buddhismo

L’Unione Buddhista Italiana

Unione Buddhista Italiana
Via Euripide, 137
00125 Roma
Tel.: 349-2543115
E-mail: ubi.italia@tiscali.it
URL: www.buddhismo.it

La spinta unitaria nel buddhismo italiano – con l’idea di un’associazione, che rappresentando tutte le tradizioni buddhiste, si possa porre come tramite per i vari centri e nel contempo come referente unico del buddhismo italiano di fronte allo Stato – trova negli anni 1980 soprattutto in Vincenzo Piga un convinto e determinato propulsore. È così che il 17 aprile 1985 si perviene a Milano alla formale costituzione, con atto pubblico, dell’Unione Buddhista Italiana (U.B.I.) con la partecipazione di 9 centri di diverse tradizioni: saranno già 18 nel 1986 e sono 42 nel 2014, con varie domande di associazione pendenti. Il 30 aprile 2010, a Roma, l’U.B.I. ha celebrato il venticinquesimo anniversario della sua costituzione. Con D.P.R. 3 gennaio 1991, successivamente modificato con D.P.R. 15 giugno 1993, l’U.B.I. ottiene il riconoscimento giuridico come ente di culto. La sede legale passa da Pomaia (Pisa) a Roma nel 1992.

Per norma dello statuto, l’U.B.I. non rappresenta alcun gruppo buddhista particolare, ma si propone di sostenere l’insieme del movimento buddhista italiano nel rispetto di tutte le tradizioni. Le finalità sono infatti principalmente quelle di riunire e assistere i diversi gruppi buddhisti, contribuire alla diffusione degli insegnamenti e delle pratiche della dottrina buddhista, sviluppare la collaborazione fra le diverse scuole buddhiste, favorire il dialogo con le altre comunità religiose, con i centri d’impegno spirituale e con istituzioni culturali e accademiche su argomenti di interesse comune. Attualmente i centri che aderiscono all’U.B.I. sono di tradizione theravada, zen e vajrayana, con la presenza di alcune realtà interbuddhiste e di un centro “soen” – ovvero appartenente alla tradizione cinese-coreana mahayana, dell’ordine Chogye coreano, talora citata anche come “tradizione zen-son coreana” –, la Comunità Bodhidharma – Eremo Musang-am di Lerici (La Spezia). I centri aderenti sono prevalentemente dislocati nel Centro-Nord e a essi fa capo la grande maggioranza dei circa sessantamila praticanti italiani – una cifra che non comprende i buddhisti “etnici” immigrati, i membri della Soka Gakkai e di altre tradizioni –, cui vanno aggiunti circa diecimila simpatizzanti, che frequentano in modo discontinuo. L’Unione Buddhista Italiana è guidata da un presidente che dura in carica tre anni – dal 2013 l’incarico è ricoperto dal monaco Gianfranco Keiko Lustrissimi, del Tempio Buddhista Zenshinji di Scaramuccia –, coadiuvato da un consiglio direttivo in cui sono rappresentate le tradizioni buddhiste presenti in Italia.

Nel corso degli anni l’U.B.I. ha promosso la creazione di reti regionali e interregionali di centri associati al fine di consentire una migliore reciproca conoscenza e collaborazione. Ogni anno i centri associati all’U.B.I. – al di là di altre occasioni specifiche – si radunano per la celebrazione del Vesak, festività che rammenta i tre momenti importanti della vita del Buddha: nascita, illuminazione e “dipartita”. Le celebrazioni sono organizzate sia pubblicamente in diverse città italiane, per far conoscere quanto più possibile a tutti il pensiero del Buddha, sia in centri buddhisti nei quali si dà più spazio alla pratica religiosa in senso stretto. Ogni quattro anni si tiene un congresso a livello nazionale su temi d’interesse spirituale, al quale intervengono maestri di meditazione, anche stranieri, oltre che studiosi. Inoltre, con il sostegno della Rete Buddhista dell’Italia Centro-Meridionale – strumento di coordinamento dei centri buddhisti, associati o meno all’U.B.I., presenti nel Centro-Sud Italia per le attività d’interesse comune – si è instaurata la tradizione di organizzare a Roma, a fine ottobre di ogni anno, la manifestazione “Passi in Pace, camminata in consapevolezza”: una meditazione camminata, pratica insegnata dal Buddha come rimedio alla confusione mentale che genera i conflitti interiori ed esteriori.

