lanka sia – soprattutto – in Indocina, con l’ascesa di regimi comunisti e la guerra del Vietnam. Se questi eventi causano innumerevoli sofferenze alle comunità theravada, provocano anche un afflusso di profughi dalla Cambogia e dal Laos in Europa e negli Stati Uniti, che diffondono ulteriormente il buddhismo e fondano i primi monasteri occidentali. A essi si aggiungono gradatamente maestri tailandesi, e occidentali che erano divenuti monaci in Tailandia prima di rientrare negli Stati Uniti o in Europa. Oggi, il buddhismo theravada considera Internet la sua ultima frontiera; negli ultimi anni diverse edizioni del canone pali sono diventate disponibili online.

In Italia, la presenza theravada vede un imprescindibile riferimento spirituale  nella piccola comunità di monaci buddhisti dell’Associazione Santacittarama di Frasso Sabino (Rieti) e una certa diffusione sul territorio grazie ai centri associati che fungono da riferimento in diverse città italiane per l’ Associazione per la Meditazione di Consapevolezza (A.ME.CO.), che peraltro coincidono con i gruppi di meditazione locali della medesima Associazione Santacittarama. Oltre alle presenze che dettaglieremo di seguito, si segnalano piccoli gruppi informali di meditazione, presenze theravada ufficiali presso centri che si occupano di altre tematiche di carattere psicologico o salutistico: per esempio, l’Istituto A.T. Beck di Roma ospita una comunità buddhista theravada. Altri centri o templi fungono sostanzialmente da riferimento, non solo spirituale, per la comunità singalese in alcune città o zone d’Italia; è questo il caso di tre realtà associate all’Unione Buddista Italiana:

— il Centro Buddhista Veneto – Associazione Religiosa, Educativa e Culturale dello Sri Lanka (via Chioda 94/96, 37136 Verona, tel.: 349-4375038, e-mail: piyadassi@ usa.com), che ha come guida il monaco singalese Piyadassi Thero, il quale nel 2008 ospita il Vesak nazionale organizzato dall’U.B.I., si caratterizza come riferimento per gli immigrati singalesi e per iniziative sociali e di carattere interreligioso;

— il Centro Maitri Vihara – Associazione per la Cultura Buddhista in Emilia Romagna, guidato dal monaco Dambadeniye Dhammarama (via Castelnuovo Rangone 1148, 41057 Spilamberto (Modena), tel. e fax: 059-785444, e-mail: vimalaratana@yahoo.it), che nel 2006 è partner della Provincia di Modena e di altre realtà per un progetto di ricostruzione dello Sri Lanka a due anni di distanza dallo tsunami che ha provocato centinaia di migliaia di vittime nell’area dell’Oceano Indiano;

— la Sri Lanka Buddha Sangamaya – Associazione dei Buddisti Singalesi di Milano (via Pienza 8, 20142 Milano, tel.: 02-89305295, e-mail: milano@lankaramaya.com), che dopo lungo tempo di attesa, il 30 marzo 1997 apre il tempio Lankaramaya su indicazione del monaco singalese Viharan Deniye Kassapa, del Birmingham Buddhist Vihara in Inghilterra.

Sebbene non associato all’U.B.I., fa da riferimento per la comunità buddhista singalese pure il Napoli Buddhist Vihara (via Cupa della Fascine 82, 80145 Napoli, e-mail: pvajiragnana@hotmail.com) –, guidato dal monaco Panangala Vajiragnana Maha Thero.

L’Associazione Santacittarama

Associazione Santacittarama
Località Brulla
02030 Frasso Sabino (Rieti)
Tel.: 0765-872186
Fax: 06-23323869
E-mail: sangha@santacittarama.org
URL: www.santacittarama.org

L’Associazione Santacittarama è una piccola comunità di monaci buddhisti che è stata aperta alle porte di Sezze (Latina) il 21 marzo 1990 e successivamente si è trasferita a Frasso Sabino (Rieti). “Santacittarama” può essere tradotto dalla lingua pali come “rifugio per la pace mentale” o “giardino del cuore sereno”. Il monastero Santacittarama è sorto su espressa sollecitazione, fra gli altri, dell’ambasciata dello Sri Lanka e ha avuto anche il supporto dell’ambasciata birmana e di quella tailandese. È il primo monastero italiano di scuola theravada; la pratica e lo stile di vita dei residenti s’ispirano direttamente alla tradizione tailandese dei monasteri della foresta secondo l’insegnamento del venerabile Ajahn Chah. Analoghe istituzioni sono presenti negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera, Australia e Nuova Zelanda. Il monastero, associato all’Unione Buddista Italiana, si è dato veste giuridica costituendosi in associazione con atto pubblico del 25 novembre 1991 e ha ottenuto la personalità giuridica come ente di culto con D.P.R. 10 luglio 1995 successivamente modificato nel 1999 con D.P.R. del 20 aprile.

