induismo

Gli Hare Krishna

ISKCON (Hare Krishna)
– Centro Hare Krishna
(sede legale nazionale dell’ente morale)
Via Sardegna, 55
00187 Roma
Tel.: 06-68891540
E-mail: info@iskconroma.it
URL: www.iskconroma.it
Templi principali:
– Villaggio Hare Krishna
Via Galileo Galilei, 39/117
24040 Chignolo d’Isola (Bergamo)
Tel.: 035-4940705
E-mail: iskcon.milano@radharamana.it
URL: www.radharamana.it
– Villa Vrindavana
Via Scopeti, 106-108
50026 San Casciano in Val di Pesa (Firenze)
Tel.: 055-820054
E-mail: info@villavrindavana.org
URL: www.villavrindavana.org
– Prabhupada Desh
Via Roma, 9
36020 Albettone (Vicenza)
Tel.: 0444-790573
Fax: 0444-790676
E-mail: prabhupadadesh@pamho.net
URL: www.prabhupadadesh.com

Krishna Mahaprabhu Chaitanya (1486-1533), cui si è fatto cenno nell’introduzione generale all’induismo, promuove agli inizi del XVI secolo un importante movimento devozionale in Bengala incentrato sulla devozione a Krishna, il quale diverrà poi noto come gaudiya-vaisnava-sampradaya. I fedeli di Chaitanya si stabiliscono dapprima a Vrindavana (Uttar Pradesh) e poi in Bengala, e la loro tradizione continua pressoché ininterrotta fino ai giorni nostri.

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, nel quadro di una generale riscoperta delle tradizioni devozionali induiste, il culto di Krishna (e di Chaitanya, considerato egli stesso un avatar), è rivitalizzato da Thakura Bhaktivinoda (1838-1914) e da suo figlio Bhaktisiddhanta Sarasvati (1874-1937), fondatore quest’ultimo della Gaudiya Math. Con Bhaktisiddhanta Sarasvati entra in contatto nel 1920 Abhay Charan De (1896-1977) – in seguito iniziato al samnyasa (ordine di rinuncia) con il nome di Bhaktivedanta Svami, e generalmente più conosciuto con il titolo di Srila Prabhupada (“colui ai cui piedi siedono i maestri”) –, un giovane dirigente industriale di Calcutta che ha ricevuto un’educazione occidentale, ma il cui padre è un devoto di Krishna. Nel 1932 un secondo incontro convince Abhay Charan De a entrare nel Gaudiya Math. Nel 1936, poco prima di morire, Bhaktisiddhanta Sarasvati raccomanda al discepolo di dedicarsi alla predicazione in Occidente.

Fra il 1944 e il 1960 Abhay Charan De cerca di diffondere in India una “Lega dei Devoti”, con un successo limitato. Negli anni 1950, a seguito della chiusura degli affari e della fine del suo matrimonio, si dedica a tempo pieno al culto di Krishna come monaco nella cittadina di Vrindavana. Finalmente nel 1965 – a quasi settant’anni, e con poco denaro – Bhaktivedanta si trasferisce a New York, per diffondere negli Stati Uniti la devozione a Krishna. Nel settembre del 1965, solo e senza conoscenze, cerca dapprima di attirare l’attenzione cantando da solo, in luoghi frequentati di giovani, il nome di Krishna. Sono gli anni della controcultura e della contestazione, e un certo numero di giovani è incuriosito e affascinato dall’anziano maestro indiano. Con un piccolo gruppo di seguaci, nel 1966 fonda a New York la International Society for Krishna Consciousness (“Società Internazionale per la Coscienza di Krishna”, ISKCON), popolarmente conosciuta come movimento Hare Krishna.

Il maestro – ormai noto come Prabhupada – inizia a percorrere l’America, poi anche l’Europa e il mondo intero, con crescente successo, ma anche mettendo a repentaglio la sua salute. Muore a Vrindavana nel 1977, dopo avere avviato un centinaio di sedi in tutto il mondo, iniziato circa cinquemila discepoli e attratto migliaia di simpatizzanti e seguaci. La sua morte dà inizio – come avviene spesso dopo la scomparsa di una figura carismatica – a un periodo di scismi, spaccature e controversie che non può dirsi, a tutt’oggi, concluso. Gli undici amministratori o guru – nominati a seguito di un’interpretazione, successivamente rivelatasi errata, delle volontà di Prabhupada – che avrebbero dovuto assicurare la guida del movimento secondo le intenzioni di Prabhupada si sono divisi su tutta una serie di problematiche. Alcuni – arrecando notevoli danni al movimento – hanno causato scandali per il loro comportamento personale. Nel 1987 la Governing Body Commission è stata ricostituita come autorità centrale collegiale e si è impegnata negli ultimi anni in un difficile quanto coraggioso compito di riforma del movimento, muovendo da una franca ammissione di abusi e deviazioni passate. Questo non ha impedito a uno scismatico ISKCON Revival Movement – le cui attività sono attualmente assai limitate e circoscritte, ma che in un primo momento ha trovato una diffusione in numerosi Paesi – di mettere in discussione l’intero sistema dei guru come successori di Prabhupada; esso conta simpatizzanti anche in Italia e, nonostante sia ormai numericamente irrilevante, ha causato problemi agli Hare Krishna diffondendo in tutte le sedi – da quelle accademiche a Internet – ampia documentazione sugli scandali del “periodo dei guru”.

