buddhismo

Centro Buddhista Mahasiddha
Via della Pelliccia, 1
00153 Roma
Tel.: 06-4460882; 333-7965738
E-mail: centromahasiddha@gmail.com
URL: www.meditazionearoma.it

Il Centro Buddhista Mahasiddha di Roma rappresenta in Italia la New Kadampa Tradition(NKT), mentre per il restante territorio italiano si segnalano presenze e attività di conferenze soprattutto nelle città di Como e Varese, grazie al’opera del Centro Buddhista Menlha di Locarno (Svizzera), che opera nel Canton Ticino, al diretto confine con l’Italia. La New Kadampa Tradition – con i suoi circa 1.100 centri e sedi in 40 nazioni – è uno dei movimenti tibetani occidentali in più rapida crescita e insieme più controversi. Per comprenderne le origini occorre riflettere sul ruolo del Dalai Lama, insieme capo del “sistema” geluk e – a partire dal ruolo svolto dal V Dalai Lama nel secolo XVII – leader politico di tutti i tibetani. Già il V Dalai Lama si rende conto che per esercitare il secondo ruolo occorre non essere troppo esclusivisti quanto al primo; egli coltiva così un interesse anche per il “sistema” nyingma, suscitando le ire di una parte della gerarchia geluk. Quando il monaco geluk – e prominente oppositore del V Dalai Lama – Tulku Dragpa Gyaltsen (1619-1655) è trovato morto, molti sospettano un omicidio politico. I geluk più conservatori onorano uno spirito, Dorje Shugden, come divinità protettrice in cui si sarebbe reincarnato il defunto Gyaltsen; questo spirito diventa il simbolo dell’intransigenza geluk che si oppone a ogni commistione con altri “sistemi”.Il culto di Dorje Shugden è attestato sporadicamente nei successivi due secoli, ma riemerge quando la forte personalità del XIII Dalai Lama (1876-1933), che assume il potere nel 1895, si sforza di restaurare il ruolo unificante del suo ufficio, ancora una volta praticando il “sistema” nyingma accanto a quello geluk. L’opposizione si coagula intorno all’influente lama geluk Pabongka Rinpoche (1878-1943), che rilancia il culto di Dorje Shugden. Quando il Dalai Lama gli proibisce di continuare a promuovere tale culto si sottomette, ma ne tramanda privatamente la tradizione a fidati discepoli, fra cui Trijang Rinpoche (1901-1981), che diventerà il secondo tutore dell’attuale XIV Dalai Lama. Quest’ultimo coltiva nella sua gioventù il culto di Dorje Shugden, ma successivamente – sembra seguendo l’opinione dell’oracolo di Nechung – si convince che si tratta di uno spirito malvagio e, seguendo l’esempio dei suoi predecessori, lo vieta. Ne seguono diverse controversie, soprattutto dopo che il lama Zemey Rinpoche (1927-1996), discepolo di Trijang Rinpoche, pubblica nel 1973 il resoconto di disgrazie accadute a monaci e laici geluk che hanno irritato Dorje Shugden mescolando insegnamenti geluk con altri nyingma o di altra natura.

Il Dalai Lama condanna la pubblicazione e riafferma il divieto del culto, ma non tutti sono d’accordo. L’opposizione trova un luogo privilegiato in Gran Bretagna, dove Geshe Kelsang Gyatso (1931-) è il lama residente dell’Istituto Manjushri (oggi Manjushri Kadampa Meditation Centre), una branca britannica della Fondazione per la Preservazione della Tradizione Mahayana (F.P.M.T.). Quando Lama Thubten Yeshe – con Lama Thubten Zopa Rimpoce, all’origine della F.P.M.T. – chiede a Geshe Kelsang Gyatso di dimettersi – non per le controversie su Dorje Shugden, che verranno dopo, ma per il suo approccio esclusivista alla tradizione geluk –, questi rifiuta, sostenuto dalla maggioranza dei frequentatori inglesi dell’Istituto e a poco a poco l’Istituto Manjushri, si allontana dalla Fondazione. Nel 1986 Geshe Kelsang Gyatso comincia a insegnare ai discepoli inglesi il culto di Dorje Shugden, il che lo pone in contrasto con il Dalai Lama. Tentativi di mediazione non riescono e Geshe Kelsang Gyatso fonda nel 1991 la New Kadampa Tradition, che si espande rapidamente in tutto il mondo e si rende nota per le sue campagne in occasione delle visite in Gran Bretagna e negli Stati Uniti del Dalai Lama, accolto da dimostranti i quali affermano che vietare la venerazione di Dorje Shugden significa violare la loro libertà religiosa. La vicenda prende una piega tragica quando l’influente monaco geluk Geshe Lobsang Gyatso (1926-1997), consigliere del Dalai Lama e acceso oppositore del culto di Dorje Shugden, è assassinato a Dharamsala con due discepoli, e la stampa accusa dell’omicidio la “setta” degli “shugden”. In realtà un movimento con questo nome non esiste; vi sono in India e altrove sostenitori tibetani della venerazione dello spirito – geluk conservatori – che non fanno però parte della New Kadampa Tradition.