Finalità dell’associazione, secondo il suo statuto, sono – tra le altre – quella di dare ospitalità a monaci di tradizione theravada che si trovano in Italia o a praticanti laici che intendono approfondire l’insegnamento buddhista; di avviare alla vita monastica gli interessati offrendo un curriculum di studi che assicuri l’adeguata educazione morale dei candidati in conformità alla tradizione della foresta tailandese così come praticata, in particolare, nel centro Amaravati nell’Hertfordshire, in Inghilterra; di offrire assistenza religiosa ai cittadini asiatici in Italia e in particolare nel Lazio; di partecipare alle riunioni dei diversi gruppi buddhisti italiani riuniti nell’U.B.I., favorendo il dialogo interreligioso con altre confessioni; di promuovere corsi d’insegnamento e sessioni di meditazione; di favorire la pubblicazione di testi buddhisti.

Il monastero, sin dalla sua origine, è meta continua di un gran numero di frequentatori e assume quindi una funzione di rilevanza nazionale, tant’è che – oltre ai diversi contatti per i gruppi di meditazione dislocati in varie città italiane – nell’estate del 2011 è fondata Saddha – Associazione Amici del Santacittarama, che si propone come finalità principale quella di  favorire l’incontro dei praticanti laici che vivono in Italia. In occasione delle celebrazioni di festività buddhiste il numero dei partecipanti è di circa quattrocento persone, che possono arrivare a mille in occasione del Vesak o con la presenza di importanti maestri.

La disciplina dei monaci (bhikkhu) è regolata dai codici monastici vigenti in Tailandia e negli altri Paesi di tradizione theravada del Sud-Est asiatico. I princìpi fondamentali sono quelli della vita casta nel celibato, semplice nella rinuncia, pacifica, armoniosa nell’obbedienza e nell’umiltà. I monaci non possono maneggiare il denaro, mangiano solo prima del mezzogiorno, vivono delle offerte e seguono la pratica della questua per il cibo, pratica che è stata bene accolta dalla popolazione locale. Il culto si esplica nella presa di rifugio nei Tre Gioielli, nella recitazione dei testi sacri, nei canti di lode, e in riflessioni sulla dottrina e in cerimonie di offerta. L’attività principale è peraltro la meditazione.

B.: I titoli seguenti sono stati tradotti in italiano dall’editrice Astrolabio-Ubaldini (Roma): di Ajahn Chah, Il sapore della libertà (1990), Il Dhamma vivo. Insegnamenti ai laici (1994), Cibo per il cuore (1993), I maestri della foresta. La pratica della visione di meditazione profonda (1989); di Ajahn Sumedho, La mente silenziosa (1990), Lasciar andare il fuoco (1992), Così com’è (1995), La mente e la via (1997); di Ajahn Munindo,La via del benessere (1999).

Il monastero buddhista di Roma

Monastero Buddhista di Roma – Comunità Buddhista Theravada in Italia
Via Mandas, 2
00132 Roma
Tel.: 06-22460082
Fax: 06-23327390
E-mail: info@buddhismotheravada.it
URL: www.buddhismotheravada.it

Sorto nel 1996 come Centro Religioso Internazionale Buddhista in Italia per opera di due cittadini dello Sri Lanka – uno dei quali è il monaco Dheerananda Nayaka Thero Molligoda, attuale responsabile del centro –, si è costituito formalmente, con atto pubblico notarile, il 16 dicembre dello stesso anno. Scopo primario che si propone è la conoscenza del buddhismo theravada a quanti, fra i cittadini dello Sri Lanka, si trovano a Roma e nel Lazio. Con l’ausilio di una quindicina di volontari, il centro ha costituito una scuola onde provvedere all’istruzione in lingua singalese dei bambini dello Sri Lanka; assiste inoltre gli ammalati e le persone non abbienti. Il centro, in occasioni di talune festività, quali il Vesak e il Kathina, diviene meta di circa seicento visitatori.