Il movimento Hare Krishna vanta oggi, a quasi cinquant’anni dalla fondazione, circa seicento sedi, centri e templi, un’ottantina di fattorie o comunità rurali, e più di cento ristoranti ufficiali, sparsi in quasi tutti i Paesi del mondo. Per avere un pur sommario censo mondiale dei suoi aderenti occorre distinguere fra circa diecimila devoti residenti interni alle strutture del movimento, un numero di membri laici esterni che si aggira approssimativamente attorno a seicentomila, e circa nove milioni di visitatori all’anno nei vari templi del mondo. Fra le molte attività svolte dal movimento, la distribuzione delle opere letterarie del fondatore rimane ancora oggi un’importante e privilegiato mezzo per la diffusione del loro pensiero.

La prima comparsa in Italia di esponenti del movimento Hare Krishna risale ai primi anni 1970, quando si creano le premesse strutturali per il susseguente insediamento. Il primo centro italiano è fondato a Roma nel 1973; nel 1974 lo visita il fondatore. Altri centri sorgono in diverse località d’Italia, fino a quando, negli anni 1980, la crescita nel numero dei fedeli spinge alla costituzione di una comunità più grande a San Casciano Val di Pesa (Firenze), dove nel 1980 una villa cinquecentesca è ribattezzata Villa Vrindavana. Sorgono di seguito diversi centri – e ristoranti vegetariani “Govinda” – nelle grandi città italiane (Roma, Catania, Milano), seguiti tra la fine del decennio e l’inizio degli anni 1990 da altre comunità, fra cui il Villaggio Hare Krishna a Chignolo d’Isola (Bergamo). I problemi internazionali del movimento toccano però – forse più tardi di quanto sia avvenuto in altri Paesi – anche l’Italia, con defezioni di figure di primo piano, scismi, problemi economici e chiusura di diversi centri. Nel frattempo, il 10 settembre 1998, l’associazione italiana ha ottenuto il riconoscimento, perseguito da molti anni, come ente morale, e in seguito ha predisposto la pratica per ottenere il riconoscimento quale ente religioso.

Attualmente il movimento Hare Krishna italiano consta di quattro sedi ufficiali, nelle quali risiedono circa 150-200 monaci iniziati, e che sono frequentate da una più ampia congregazione di fedeli e iniziati esterni; vi sono inoltre una ventina di centri d’incontro e un tempio viaggiante. Sarebbe peraltro sbagliato ridurre la rilevanza culturale degli Hare Krishna al dato demografico costituito dal numero di devoti. In una regione italiana anche uno o due devoti, con la loro opera capillare di diffusione della letteratura e delle idee del movimento, possono esercitare una notevole influenza culturale; così, un movimento tutto sommato piccolo come l’ISKCON ha avuto un ruolo fra i più importanti per la diffusione sia dell’induismo, sia – specificamente – della dottrina della reincarnazione nel nostro Paese.

Il profilo dottrinale e teologico del movimento Hare Krishna può essere storicamente ricondotto, come si è accennato, ai temi chiave elaborati dal fondatore della Gaudiya Math – istituzione avviata nel 1922 – Bhaktisiddhanta Sarasvati, il quale ha concepito questa organizzazione come la continuazione di una più antica corrente di spiritualità inaugurata da Krishna Chaitanya tra il XV e il XVI secolo. L’insegnamento di Bhaktivedanta Svami è comunque il principale costituente della dottrina del movimento, dalla quale possiamo qui estrarre alcuni nuclei tematici primari: la recitazione, svolta privatamente e collettivamente, dei nomi sacri di Krishna (japa, samkirtana); la liturgia quotidiana offerta nel tempio all’immagine di Krishna (murti); il servizio al maestro (guru-seva); l’impegno del fedele nell’attività di predicazione; il servizio rivolto agli altri devoti di Krishna (bhakta-seva).

L’ideale che sta alla base della vita spirituale del fedele è stato così sinteticamente riassunto da Bhaktivedanta Svami: “Ogni essere ha, per natura, una relazione col Signore, ma questa relazione individuale, ora perduta, dev’essere ristabilita, e ciò è possibile solo se si raggiunge la perfezione del servizio devozionale”. In quest’ottica le prassi religiose contemplate nella ISKCON sono intese per rimuovere l’atavica dimenticanza dell’eterna relazione col divino, conseguita al momento della caduta nel mondo della temporaneità e dell’illusione (maya). Il fedele intende quindi raggiungere due mete complementari: allontanarsi da un lato dalle spire dell’illusione materiale e dagli attaccamenti terreni, e dall’altro attrarre con la sua devozione l’attenzione di Krishna, l’unico in grado di conferire la definitiva liberazione dal ciclo delle rinascite (samsara), riconducendo a sé il devoto.