L’U.B.I. è a sua volta associata dal 1987 all’Unione Buddhista Europea (European Buddhist Union), un’organizzazione che – rifondata nella sua forma attuale nel 1975, ma attiva fin dagli anni 1930 – riunisce le unioni nazionali di 14 Paesi – oltre all’Italia: Austria, Belgio, Croazia,  Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Olanda, Polonia, Romania, Spagna, Svizzera, Inghilterra –, diverse associazioni internazionali tra cui la FWBO (Friends of the Western Buddhist Order) e la FPMT (Foundation for the Preservation of Mahayana Tradition), e singoli centri di vari Paesi, anche dell’Europa Orientale. Lo scopo statutario è quello di promuovere l’amicizia e incoraggiare la cooperazione fra i buddhisti in Europa.

Come già accennato, il 20 marzo 2000 l’U.B.I. ha firmato con il Presidente del Consiglio Massimo D’Alema, quindi nuovamente – dopo un ulteriore iter procedurale – il 4 aprile 2007 con il suo successore Romano Prodi, l’Intesa ex articolo 8, III comma della Costituzione, accordo che – dopo l’approvazione del Parlamento l’11 dicembre 2012 – sostituisce nei confronti dell’U.B.I, degli organismi che essa rappresenta e di coloro che ne fanno parte, la normativa sui “culti ammessi” fino a oggi applicata. Tale accordo, unitamente a quello con l’Unione Induista Italiana, costituisce una novità: per la prima volta, lo Stato italiano ha avuto come interlocutore una religione che non proviene dal solco della tradizione ebraico-cristiana. Un accordo quindi, com’è stato rilevato, simbolo d’integrazione in una società multireligiosa, multietnica e multiculturale. L’Intesa si sviluppa su linee guida comuni alle altre già stipulate: l’assistenza spirituale assicurata negli istituti ospedalieri, nelle case di cura e di riposo e negli istituti penitenziari; l’istruzione religiosa; il riconoscimento degli enti; la partecipazione alla ripartizione della quota dell’otto per mille dal gettito IRPEF; la possibilità di dedurre dal reddito imponibile delle persone fisiche fino a mille l’euro all’anno per erogazioni liberali a favore dell’U.B.I. Altre previsioni dell’Intesa attengono invece specificamente all’identità buddhista: così la tutela delle regole tradizionali per il trattamento delle salme, pur nel rispetto della normativa vigente in materia di polizia mortuaria; il riconoscimento della festività del Vesak, fissata convenzionalmente all’ultimo sabato e domenica del mese di maggio di ogni anno. Non si rileva, nell’Intesa siglata, il riferimento al “maestro di dharma” – figura complessa, che pur differenziandosi nelle varie tradizioni, indica colui che è incaricato di trasmettere gli insegnamenti che da maestro a discepolo, secondo un lignaggio ininterrotto, sono pervenuti sino a noi –, che era presente invece nelle precedenti bozze che l’U.B.I. aveva portato all’esame della Commissione interministeriale per le Intese con le confessioni religiose presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Vi è ora invece un ripetuto richiamo al “ministro di culto”, figura – con questa denominazione – invero ignota alla tradizione storica del buddhismo, ma più facilmente riconducibile al contesto italiano delle Intese.

Il buddhismo rappresentato dall’U.B.I. si connota per il forte spirito di apertura verso le altre religioni. In particolare sono intensi i rapporti con il mondo cattolico, con la frequente organizzazione di conferenze comuni, rapporti diretti con il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e scambi di esperienze monastiche. Importanti sono anche i rapporti con università italiane – a partire da Roma, Bologna, Napoli e Genova – che hanno specifiche cattedre dedicate al buddhismo. La rivista Dharma. Trimestrale di Buddhismo per la pratica e per il dialogo continua l’opera di Paramita. All’interno dell’U.B.I. opera anche una struttura con finalità più specificamente culturali: la Fondazione Maitreya di Roma.

B.: L’U.B.I., attraverso il suo sito ufficiale, propone un percorso bibliografico d’introduzione al buddhismo. Oltre alla documentazione giuridica, si veda – contenente ampi riferimenti all’U.B.I. e alla sua storia – Maria Angela Falà, “Il Buddhismo”, in Eugenio Fizzotti – Federico Squarcini (a cura di), L’Oriente che non tramonta. Movimenti religiosi di origine orientale in Italia, Libreria Ateneo Salesiano, Roma 1999, pp. 111-124.