Con il tempo, il Monastero di Roma è diventato il centro di una rete di comunità costituite da immigrati singalesi, la più rilevante delle quali è la comunità theravada di Catania, guidata dal monaco Wagegonda Seelananda, dotata di un tempio proprio e che riunisce circa cinquemila fedeli, mentre altri gruppi si trovano a Napoli – dove il sociologo Enzo Pace ha segnalato la partecipazione di questi buddhisti alle celebrazioni di san Gennaro, esempio di un singolare processo interreligioso –, Modena e Verona.

L’Associazione Vipassana Italia

Associazione Vipassana Italia
Località Veriolo
Via Provinciale, 12 – Lutirano
50034 Marradi (Firenze)
Tel.: 055-804818
Fax: 049-8591249
Email: info@atala.dhamma 
URL: www.atala.dhamma.org

Il termine vipassana – letteralmente “vedere in modo speciale”, nell’antica lingua indiana pali – deriva da passa (“guardare”, “osservare”) e vi (“in maniera speciale”); in inglese se ne traduce abitualmente il significato con la parola insight (“sguardo interiore”, “intera cognizione”). Si tratta di una pratica di esplorazione e osservazione di sé stessi finalizzata al raggiungimento del controllo sulla mente attraverso l’eliminazione dei condizionamenti e delle negatività. La tradizione di riferimento – riconducibile, pur con alcuni distinguo, alla scuola budhista theravada – vuole che vipassana sia una delle più antiche tecniche di meditazione dell’India e che, a lungo dimenticata, sia stata riscoperta oltre 2.500 anni fa dal Buddha. Dopo essersi diffusa in India e nei Paesi vicini, cinquecento anni dopo gli insegnamenti del Buddha se ne è persa nuovamente la pratica, e si ritiene che solo in Birmania (oggi Myanmar) sia stata tramandata nella sua originaria purezza attraverso i secoli da una catena ininterrotta di monaci, fra i quali va ricordato Ledi Sayadaw (1846-1923), che per primo ha istruito nella tecnica un maestro di meditazione laico, Saya Thetgyi (1873-1945).

In tempi più recenti la pratica vipassana è uscita dai monasteri birmani anzitutto per l’opera di Sayagyi U Bha Khin, il primo grande maestro laico; nato a Rangoon, capitale di Myanmar, è stato insegnante di meditazione vipassana e, al tempo stesso, alto funzionario governativo. Negli ultimi decenni vi è stato un rinnovato interesse per la meditazione vipassana sia nei Paesi di tradizione buddhista theravada sia nel mondo intero, soprattutto grazie all’opera di diffusione di molti maestri laici; essi hanno cominciato a diffondere la pratica – da costoro considerata l’essenza dell’insegnamento del Buddha – anche fuori dei monasteri e a rendere più popolare l’atteggiamento verso tale meditazione, sottolineando i benefici che può portare nella vita quotidiana e proponendosi di favorire l’acquisizione della conoscenza di sé stessi, un alto livello di moralità, la concentrazione mentale, l’osservazione e la comprensione profonda della propria realtà fisica e mentale.

Alla scuola di Sayagyi U Bha Khin, che ha strutturato l’apprendimento della meditazione vipassana nei corsi di dieci giorni, si pone Satya Narayan Goenka, di origine indiana e nato nel 1924 a Mandalay (Myanmar). Ritornato in India, v’introduce la pratica vipassana nel 1969 e i suoi corsi attirano ben presto migliaia di persone, fra cui molti stranieri. Dal 1982 è coadiuvato da un crescente numero di assistenti – attualmente oltre cinquecento –, e da allora sono nati in tutto il mondo numerosi centri di meditazione sotto la sua guida. Satya Narayan Goenka ha inoltre fondato, nel 1985, in India, il Vipassana Research Institute, con lo scopo di condurre ricerche sulla tecnica di meditazione vipassana e favorire la traduzione e pubblicazione di letteratura in lingua pali relativa all’insegnamento del Buddha – particolarmente le fonti di vipassana nelTipitaka –, nonché l’applicazione di vipassana nella vita quotidiana.

