Spiritismo, parapsicologia, ricerca psichicaLa storia dell’evocazione degli spiriti attraverso i secoli non manca di interesse, ma è assai più ampia e complessa rispetto alla storia dello spiritismo come fenomeno organizzato. Tradizionalmente, quest’ultimo è fatto risalire gli avvenimenti di Hydesville, nel 1848, quando le sorelle Kate (1836-1892) e Margaret (1834-1893) Fox – cui più tardi si aggiungerà anche la sorella maggiore Leah (1811-1890) – cominciano a udire nella loro casa colpi inspiegabili. Elaborano un semplice codice per comunicare con la fonte dei “colpi”, che si rivela essere un venditore ambulante che in quella casa era stato ucciso. I fenomeni delle sorelle Fox attirano un enorme interesse. Nonostante una serie di scandali che turbano la loro vita – Margaret ammetterà perfino di avere prodotto lei stessa i “colpi” di Hydesville, poi ritratterà la ritrattazione – migliaia, poi decine di migliaia di persone partecipano al movimento spiritista, che dagli Stati Uniti si estende all’Inghilterra, quindi a tutto il mondo.

Come spesso avviene, l’episodio di origine del 1848 (oggi meno celebrato nella comunità spiritista di quanto avvenisse nel XIX secolo, proprio a causa dei successivi scandali delle sorelle Fox) offre una data comoda da ricordare e un punto di riferimento, ma si tratta del culmine più che dell’inizio di un processo. Prima dell’inizio “ufficiale” del 1848, il più famoso medium americano dell’Ottocento, Andrew Jackson Davis (1826-1910) aveva già iniziato la sua carriera (da almeno cinque anni) e aveva trovato ammiratori in Europa. Se poi si vuole fare riferimento alle basi teoriche dello spiritismo, non si può fare a meno di risalire a Franz Anton Mesmer (1734-1815) e alla sua teoria del “magnetismo animale”, che risale agli anni 1780. Non di rado, infatti, pazienti “magnetizzate” da Mesmer affermavano di entrare in contatto con gli spiriti dei defunti. È proprio dopo l’incontro con “magnetizzatori” che traducono in termini popolari l’insegnamento di Mesmer che Andrew Jackson Davis inizia la sua carriera. Se poi si aggiunge che il primo spirito con cui Davis dichiara di entrare in contatto è quello di Emanuel Swedenborg (1688-1772), non si può non concludere che lo spiritismo nasce e si sviluppa in un clima di nuova religiosità ottocentesca (ma con origini settecentesche) dove le frontiere fra cristianesimo metafisico e contatti con i defunti non sono, almeno originariamente, ben definite.

Tuttavia, è molto importante sottolineare come lo spiritismo ottocentesco di origine anglosassone si presenti come scienza, non come religione. I suoi principali missionari – fino al più noto su scala mondiale (anche se appartiene già a una generazione successiva), sir Arthur Conan Doyle (1859-1930), il celebre creatore di Sherlock Holmes – battono tutti sullo stesso tasto: le religioni chiedono fede, lo spiritismo esibisce le sue prove. Questo spiega perché lo spiritismo riesca ad arruolare facilmente personalità del mondo laico, e anche positivisti fra cui – in Italia – il criminologo Cesare Lombroso (1836-1909). In questa chiave, lo spiritismo ottocentesco esibisce spesso un orientamento politico di tipo non soltanto laico e anticlericale, ma anche socialista, come mostra la storia dello “spiritismo plebeo” inglese studiata da Logie Barrow, dove spesso le stesse persone dirigono sia società spiritiche sia organizzazioni socialiste; alcuni spiritisti inglesi sono fra i primi diffusori britannici del marxismo. Negli Stati Uniti – e in misura minore in Inghilterra –, intorno a camp meeting spiritisti che imitano analoghe istituzioni cristiane e che da luogo di incontro periodico diventano comunità permanenti, nascono vere e proprie “Chiese” spiritiste, che si dotano di un credo, di una struttura e qualche volta anche di un clero. Senza che il successo sia stato straordinario, le “Chiese” spiritiste contano comunque ancora oggi negli Stati Uniti un paio di migliaia di congregazioni.

