Spiritismo, parapsicologia, ricerca psichica

Associazioni di accompagnamento e di aiuto secondo l’etica di Maguy e Daniel Lebrun
– Referente per l’Italia:
Andrée Lafond Busalacchi
Via Castellana Bandiera, 32
90142 Palermo
Tel.: 091-543180

– Maguy Lebrun
Boulevard Marechal Foch, 31
38000 Grenoble
Tel.: 0033-4-76433179

Poco dopo la Seconda guerra mondiale, Maguy Lebrun, infermiera, e il marito Daniel Lebrun (1924-1998) vivono a Grenoble con i loro figli. Una sera Daniel, addormentato, comincia a parlare con una voce femminile. Maguy dapprima non comprende il fenomeno, ma una serie di “segni” la convincono che si tratta di comunicazioni medianiche. Al primo spirito guida, “Mamy”, fa seguito (con altri) “Etty”, che si rivela essere lo spirito di Odette Malossane (1919-1945), infermiera eroina della resistenza francese morta nel campo di concentramento di Ravensbrück. Seguendo i consigli degli spiriti guida, Maguy apre uno studio a Grenoble dove aiuta e conforta i malati. Per molti anni continua una sorta di divisione del lavoro fra Daniel, medium (che muore nel 1998), e Maguy, che si presenta come “magnetizzatrice”.

I fedeli dei coniugi Lebrun si sono organizzati, nel corso del tempo, in varie associazioni: prima APRES (“Associazione per la ricerca e lo studio della sopravvivenza”, ma la parola significa anche “dopo” in francese), poi i “Gruppi di accompagnamento Maguy Lebrun”, infine le “Associazioni di accompagnamento e di aiuto secondo l’etica di Maguy e Daniel Lebrun”, che, fino al 2000, hanno pubblicato la rivista Maguizine. Un’associazione parallela, N.O.E.L. (Nos Enfants de Lumière), ha lo scopo di assistere i genitori che hanno perso i figli.

I Lebrun non avevano mai desiderato che un’associazione portasse il loro nome. Nel 1999, anche dopo le campagne di alcuni movimenti anti-sette, è nata una “Union des Associations d’Accompagnement et d’Entraide (selon l’éthique de Maguy et Daniel Lebrun)” (il nome – si afferma – è peraltro provvisorio), che risponde anche al desiderio di garantire, a fronte del proliferare di gruppi “non autorizzati” suscitati dal successo delle opere di Maguy Lebrun, il rispetto della “carta” proposta dai Lebrun nel 1996 e che indica come scopo dei gruppi “circondare di calore tutti coloro che chiedono aiuto, senza mai interferire nel loro modo di essere, di pensare e di credere”.

In Italia Andrée Lafond Busalacchi, residente a Palermo, una delle ragazze un tempo accolte da Maguy Lebrun, ha avviato lo sviluppo dei gruppi negli anni 1990. Il 10 giugno 1999 Maguy Lebrun (che è venuta nuovamente in Italia, in diverse città, nel 2000) ha presentato a Milano il volume La preghiera che guarisce, presentata da padre Pasquale Ulderico Magni e con la presenza di diversi esponenti del Movimento della Speranza, con cui mantiene cordiali rapporti.

I gruppi accolgono persone di ogni religione, né si considerano in alcun modo una religione; si insiste anzi sul fatto che alle attività hanno partecipato sacerdoti cattolici, ministri di altri culti e anche lama buddhisti, e che si deve migliorare “là dove si è”, nella propria religione. Alcune premesse e idee sono peraltro certamente, lato sensu, “religiose”, e si radicano in una tradizione medianica francese che spiega per esempio il riferimento a “spiriti guida” e gli accenni alla dottrina della reincarnazione. Le attività di Busalacchi in Italia si sono limitate, negli ultimi anni, alla risposta alle richieste d’informazione da parte di curiosi e interessati all’attività dell’Associazione che, ancora in piena attività a Grenoble, in Italia non registra attualmente la presenza di gruppi organizzati.

B.: Tra le opere di Maguy Lebrun tradotte in italiano: La mia sfida alla medicina. La straordinaria esperienza di una guaritrice, Rusconi, Milano 1987, e Medici del cielo, medici della terra, Amrita, Giaveno (Torino) 1994, sono due traduzioni della stessa opera (Médecins du Ciel, Médecins de la terre, Editions Robert Laffont, Parigi 1993). Di Maguy Lebrun, cfr. inoltre La preghiera che guarisce. Partecipare alla diffusione dell’amore cosmico, Macro Edizioni, Diegaro di Cesena (Forlì) 1998.