La Fondazione Maitreya

Fondazione Maitreya
Via della Balduina, 73
00136 Roma
Tel.: 06-35498800; 333-2328096
E-mail: fond.maitreya@fastwebnet.it
URL: www.maitreya.it

La Fondazione Maitreya è il più rilevante istituto di cultura per la promozione della conoscenza del dharma (“legge” o “insegnamento”) buddhista in Italia, fondato da quella che è stata certamente una delle personalità di maggiore spicco nella storia del buddhismo nel nostro Paese: Vincenzo Piga. La Fondazione Maitreya non fa capo ad alcuna delle scuole buddhiste ancora oggi esistenti e anzi promuove e sviluppa gli insegnamenti buddhisti di ogni tradizione, favorendo l’inserimento della dottrina buddhista in genere nella cultura occidentale. Un aspetto che ha rivestito sempre grande importanza nel pensiero di Piga è stato, appunto, la compatibilità delle religioni orientali con il mondo occidentale e la necessità di creare le condizioni per realizzare la permeabilità fra le due culture, convinto come egli era che attualmente stia prendendo forma un nuovo “veicolo”, che potrebbe essere chiamato Buddhayana (“via del Buddha”), ovvero il buddhismo occidentale: un buddhismo che sarebbe arricchito di un ulteriore spessore – la dimensione della solidarietà e della compassione – tramite l’incontro con l’esperienza cristiana. Maitreya, da cui il nome della fondazione, è il Buddha che deve venire: come nel passato, tutte le volte che la verità sulla salvezza è caduta nell’oblio, è apparso un Buddha, così nel futuro verrà un altro Buddha per rivivificare fra gli uomini la religiosità.

La Fondazione Maitreya è stata formalmente costituita il 23 giugno 1987 con atto pubblico e ha ottenuto il riconoscimento civile con decreto del Ministero dei Beni Culturali del 29 marzo 1991. L’art. 2 dello statuto ne elenca le finalità: “La Fondazione ha lo scopo di promuovere lo studio e la conoscenza della cultura buddhista di ogni tradizione, la sperimentazione delle relative tecniche meditative e il confronto di questa cultura con la cultura occidentale, segnatamente con la psicologia, la teologia e la filosofia”. La Fondazione Maitreya, coerentemente ai propri fini statutari, sostiene le iniziative dei centri di dharma, promuove e gestisce attività editoriali per diffondere la conoscenza e la pratica del dharma, organizza incontri e dibattiti sui temi del buddhismo, aiuta discepoli e maestri che si dedicano allo studio e all’insegnamento, organizza seminari e convegni con studiosi non solo di tutte le scuole buddhiste, ma anche di altre tradizioni religiose, a Roma, Milano – dov’è attivo un Centro  Maitreya – e Venezia – tramite il Centro Studi Maitreya –, nonché incontri e corsi di meditazione, dialogo e cultura. Inoltre, dal 1986 bandisce premi per tesi di laurea che abbiano per oggetto il buddhismo dal punto di vista storico, artistico, filosofico o altro, laddove le commissioni giudicanti sono composte da professori e studiosi delle principali università italiane.

La Fondazione gestisce a Roma, in via Clementina 7, uno “Spazio Urbano Protetto” dove si tengono varie attività destinate al pubblico, ovvero un “luogo che possa divenire uno spazio/laboratorio per le idee a venire” come incubatore di riflessioni, proposte, visioni “che trovino nel Dharma fra loro linfa profonda, tramutando i principi dell’insegnamento in pratica vita quotidiana”, dove quindi “Silenzio, Opportunità e Senso (S.O.S.) si interscambino e creino condizioni protette di ‘armonia’”. Dal 1999 è pubblicato il periodico Dharma. Trimestrale di Buddhismo per la pratica e per il dialogo, che ha sostituito la rivista Paramita, le cui pubblicazioni iniziano nel 1985. Nel 1998, assieme ad altre comunità religiose, la Fondazione Maitreya ha firmato un protocollo d’intenti con il Comune di Roma per la costituzione di un tavolo interreligioso che propone iniziative nelle scuole romane per migliorare la conoscenza del pluralismo religioso e delle grandi religioni mondiali. La Fondazione è presieduta da Maria Angela Falà, che fino al 2010 ha ricoperto la carica di presidente dell’Unione Buddista Italiana (U.B.I.) – cui la Fondazione aderisce, essendo inoltre membro dell’Unione Buddhista Europea –, mentre oggi ne è vice-presidente.