Tutta la liturgia mattutina, la preghiera, la meditazione e il servizio che si svolgono sistematicamente nei centri del movimento Hare Krishna, sono intesi per forgiare il pensiero del fedele al ricordo costante di Dio. Al fine di conseguire le suddette mete il fedele deve attenersi all’osservanza di prescrizioni assertive, così come deve astenersi da attività proibite. Proprio per questo, fin dai primi anni di vita della ISKCON, il fondatore ha richiesto ai suoi seguaci di aderire rigidamente alle seguenti regole: “no all’attività sessuale incontrollata, non cibarsi di animali, non assumere sostanze inebrianti o psico-attive, non giocare d’azzardo”. Quella promossa dal movimento Hare Krishna è quindi una dottrina ascetica, a sfondo soteriologico, ma non per questo preclusa ai laici esterni alle comuni, peraltro ai giorni nostri assai più numerosi dei residenti interni.

B.: Per un’introduzione generale cfr. Eugenio Fizzotti – Federico Squarcini, Gli Hare Krishna, Elledici, Leumann (Torino) 2000. Sulla storia dopo la morte del fondatore, i problemi recenti e gli scismi, fondamentale è Edwin F. Bryant – Maria L. Elkstrand (a cura di), The Hare Krishna Movement. The Postcharismatic Fate of a Religious Transplant, Columbia University Press, New York 2004; e Graham Dwyer – Richard J. Cole (a cura di), The Hare Krishna Movement. Forty Years of Chant and Dance, I.B. Tauris, Londra – New York 2007, opera a più mani scritta in gran parte da membri del movimento. Il quadro dottrinale è ampiamente descritto dalle estese note di commento che Bhaktivedanta Svami riporta in La Bhagavad-gïtä così com’è, trad. it., The Bhaktivedänta Book Trust, Firenze 1990. Tra le fonti primarie si vedano inoltre: Satsvarupa Dasa Goswami, Un Santo nel Ventesimo Secolo: Prabhupada, trad. it., Edizioni Bhaktivedanta, Firenze 1985; A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, Sri Chaitanya: gli insegnamenti di Sri Chaitanya Mahaprabhu, trad. it., Edizioni Bhaktivedanta, Firenze 1985; Idem, Il libro di Krsna, trad. it., The Bhaktivedanta Book Trust, Bergamo 1989; Idem, La scienza della realizzazione spirituale, trad. it., The Bhaktivedanta Book Trust, Bergamo 1989. La ISKCON in Italia pubblica il bimestrale Ritorno a Krishna.

Lo Sri Chaitanya Saraswat Math

– Sri Chaitanya Saraswat Math – Villa Govinda Ashram
Via Regondino, 5
23887 Olgiate Molgora (Lecco)
Tel.: 039-9274445
E-mail: villagovinda_ashram@virgilio.it
– Sri Chaitanya Saraswat Sangha
Via del Vescovado, 42
05100 Terni
Tel.: 074-458806
E-mail: tulasi@inwind.it

La Sri Chaitanya Saraswat Math è stata fondata nel 1941 da Bhakti Raksaka Sridhara Deva Gosvami Maharaja (1895-1988) a Navadvipa, in Bengala (India), ed è poi stata guidata, fino al 2010, dal suo diretto successore Bhakti Sundar Govinda Maharaja (1929-2010) – chiamato dai suoi devoti Srila Bhakti Sundar Govinda Dev-Goswami Maharaj –, al quale ha fatto seguito il suo discepolo e successore scelto, Bhakti Nirmal Acharya Maharaja, assistito da un gruppo internazionale di acharya. La figura e l’insegnamento di Bhakti Raksaka Sridhara Deva Gosvami devono essere necessariamente inseriti nel contesto dell’attività svolta in India dal suo maestro – Bhaktisiddhanta Sarasvati – per mezzo delle molte branche della Gaudiya Math.

Con la morte del fondatore della Gaudiya Math, molti dei suoi discepoli hanno proseguito separatamente la missione avviata dal maestro, e così è stato per Bhakti Raksaka Sridhara Deva Gosvami. A oggi la sua istituzione, la Sri Chaitanya Saraswat Math, è diffusa in numerosi Paesi del mondo grazie all’opera del suo discepolo e successore Bhakti Sundar Govinda Maharaja e conta al suo attivo sessantaquattro templi, di varia grandezza, un numero approssimativo di un migliaio di residenti, ai quali si aggiungono circa ventimila seguaci e sostenitori esterni.