Vipassana è presentata come una tecnica di meditazione laica, accessibile e praticabile da tutti, indipendentemente da opinioni e appartenenze religiose, culturali e politiche. La pratica di questa meditazione è finalizzata alla purificazione della mente con lo scopo di pacificarla e liberarla progressivamente da condizionamenti e negatività, nonché al vivere in maniera più equilibrata e armoniosa. Per apprendere questa tecnica secondo il metodo di U Bha Khin, come insegnato da Satya Narayan Goenka, è necessario partecipare a un corso residenziale di dieci giorni, durante il quale è interrotto ogni contatto con il mondo esterno, per esempio mantenendo il completo silenzio, allo scopo di dedicarsi interamente alla meditazione e calarsi profondamente dentro sé stessi.

Il percorso per avvicinarsi a vipassana durante questi dieci giorni si svolge in tre fasi. La prima fase consiste nell’impegnarsi a osservare alcune regole di comportamento: evitare di uccidere qualunque essere vivente, non rubare, non mentire, evitare ogni contatto sessuale, astenersi da droghe e altri intossicanti; infatti, poiché lo scopo di questa tecnica è la graduale purificazione della mente, è importante cominciare con un certo grado di quiete, di serenità. La seconda fase consiste nell’abituare la mente a concentrarsi; per questo i primi tre giorni sono dedicati all’osservazione del flusso naturale del proprio respiro: oltre a migliorare la propria capacità di concentrazione, si comincia in questo modo a esplorare la diretta relazione fra la respirazione e gli stati mentali. La terza fase, dal quarto giorno, consiste nell’osservazione delle sensazioni che si manifestano nel corpo; un’osservazione il più possibile oggettiva, senza reagire alle sensazioni, mantenendo verso di esse un atteggiamento equanime, equilibrato, comprendendone la natura transitoria.

Come si è detto, i centri di meditazione vipassana si stanno diffondendo rapidamente: attualmente operano circa cento centri in tutto il mondo, dall’India all’Europa, dagli Stati Uniti alla Mongolia, con una frequentazione annua complessiva di circa cinquantamila persone, e a partire dagli anni 1980 si svolgono seminari a livello internazionale. Il primo corso di meditazione vipassana in Italia si è svolto nel 1986 e l’Associazione Vipassana Italia è nata nel 1991. Nel  1998 è stata aperta una struttura permanente – in località Orezzi a Obolo di Gropparello (Piacenza) –, mentre oggi è attivo il Centro Vipassana Dhamma Atala (“saldo, costante nel Dhamma”), in località Lutirano presso Marradi (Firenze), dove vengono organizzati i corsi di meditazione. L’Associazione Vipassana Italia è un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale riconosciuta come ente morale (D.M. 26 novembre 1999), che si prefigge d’insegnare la tecnica di meditazione vipassana a tutte le persone interessate. In tal senso, attività connesse all’organizzazione dei corsi sono la diffusione d’informazioni sulla tecnica medesima e la gestione di centri dove si possano svolgere i corsi di meditazione.

B.: Un’esposizione semplice e diretta degli insegnamenti di Satya Narayan Goenka in William Hart, L’arte di vivere, trad. it., Rizzoli, Milano 1990. I diversi approcci alla meditazione descritti nelmeditazione descritti nel Visuddhi Magga – “Il cammino della purificazione”, un classico della letteratura buddhista –, secondo le visioni samatha(“concentrazione” o “tranquillità”) e vipassana (“visione profonda”) in Amadeo Solé-Leris,La meditazione buddista, trad. it., Mondadori, Milano 1988. A cura di Pierluigi Confalonieri, si vedano: La saggezza che libera, Mondadori, Milano 1995; e Il tempo della meditazione Vipassana è arrivato, Ubaldini Editore, Roma 1993. Un resoconto personale e poetico sul ruolo della meditazione vipassana nella vita di un occidentale in Paul Fleischman, Why Do I Meditate, Buddhist Publication Society, Kandy (Sri Lanka) 1986. Si vedano inoltre gli Atti del convegno internazionale presso l’Indian Institute of Technology (New Delhi, 1994), che presentano una panoramica scientifica sull’applicazione della meditazione vipassana nei campi dell’educazione, salute mentale, management e rieducazione carceraria: Vipassana. Its relevance to the present world, Vipassana Research Institute, Igatpuri (Maharashtra, India) 1995.