B.: Sulle attività svolte dalla Fondazione Maitreya, oltre l’atto costitutivo, lo statuto e il sito Internet ufficiale, si veda Maria Angela Falà, “Il Buddhismo”, in Eugenio Fizzotti – Federico Squarcini (a cura di), L’Oriente che non tramonta. Movimenti religiosi di origine orientale in Italia, Libreria Ateneo Salesiano, Roma 1999, pp. 111-124. L’opera di Giampiero Comolli, Buddisti d’Italia. Viaggio tra i nuovi movimenti spirituali, Theoria, Roma 1995, contiene una breve biografia del fondatore Vincenzo Piga e una significativa intervista con il medesimo. Cenni sulla Fondazione Maitreya pure in Paolo Naso, Il Mosaico della fede. Le religioni degli italiani, Baldini e Castoldi, Milano 2000, p. 95.

Il Buddhadharma Center

Buddhadharma Center
Via Galimberti, 58
15100 Alessandria
Tel.: 346-7408380
URL: www.buddhadharmacenter.org

Alla presenza della guida spirituale del centro Lama Gangchen Tulku Rinpoche, di  Lama Michel Rinpoche – di cui tratteremo nella scheda dedicata al centro Kunpen Lama Gangchen e a proposito delle molteplici attività collegate al medesimo Lama Gangchen – e del maestro zen torinese Massimo Daido Strumia (1950-2010) – fondatore dell’associazione Il Cerchio Vuoto –, il 27 gennaio 2008 è inaugurata la sede del Buddhadharma Center, un’associazione culturale interbuddhista aderente all’Unione Buddista Italiana, che ha come fine quello di porsi come punto di riferimento per tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla conoscenza della filosofia buddhista. Si propone quindi di fornire indicazioni e sostegno a chiunque senta la necessità di “ricercare la libertà dello spirito nell’esperienza della propria vita, attraverso gli insegnamenti di filosofia tibetana e pratiche di meditazione guidata secondo il metodo della tradizione Mahayana Theravada e Zen”.

L’Associazione Abruzzese Buddhista

Buddhadharma – Associazione Abruzzese Buddhista
Via Alento, 7
65025 Manoppello Scalo (Pescara)
Tel.: 348-0998422
E-mail: penpa.tsering@tin.it
URL: www.buddhadharma.it

Buddhadharma – Associazione Abruzzese Buddhista è una realtà interbuddhista che ha come responsabile Dorian Di Renzo, contatto ufficiale per i gruppi di meditazione per la zona di Pescara dell’Associazione Santacittarama. L’Associazione svolge attività ordinarie settimanali quali: sessioni di meditazione per principianti nelle quali sono illustrati i princìpi generali della pratica di “coltivazione della quiete” (samadhi) e di “coltivazione della visione profonda” (vipassana); sedute formali di “coltivazione di quiete” e di “visione profonda” per coloro che, appresi i rudimenti, si accingono in autonomia al loro esercizio; momenti di confronto. Le modalità e le tecniche sono incentrate sulla tradizione theravada, integrate con altre tratte da tradizioni diverse, nella logica per cui “le scuole e le religioni sono mezzi o convenzioni e non fini, giacché è l’individuo che si salva e non le tradizioni”. L’Associazione organizza anche attività culturali straordinarie quali seminari o conferenze, invitando esponenti noti del mondo buddhista italiano. La sede è fornita di una biblioteca con testi di approfondimento su tematiche inerenti la spiritualità buddhista secondo le diverse tradizioni e approcci.

Dal punto di vista dottrinale Buddhadharma – Associazione Abruzzese Buddhista si fa promotrice di un percorso di ricerca definito buddhadharma – insegnamento del Buddha –, termine che preferisce da utilizzare rispetto al più comune vocabolo “buddhismo”, di cui l’Associazione s’impegna a trasmettere il senso autentico e profondo, proponendo un  “materiale per una ricerca del Vero”. L’idea di fondo è che nulla sia da convertire o rendere migliore; semplicemente tutto è da comprendere meglio, mediante una comprensione che sorge dal silenzio e dall’ascolto di sé: “Una comprensione che è in verità auto-comprensione”.

B. L’Associazione ha pubblicato in proprio due testi: Guida alla pratica quotidiana buddhista e Dhammapada. Il sentiero del risveglio. Inoltre, il sito Internet  è dotato un’apposita sezione denominata “Archivio documenti”, che conserva le dispense e le registrazioni dei seminari e delle conferenze.

