ortodossia_14bChiesa ortodossa montenegrina
(In assenza di un recapito ufficiale in Italia, diamo di seguito quello internazionale:)
Crnogorska Pravoslavna Crkva
Gruda b.b. – 81250 Cetinje
Montenegro – Crna Gora
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Con la dissoluzione della Jugoslavia, accanto ai movimenti indipendentisti del Montenegro nasce nel 1993 un movimento di secessione religiosa dalla Chiesa ortodossa serba, che fino a quel momento riuniva tutti i cristiani ortodossi del Paese nella Metropolia del Montenegro e del Litorale; tale movimento è recentemente giunto anche in Italia, malgrado si tratti di un fenomeno peculiarmente circoscritto al Montenegro, ad alcuni nuclei di immigrati montenegrini nel Nord della Serbia – il villaggio di Lovćenac nella provincia settentrionale della Vojvodina – e alle colonie di emigrazione montenegrina in Argentina e in Australia.

La Chiesa ortodossa montenegrina è fondata a Cetinje il 31 ottobre 1993, da padre Antonije Abramović (1919-1996) e da un partito separatista in seguito disciolto, l’Alleanza Liberale del Montenegro (LSCG). Il partito usa essenzialmente la Chiesa come strumento di lotta politica per la sovranità montenegrina e le iniziali attività della Chiesa sono molto sporadiche, dato che a quel tempo nessun tipo di separatismo è sostenuto dalla maggioranza politica del Montenegro. Per circa quattro anni la Chiesa funziona senza alcun riconoscimento ufficiale della sua esistenza. Nel 1996 muore d’infarto il fondatore, che si era proclamato Metropolita Antonije del Montenegro dopo una controversa carriera di parroco in chiese serbe e russe del Canada e degli Stati Uniti.

Nel 1997, il governo montenegrino di Milo Đukanović inizia a prendere le distanze da Slobodan Milošević (1941-2006) e dalla Serbia, e la Chiesa ortodossa montenegrina è registrata come un gruppo civico dalla polizia montenegrina. In questi anni l’Alleanza Liberale del Montenegro si distanzia completamente dalla Chiesa, che il 17 gennaio 2001 è ufficialmente registrata come organizzazione non governativa dal Ministero degli Interni del Montenegro.

Il nuovo leader, Miraš Dedeić – nato a Ramovo Ždrijelo, nell’attuale Montenegro, l’8 novembre 1938 –, è eletto per acclamazione come capo della Chiesa in un’assemblea a Cetinjie il 6 gennaio 1997. Dedeić, oggi noto come Metropolita Mihajlo, dopo una complessa carriera universitaria tra Prizren, Belgrado, Ostrog e Roma, e dopo il matrimonio con un’infermiera in Italia, il 30 giugno 1988 è ordinato prete nella cattedrale greco-ortodossa di Vienna dal Metropolita Crisostomo e ha trascorso il decennio successivo servendo come sacerdote a Roma. Qui ottiene il permesso dal Metropolita Spiridione di celebrare in serbo nella chiesa greco-ortodossa di Sant’Andrea e in pochi anni diventa un acceso sostenitore del nazionalismo serbo e di Milošević. Dopo polemiche che si scatenano su di lui – anche a proposito del divorzio dalla moglie, che sostiene di averlo scoperto in flagrante adulterio –, il Metropolita Spiridione lo sospende nel 1994, e un tentativo di essere riassorbito nel clero della Chiesa ortodossa serba in Italia nel 1996 non sortisce effetto. Alle dimissioni di padre Dedeić dalla Chiesa greco-ortodossa, il Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico risponde con un decreto di scomunica e di riduzione allo stato laicale, il 9 aprile 1997.

La Chiesa ortodossa autocefala macedone, in stato di scisma rispetto al Patriarcato di Serbia, accetta nel 1998 di tonsurare padre Dedeić monaco, con il nome di Mihajlo, e di elevarlo al grado di archimandrita, ma rifiuta di concedergli l’episcopato per non creare ulteriori conflitti con la Chiesa serba. Il neo-archimandrita Mihajlo si fa quindi consacrare all’episcopato a Sofia, il 15 marzo 1998, dal patriarca – o anti-patriarca, a seconda dei punti di vista – Pimen e da sette vescovi del Sinodo alternativo bulgaro, tra i quali l’italiano Antonio De Rosso, del quale abbiamo accennato a proposito della Chiesa Ortodossa in Italia.

Il Sinodo alternativo bulgaro, e il Patriarcato di Kiev con cui è in comunione, sono praticamente le uniche entità nel mondo ortodosso che sostengono la Chiesa ortodossa montenegrina. Tutte le altre Chiese ortodosse la considerano un’entità scismatica e una fabbricazione politica priva di qualunque spessore teologico, un’accusa che peraltro estendono anche alle sue controparti bulgara e ucraina.

Oltre che all’apertura di luoghi di culto – solitamente cappelle domestiche – e alle pose di prime pietre di future chiese, la Chiesa ortodossa montenegrina si è dedicata in diversi casi a tentativi di occupazione forzata di chiese e monasteri appartenenti alla Metropolia del Patriarcato serbo. Queste azioni hanno alienato rapidamente la residua simpatia del governo del nuovo Montenegro indipendente: nell’aprile 2007, il presidente Filip Vujanović ha dichiarato pubblicamente il suo sostegno alla Chiesa ortodossa serba contro i tentativi di esproprio delle sue proprietà.

Le statistiche della Chiesa ortodossa montenegrina avranno bisogno di tempo e ricerca per essere verificate e trovate credibili: il fatto che essa conteggi 15 luoghi di culto nel villaggio montenegrino di Njeguši, dalla popolazione censita di 517 abitanti, può risultare un utile elemento di discernimento in tal senso. Essa peraltro attesta che il Metropolita Mihajlo ha firmato un decreto di costituzione dell’eparchia italiana e ne ha approvato lo statuto: l’eparca per l’Italia è l’arcivescovo Symeon di Kotor – uno dei tre vescovi che compongono il Sinodo della Chiesa ortodossa montenegrina – e l’eparchia risulta costituita da due decanati, uno per il Lazio e uno per la Sardegna.