La prima comparsa in Italia di esponenti della Sri Chaitanya Saraswat Math risale alla metà degli anni 1980; da quel momento in poi essa ha mantenuto la sua presenza sul territorio italiano, anche se in misura assai contenuta. A partire dal 1996, la Sri Chaitanya Saraswat Math ha intrapreso una nuova stagione di sviluppo, iniziando ad avere un pur minimo organico e un profilo più distinto. Nel 2003 viene inaugurata la sede principale della missione: Villa Govinda Ashram, in provincia di Lecco; un’altra sede locale di riferimento per la zona dell’Umbria è situata a Terni. Attorno a queste sedi gravitano circa una dozzina di membri interni e un centinaio di aderenti esterni, con una varia gradazione di livelli di partecipazione. Oltre agli incontri periodici di studio della letteratura di riferimento e all’insegnamento delle pratiche prescritte dalla dottrina, le sedi della Sri Chaitanya Saraswat Math in Italia servono quali luoghi di traduzione, pubblicazione e diffusione delle opere di Bhakti Raksaka Sridhara Deva Gosvami e di Bhakti Sundar Govinda Deva Gosvami.

Lasciando qui da parte i particolari e le peculiarità tecniche – le quali possono essere tuttavia evinte dalla lettura diretta delle opere del fondatore –, il profilo dottrinale e teologico della Sri Chaitanya Saraswat Math può essere ricondotto ai grandi temi della predicazione di Chaitanya, per la quale la divina coppia Radha-Krishna riveste il punto di massima attenzione. In particolare il servizio a Srimati Radharani – l’aspetto femminile della divinità – è considerato supremo. Questo servizio è imprescindibile dalla sottomissione al maestro (guru) e di fatto si attua attraverso il maestro spirituale la cui figura è quindi di fondamentale importanza. Con umiltà, tolleranza e rispetto per ogni forma di vita i praticanti recitano i santi nomi di Krishna, ascoltano le sue gesta divine e cantano le sue glorie, e attraverso queste pratiche – svolte come servizio reso al maestro spirituale – e al canto del mantra “Hare Krishna”, il fedele risveglia la sua devozione per Dio, adombrata dall’influenza illusoria del mondo e dalle condizioni sfavorevoli accumulatesi nel corso delle nascite ripetute (samsara). Con lo scopo di compiacere Radha-Krishna nella forma di Mahaprabhu Sri Chaitanya attraverso il maestro spirituale i seguaci della Sri Chaitanya Saraswat Math s’impegnano nella predicazione, pubblicamente e all’interno delle loro sedi.

B.: Per la storia delle tradizioni gaudiya rimane fondamentale la consultazione di Sushil Kumar De, Early History of the Vaishnava Faith and Movement in Bengal, Firma KLM, Calcutta 1986. Sullo specifico della Sri Chaitanya Saraswat Math non vi sono opere pubblicate a carattere scientifico. Fra le pubblicazioni in trad. it. interne all’organizzazione – tutte edite in proprio –, di Bhakti Raksaka Sridhara Deva Gosvami cfr.: Il piano sottile, 1998; Il vulcano dorato dell’amore divino, 2000; La ricerca di Sri Krishna, 2000; La soddisfazione interiore, 2000; Sri Sri Prema dhama deva stotram, 2004; La Bhagavad-gita. Il tesoro nascosto del Dolce Assoluto, 2005; e di Bhakti Sundar Govinda Deva Gosvami: Il principio originario, 2000; Guida Divina alla terra delle gemme spirituali, 2005.

La Sri Krishna Chaitanya Mission

Sri Krishna Chaitanya Mission
Via Mazzanese, 1046
01036 Nepi (Viterbo)
Tel.: 330-617211

La Sri Krishna Chaitanya Mission è stata fondata in India, alla fine degli anni 1950, da Bhakti Vaibhava Puri Gosvami, discepolo di Bhaktisiddhanta Sarasvati (1874-1937). Come nel caso di altre realtà italiane similari, anche per la Sri Krishna Chaitanya Mission si deve rimandare all’operato della Gaudiya Math e del suo fondatore, Bhaktisiddhanta Sarasvati, nonché alla nascita di diverse branche della stessa Gaudiya Math fondate da discepoli indipendenti dopo la morte di Bhaktisiddanta.

La Sri Krishna Chaitanya Mission, che conta oggi circa quindici sedi in India e una dozzina nel resto del mondo, si pone in questo solco. A livello mondiale la Sri Krishna Chaitanya Mission conta un discreto numero di iniziati (approssimativamente 2.500-3.000), e rivolge il suo maggiore impegno all’opera di predicazione. La sua presenza in Italia risale ai primi anni 1990, data delle prime iniziazioni conferite in India da Bhakti Vaibhava Puri Gosvami a discepoli italiani. Tuttavia, il vero operato comincia nel 1997, facendo seguito alla prima visita in Italia del fondatore, quando sono raccolti e motivati un discreto numero di nuovi seguaci. L’anno seguente (1998) è ufficialmente stabilita la prima sede italiana della Sri Krishna Chaitanya Mission in Sardegna – a Quartucciu (Cagliari), dove nel primo decennio del 2000 è stata costruita una struttura adibita al culto di Krishna, poi chiusa; oggi il tempio è allocato presso l’abitazione di un membro, in provincia di Viterbo –, e il numero dei discepoli sulla penisola aumenta. Attualmente si contano circa trecento iniziati (di cui quasi cinquanta in Sardegna), e circa un migliaio di sostenitori e ammiratori.