Il Centro d’Informazione Buddhista

Centro d’Informazione Buddhista
Via Pio Rolla, 71
10094 Giaveno (Torino)
Tel.: 011-9378331
E-mail: infobuddhista@infinito.it

Il Centro d’Informazione Buddhista – che mantiene una propria autonomia, pur essendo associato all’Unione Buddista Italiana (U.B.I.) e all’Unione Buddhista Europea (UBE) – è nato a Torino, nel 1974, per opera di Bruno Portigliatti (attuale direttore) e Sergio Bossio, e in seguito, nel 1977, si è trasferito a Giaveno. Nel 1976, su invito di Paul Arnold – all’epoca segretario generale della Unione Buddhista Europea, fondata l’anno precedente a Parigi -, il Centro ha partecipato ai lavori dell’assemblea plenaria, e a partire dal 1977 ha rappresentato l’Italia nell’ambito dell’UBE; nel 1983 ha ospitato l’ufficio del vice-presidente della medesima e successivamente quello della presidenza, mentre attualmente costituisce la sede italiana della medesima UBE, nonché della sezione piemontese della Fondazione Maitreya.

Nel 1978 il Centro d’Informazione Buddhista ha organizzato il primo convegno nazionale dei gruppi buddhisti italiani, svoltosi a Pomaia presso l’Istituto Lama Tzong Khapa, e nel 1984, a Torino, il secondo congresso internazionale paneuropeo sul tema “The Teaching and Practice of Buddhism in Europe”. Il centro non rappresenta alcuna scuola buddhista particolare, ma è aperto a tutte le tradizioni e al dialogo inter-religioso. Sin dalle sue origini ha mantenuto contatti a livello nazionale, europeo e internazionale con i rappresentanti delle varie tradizioni buddhiste (con i quali sono stati realizzati conferenze, seminari e incontri pubblici), e ha realizzato nel corso degli anni diverse iniziative – soprattutto in Piemonte e Valle d’Aosta -, dando vita inoltre a una vasta biblioteca e fototeca in cui sono raccolti e catalogati diverse migliaia di libri, documenti, immagini e filmati inerenti al buddhismo e alla cultura orientale. Il consiglio direttivo del Centro d’Informazione Buddhista è composto da quattro membri che rimangono in carica per un triennio, e conta in Piemonte circa cinquanta aderenti.

B.: Sulla figura di Bruno Portigliatti e il Centro d’Informazione Buddhista si vedano – oltre ai vari resoconti comparsi su molte riviste, italiane e straniere – gli articoli inOccidente Buddhista, anno II, n. 16, giugno 1997, pp. 44-49. Di Bruno Portigliatti cfr. “The 20th Anniversary of the European Buddhist Union”, The Middle Way, vol. 72, n. 1, maggio 1997, pp. 41-43; e “Mongolia: at the Borders of Time”, The Middle Way, vol. 74, n. 3, novembre 1999, pp. 159-161.

Il Centro Studi Maitreya

Centro Studi Maitreya
Dorsoduro, 445
30123 Venezia
Tel. e fax: 041-5242036; 0422-231268
E-mail: vicentini@libero.it

Il Centro Studi Maitreya è un’associazione culturale senza scopo di lucro fondata a Venezia nel dicembre 1993. È associato alla Fondazione Maitreya, istituto di cultura buddhista, con sede a Roma. Scopi del Centro Studi Maitreya sono “lo studio e la conoscenza della cultura buddhista di ogni tradizione, la sperimentazione delle relative pratiche meditative, il confronto con le forme della cultura occidentale, in particolare con la filosofia, la religione, la psicologia” (art. 3 dello statuto). L’esigenza che ha portato alla costituzione dell’associazione è stata quella di dare una maggiore coordinazione a iniziative fino ad allora svolte in forma individuale e saltuaria, e da qui avviare una esperienza permanente di pratica, ricerca e confronto sul buddhismo e sulla spiritualità. Il buddhismo è stato affrontato nell’insieme di scuole in cui si è differenziato nel corso della sua storia, evitando di identificarsi con una di queste tradizioni e proponendo quindi una impostazione aconfessionale e interconfessionale. Questo progetto si è articolato in corsi annuali, iniziative di studio e di pratica. Le prime hanno compreso conferenze, seminari e convegni, in cui si sono realizzati confronti tra buddhismo e cultura occidentale, con interventi di noti relatori. Il Centro organizza annualmente un convegno, sul tema che dà il titolo al corso di studi, invitando relatori di diverse aree e ambiti culturali, che è il momento della maggiore apertura alla città e confronto interculturale.

