Spiritismo, parapsicologia, ricerca psichica

Fondazione Urantia e Fraternità per i Lettori del “Libro di Urantia”
Contatto italiano: Guglielmo Zago
Ia  Traversa Spianà, 10/b
37138 Verona
Tel.: 045-569007
E-mail: memozago@alice.it
URL (internazionale, Fondazione:) www.urantia.org
URL (internazionale, Fraternità:) www.ubfellowship.org

La Fondazione Urantia (Urantia Foundation e la Fraternità di Urantia (Urantia Brotherhood, oggi “Fraternità per i lettori del Libro di Urantia”) costituiscono le due branche, separate dal 1989, di un movimento che nasce intorno alle rivelazioni raccolte nel Libro di Urantia, pubblicato nel 1955 e che ha ispirato anche numerosi gruppi indipendenti. La genesi del Libro di Urantia è uno degli argomenti più controversi nell’intera storia della nuova religiosità, sia per le ricostruzioni tendenziose proposte da vari oppositori, sia per la segretezza che la Fondazione Urantia ha sempre inteso mantenere. Le origini remote della vicenda risalgono alle controversie – all’interno degli Avventisti del Settimo Giorno – che dividono John H. Kellogg (1852-1943), alle origini con la famiglia della nota società produttrice di cereali per la prima colazione, dalla Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, che lo esclude dalle sue fila accusandolo di panteismo nel 1907. Nella sua famiglia – prominente nel mondo avventista – non tutti lasciano la Chiesa, ma molti coltivano idee di tipo esoterico o ispirate al New Thought. Tra questi, le nipoti – sorelle tra loro – Lena Celestia Kellogg (1875-1939) e Anna Kellogg (1897-1960). La prima sposa nel 1897 William S. Sadler (1875-1969), un pastore avventista che nel 1912 celebrerà le nozze della seconda con il cugino Wilfred C. Kellogg (1876-1956).

All’epoca Sadler – un medico e psicologo – era già in allontanamento dalla Chiesa avventista, e dedicava una buona parte del suo tempo all’attività di conferenziere itinerante per la famosa associazione Chautaqua. Nel 1911 secondo alcuni (ma secondo altri già nel 1908, o addirittura nel 1905), Sadler comincia a ricevere rivelazioni da un “paziente dormiente” a proposito di esseri meravigliosi che intendono rivelare agli uomini la storia dell’universo. Secondo alcuni critici, il “paziente dormiente” sarebbe lo stesso Wilfred C. Kellogg, ipotesi peraltro mai confermata dalla Fondazione Urantia. Pure non confermata è l’ipotesi, avanzata nel 1998, su una pubblicazione della Fellowship, che il – o meglio la – “paziente dormiente” non fosse americana ma fosse stata curata da Sadler durante uno dei suoi viaggi in Francia.

Comunque sia, le rivelazioni si susseguono per opera sia del “paziente dormiente” sia di altre persone, che si riuniscono formalmente nel 1923 in un gruppo chiamato The Forum, i cui membri giurano nel 1927 di mantenere il più assoluto segreto sulle modalità con cui le rivelazioni sono ricevute. Nel 1924 le persone coinvolte nella ricezione dei messaggi formano una “Commissione di Contatto” (Contact Commission). Emma Christensen (1890-1982) – che sarà adottata dai Sadler e avrà un ruolo di primissimo piano nella Fondazione Urantia – trascrive il contenuto delle rivelazioni. Con lei, fanno parte della “Commissione di Contatto” anche le due sorelle Lena e Anna Kellogg con i rispettivi mariti (anzi, Sadler è riconosciuto come il leader di fatto del gruppo) e il figlio dei Sadler, Bill (1907-1963).

Le rivelazioni principali, da cui nascerà il Libro di Urantia, iniziano nel 1934. Inizialmente scettico sull’origine davvero soprannaturale delle rivelazioni, William S. Sadler si ricrede e afferma la sua fede nel 1936, con grande gioia dei familiari. Nel 1937 si comincia a parlare di una organizzazione formale, e nel 1939 si formano i “Settanta” (Seventy), una fraternità già di carattere religioso. Si progetta anche la pubblicazione delle rivelazioni. Questi piani sono ostacolati dalla guerra, ma la loro urgenza è confermata dalla nascita di gruppi indipendenti promossi da persone che erano venute in possesso di una parte dei testi. Così nel 1950 è fondata la Urantia Foundation, con il compito di preservare, custodire e pubblicare i testi; nel 1952 la Urantia Brotherhood, in cui confluiscono i “Settanta”; nel 1955 è pubblicato il Libro di Urantia.