La dottrina osservata nella Sri Krishna Chaitanya Mission riprende i profili della tradizione gaudiya così come prospettata da Bhaktisiddhanta Sarasvati. Tutta l’attenzione dei fedeli è rivolta alla figura di Krishna, intesa come divinità suprema e sorgente di tutte le forme di vita. Gli esseri viventi sono legati a Krishna da un’intima relazione spirituale, la quale è tuttavia oscurata da una serie di condizioni sfavorevoli, accumulatesi nel corso di ripetute esistenze (samsara), che ne ostacolano il libero procedimento. L’obiettivo delle pratiche e dell’insegnamento è quello di schiarire la coscienza del fedele attraverso la recitazione dei nomi sacri della divinità, permettendo di nuovo il fluire di questa relazione fra l’essere individuale e Dio. Oltre alla meditazione individuale e al canto collettivo dei mantra, sono contemplate una serie di norme etiche e morali che favoriscono il consolidarsi dell’esperienza religiosa: il fedele si dedica con fiducia al maestro (guru), rispetta i voti (come il cibarsi solo di pietanze vegetariane consacrate alla divinità, oppure l’astenersi dal consumo di sostanze inebrianti), studia la letteratura riguardante le gesta e gli insegnamenti di Krishna, si impegna nella predicazione del messaggio religioso.

B.: Fra le pubblicazioni interne, principalmente traduzioni e opere di commento all’impianto dottrinale, si vedano: Bhakti Vaibhava Puri Gosvami (a cura di), Sri Sri Chaitanya Bhagavata, Sri Bhakti Bigyan Nityananda Book Trust, Berhampur 1998; e Raghav Chaitanya Das, The Divine Name, Sri Bhakti Bigyan Nityananda Book Trust, Berhampur 1997 (rist.).

L’Associazione Vaisnava Gaudiya Vedanta

Associazione Vaisnava Gaudiya Vedanta
Cantone Salero, 5
13865 Curino (Biella)
Tel.: 015-928173
E-mail: gaudyait@tin.it
URL: www.gaudiya.it

L’Associazione Vaisnava Gaudiya Vedanta è l’espressione italiana del Gaudiya Vedanta Samiti Trust, l’istituzione fondata in India da Srila Bhaktivedanta Narayana Gosvami Maharaja (nato nel 1921), già presidente della Gaudiya Vedanta Samiti, a sua volta fondata – nel 1941, a Calcutta – da Bhaktivedanta Vamana Gosvami (1916-2004) e da Bhaktiprajnana Kesava Gosvami (1898-1968), il quale – nella sua qualità di discepolo di Bhaktisiddhanta Sarasvati (1874-1937), fondatore nel 1922 della Gaudiya Math – appartiene a un lignaggio che si pone come moderna continuazione della più antica corrente di spiritualità inaugurata da Chaitanya.

Diverse branche che derivano dall’originaria Gaudiya Math sono molto attive sul fronte della divulgazione del lignaggio Gaudiya Vaisnava nei Paesi extra-indiani. È infatti grazie all’impegno mostrato da Srila Bhaktivedanta Narayana Gosvami Maharaja nel portare avanti l’ideale missionario da cui era caratterizzata la Gaudiya Math, che il messaggio del Gaudiya Vedanta Samiti Trust ha ricevuto una notevole attenzione internazionale dalla fine degli anni 1980 in avanti, guadagnando progressivamente una precisa presenza in molti Paesi del mondo. Attualmente il Gaudiya Vedanta Samiti Trust conta internazionalmente oltre un centinaio di sedi e un numero di circa centocinquantamila seguaci, sparsi in tutti i continenti.

Una prima presenza in Italia della Gaudiya Vedanta Samiti risale al 1989; si è poi giunti alla fondazione della Associazione Vaisnava Gaudiya Vedanta, occorsa nel 1999. Quali attività principali, l’Associazione Vaisnava Gaudiya Vedanta italiana si impegna nella traduzione, pubblicazione e diffusione della letteratura di riferimento, e organizza occasioni di incontro per la pratica e l’approfondimento dei contenuti della sua tradizione. A queste iniziative italiane collaborano in varia misura circa seicento persone, tra iniziati, membri e sostenitori.