Il primo convegno si è tenuto nel 1995 sul tema Etica e consapevolezza; sono seguiti La natura della mente (1996); Comunità religiose e mondo secolarizzato (1997);Desiderio e liberazione nella pratica spirituale (1998); Religione e potere: buddhismo e cristianesimo di fronte al problema del politico (1999); Identità e alterità: buddhismo e dialogo interculturale (2000). Su incarico dell’Unione Buddista Italiana (U.B.I.), il Centro ha organizzato il Vesak 1995. Sulla pratica buddhista sono stati organizzati ritiri e incontri di meditazione con i più importanti maestri presenti in Italia, nonché con alcuni maestri stranieri. Invitare i maestri per il Centro ha il senso di dare l’opportunità a un pubblico più vasto di conoscerli, per poi eventualmente decidere di approfondirne l’insegnamento recandosi nei loro centri. Sono operativi gruppi locali di meditazione a Venezia, Treviso, Padova, Mestre e Lido di Venezia. Settimanalmente questi gruppi si riuniscono, per praticare e insegnare un’attività di base di meditazione buddhista.

Le iniziative si svolgono in collaborazione e con il patrocinio del Comune di Venezia, con un riscontro di pubblico e di critica che ha oltrepassato gli ambiti della cittadinanza veneziana. L’utenza proviene, oltre che dalla città di Venezia, dalle province di Venezia, Padova e Treviso. Alcune iniziative hanno avuto una ricaduta nazionale, grazie anche alla pubblicazione degli atti. Il Centro Studi Maitreya partecipa, come socio fondatore, alla Fondazione “Venezia per la ricerca sulla pace”, costituitasi nel settembre 1997. Di essa fanno parte altri dieci enti culturali indipendenti con sede nel Veneto, oltre a Comune di Venezia, Provincia di Venezia, Regione Veneto. Il Centro è composto da una decina di membri che promuovono le diverse attività annuali. Il pubblico che ha seguito e segue le attività può essere valutato in alcune centinaia di persone.

B. Fra le pubblicazioni, si vedano: 1° Corso di Studi Buddhisti. Atti, Paramita, Roma 1995; Immagini Buddhiste 1, Centro Studi Maitreya, Venezia 1994; Immagini Buddhiste 2, Paramita, Roma 1995; Un fiore si apre. Le calligrafie di Yamada Mumon Roshi, Paramita, Roma 1994; Quaderni Buddhisti, Centro Studi Maitreya, Venezia 1997.

La Rete di Indra

La Rete di Indra
Viale Gorizia, 25/c
00198 Roma
E-mail: indra@alfanet.it
URL: www.reteindra.org

La Rete di Indra si costituisce nel 1996 “per favorire la pratica della presenza mentale nelle situazioni di sofferenza fisica, materiale o psicologica e per contribuire al processo di pace nella società, nelle famiglie e negli individui attraverso l’esercizio della nonviolenza”, ovvero per dare una veste formale alle attività che alcuni dei soci fondatori avevano iniziato. Nel 2001 – pur intrattenendo rapporti con varie altre associazioni in diversi Paesi con cui collabora su specifici temi – aderisce alla Peacemaker Community (assumendone il ruolo di rappresentante per l’Italia), una rete internazionale e inter-religiosa fondata da Bernie Roshi Glassman per dare sostegno e favorire i momenti di incontro fra coloro che sono impegnati nel lavoro sociale a partire da un cammino di ricerca spirituale; dalla quale esce però nell’aprile del 2003 a causa dell’emergere di problemi organizzativi e di bisogni ed esigenze locali differenti rispetto a quelle messe in luce dalla sede centrale, pur continuando a ritenere validi “alcuni strumenti che abbiamo avuto modo di sperimentare”, i quali “ci sembra che possano diventare parte integrante di ogni progetto sociale basato sulla ricerca interiore: il council, il sedere in un cerchio di pari e il metodo sociocratico per prendere le decisioni. E dunque vorremmo dare anche il nostro contributo per favorirne la conoscenza in Italia”. Le attività dell’associazione si basano essenzialmente su contributi ed elargizioni volontarie.

