ortodossia_03Arcivescovado per le Chiese ortodosse russe in Europa Occidentale – Esarcato del Patriarcato di Costantinopoli – Decanato d’Italia
Chiesa ortodossa russa di Sanremo
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L’Arcivescovado per le Chiese ortodosse russe in Europa Occidentale, che è un esarcato del Patriarcato di Costantinopoli, è la giurisdizione che riunisce la maggior parte delle comunità russe dell’Europa occidentale – conta circa 110 parrocchie e comunità, servite da 120 sacerdoti e 30 diaconi, in Francia, Belgio, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Irlanda, Germania, Danimarca, Norvegia, Svezia, Italia e Spagna – che dopo la Rivoluzione d’Ottobre si sono staccate dalla Chiesa madre. La storia dell’arcivescovado ha inizio nel 1926, con la decisione del Metropolita Evlogij (Georgievskij, 1864-1946) di prendere le distanze dal Sinodo dei vescovi istituito nel 1922 nell’ambito dell’emigrazione (questo Sinodo è il nucleo dal quale ha preso vita la Chiesa ortodossa russa all’estero). Nel 1931 la Diocesi dell’Europa occidentale, alla ricerca di una base canonica, si pone sotto il Patriarcato di Costantinopoli, di cui fino a oggi fa parte. La storia degli albori della Diocesi è stata descritta dallo stesso metropolita Evlogij nella propria autobiografia, Il cammino della mia vita, pubblicata postuma, nel 1947, in lingua russa.

Il centro della Diocesi fin dalla metà degli anni 1920 si trova a Parigi, nota capitale della diaspora russa. Qui, dall’incontro di molti brillanti teologi russi, ha preso vita l’Istituto di San Sergio, per lungo tempo unica accademia teologica ortodossa del mondo occidentale. Guida della diocesi è attualmente l’arcivescovo Gabriele di Comana (Guido de Vylder, nato nel 1946 a Lokeren, in Belgio, in una famiglia cattolica fiamminga), con sede presso la cattedrale di Sant’Alessandro Nevskij (12 rue Daru, 75008 Parigi, Francia). L’Arcidiocesi ha recentemente ottenuto dal Patriarcato una più ampia autonomia, con diritto a un proprio sinodo episcopale distinto. Nella sua composizione l’Arcivescovado riflette la multiformità e la complessità della situazione ortodossa in Occidente: oltre a parrocchie di emigrati russi, che celebrano nella lingua liturgica del loro Paese d’origine, si contano parrocchie in cui s’incontrano fedeli di diversa nazionalità, così come parrocchie interamente occidentali, che celebrano nelle lingue nazionali dei Paesi in cui si trovano. La maggior parte del clero e dei fedeli sono oggi cittadini di questi Paesi e la metà dei membri del clero è di origine occidentale.

Dal punto di vista della tradizione e della pratica ortodossa, l’Arcidiocesi non si discosta in modo significativo dal Patriarcato di Mosca, con il quale sono ripresi i contatti e la cooperazione dopo un periodo di rapporti piuttosto freddi al tempo del regime sovietico. Se nella sua attitudine generale l’Arcidiocesi ha potuto in certi casi apparire nostalgica della Russia imperiale, è pur vero che ha anche accolto molti convertiti occidentali, e ha rappresentato, soprattutto in Francia, un’avanguardia nella catechesi ortodossa in Occidente. L’organizzazione ecclesiale dell’Esarcato – la cui vita amministrativa applica le disposizioni del Concilio di Mosca del 1917-1918 –  costituisce un modello peculiare nel panorama dell’ortodossia mondiale e si pone quale contributo concreto per il superamento del concetto di “diaspora”. Significativo è il fatto che l’arcivescovo venga scelto all’interno della diocesi e sia eletto per votazione da un’assemblea clerico-laicale interdiocesana.

Dal Decanato d’Italia dell’Arcivescovado per le Chiese ortodosse russe in Europa Occidentale dipendono le chiese russe storiche di Firenze e Sanremo, oltre alle parrocchie di Roma, Brescia, Vigevano (Pavia) e Busto Arsizio (Varese), e al monastero di Demonte (Cuneo). Una recente statistica attribuisce all’Arcidiocesi circa centomila fedeli, di cui in Italia una frazione piuttosto ridotta: sebbene sia alquanto difficile elaborare dati esatti sulle realtà ortodosse nel nostro Paese, nel caso presente si può parlare di un numero di afferenti all’esarcato di circa 2.500 fedeli, dei quali circa 1.000 in maniera regolare.

B.: Sulle Chiese russe storiche in Italia, la cui vita è ampiamente documentata, sono state scritte diverse monografie: le più recenti sono Bianca Marabini Zoeggeler – Mikhail Talalay, La colonia russa a Merano, Raetia, Bolzano 1997; e Vincenzo Vaccaro (a cura di), La Chiesa ortodossa russa di Firenze, Sillabe, Livorno 1998. Un esempio di opera catechetica ortodossa promossa dai teologi dell’Arcidiocesi in Francia è Dio è vivo: Catechismo per tutti, trad. it., Elledici, Leumann (Torino) 1989. Cfr. inoltre del vescovo Alessandro Semenov Tian-Chansky,Catechismo ortodosso, Chiesa ortodossa russa di San Nicola Taumaturgo, Roma 1998, e di padre Sergio Mainoldi, La sopravvivenza e la fioritura in Occidente della tradizione ortodossa russa nell’Arcivescovado per le Chiese ortodosse russe – Esarcato del Patriarcato Ecumenico, Bologna 2009. La menzionata autobiografia del metropolita Evlogij Georgievskij è oggi disponibile in trad. fr.: Le chemin de ma vie, Presses Saint-Serge – Institut de théologie orthodoxe, Parigi 2005.