Il maggiore tentativo di organizzare una “Chiesa” ispirata alle rivelazioni fuori del controllo della Fondazione, la New Age Christian Church fondata a Oklahoma City nel 1956, è riassorbita dalla Fraternità nel 1957. Gli anni successivi sono quelli dell’espansione internazionale, accompagnata da sforzi – che ai critici appaiono quasi maniacali – della Fondazione per preservare l’integrità dei testi (il che rende difficili le traduzioni – le prime in francese, in finlandese e in spagnolo – pubblicate solo tra processi legali e recriminazioni) e insieme il segreto sulle loro origini. Queste vicende coinvolgono Jacques Weiss (1892-1983), traduttore e divulgatore dell’opera in francese con il titolo (non gradito alla Fondazione) La Cosmogonie d’Urantia; la controversia sfocia nel 1973 in un processo che causa problemi al movimento in Europa, dove Weiss è la figura più visibile.

Nel 1962 Giuseppe Zecchinato (1923-2001), imprenditore di Verona, dopo avere notato la pubblicità del Libro di Urantiasul catalogo di una libreria esoterica parigina, L’Omnium Littéraire, in viaggio di lavoro a Parigi cerca di acquistare il testo. La libreria, sprovvista, lo rimanda a Jacques Weiss, e ne nasce una lunga amicizia, che porterà alla diffusione e poi alla traduzione del Libro di Urantia in italiano, in collaborazione – a partire dall’inizio degli anni 1980 – con Guglielmo Zago, responsabile italiano del team italiano di traduttori, e con l’appoggio della Fondazione. Tra i “lettori” italiani va segnalato il pittore di origine cilena Eduardo Guelfenbein, residente a Gavirate (Varese), in contatto principale con la Fraternità, che nel 1998 ha pubblicato la sua testimonianza tra quelle raccolte nel volume How I Found the Urantia Book.

Dopo la scomparsa dei membri della “Commissione di Contatto” (l’ultima, Emma Christensen, muore nel 1982) sorgono gravi contrasti fra la Fondazione e la Fraternità. La seconda è formalmente autonoma, ma può utilizzare il nome Urantia (marchio registrato dalla Fondazione) e i testi solo con il consenso della Fondazione, titolare dei relativi diritti. La situazione inizia a degenerare quando nel 1983 Vern Grimsley, un dirigente importante della Fraternità, fa circolare sue profezie su una imminente Terza guerra mondiale, non condivise dalla Fondazione (né da altri membri influenti della Fraternità). Nel 1989 la Fondazione annuncia di avere revocato le licenze concesse alla Fraternità per l’uso del nome Urantia e dei testi, e le due organizzazioni si separano; la Fraternità prende il nome di Fifth Epocal Fellowship, poi Fellowship for the Readers of “The Urantia Book”, e finalmente Urantia Book Fellowship.

Le due organizzazioni non possono però evitare la proliferazione di gruppi indipendenti, nonostante i successi della Fondazione in alcune delle molte cause avviate in tutto il mondo. Un dialogo per una difficile riconciliazione inizia nel 1994, ma è turbato dall’insoddisfazione della Fondazione (che pure detiene il nome a dominio urantia.org per il suo sito Web) per l’attività su Internet della Fraternità, in cui la Fondazione ravvisa nuove violazioni dei diritti di proprietà intellettuale. Nel 2000 questa polemica continua con scambi di lettere, comunicati e minacce di cause. Il 18 marzo 2001 la Fondazione e la Fraternità sottoscrivono una transazione che pone fine alle loro dispute sul copyright. La portata di tale transazione è dubbia, alla luce di una successiva sentenza di un tribunale federale americano, che il 20 giugno 2001, in un caso fra la Fondazione e la Michael Foundation, ha ritenuto che il Libro di Urantia sia ormai un’opera in dominio pubblico (pur mantenendo alla Fondazione i diritti sul marchio “Urantia”). La sentenza è stata confermata in appello nel 2003.