La struttura organizzativa è – per scelta – ridotta al minimo indispensabile, preferendo favorire una modalità di lavoro “in rete”, ossia senza presentare una propria identità già precostituita, ma cercando invece l’incontro con altre realtà interessate al medesimo percorso. Il numero dei soci formali è quindi di sole dieci persone che svolgono prevalentemente i compiti istituzionali. Le scelte operative sono affidate a un consiglio direttivo composto da tre membri, eletto ogni due anni. Per precisa scelta La Rete di Indra non è confessionale, opera in spirito inter-religioso e si situa nell’area interbuddhista, anche se è fatto un particolare riferimento al maestro vietnamita Thich Nhat Hanh (1926-), uno dei maestri contemporanei che più hanno fatto per diffondere il buddhismo in Occidente. Le attività promosse dalla rete di Indra oggi si riducono perlopiù a eventi di tipo culturale, quali seminari, mostre e corsi.

B.: L’associazione pubblica dal 1998 al 2003 il quadrimestrale Buone Notizie (la cui pubblicazione risulta ora sospesa). Presso la Cooperativa Sensibili alle foglie di Tivoli (Roma) e Dogliani (Cuneo), sono usciti quattro volumi curati in trad. it. dalla Rete di Indra: Stephen Levine, Chi muore? (1998); Gavin Harrison, Nel grembo del Buddha(1999); Karol Cetynski (Ka-Tzetnik 135633), Shiviti. Una visione (1999), Brian Victoria,Lo Zen alla guerra (2001).

“La Pagoda”

Associazione Culturale “La Pagoda”
Località Quercia Grossa, 33
Pieve a Socana
52016 Castel Focognano (Arezzo)
Tel.: 0575-362715; 329-3715815
E-mail: info@lapagoda.org
URL: www.lapagoda.org

L’Associazione Culturale “La Pagoda”, sorta nel 1988, risponde a un’esigenza avvertita da più praticanti buddhisti toscani. Le sue attività sono infatti frequentate da persone che individualmente si riconoscono in specifiche tradizioni del dharma che hanno sedi lontane in Italia o all’estero, e sono quindi interessate a operare all’interno di un sangha interbuddhista. L’Associazione Culturale “La Pagoda” si è costituita ufficialmente l’11 ottobre 1988 per occuparsi della gestione materiale e religiosa del tempio omonimo situato a Pieve a Socana, in provincia di Arezzo. Presso il tempio sono promossi incontri e invitati maestri di diverse tradizioni. L’Associazione è aperta a chiunque, di qualsiasi estrazione sociale e religiosa; una particolare attenzione è rivolta ad alimentare il dialogo tra le religioni nel reciproco rispetto e nella tolleranza. Nell’Associazione quindi confluiscono diverse tradizioni del buddhismo (e anche non buddhiste), senza che nessuna sia privilegiata sulle altre. Dall’incontro di queste tradizioni, si afferma, emerge il profondo valore del sangha che permette di rafforzare e sostenere l’aspirazione di ognuno a vivere alla luce di una più intensa chiarezza, serenità e consapevolezza. Nutrita è la presenza di cittadini dello Sri Lanka che lavorano nel territorio circostante. Questa comunità fornisce un forte sostegno soprattutto in occasione di particolari cerimonie. Importante è a questo proposito la celebrazione del Vesak, che ha luogo regolarmente nel tempio e riunisce le diverse culture espresse da coloro che lo frequentano.

Le attività che si svolgono oggi nell’Associazione derivano tutte dall’instancabile attività di un precursore della diffusione del buddhismo in Italia: l’ingegner Luigi Martinelli (1911-1996). La struttura del tempio, i mosaici e gli intarsi sulla storia del Buddha, manifestano la sua esigenza di dare vita a un “buddhismo scientifico” aperto all’Occidente. Nato nel 1911 ad Arezzo, appassionato di culture orientali, Martinelli aderisce, primo in Italia, alla Buddhist Society di Londra, e diventa corrispondente attivo della Buddhist Publication Society di Kandy (Sri Lanka). Nel 1974 costituisce a Firenze l’Associazione Buddhista Italiana (che aveva iniziato informalmente le attività negli anni 1960); per quindici anni pubblica la rivista Buddhismo Scientifico. Cura la pubblicazione di diversi testi buddhisti. Fra i maestri che hanno soggiornato a lungo alla Pagoda va segnalato Tae Hye, monaco della tradizione son (o “soen”; zen coreano), che talora trascorre ancora periodi di soggiorno presso La Pagoda. Con la morte di Martinelli, nel 1996, e con il trasferimento, nel 1998, del maestro Tae Hye l’attività è stata riorganizzata in forme peraltro fedeli al pensiero del fondatore.