L’International Meditation Center (IMC)

International Meditation Center – Italia
Via Borsieri, 14
20159 Milano
Tel.: 392-25911811
E-mail: info@imcitalia.it
URL: www.imcitalia.it

International Meditation Center (IMC) è il nome dato dal già citato Sayagyi U Bha Khin alla sua scuola in Birmania. Negli anni 1950 lo statunitense John Earl Coleman (1933-) si trova per conto della Central Intelligence Agency (CIA) in Birmania, dove entra in contatto con U Bha Khin e la sua scuola, apprezzandone il carattere d’insegnamento laico e per laici. Trasferitosi in Inghilterra, Coleman è all’origine di centri IMC in diversi Paesi, tra cui l’Italia. Qui un centro IMC nasce all’inizio degli anni 1970 a Milano per opera di Fabio Zagato – attuale presidente, nonché insegnante e operatore di shiatsu, fondatore nel 1979 e presidente dell’Istituto di Ricerca e Terapie Energetiche (I.R.T.E.) –, nel 1986 designato quale “insegnante autorizzato”. Il centro, che ha pure un riferimento a Padova, esplica le proprie attività prevalentemente mediante ritiri intensivi residenziali condotti da Coleman o da “insegnanti autorizzati” circa sei volte all’anno. Gli studenti italiani che hanno frequentato tali ritiri sono circa 1.500, di cui alcune centinaia tuttora assidue. L’International Meditation Center – Italia è co-fondatore dell’Unione Buddista Italiana (U.B.I.), cui è tuttora associato.

B.: John Coleman, La mente tranquilla, IMC – Italia, Milano 1994. Il centro diffonde il notiziario Buddhismo laico.

Il Dhammaloka Meditation Center

Associazione Satipatthana Vipassana – Dhammaloka Meditation Center
Via Belletti, 35
15010 Cremolino (Alessandria)
Tel.: 0143-821038; 335-6553219
Fax: 0143-833372
E-mail: chiarapr@libero.it

L’Associazione Satipatthana Vipassana – Dhammaloka Meditation Center segue la scuola di Mahasi Sayadaw (1904-1982), che ha sede in Birmania (oggi Myanmar). Questa tradizione monastica nell’ambito del buddhismo theravada birmano è stata fondata nei primi decenni del secolo XX e ha come scopo principale l’insegnamento della satipatthana vipassana, la tecnica meditativa che si afferma insegnata dal Buddha stesso come mezzo per raggiungere l’illuminazione. Questa scuola attualmente ha più di trecentosessanta centri – quasi tutti in Birmania – ed è seguita da circa due milioni e mezzo di praticanti. Il centro di Cremolino nasce nel 1991, ma inizia a seguire la tradizione di Mahasi Sayadaw a partire dal 1994, quando comincia a essere visitato annualmente da maestri birmani. Il venerabile U Vijaya (†1999) è il primo maestro di riferimento. Attualmente il centro è sotto la guida del venerabile U Pandita, il capo spirituale del sangha di Mahasi, e del venerabile U Vivekananda, un monaco tedesco della medesima tradizione. Edoardo Profumo, già assistente del venerabile U Vijaya, si occupa dell’organizzazione.

Le attività sono rivolte unicamente alla pratica satipatthana vipassana con un breve ritiro mensile, e ogni anno uno o più ritiri lunghi in concomitanza con l’arrivo dei maestri birmani che sono ospitati dal centro. È possibile anche utilizzare le strutture per ritiri personali guidati o autogestiti di durata libera. I praticanti italiani che abitualmente si alternano frequentando i vari ritiri sono per il momento una cinquantina.

B.: Di Edoardo Profumo, si veda Viaggio in Birmania. Alla ricerca della meditazione vipassanâ, Magnanelli, Torino 1997.

L’Associazione per la Meditazione di Consapevolezza (A.ME.CO.)