La dottrina della Associazione Vaisnava Gaudiya Vedanta si fonda sulla letteratura generatasi al seguito dell’insegnamento di Chaitanya, raccolto e ampliato dai suoi seguaci. Oltre ai testi classici della spiritualità vaisnava, come la Bhagavad Gita e il Bhagavata Purana, in questo lignaggio è conferita particolare importanza a una sorta di canone (gosvami-grantha), costituito dai testi redatti da alcuni dei principali discepoli di Chaitanya, noti come i “Gosvami di Vrindavana”. In sintesi, questa spiritualità contempla una serie di verità: Dio (Krishna) è uno e le entità viventi sono sue parti infinitesimali, le quali partecipano della sua stessa natura spirituale, eterna, piena di conoscenza e felicità. Attraverso la recitazione e il canto dei nomi contenuti nel mantra Hare Krishna, lo studio regolare delle scritture vediche e una puntuale pratica della devozione a Krishna (bhakti-yoga), la persona riscopre gradualmente la sua natura costitutiva intrinseca di servitrice eterna del Signore, si emancipa dall’energia illusoria (maya), e stabilisce la sua relazione eterna con Dio attraverso uno specifico servizio d’amore. In una graduale ascesa, il seme della bhakti – o devozione a Dio – fruttifica, aprendosi all’esperienza delle successive dimensioni spirituali descritte nella letteratura della scuola. Il fascino che esercitano la natura divina di Krishna e l’ascolto delle sue attività (hari-katha) compiute in compagnia dei suoi cari associati del mondo spirituale, sono i punti di massima forza cui il fedele deve guardare, poiché né ascesi, né rinuncia, né conoscenza empirica sono da sole in grado di colmare interamente l’intima sete di felicità e realizzazione spirituale. La figura del maestro spirituale realizzato e autentico (guru) è perciò centrale, dal momento che egli conferisce al discepolo il seme della devozione e gli fornisce le indicazioni spirituali, grazie alle quali nutrire e gradualmente sviluppare la propria propensione nel servizio e nella relazione personale con Dio. Oltre a queste direttive spirituali sono prescritte delle pratiche etiche e morali, fra le quali si ricorda la concezione per cui il corpo fisico è visto come il “tempio di Dio”; a esso va quindi rivolto un rispetto totale, evitando di compiere qualsiasi tipo di violenza nei confronti di ogni entità vivente.

B.: Non esistono opere a carattere scientifico sull’Associazione Vaisnava Gaudiya Vedanta. L’associazione ha tradotto e reso disponibili in italiano alcune opere di Srila Bhaktivedanta Narayana Gosvami Maharaja, fra le quali – tutte pubblicate da AVGV, Curino (Biella) – cfr.: Il Nettare della Govinda-lila, 1999; Andare oltre Vaikuntha, 1999; L’essenza di tutte le istruzioni, 2001; La via dell’amore, 2008; e Sri Harinama Maha-Mantra, 2011. Sul sito Internet dell’Associazione Vaisnava Gaudiya Vedanta è possibile consultare il periodico Raggi di Armonia.

Sri Gauramandala

Sri Gauramandala
Via Mazzanese Km 0,700
01036 Nepi (Viterbo)
Tel.: 0761-527251; 0761- 527038
E-mail: gauramandala@isvara.it

Gli odierni residenti di Sri Gauramandala riconducono la genesi della loro struttura ai primi mesi del 1974, quando è stato aperto a Roma il primo centro della ISKCON (International Society for Krishna Consciousness) di Via Mistretta, all’inizio della Casilina. Da questa sede romana, peraltro la prima in Italia, la comunità dei fedeli si è trasferita dapprima in una villa in Viale di Porta Ardeatina, poi in un edificio in zona Laurentino, e infine in Via Tor Tre Teste, dove si è venuta a costituire una parte del gruppo dirigente che ancora oggi gestisce Gauramandala. Con gli ulteriori sviluppi legati alle attività della comunità si è ritenuta necessaria l’acquisizione di una proprietà che avesse del terreno coltivabile e consentisse una maggiore libertà operativa: il podere sulla Via Cassia su cui sorge Gauramandala è parso lo spazio adatto a tali fini.

Sebbene nata come sede laziale della ISKCON, dal settembre 1998 la comunità di Gauramandala, per volontà del suo Consiglio Direttivo, ha deciso una sospensione (probabilmente temporanea) della sua appartenenza alla struttura amministrativa e gestionale della ISKCON-Internazionale. La dissociazione è legata a un dissenso di natura teologica, e non implica né un rifiuto della natura più intima della ISKCON, né un allontanamento dalla figura di Bhaktivedanta Svami (Abhay Charan De, 1896-1977), né alcun distanziamento dalla scuola di riferimento. Piuttosto, il dissenso tra i fronti muove attorno all’adozione da parte dei residenti di Gauramandala di una visione più ecumenica e includente, che vede le altre organizzazioni – e i loro maestri – legate e scaturite dall’operato di Bhaktisiddhanta Sarasvati (1874-1937), come appartenenti a una comune “famiglia spirituale”, e per questo le ritiene autentiche fonti di un medesimo messaggio.