Sarebbe riduttivo e perfino caricaturale restringere l’insegnamento di Geshe Kelsang Gyatso alla sola questione Dorje Shugden. Se egli ha avuto successo in Occidente, è perché è capace di presentare il buddhismo tibetano in modo attraente, al di là della controversia con il Dalai Lama. Quest’ultima vicenda – come hanno notato i suoi commentatori occidentali più smaliziati, da Stephen Batchelor a Donald S. Lopez, Jr. – da una parte solleva un velo su una porzione genuina del buddhismo tibetano troppo spesso ignota agli occidentali, fatta di oracoli, riti propiziatori e divinità guerriere; dall’altra ha in gioco una posta più importante di quanto non si creda. Non si tratta solo di stabilire se Dorje Shugden è un Buddha o uno spirito malevolo, ma soprattutto di decidere se l’insegnamento geluk del vuoto deve essere trasmesso nella sua forma “pura” o insieme a dottrine nyingma che attribuiscono invece un ruolo fondante alla consapevolezza. Per un geluk conservatore, questo secondo insegnamento può nascondere un pericoloso ritorno a dottrine induiste, e la posta in gioco riguarda allora il fondamento stesso del dharma. In alcuni Paesi si segnalano peraltro anche episodi di riavvicinamento di questa dissidenza al Dalai Lama, cui i “tradizionalisti” della NKT restano comunque accomunati dall’amore per il Tibet e dalla protesta contro la Cina.

Il Centro Buddhista Mahasiddha di Roma, che ha come insegnante residente il monaco Kelsang Chö, organizza ritiri, seminari ed eventi speciali e offre un programma generale di corsi che insegnano a trarre beneficio dalla meditazione e dagli insegnamenti di Buddha mettendoli in pratica già dalla prima lezione, pur senza diventare necessariamente buddhisti, nella logica espressa dal fondatore Geshe Kelsang Gyatso: “Sebbene diamo per assunto che i nostri problemi siano all’esterno, in realtà tutta la nostra felicità così come i problemi sono creati dalla nostra mente e dalle azioni che compiamo. Imparando a sviluppare uno stato di mente pacifico e altruistico, potremo ottenere ciò che abbiamo sempre desiderato ma non siamo ancora riusciti ad ottenere: felicità permanente e libertà da ogni tipo di sofferenza”.

B.: Sulla controversia, cfr. gli articoli raccolti nel vol. VII, n. 3, primavera 1998, diTricycle. The Buddhist Review, con interventi – in particolare – di Stephen Batchelor e Donald S. Lopez, Jr. Sulle origini della New Kadampa Tradition: David Kay, “The New Kadampa Tradition and the Continuity of Tibetan Buddhism in Transition”, Journal of Contemporary Religion, vol. 12, n. 3, ottobre 1997, pp. 277-293. Di Geshe Kelsang Gyatso cfr., fra i molti titoli, Heart Jewel. The Essential Practices of Kadampa Buddhism, Tharpa Publications, Londra 1997; e Il nuovo manuale di meditazione. Meditazioni per rendere la nostra vita felice e significativa, trad. it., Tharpa Publications, Londra 2008.