Associazione per la Meditazione di Consapevolezza (A.ME.CO.)
Vicolo d’Orfeo, 1 (Borgo Pio)
00193 Roma
Tel.: 06-6865148
E-mail: segreteria.ameco@teletu.it
URL: http://digilander.libero.it/Ameco/index.htm

L’Associazione per la Meditazione di Consapevolezza (A.ME.CO.) non dipende da altre comunità internazionali; tuttavia è collegata all’Insight Meditation Society (I.M.S.) di Barre (Massachusetts), fondata nel 1976 da Joseph Goldstein (1944-) e Jack Kornfield (1945-), autorizzati a insegnare il dharma dai loro insegnanti asiatici. Goldstein recepisce l’insegnamento theravada birmano di Mahasi Sayadaw, mentre Kornfield è portatore del lignaggio theravada tailandese di Ajhan Chah. È rimasto caratteristico dell’I.M.S. a tutt’oggi impartire un insegnamento di meditazione e di dharma che fonde questi due approcci, il birmano e il tailandese, e tale modalità d’insegnamento è quella prevalente nell’A.ME.CO.

L’A.ME.CO. è fondata a Roma nel dicembre 1987 da Corrado Pensa – insegnante guida, insieme a Neva Papachristou – e un gruppo di amici. Pensa è stato per molti anni ordinario di Religioni e Filosofie dell’India presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e per una decina di anni ha esercitato la psicoterapia come membro dell’Associazione italiana di psicologia analitica; ha compiuto un percorso formativo preso l’Insight Meditation Society di Barre, istituzione presso la quale ricopre il ruolo d’insegnante senior, e ha pubblicato libri sul buddhismo e sulla pratica della meditazione di consapevolezza (vipassana). Neva  Papachristou, socio fondatore, studia e pratica ildharma  dal 1984 in Europa e negli Stati Uniti, sia con  Pensa sia con insegnanti dell’Insight Meditation Society di Barre e del Cambridge Insight Meditation Centre del Massachusetts, il cui insegnante guida è Larry Rosenberg (1932-), pure insegnante senior dell’Insight Meditation Society. Laureata in filosofia con una tesi su Ajahn Sumedho, traduce testi di dharma ed è interprete nei ritiri guidati da insegnanti dell’Insight Meditation Society e di altri centri a essa collegati.

Oltre a corsi settimanali di meditazione, l’A.ME.CO. organizza week-end intensivi di meditazione e, durante l’anno in varie parti d’Italia, ritiri di meditazione di diversa durata. I corsi, gli intensivi e i ritiri sono condotti da Pensa o da insegnanti invitati che provengono dalle istituzioni straniere sopra ricordate. Inoltre, sono periodicamente organizzati seminari teorici con i quali s’intende sottolineare in particolare lo spirito interbuddhista, interreligioso e interessato alla psicologia dell’A.ME.CO. Sono perciò invitati a parlare sacerdoti cristiani, monaci di altre tradizioni buddhiste, psicanalisti.

L’A.ME.CO. è un’associazione religiosa governata da un consiglio direttivo di cinque membri, eletto ogni tre anni dall’assemblea dei soci ordinari. Per ciò che riguarda l’insegnamento, il responsabile per statuto è lo stesso Pensa. La tradizione spirituale di riferimento è la tradizione buddhista theravada, che all’A.ME.CO. si cerca di coltivare con attenta adesione alle sue scritture e, al tempo stesso, in spirito interreligioso e interbuddhista. Specifiche, poi, di questa tradizione sono l’enfasi sulla purificazione mentale (“quattro verità”) e un certo apofatismo per ciò che riguarda l’assoluto. Il numero dei membri a livello nazionale è di circa seicento. All’A.ME.CO., che aderisce all’Unione Buddista Italiana (U.B.I.), sono associati alcuni gruppi di meditazione dell’Associazione Santacittarama: a Dalmine (Bergamo), Arona (Novara),  Firenze, Pisa, Livorno, Padova, Venezia, Mestre e Portogruaro.

B: Fra i testi di Corrado Pensa, cfr.: La tranquilla passione. Saggi sulla meditazione buddhista di consapevolezza, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1994; e Il silenzio tra due onde, Mondadori, Milano 2010. Di Joseph Goldstein e Jack Kornfield, Il cuore della saggezza. Esercizi di meditazione, trad. it., Astrolabio-Ubaldini, Roma 1988. L’A.ME.CO. pubblica la rivista Sati.