Un tono decisamente più “religioso” – anche se l’espressione “religione” non è usata, e la pretesa rimane “scientifica” – assume lo spiritismo francese, le cui origini – in quanto movimento distinto dal suo omologo di lingua inglese – risalgono al 1857. In quell’anno Hippolyte Denizard Léon Rivail, cui gli spiriti hanno imposto lo pseudonimo di Allan Kardec (1804-1869), raccoglie diversi quaderni di comunicazioni spiritiche che un gruppo di amici gli hanno consegnato e li pubblica con il titolo Il Libro degli Spiriti. Il nome “Allan Kardec”, spiega questo pedagogo francese, deriva da quello che avrebbe avuto in una precedente reincarnazione come druido, e proprio l’insistenza sulla reincarnazione (un tema presente, ma minoritario nello spiritismo anglofono) conferisce allo spiritismo “kardecista” francese il suo carattere più distintivo. Con Kardec e con il suo successore Léon Denis (1846-1927), lo spiritismo francese manifesta anche un carattere anticattolico, anticlericale, e di costante sostegno alle campagne laicizzatrici della Repubblica francese. In questa forma, penetra anche in Italia dove – tra gli uomini politici anticlericali che vi si impegnano attivamente – si conta Giuseppe Garibaldi (1807-1882). Lo spiritismo francese – oggi considerato, nella sua forma classica, in declino – si esprime a sua volta in associazioni e società, non in religioni o Chiese.

Diversa è però la situazione in Brasile, dove il kardecismo arriva nel 1852, quando un collaboratore di Kardec – Pierre-Gaetan Leymarie (1817-1901) – vi arriva come esiliato per ragioni politiche. Comincia a radunare seguaci e lo spiritismo conosce nel giro di due decenni un successo straordinario. Si lega alla massoneria brasiliana (a sua volta particolarmente anticlericale) e ad ambienti politici liberali, ed è appunto un uomo politico, Adolfo Bezerra de Menezes (1831-1900), a emergere come “il Kardec brasiliano”. Intorno a Bezerra de Menezes, nel 1884, è fondata la FEB (Federazione Spiritista Brasiliana), che conoscerà più tardi vari scismi, in parte riassorbiti nel 1949 con il cosiddetto “Patto d’Oro”. La FEB nel 1952, con una dichiarazione ufficiale, proclama lo spiritismo “una religione”. Non tutti gli spiritisti brasiliani sono d’accordo: una parte rimane “razionalista”, considera lo spiritismo non religioso e si ispira al “trincadismo”, cioè alla Scuola Magnetico-Spirituale della Comune Universale, una forma più “secolare” di spiritismo fondata in Argentina nel 1911 dallo spagnolo Joaquín Trincado (1866-1935). Altri brasiliani praticano forme di sincretismo fra lo spiritismo e culti afro-americani come il candomblé, particolarmente nella forma dell’umbanda.

Gli spiritisti brasiliani sarebbero – secondo stime recenti – oltre venti milioni, in parte frequentatori di centri e società aderenti alla FEB, in parte aderenti a veri e propri movimenti religiosi, talora organizzati in forma comunitaria come la Città Eclettica o l’Ordine Spiritualista Cristiano che ha il suo centro nel Vale do Amanhecer, presso Brasilia e che è stato fondato da Neiva Chaves Zelaya (1925-1985). Fenomeni simili – anche se nessun paese raggiunge le proporzioni del Brasile – si sono verificati in Messico, Uruguay, Argentina: in quest’ultimo paese è nata la Scuola Scientifica Basilio, oggi diffusa in numerosi paesi del mondo, Italia compresa.