La situazione, che si è ripetuta per testi rivelati più recenti come Un corso in miracoli, non ha impedito al Libro di Urantia di trovare lettori in molti Paesi, con una presenza importante della Fondazione e della Fraternità in America Latina, Francia, Finlandia e Gran Bretagna, e qualche attività anche in Italia.

Il Libro di Urantia si presenta come “la quinta rivelazione al nostro mondo, cioè l’ultima dalla venuta di Cristo” e si divide in quattro parti: la prima descrive le gerarchie celesti, l’Universo Centrale e i Superuniversi, del settimo e ultimo dei quali – Orvonton – fa parte il nostro universo locale – Nebadon –, descritto nella seconda parte. La terza parte riguarda il nostro pianeta – Urantia –, con la descrizione dell’origine della razza umana e della successiva apparizione delle razze di colore, nonché dell’avvio delle varie istituzioni terrene. La quarta parte – la più estesa – descrive in dettaglio la vita e gli insegnamenti di Gesù, dalla nascita alla morte. Nel Libro di Urantia è sottolineato un interessante aspetto particolare: Dio Padre, che ha delegato al Figlio e allo Spirito, tramite le persone dei loro collaboratori, il governo dei mondi e l’assistenza degli esseri che li abitano, si è riservato un contatto diretto ed esclusivo con ogni essere materiale, inviando ad abitare in ciascuno una parte della sua essenza divina perché stimoli ognuno, se vuole e accetta, a orientarsi secondo la volontà del Padre stesso anziché la propria. Questa presenza del Padre, chiamata “Aggiustatore di Pensiero [Thought Adjuster], accompagnerà l’anima di ciascun soggetto, se meriterà di sopravvivere alla morte fisica, lungo tutto il percorso di progressiva spiritualizzazione, sino a fondersi con essa e giungere in Paradiso in presenza di Dio il Padre”. Secondo ilLibro di Urantia “gli Aggiustatori sono divinità senza diluizione e senza mescolanze, parti della Deità senza qualificazioni e attenuazioni; essi sono di Dio, e – per quanto noi siamo capaci di discernere – sono Dio”.

L’uomo non è “caduto”, ha semplicemente dimenticato la sua origine divina, e Gesù Cristo non è venuto a morire per i nostri peccati – un’idea che presupporrebbe assurdamente un Dio vendicativo e “assetato di sangue”, e una parodia del carattere infinito di Dio, secondo Urantia –, ma bensì a ricordare agli uomini le verità che avevano dimenticato, favorendone l’evoluzione fino all’Isola del Paradiso. Gesù, del resto, non è il Figlio Eterno, pur possedendone tutti gli attributi e i poteri per quanto riguarda il nostro universo locale di Nebadon; il Libro di Urantia lo identifica come la “concezione [concept] numero 611.121 del Padre e del Figlio nel Paradiso”. Urantia insegna anche una complessa cosmologia, con influenze gnostiche e teosofiche. Tuttavia, come i critici hanno messo in luce e anche alcuni fedeli “lettori” (il nome dato ai membri del movimento) hanno ammesso, altre pagine del Libro di Urantia hanno sia una chiara intonazione cristiana, sia echi del mondo avventista del Settimo Giorno di cui quasi tutti i fondatori facevano originariamente parte.

B.: The Urantia Book, la cui prima edizione è del 1955, è periodicamente ristampato dalla Urantia Foundation, Chicago, che nel 2006 ha dato alle stampe la trad. it. (Il Libro di Urantia). Un’ampia collezione di documenti storici si trova sul sito indipendente – ma non ostile – della Urantia Book Historical Society: www.ubhistory.org. Cfr. pure Fred Harris – Byron Belitsos, The Center Within. Lessons from the Hearth of the Urantia Revelation, Origin Press, Novato (California) 1998; e Saskia Praamsma Raevouri (a cura di), How I Found the Urantia Book, Square Circle Publishing, Glendale (California) 1998.