L’Associazione Culturale Pian dei Ciliegi

Associazione Culturale Pian dei Ciliegi
Località Bulla di Montesanto
29028 Ponte dell’Olio (Piacenza)
Tel.: 0523-878948; 329-1269064
E-mail: info@piandeiciliegi.it
URL: www.piandeiciliegi.it

L’Associazione Culturale Pian dei Ciliegi gestisce dal 1996 un ex albergo, sito a seicento metri di altezza sul Monte Santo  – all’inizio dell’Appennino tosco-emiliano –, che può ospitare fino a quaranta persone ed è provvisto di sala di meditazione, sala mensa – la cucina è vegetariana – e sala di lettura dotata di una piccola biblioteca. Qui sono organizzati ritiri e altre attività per la comunità buddhista. Benché sin dall’inizio la tradizione di riferimento sia quella vipassana, sono volentieri ospitati anche maestri di altre tradizioni. Col passare del tempo si consolida la “linea di ricerca” riguardante la pratica della meditazione vipassana, cui si affianca la meditazione metta (di “gentilezza amorevole”) e il riconoscimento nella tradizione theravada, pur nell’apertura anche ad altre esperienze buddhiste.

Pian dei Ciliegi è attualmente sotto la guida spirituale del venerabile Sujiva, monaco theravada di origine malese, cui si affianca l’opera di altri monaci theravada della tradizione della Foresta dal monastero Santacittarama di Frasso Sabino (Rieti), che vengono invitati periodicamente. Per alcuni periodi dell’anno il centro è a disposizione della comunità dei praticanti della tradizione zen vietnamita di Thich Naht Hahn – uno dei maestri contemporanei che più hanno fatto per diffondere il buddhismo in Occidente – che da tempo vede nelle esperienze di Pian Dei Ciliegi un punto di riferimento per lo svolgimento delle attività della comunità Essere Pace – che rappresenta un punto di coordinamento dei gruppi di pratica italiani che si rifanno all’insegnamento del maestro vietnamita –, proponendo giornate di “presenza mentale” e ritiri con insegnanti del centro francese di Plum Village.

Il centro è aperto di norma durante i periodi dei ritiri proposti dal programma, oppure può ospitare praticanti esperti che vogliono fare l’esperienza di ritiri individuali. Chiunque frequenti il centro è tenuto ad adeguarsi al regolamento interno, a praticare almeno due ore di “meditazione formale” al giorno e “a praticare il nobile silenzio o almeno la retta parola”.

B.: Il sito Internet ufficiale ospita una sezione di news riguardanti le attività dell’Associazione.

Il Buddhist Realists’ Center

Buddhist Realists’ Center – Organizzazione Culturale Buddhista
Via Bernardino Verro, 17
20141 Milano
Tel. e fax: 02-8461601
E-mail: milanvihara@yahoo.co.uk 
URL: digilander.libero.it/milanvihara

Sumana Siri nasce nel 1953 a Malacca (Malaysia). A undici anni decide di diventare monaco buddhista a Singapore. In seguito si trasferisce nello Sri Lanka, dove studia i testi classici del buddhismo conseguendo una laurea all’Università di Peradenia. Studia anche il cristianesimo a Oxford. Torna poi nella nativa Malaysia dove all’inizio degli anni 1980 fonda il Buddhist Realists’ Center. Negli anni 1990 la sua azione si estende all’Europa: apre prima il Buddhist Realists’ Vihara a Londra e nel 1997 il Realists’ di Milano, dove ha sede un vihara (tempio), aperto ogni giorno per la meditazione privata e la preghiera, nel quale si svolgono cerimonie e insegnamenti da parte di monaci provenienti dallo Sri Lanka e – mensilmente, tenuti dal fondatore  –  seminari sui diversi aspetti del buddhismo in relazione al mondo moderno.

L’insegnamento di Sumana Siri è caratterizzato da un approccio che si vuole non settario, seppure radicato nella tradizione theravada: il suo interesse è quello di favorire l’incontro del buddhismo con la moderna cultura nei suoi aspetti scientifici, medici, sociali. Allo stesso tempo la sua organizzazione sostiene il rinnovamento del buddhismo asiatico, attraverso iniziative che si sono estese a più di cinquanta Paesi.