Lo spiritismo classico – almeno fuori del Brasile e di alcuni altri paesi dell’America Latina – può essere tuttora considerato in declino, mentre la forma moderna detta channeling è così legata al New Age da dovere essere discussa piuttosto in quel contesto. Tuttavia, sia nella sua forma associativa e di ricerca, sia nella forma “religiosa”, lo spiritismo classico è ancora presente. Alla forma “di ricerca” possono essere ascritte, fra l’altro, le identificazioni medianiche del Cerchio Astorga di Palermo, le varie derivazioni del Cerchio Esseno di Roma, da cui si separa il Cerchio Exodus (irregolarmente attivo fra il 1994 e il 1998), da cui deriva il Cerchio delle Stelle, che ha esaurito la sua attività nel 2000 dando origine a un nuovo Cerchio, animato dalle stesse persone a Roma ma per ora senza nome. Significative – in un contesto non dissimile – appaiono anche le pubblicazioni dei bresciani Lucia La Plena e Paolo Gatta, che sottolineano il loro ruolo di “precursori” italiani di talune idee oggi largamente diffuse negli ambienti New Age e soprattutto nei contesti che si sviluppano intorno ai fenomeni del channeling. Negli anni 1980, partendo dai propri interessi personali – Lucia coltiva un amore per la psicologia che corona con una laurea in questa disciplina; Paolo si dedica all’apprendimento delle “scienze parallele” e in particolare alla pranoterapia – e da esperienze comuni nel campo della terapia alternativa, scoprono le loro doti medianiche, che si manifestano in grado elevato soprattutto in Paolo. Con il passare degli anni queste doti si sviluppano e trovano conferma, così che incominciano a radunarsi attorno ai due dei gruppi spontanei di persone eterogenee quanto a livello culturale ed estrazione sociale.

Le riunioni si basano solitamente su tre fasi atte a mantenere l’unità fra i livelli della persona: dapprima si praticano alcuni esercizi e tecniche di rilassamento che agiscono sulla sfera corporea; segue una meditazione a carattere psicologico dove però non sono assenti elementi spirituali; e finalmente si giunge alla comunicazione dei messaggi che Paolo Gatta canalizza parlando a nome delle entità. Queste si presentano sia per offrire insegnamenti generali circa le problematiche fondamentali ed esistenziali di ogni uomo e dischiudere quella che è percepita come una nuova e più ampia visione della realtà, sia per consigliare i presenti (che rivolgono alle entità delle domande) relativamente alle questioni della vita di ogni giorno. Lucia La Plena, che manifesta sporadicamente capacità medianiche, incomincia già dal 1989 a raccogliere ed elaborare per iscritto i messaggi ricevuti soprattutto da Paolo Gatta, che invece mostra tali capacità in maniera continuativa. A Paolo e Lucia si affiancano come collaboratori Manuela Bertolotti e Alberto Savoldi (1958-1996).

Il gruppo costituito da queste quattro persone si denomina Bagliori di L.A.M.PO., intendendo specificamente riferirsi alle “illuminazioni lampanti” che si manifestano nelle loro menti. La stessa adozione di questa sigla si rivela poi una “illuminazione”, in quanto essa rappresenta l’acrostico dei nomi dei componenti il gruppo. Con tale sigla sono pubblicati i primi tre volumi (Le Invocazioni della Sintesi, 1994; I Venti di E’ l’Ora, 1995; La Sacra Magia del Divenire, 1996) – che in realtà costituiscono un unico volume scorporato per esigenze editoriali – che riportano la selezione di alcuni dei molti messaggi ricevuti per via medianica, opportunamente corredati di note esplicative. I due volumi seguenti (I Nuovi Semi del Raccolto, 1997; Parole dal Silenzio, 2000), sono invece pubblicati autonomamente da Paolo e Lucia, che ora si presentano come “ex Bagliori di L.A.M.PO.”, in quanto già nel 1995 termina la collaborazione con Manuela Bertolotti, mentre Alberto Savoldi muore prematuramente nel 1996. Tutti i testi sono stati pubblicati da Atlantide Edizioni di Pogliano Milanese (Milano). Le entità che comunicano i loro messaggi, sono definite con una varietà di nomi fra cui ricorrono “Esseri di Luce” e “Fratelli di Luce”. Si tratta di esseri di pura energia, alcuni dei quali hanno, in passato, avuto esperienze terrene. L’entità principale denomina se stessa I.K.; tale sigla talora è seguita da un numero – ricorrente, che è “111.3” – indicante il “livello vibrativo” in cui l’essere stesso si trova.