Ogni sabato alle ore 16 ci si ritrova per meditare, leggere scambiare impressioni ed esperienze riguardanti il proprio cammino spirituale. Ogni terza domenica del mese si svolge un breve ritiro, dalle ore 10 alle 19. Dopo una conoscenza reciproca, l’attenzione si rivolge alla meditazione, sia nella pratica formale (seduta e camminata), sia informale (il pranzo, la pulizia dei locali, una lettura). Il raccoglimento è favorito dal silenzio e dall’ascolto interiore che continua fino al tè delle 17, quando si condividono le impressioni reciproche. Si promuovono anche ritiri intensivi di più giorni, ospitando nei locali del tempio fino a dieci persone. L’Associazione promuove inoltre incontri comuni con il gruppo Meditazione Cristiana di Arezzo (località Bagnoro). In base allo statuto, il Consiglio direttivo, eletto dall’assemblea dei soci, è composto da cinque membri per la durata di un anno; nomina il presidente, il vice-presidente e un segretario. Il numero complessivo di soci sostenitori, ordinari e “amici della Pagoda” risulta di circa cento persone.

B.: L’Associazione pubblica il trimestrale La Pagoda, e opuscoli di diverso tipo.

L’Associazione Amita – Luce Infinita

Associazione Amita – Luce Infinita
Casella Postale 93
00010 Fonte Nuova (Roma)
Tel.: 333-5078367
E-mail: info@amitaluceinfinita.it
URL: www.amitaluceinfinita.it

L’Associazione Amita – Luce Infinita è fondata a Roma, il 10 marzo 1999, da Mario Thanavaro, nato in Friuli nel 1955, e dalla moglie Enzina Luce Franzese. Essa mira, in base al suo statuto, a “sostenere, promuovere e assicurare la continuità di un lavoro interiore profondo finalizzato al risveglio della coscienza alle sue più alte potenzialità evolutive, attraverso la crescita psichica e spirituale nella pratica del dharma e nello spirito dell’Amore incondizionato così come enunciato nelle più alte dottrine dei maestri e delle maestre di tutti i tempi”. Organizza frequenti ritiri di meditazione in tutta Italia – in collaborazione con altri centri –, incontri settimanali di pratica della consapevolezza per la crescita interiore, seminari e ritiri per la guarigione e il risveglio spirituale con approccio vibrazionale e olistico, gruppi o incontri individuali di psicoterapia, conferenze e seminari sul dharma e la diffusione del buddhismo in Occidente, incontri interreligiosi e culturali, colloqui individuali con i maestri Thanavaro e Luce Franzese.

Mario Thanavaro, discepolo diretto di Ajahn Sumedho (1934-) – all’anagrafe Robert Jackman, figura di spicco per la diffusione in Occidente della “Scuola della Foresta” tailandese, a sua volta discepolo di Achaan Chah (1918-1992) –, che incontra in Inghilterra a ventidue anni, dopo essere stato ordinato comebhikkhu nel 1979 e dopo oltre dodici anni di esperienza monastica all’estero – in Inghilterra, Tailandia e Nuova Zelanda –, nel 1990 fonda in Italia il primo monastero buddhista theravada del nostro Paese. Riceve insegnamenti da maestri anche di altre tradizioni buddhiste. Dopo diciotto anni di vita monastica e d’intenso lavoro come abate, maestro di meditazione vipassana, presidente dell’Unione Buddista Italiana e membro della Fondazione Maitreya, decide di ritornare allo stato laicale. Attualmente è impegnato in un progetto che si vuole non solo interbuddhista, ma di unione di tutte le tradizioni religiose e spirituali per quello che definisce un apporto olistico alla conoscenza. Mario Thanavaro conduce ritiri e incontri di meditazione a Roma e in varie città d’Italia. Enzina Luce Franzese è, a sua volta, terapeuta olistica specializzata in terapia psicosomatica. Dalle molteplici esperienze personali e professionali ha tratto lo spunto per elaborare la terapia che chiama “vibrazionale olistica”: vibrazionale, perché la vita in ogni sua espressione mantiene – afferma – un movimento vibrazionale codificabile come suono, colore, movimento, emozione e pensiero; olistica, perché attenta allo sviluppo integrato di corpo, mente e spirito.

B: Di Mario Thanavaro cfr., in particolare, pubblicati da Astrolabio-Ubaldini, Roma: Non creare altra sofferenza (1993); Verso la luce (1995); Da cuore a cuore(1998); Uno sguardo dall’arcobaleno (1999), nonché Spiritualità olistica. L’alba di un nuovo risveglio, Venexia, Roma 2007.