Al momento della stesura della presente scheda, quindi, la comunità di Gauramandala si ritiene un’organizzazione gaudiya-vaisnava a sé stante. L’organico di Sri Gauramandala annovera oggi circa quaranta fedeli residenti e una congregazione di devoti laici di proporzioni discrete. Ogni domenica, rispettando una tradizione, la comunità si apre all’accoglienza dei visitatori, i quali possono prendere parte alla “Festa della Domenica”, interessante occasione di incontro e conoscenza. Molte delle attività svolte nella comunità sono rivolte alla predicazione dei contenuti religiosi trasmessi dalla tradizione di riferimento: predicazione svolta attraverso la diffusione di letteratura religiosa, la pratica del canto dei nomi di Krishna per le strade, le conferenze nelle scuole e nei centri di cultura, la distribuzione di cibo a sfondo umanitario e spirituale. In seno a Sri Gauramandala opera l’Accademia Vaisnava, dedita da anni alla ricerca, traduzione e pubblicazione di opere inerenti all’insegnamento del lignaggio gaudiya. Nella sua produzione si contano numerosi testi e periodici.

I contenuti dottrinali cui la comunità di Sri Gauramandala fa riferimento sono quelli della tradizione gaudiya così come prospettata da Bhaktisiddhanta Sarasvati e dai suoi diretti seguaci. In questa spiritualità il ruolo centrale è conferito a Dio, Krishna, qui inteso come fonte primaria di tutti gli esseri viventi. Pur essendo “uno”, Krishna è ricco di infinite qualità interiori che si personalizzano, dando vita ad altrettante infinite “forme” e “incarnazioni” (avatara). Quella di Krishna è una natura che prevede una sua essenza unica e allo stesso tempo molteplice. In accordo a questa esposizione, Krishna non è solo l’origine di ogni cosa – il creatore, mantenitore e distruttore di tutto, l’ordinatore, il legislatore e la ragione dell’esistenza e dell’esistente -, ma è anche la persona divina da amare, proprio grazie alle sue infinite qualità che lo rendono “supremamente attraente”. Il rapporto fra Dio e gli esseri viventi si muove attorno a siffatta relazione di amore devoto. Le anime sono eternamente individuali: mai, neppure allo stato di liberazione ottenuta, perdono la propria personalità distintiva. Quelle che vivono in questo mondo all’interno di corpi fisici temporanei sono condizionate da un’energia, anch’essa di matrice divina, detta maya; una sorta di velo illusorio che offusca la consapevolezza dell’essere vivente, rendendolo dimentico della sua essenza superiore, eterna e reale. Il metodo per ottenere la liberazione da questo condizionamento è quello indicato da Chaitanya Mahaprabhu cinque secoli fa: la recitazione del mantra “Hare Krishna”, sia in forma privata (japa) sia in forma pubblica (kirtana). Attraverso la pratica regolare di questo canto, il servizio reso al maestro (guru), l’osservanza di precetti e norme etiche e alimentari, lo studio e l’ascolto della letteratura riguardante le gesta e gli insegnamenti di Krishna, il fedele progredisce verso la meta ultima: il risveglio dell’amore spontaneo per la divinità.

B.: Essendo di recente costituzione, la struttura della comunità di Sri Gauramandala non è stata ancora oggetto di studi specifici. Mentre, per un inquadramento generale del suo assetto dottrinale, si veda Manonath Dasa (a cura di), Guru-tattva. Tesi che dimostra la correttezza delle posizioni filosofiche assunte dalla Comunità di Gaura-mandala al riguardo del principio del guru e della parampara, Società Vaisnava, Roma 1999.

La Shri Chaitanya Sridhara Sangha

Via Dandolo, 24
00153 Roma
Tel.: 06-5899422; 339 1776150
E-mail: info@scsridharasangha.org

La Shri Chaitanya Sridhara Sangha è stata fondata in Italia da Srila Bhakti Madhurya Ban Maharaj, sannyasi (monaco nell’ordine di rinuncia) “pieno discepolo” – ovvero con tutte le tre iniziazioni – di Bhakti Raksaka Sridhara Deva Gosvami Maharaja, fondatore della già citata Sri Chaitanya Saraswat Math, a sua volta un importante discepolo di Bhaktisiddhanta Sarasvati, fondatore della Gaudiya Math.

Questa giovane missione, con discepoli in India, Canada, Svizzera e in altri Paesi, si propone di continuare la divulgazione degli insegnamenti dei maestri spirituali della tradizione Gaudiya Vaishnava, così come sono stati trasmessi da Krishna Mahaprabhu Chaitanya. Nelle intenzioni del fondatore questo si deve attuare anche con l’armoniosa collaborazione con la Sri Chaitanya Saraswat Math, per rendere così  servizio al suo maestro spirituale.