I “Fratelli di Luce” comunicano un insegnamento variamente articolato e difficilmente sintetizzabile; lo scopo primario è comunque quello di aiutare gli uomini a crescere e a evolversi andando oltre i blocchi interiori e storici ritenuti talmente critici da rendere indispensabile “un rinnovato modo di essere a più livelli, che riconosca e risvegli anche la Divinità sopita in ogni uomo”. Da questo nuovo ridestarsi della Mente e da una grande apertura e fervore del cuore, gli “Esseri di Luce, Amore, Pace”, potranno – secondo gli scritti di Lucia La Plena e Paolo Gatta – ripristinare e condividere un immenso Progetto di Bene, con i molti alleati dell’uomo (sulla Terra) e del Padre (nel Cielo).

Accanto, rimangono presenti anche fenomeni di tipo “post-spiritista” o comunque ispirati al magnetismo, che si presentano più chiaramente come religioni. La più grande religione “post-spiritista” – peraltro divisa da complessi scismi, legati anche alle vicende politiche del paese di origine – è il caodaismo vietnamita. Una qualche presenza in Italia – a differenza del caodaismo – ha l’antoinismo, una religione di guarigione fondata sul magnetismo e creata in Belgio agli inizi del Novecento. Anche i “nuovi vangeli” come quello diffuso dalla Fondazione Urantia (che anticipano il channeling) danno origine a movimenti che possono essere definiti post-spiritisti, ma che si possono ancor meglio inquadrare in una categoria di “nuove rivelazioni”. Sarebbe invece scorretto parlare di “spiritismo” per realtà complesse che derivano da interessi per la parapsicologia come il Movimento della Speranza o il diffuso interesse per la figura di Gustavo Adolfo Rol (1903-1994) – accanto al quale si dovrebbe trattare anche di un influente sensitivo tuttora vivente, Umberto Di Grazia che, peraltro, ha sempre escluso la formazione di gruppi e movimenti “digraziani”, preferendo operare attraverso modalità diverse, e non si situa quindi propriamente nell’ambito della nostra indagine. Su di lui la sociologa Maria Immacolata Macioti, ha svolto l’importante ricerca Fede, mistero, magia. Lettere a un sensitivo, Dedalo, Bari 1991.

Lo spiritismo manifesta peraltro un’influenza su forme nuove, che si esprimono in nuove realtà anche di tipo associativo. Per limitarci a un solo esempio – di rilievo anche per gli sviluppi in Italia – il 3 settembre 1995 nel Sud-Ovest dell’Inghilterra, a Darlington Hall (Devon), si riunisce un gruppo di persone interessate alla transcomunicazione strumentale (TCS) provenienti da tutto il mondo. In questa occasione è fondata un’organizzazione internazionale denominata I.N.I.T. (International Network for Instrumental Transcommunication), che raggruppa ricercatori, sperimentatori e persone interessate in genere. Il termine “transcomunicazione” è stato coniato dal fisico tedesco Ernst Senkowski (1922-) in occasione del Congresso Internazionale di Parapsicologia tenutosi a Fermo (Ascoli Piceno) nel 1979. Senkowski si laurea in fisica all’Università di Magonza nel 1958 e partecipa, fra l’altro, alla costruzione di un acceleratore di elettroni. Nel 1976 inizia a interessarsi del fenomeno delle “voci paranormali”; attualmente pubblica il periodico Transkommunikation, in lingua tedesca. Egli definisce la transcomunicazione come un processo di acquisizione e interscambio di informazioni ottenuto per vie che non possono essere descritte con i modelli fisici di canale di frequenza e di onda portante. Per la loro particolare natura queste informazioni, che sono acquisite per vie ignote, sono definite “transinformazioni”.

