ortodossia_19Chiesa apostolica armena d’Italia
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20131 Milano
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La Chiesa apostolica armena è la più antica Chiesa cristiana nazionale del mondo: il già millenario regno d’Armenia si è convertito al cristianesimo attorno all’anno 300, sotto l’influsso di san Gregorio l’Illuminatore (240-332), proveniente da una famiglia nobile parta. La memoria di san Gregorio ha dato alla Chiesa il soprannome di “gregoriana”. Un altro santo, Meshrob Mashdotz (354-440), ha fornito al popolo armeno un alfabeto proprio, favorendone l’emancipazione culturale dal mondo greco e persiano e ponendo le origini di una cultura dai tratti singolari e dalla radicata fedeltà cristiana.

Con il rifiuto da parte della Chiesa armena del Concilio di Calcedonia, ha avuto inizio un isolamento del popolo armeno, in costante bilico fra potenze avverse: Costantinopoli e la Persia nei primi secoli, fino alla Russia e alla Turchia dei tempi più recenti. Attraverso i secoli il popolo armeno ha saputo difendere la propria identità a prezzo di grandi sofferenze, culminate all’inizio del secolo XX nel genocidio degli armeni dell’Impero ottomano. Dal punto di vista dottrinale, la Chiesa apostolica armena è stata considerata nel corso della storia come monofisita, analogamente a quanto si è detto per le Chiese copte; tuttavia essa afferma di non concordare con tale attribuzione, considerando eretiche le dottrine professate da Eutiche, e aderendo alla posizione denominata miafisita, che risente degli scritti di san Cirillo di Alessandria (370-444) su “l’unica natura incarnata di Dio Verbo”. Nell’ambito del dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica, la Chiesa apostolica armena – e così pure i copti, i siri, gli etiopi, gli assiri (che pure restano in una comunione non ancora totale) – ha sottoscritto delle dichiarazioni comuni di fede cristologica, che hanno superato le incomprensioni teologiche, difficoltà linguistiche, diversità culturali e reciproche diffidenze sorte con il Concilio di Calcedonia (cfr. l’enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II, del 1995, in particolare nn. 62-63).

La Repubblica d’Armenia mantiene alcuni dei luoghi storici della culla della civiltà armena, ed è sede del Catolicosato di Echmiadzin, dove risiede il Catholicos di tutti gli Armeni – attualmente Karekin II, nato Krtich Nersessian nel 1951 –, da cui dipende la diaspora armena in gran parte del mondo, fra cui l’Italia. Oltre al Catolicosato di Echmiadzin, sono tre le entità ecclesiastico-giuridiche di cui è composta la Chiesa apostolica armena: il Catolicosato della Grande Casa di Cilicia, con sede ad Antelias (Beirut), che comprende i luoghi storici della “Piccola Armenia” in Siria, Libano e Cipro; e i due patriarcati armeni di Gerusalemme e di Costantinopoli, presieduti da arcivescovi. Di particolare rilievo è la Chiesa apostolica armena in Iran, dove gli armeni rappresentano la maggior parte della minoranza cristiana della regione. Il numero totale degli armeni nel mondo è valutato attorno ai sei milioni.

La Chiesa armena di Via Jommelli a Milano, costruita nel 1958, è l’unica parrocchia della Chiesa apostolica armena d’Italia, ed è posta sotto la responsabilità dell’archimandrita Aren Shaheenian; nell’area milanese si contano circa mille fedeli, e le attività pastorali seguono da Milano i nuclei di fedeli armeni nelle principali città italiane. L’organismo, con la denominazione di Comunità Armena di Rito Armeno Gregoriano, è dotato di personalità giuridica, giusta D.P.R. 24 febbraio 1956. L’Italia è anche carica di importanza per la cultura armena, grazie alla presenza del monastero cattolico di rito armeno sull’isola di San Lazzaro a Venezia. Donato nel 1717 dalla Repubblica di Venezia al monaco armeno Pietro Mechitar (1676-1749) e ai suoi monaci cattolici armeni – la congregazione mechitarista, che assume quale propria Regola quella benedettina –, profughi dalla Morea, il monastero è stato finora un centro culturale di primo piano, sede di iniziative editoriali e guida didattica e culturale per gli armeni di tutto il mondo. Vi sono un’intesa e buoni rapporti fra il monastero di San Lazzaro e il Catolicosato di Echmiadzin.

La Chiesa armena mantiene, unica nel mondo, alcune antiche usanze cristiane, quali la celebrazione congiunta del Natale e dell’Epifania in una singola festività. Inoltre, sono tipiche dell’arte sacra armena l’originale architettura delle chiese e dei monasteri – dalla struttura massiccia e dalle singolari cupole a cono o a piramide –, i fregi decorativi in pietra, tra cui notevoli incisioni con croci. Mentre sono rari i reperti storici di iconografia ad affresco e a mosaico, il mondo ecclesiastico armeno ha trasmesso splendidi esempi di miniature su manoscritti.

B.: Una semplice ma buona introduzione generale alla Chiesa armena in Italia è Carlo Sartor, Dall’Ararat a San Lazzaro, Venezia 1978. Un’agile monografia sugli armeni è quella di Krikor Beledian, Les Arméniens, Brepols, Turnhout 1994.