Il fondatore della Shri Chaitanya Sridhara Sangha, Srila Bhakti Madhurya Ban Maharaj, risiede nella sede centrale di Roma. È nato in Suriname nel 1934 e dopo una lunga ricerca in varie comunità cristiane, nel 1982 è approdato in India ai piedi di Bhakti Raksaka Sridhara Deva Gosvami Maharaja, che lo ha subito riconosciuto e accettato come suo discepolo. Da allora ha deciso di dedicargli il resto della sua vita, come un semplice monaco Vaishnava, sotto la sua paterna protezione e guida. Con il suo pieno permesso e le sue benedizioni ha potuto così fondare nel 1990 la missione Shri Chaitanya Sridhara Sangha, con questo senza volersi distaccare dalla missione del suo maestro e accettando pienamente anche il successore, Bhakti Sundar Govinda Maharaja e colui che gli è ulteriormente succeduto, Bhakti Nirmal Acharya Maharaja.

Dal punto di vista dottrinale è di assoluta rilevanza per i fedeli di questa missione la figura del guru, o maestro spirituale, inteso come puro devoto di Krishna, che avendo realizzato la verità assoluta e vivendo ogni istante con amorevole attitudine di servizio verso di essa, può trasmetterla a coloro che sono desiderosi di riceverla, in modo naturale e senza alcuna forzatura. Il servizio devozionale a Krishna, considerato la personalità suprema di Dio, è la caratteristica intrinseca, eterna e immutabile di ogni anima spirituale (sanatana dharma) ed è solamente coperta dal velo dell’illusione materiale (maya), in attesa che un puro devoto del Signore venga a risvegliarla. Il puro devoto è quindi da considerarsi come il Signore supremo.

In accordo alla tradizione Gaudiya Vaishnava la Shri Chaitanya Sridhara Sangha asseconda alcuni princìpi etici e morali,  tra cui i principali sono: non mangiare carne, pesce e uova; non assumere né bere intossicanti; non compiere sesso illecito; non praticare il gioco d’azzardo.

La Missione Vrinda

Missione Vrinda
E-mail: vrindaitalia@gmail.com
URL: http://vrindaitalia.blogspot.it
– Vrinda Jarikhanda
“Fattoria della Misericordia”
Via Cà Pepe, 1
47855 Gemmano (Rimini)
Tel.: 338-6874006
E-mail: arjunapatidas@alice.it
– Vrinda Madhuvan
“I Boschetti della Dolcezza”
Via Fontebella, 20
60018 Montemarciano (Ancona)
Tel.: 349-2540805
E-mail: valentinobellucci@virgilio.it
– Centro Culturale Vrinda
Via A. De Filis, 18
05100 Terni
Tel.: 320-9058550; 380-7930918
E-mail: vrindaitaly@gmail.com
URL: http://vrindaterni.blogspot.com

La Missione Vrinda, internazionalmente nota come Vrindavan Institute for Vaisnava Studies and Culture, è una scuola iniziatica Vaishnava fondata nel 1990 a Vrindavana, in India, da Bhakti Aloka Paramadvaiti Swami – Guru Maharaja, come viene chiamato dai suoi discepoli, nato a Osterkappeln, in Germania, nel 1953 – come servizio al suo maestro spirituale Bhaktivedanta Svami, fondatore della International Society for Krishna Consciousness (ISKCON), che gli conferisce l’iniziazione nel 1972.

Ricevuto nel 1984 l’ordine di sannyasi da Bhakti Raksaka Sridhara Deva Gosvami Maharaja, fondatore della Sri Chaitanya Saraswat Math, alla morte di questi – nel 1988 – Paramadvaiti Swami continua a ricevere istruzioni e ispirazione da Srila Bhakti Pramod Puri Maharaja (1898-1999). Avuto da Bhakti Raksaka Sridhara Deva Gosvami Maharaja l’ordine d’iniziare discepoli assieme al confratello di origine colombiana Bhakti Vimal Harijan Maharaja, Paramadvaiti Swami dà inizio in questo modo alla Missione Vrinda, che conta attualmente più di centocinquanta centri sparsi in tutto il mondo: templi, comunità agricole, monasteri, ristoranti vegetariani, e così via. Paramadvaiti Swami è inoltre particolarmente attivo nella fondazione d’iniziative dedite alla diffusione della scuola Vaishnava nel mondo – fra queste, la World Vaisnava Association, l’Istituto Superiore di Studi Vedici, il Servizio Editoriale dei Vaishnava Acharya – e ha pubblicato diversi libri, particolarmente in lingua spagnola.

La Missione Vrinda inizia le proprie attività in Italia all’inizio degli anni 1990, ma è solo a partire dal 2007 che si realizza l’apertura di alcuni propri centri di diffusione del vaishnavismo nel nostro Paese, nei quali sono organizzati incontri settimanali di approccio ai temi fondamentali del Bhakti Yoga.

 

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