Nella transcomunicazione strumentale sono distinte due forme: una su base auditiva (TCSA) e l’altra su base visiva (TCSV). La “Dichiarazione preliminare” sottoscritta dai soci fondatori a Darlington Hall è maturata in seguito in uno statuto. I.N.I.T. è guidata da un Consiglio Direttivo comprendente trentatré membri appartenenti a diverse nazioni e conta qualche migliaio di soci in tutto il mondo. Per organizzare la sezione italiana – in Italia I.N.I.T. assume la denominazione di Associazione Internazionale per la Transcomunicazione Strumentale – sono stati nominati tre membri, fra cui la nota autrice di testi sulla parapsicologia Paola Giovetti e Paolo Presi. Il principale obiettivo di ricerca che I.N.I.T. si prefigge è quello di sviluppare nuovi metodi e approfondire le conoscenze sulla transcomunicazione strumentale per potere meglio definire e comprendere la natura degli interlocutori invisibili – le testimonianze delle esperienze vissute dagli sperimentatori parlano di diverse entità: spiriti di trapassati, spiriti della natura, cori celesti – che si manifestano attraverso diverse apparecchiature tecniche in svariati modi: dialoghi telefonici, messaggi vocali alla radio, immagini televisive, testi o immagini che compaiono nella memoria dei computer o sono ricevuti con un fax. Benché si tratti certamente di qualche cosa di diverso dallo spiritismo in senso stretto, l’attività della I.N.I.T. mostra che l’interesse per le comunicazioni con “interlocutori invisibili”, spiriti di defunti compresi, continua a essere vivo e presente, talora in forme inattese.

B.: In generale: Michael W. Homer, Lo spiritismo, Elledici, Leumann (Torino) 1999; CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), Lo spiritismo, a cura di M. Introvigne, Elledici, Leumann (Torino) 1989; Régis Ladous, Le spiritisme, Cerf, Parigi e Fides, Montréal 1989. Sul retroterra: Germana Pareti, La tentazione dell’occulto: scienza ed esoterismo nell’età vittoriana, Bollati Boringhieri, Torino 1990; Christine Bergé, La Voix des Esprits: ethnologie du spiritisme, Métailié, Parigi 1990; e Guillaume Cuchet, Les voix d’outre-tombe. Tables tournantes, spiritisme et société, Éditions du Seuil, Parigi 2012. Sul contesto inglese ottocentesco: Logie Barrow, Independent Spirits. Spiritualism and English Plebeians 1850-1910, Routledge & Kegan Paul, Londra-New York 1986; Alex Owen, The Darkened Room. Women, Power and Spiritualism in Late Victorian England, University of Pennsylvania Press, Philadelphia 1990. Cfr. pure l’edizione italiana a cura e con introduzione di M. Introvigne e M. W. Homer di Arthur Conan Doyle, Il ritorno delle fate, SugarCo, Carnago (Varese) 1992. Sugli Stati Uniti: Geoffrey K. Nelson, Spiritualism and Society, Schocken Books, New York e Routledge, Londra 1969; R. Laurence Moore, In Search of White Crows. Spiritualism, Parapsychology, and American Culture, Oxford University Press, New York 1977; Ann Braude, Radical Spirits, Beacon Press, Boston 1990; Bret E. Carroll, Spiritualism in Antebellum America, Indiana University Press, Bloomington – Indianapolis 1997. Sull’Italia: Clara Gallini, La sonnambula meravigliosa. Magnetismo e ipnotismo nell’Ottocento italiano, Feltrinelli, Milano 1983; Massimo Biondi, Tavoli e medium. Storia dello spiritismo in Italia, Gremese, Roma 1988. Su Kardec, in chiave apologetica: Jean Vartier, Allan Kardec. La nascita dello spiritismo, trad. it., Mediterranee, Roma 1972.